N. 5 maggio 2004

La Madonna dei Paolini
  
a cura di Olinto Crespi

Un posto per tutti nel cuore del Vescovo
   Simone Moreno

Alle sorgenti dell’unità della Famiglia Paolina
   Primo Gironi

"Giacomo, fa luce!"
   Bruno Simonetto

L’esaltazione di un umile
   a cura di Mario Izzo

"Signore, manda operai alla tua messe"
   Timotea Perona

Come conciliare fede e scienza - 1
   Lia Carini

Parliamo di Tv ai ragazzi
   
Domenico Volpi

Mass media e famiglia
   Anna Pappalardo
   

L’arte sacra di Suor Angelica
   Angelo Montonati
   

"Uomo dell’anno 2003"
   Rosario F. Esposito
   

Il miracolo della comunicazione
   Marta Finotelli
   

 Quadrante - Nostra Sorella
  
Beatrice Immediata
       

 Storia paolina – Don Alberione "interamente di Maria"
   Mercedes Mastrostefano

Asterischi - Dal mondo dei media
   Antonio Capano
 

Famiglia Paolina nel mondo
   
Notiziario

Novità multimediali - Libri, audio e video
  
A cura della Redazione

Per intercessione del Beato Giacomo Alberione
   Testimonianze

Preghiamo per...

Cooperatore Paolino n. 5 maggio 2004 - Copertina

 VENERABILE FRATEL ANDREA RICCARDO BORELLO

a cura di MARIO IZZO

L’esaltazione di un umile
   

Una vita improntata a un riserbo pari alla sua grandezza spirituale, che si rivelò pienamente durante il Processo canonico di beatificazione.
  

FRATEL BORELLO, Discepolo paolino, morto in concetto di santità il 4 settembre 1948, all’età di 32 anni, offerse consapevolmente la propria vita al Signore per la fedeltà dei confratelli alla loro vocazione. Solitamente si afferma che il trionfo dei santi inizia dal loro funerale, spesso accompagnato da un’apoteosi di massa. Ebbene, per Fratel Borello non fu così. La sua sepoltura somigliò da vicino a quella di Gesù; avvenne quasi di nascosto e in fretta, con pochi intimi... Le sue spoglie mortali riposano in un piccolo loculo nel Tempio San Paolo sotto l’ottava stazione della Via Crucis, davanti alla quale egli aveva sostato tante volte in preghiera.

Il nome di fratel Andrea Riccardo Borello, oltre che sulla lapide marmorea, brilla ora in diverse Case ed istituzioni paoline. Ma la vera glorificazione degli umili discepoli del Signore è quella che viene proclamata dalla voce ufficiale della Chiesa. Il suo processo fu aperto in Alba il 31 maggio 1964, quarant’anni fa, alla presenza dello stesso Fondatore, il beato Giacomo Alberione, e si concluse positivamente in Vaticano il 3 marzo 1990, con la solenne firma del papa Giovanni Paolo II sulla eroicità delle virtù.

Fratel Andrea Riccardo Borello.

Un santo ordinario

Un suo confratello e suo assistente testimoniò: "Se la santità consiste nel fare quello che piace a Dio, certamente Fratel Borello era nella santità. Questo era il movente unico delle sue azioni". E il promotore vocazionale che l’aveva accolto in Congregazione nel 1936 dichiarò: "A mio giudizio, Fratel Borello visse costantemente da persona ‘consacrata’ al Signore in tutto. Egli non ha sottratto a Dio la minima particella d’intelligenza, di energie e di tempo".

Ma la testimonianza più autorevole è quella del Fondatore, il beato Giacomo Alberione, che sintetizza i dati più qualificanti della fisionomia apostolica di Fratel Andrea: "Alla scuola del Maestro Divino e dell’apostolo Paolo, nella luce di san Giuseppe, Fratel Andrea Borello si fece premura di informare tutta la sua vita di una intensa pietà riparatrice, di un abituale raccoglimento e silenziosità, di una serena docilità nella partecipazione generosa all’apostolato mediante la tecnica e la propaganda, di una costante tensione verso la perfezione paolina". Ancor vivo, prosegue il beato Alberione, "molti compagni si raccomandavano alle sue preghiere per ottenere grazie [... ]. La venerazione che già l’aveva circondato in vita, crebbe dopo la sua morte. E anch’io prego Fratel Borello per ottenere le grazie delle vocazioni, sia per i Sacerdoti come per i Discepoli Paolini. Confortato da queste ragioni e nel desiderio di interpretare la volontà di Dio prima di iniziare la causa (di Beatificazione) ho pregato e fatto pregare…".

Conclusione: "Per giudizio unanime, Fratel Andrea Maria Borello merita di essere glorificato e proposto come esempio a tutti coloro che si consacrano all’apostolato dei mezzi della Comunicazione Sociale, ma in modo particolare ai fratelli Discepoli della Pia Società San Paolo, che sono come la spina dorsale della Congregazione e che hanno una parte importante nell’apostolato delle Edizioni".

