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N. 3 marzo 2004
Benito Spoletini
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DAL
"COORDINAMENTO PER LA COMUNICAZIONE" (= Copercom)
Televisione e minori Il Comitato di applicazione del codice di
autoregolamentazione TV e Minori, non è soltanto un organismo capace di
irrogare sanzioni a tutela dei più deboli fra i telespettatori, ma sa
anche produrre proposte e cultura. INNANZITUTTO i numeri. Le segnalazioni valide pervenute al Comitato da cittadini, enti e associazioni sono state 355 e i procedimenti aperti 90; di questi, 28 sono ancora in corso, 29 sono stati i programmi sanzionati e le sanzioni irrogate, in 26 casi la violazione del Codice è stata semplicemente segnalata all’emittente, in 8 è stato intimato alle emittenti di dare notizia della violazione commessa e della sanzione ricevuta e in altri 24 il Comitato si è limitato a una "raccomandazione". Ci sono state infine undici denunce all’Autorità per le garanzie della comunicazione per trasmissioni a "luci rosse". Complessivamente, fa osservare il Comitato, nelle violazioni "si rileva una tendenziale equivalenza tra Rai e Mediaset quanto a numero di programmi sanzionati" mentre "all’interno di ciascuno dei due gruppi, in testa alla "lista nera" risultano rispettivamente Rai2 e Italia1, cioè proprio le due reti che si propongono un target giovanile. Quanto ai generi, una metà dei programmi sanzionati sono film e tv movies" (film per la tv). I rimanenti si distribuiscono tra i reality o talk show, tra i varietà, tra i promo e glispot. La predominanza dei film a soggetto e l’evidente incapacità (o la scarsa volontà) delle emittenti di valutazione morale di questo genere di spettacolo ha suggerito al Comitato di sottolineare "l’esigenza di criteri di valutazione coerenti con la ragion d’essere del Codice". È un’esigenza già sottolineata in altre occasioni dal Consiglio nazionale degli utenti, che ha anche suggerito di affidare a enti e persone di comprovata competenza e serietà (p. es. istituti universitari) il compito di predisporre questa griglia di valutazione.
Il comitato ha anche fatto notare che la qualifica di "film per tutti" rilasciata dalla Commissione di revisione, cui molte emittenti si rifanno per giustificare la trasmissione di film non adatti ai più giovani in orario protetto, è condizione necessaria, ma non sufficiente per la programmazione in tv, essendo pensata per pellicole da vedere nelle sale cinematografiche e, dunque, in condizioni del tutto differenti da quelle in cui, a casa, si assiste a un film. Nemmeno gli annunci e le segnalazioni prudenziali (semafori diversamente colorati) "costituiscono un normale lasciapassare esimente" dall’obbligo di una propria valutazione di qualità né dalle responsabilità stabilite nel Codice. Sono queste le prime indicazioni della necessità di fare ulteriori passi avanti nel sistema di autoregolamentazione e di repressione delle sue violazioni. Un secondo importante contributo del Comitato – dopo la sanzione irrogata contro una trasmissione del "Grande Fratello" in orario pomeridiano, dopo aver ottenuto dall’Emittente l’impegno a non ripetere questo errore e, infine, dopo la programmazione in Rai dell’"Isola dei famosi" – è il giudizio dato a questo tipo di programmi "in vista della loro preannunciata imminente proliferazione su più reti nazionali". Per sua natura, infatti, "il genere reality show" è particolarmente insidioso per le nuove generazioni", perché provoca "confusione sistematica tra realtà e finzione, tra cronaca vissuta e recita, tra realtà (plastificata) e artificio (travestito di naturalezza), incoraggiamento all’esibizione e al voyeurismo a danno dell’intimità; assillo dell’eccentricità e della trasgressione, competitività strisciante o aggressiva, in conclusione offese, ora rasentate, ora consumate, alla dignità della persona". Naturalmente il lavoro propositivo del Comitato non è tutto qui. Esso comprende una serie di studi sui criteri della programmazione dei film in tv con riguardo alla tutela dei minori, sulla pubblicità, sui "promo" e sui "trailer", su cui converrà tornare. Sarebbe già importante, però, che non solo le emittenti, ma anche i giornali e le associazioni ne tenessero conto anche soltanto di queste prime raccomandazioni come di un contributo sostanziale alla cultura della comunicazione. Pier Giorgio Liverani |
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