Don Ampelio Crema, superiore di Casa Madre (a destra nella foto), con il parroco di Mango, don Luciano Tarditi. Dietro loro il nipote di fratel Borello, il sig. Adriano Andrea con moglie e due figli. Visibile a destra il giornalista Raoul Molinari proprietario della casa.
Don Ampelio Crema, superiore di Casa Madre (a destra nella foto), con il parroco di Mango,
don Luciano Tarditi. Dietro loro il nipote di fratel Borello, il sig. Adriano Andrea con moglie e due figli.
Visibile a destra il giornalista Raoul Molinari proprietario della casa.

Un apostolo moderno

Tale testimonianza faceva parte di una lettera di Don Alberione, datata 4 aprile 1964 (giorno del suo 80° compleanno), all’allora Vescovo di Alba, monsignor Carlo Stoppa, per chiedere l’apertura del processo canonico di Beatificazione.

A quella domanda il Vescovo rispose con una lettera dalla quale citiamo un eloquente brano: "Ho potuto rendermi personalmente conto di quanto sia vivo il ricordo di Fr. Andrea Borello, la sua memoria, la fama di santità, non solo nell’ambito dei Sacerdoti e Discepoli paolini, ma anche dei fedeli della Diocesi, particolarmente nelle vicarie ove egli trascorse gli anni della sua giovinezza, santificandoli con esempi di profonda vita cristiana.

Sono quindi tanto più lieto di aderire alla sua richiesta, venerando padre Don Alberione, in quanto personalmente ho conosciuto e conosco la fama di santità sempre crescente che circonda la persona di Fr. Andrea M. Borello... D’altronde – concludeva il Vescovo di Alba – questa nuova causa di beatificazione di Fratel Andrea M. Borello bene s’inquadra nello spirito e nelle decisioni del Concilio ecumenico Vaticano II".

Fratel Andrea è modello non soltanto per religiosi e laici consacrati, ma per tutti i cristiani maturi che intendono "fare qualcosa per gli uomini del proprio tempo".

Mario Izzo

Don Luciano Tarditi, parroco di Mango, rivolge il saluto ai presenti in occasione dello scoprimento e della benedizione della "targa-ricordo" nella casa natale di Fratel Andrea Borello.
Don Luciano Tarditi, parroco di Mango, rivolge il saluto ai presenti in occasione dello scoprimento e
della benedizione della "targa-ricordo" nella casa natale di Fratel Andrea Borello
Borello (foto sotto).

IL SACERDOTE E IL DISCEPOLO PAOLINO
di Fr. Celestino Rizzo

Due nomi, che indicano due stuoli di anime aventi un unico e medesimo spirito: quello del Divino Maestro, e un’unica e medesima missione: "glorificare il Padre e salvare le anime" donando loro Gesù Maestro, Via, Verità e Vita; e contando tutti sulla stessa promessa del premio: "Avrete la vita eterna". Affermo questo con gioia, poiché sono grato a Dio per la mia vocazione. Sono "Discepolo del Divin Maestro", un fratello consacrato.

Il mio tempio è il mondo; il mio altare è il posto assegnatomi dall’ubbidienza; le mie funzioni sacre sono le mansioni che compio nell’apostolato; il mio modello è Gesù Maestro, nei suoi anni di vita mortale, specialmente nel tempo del suo nascondimento a Nazaret.

Il Sacerdote celebra la S. Messa, amministra i Sacramenti... So di essere anch’io offerente del divino Sacrificio, anch’io distributore di beni eterni, anch’io salvatore di anime, con la mia vita interiore, con l’ascesa costante verso la santità, con l’esercizio di un apostolato attivo o di una paziente offerta della sofferenza.

Benedizione della "targa-ricordo" nella casa natale di Fratel Andrea Borello Borello.

Il Sacerdote guida le anime sulla via del bene, le forma e le spinge verso la santità... Ma so di fare questo anch’io, quando, con cuore ardente di zelo, diffondo quel libro, quell’opuscolo, quella rivista che richiamerà sulla retta strada un’anima smarrita; che spingerà alla perfezione un’anima mediocre; che farà fiorire una vocazione di più nella Chiesa.

E capisco, inoltre, che la mia posizione di Discepolo è necessaria nella nostra Congregazione e nella Chiesa... Io sono la "longa manus" del Sacerdote… Io gli sono necessario come la mano è necessaria al cervello per compiere un’azione; e so che solo da questo movimento collegato del Sacerdote e del Discepolo paolino la Congregazione trae la sua vitalità e la sua forza di conquista spirituale.

Per questo io vivo con santo entusiasmo la mia vocazione e penso al premio grande che mi aspetta. Premio grande, perché sono Religioso; ho lasciato la famiglia per consacrare a Dio tutte le mie forze, tutto il mio essere, e avrò quindi il premio del Religioso che segue da vicino il Divino Maestro; premio grande perché sono Apostolo, se la mia vita e le mie intenzioni saranno state apostoliche.