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N. 3 marzo 2004
Benito Spoletini
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PRESENZA
PASTORALE DELLA DONNA
"La donna associata
allo zelo sacerdotale" In un’intervista alla Dott.ssa Maria
Francesca Porcella viene riportato il pensiero del Ven. Giuseppe
Frassinetti e del Beato Giacomo Alberione, ambedue promotori della donna
nella pastorale.
In occasione della beatificazione di Giacomo Alberione, avvenuta lo scorso 27 aprile 2003, ho riletto con attenzione alcuni suoi scritti, soprattutto quelli giovanili dedicati al tema femminile, come La Donna associata allo zelo sacerdotale (1915). L’autore stesso si richiama esplicitamente agli scritti del Ven. Giuseppe Frassinetti, che io ho avuto l’opportunità di studiare, pubblicando un saggio intitolato La consacrazione secolare femminile. Pensiero e prassi in Giuseppe Frassinetti (1999). Ho avuto tra le mani due articoli di straordinario interesse apparsi nel mensile Il Cooperatore paolino, a firma di Rosario Esposito. Il sacerdote paolino esamina il rapporto carismatico tra i due e sottolinea la radice frassinettiana del femminismo di don Alberione, sia in quest’opera che in altre. Mi sono trovata in perfetta sintonia con quanto scritto da Esposito.
Giuseppe Frassinetti è nato a Genova nel 1804 ed è morto nel 1868. Benché non si sia quasi mai allontanato dalla sua città, le sue opere influirono fortemente sull’orientamento teologico e pastorale della Chiesa italiana tra il secolo XIX ed il XX. L’Alberione studiò nel Seminario di Alba ed è qui che si accostò al teologo genovese, da cui rimase letteralmente affascinato. Rosario Esposito, negli articoli già citati, ricorda inoltre che Alberione poté entrare in contatto col carisma frassinettiano attraverso la Congregazione che da lui prese ispirazione: i Figli di Santa Maria Immacolata. Conobbe i padri sia a Genova, durante i suoi studi di teologia tra il 1907 e il 1908, ed in seguito a Roma perché generalmente soggiornava presso di loro, nella pensione annessa alla loro Casa generalizia, che anche attualmente è situata in Via del Mascherone 55. Ebbe rapporti di grande familiarità coi Superiori Generali, soprattutto con i PP. Antonio Minetti (1926-1932) e il P. Gino Danovaro (1965-1981), che lo aiutarono a portare a compimento l’iter dell’approvazione pontificia della San Paolo.
Non c’è dubbio: gli stessi Paolini vanno ora riscoprendo questa radice frassinettiana. D’altronde è evidente il rapporto carismatico tra i due. Vi riporto alcune affermazioni di Esposito: " Radici e finalità affini… possiamo additarle nell’istanza di predicare la Parola di Dio a livello di massa, dando grande rilevanza all’apostolato mediatico. In qualche caso l’identità di orientamento e di linguaggio è sorprendente". Anche il Ven. Frassinetti era un propugnatore della "buona stampa". La pubblicistica cattolica avrebbe dovuto porre un argine "al diluvio e alla piena dei libri cattivi che inondano la cristianità" (Ai cristiani). Frassinetti – ricordiamolo – non solo diffuse personalmente la buona stampa (a Genova piazzava ben 500 copie del periodico salesiano!) ma coinvolse anche il laicato: nel 1852 fondò a tal fine la "Pia Associazione in onore di Maria SS.ma per la conservazione ed incremento della Fede Cattolica". Particolare curioso: le Figlie di S. Maria Immacolata spargevano per strada le sue pagelline che contenevano appelli alla fede e alla buona vita cristiana. Una sorta di volantinaggio ante litteram ! Nella Monaca in casa (1859) dice espressamente che tra i doveri delle Figlie della della Pia Unione vi è quello della diffusione della buona stampa. Negli scritti a carattere divulgativo Frassinetti si preoccupava di assumere un linguaggio "giornalistico", semplice, scorrevole e brillante. Collaborò al quotidiano Il Cattolico, diretto dall’arcivescovo di Genova Tommaso Reggio e da don Antonio Campanella; pubblicò molti articoli nelle Letture Cattoliche di don Bosco e impostò anche il progetto per un settimanale cattolico privo di spirito polemico allora imperversante (La Carità).
La familiarità col pensiero frassinettiano è evidente nelle prime due opere più impegnative del periodo giovanile: Appunti di Teologia pastorale (1912) e La donna associata allo zelo sacerdotale (1915). Relativamente al primo titolo, R. Esposito ha evidenziato come nella bibliografia compaiono ben 15 opere del maestro genovese e nel testo ne vengono riportati lunghi brani, come nel caso del Manuale pratico del parroco novello. Frassinetti è definito "un buon autore". Anche nella Donna associata allo zelo sacerdotale Don Alberione istituisce in modo esplicito questo collegamento teologico-pastorale. Questo libro mi ha particolarmente interessato per la tematica femminile a me cara. Alberione, riferendosi alla Monaca in casa (1859), uno scritto ascetico-pastorale destinato da Frassinetti alle Figlie di S. Maria Immacolata, raccomanda la consacrazione secolare, considerata un’espressione della vita religiosa adatta per i nostri tempi. Il Frassinetti aveva promosso questa forma di vita, e, accogliendo il desiderio di alcune ragazze di Mornese (Alessandria), aveva redatto per esse una Regola (1855), poi ampliata nel 1863 secondo lo spirito di S. Angela Merici. Questa esperienza può essere sicuramente considerata la punta di diamante della preistoria dei moderni Istituti Secolari. Frassinetti aveva stima di questo apostolato femminile che definisce "un quasi sacerdozio" (Manuale pratico del Parroco novello). L’azione della donna è insostituibile, essa può evangelizzare quegli ambienti che sono preclusi al sacerdote. Definisce questo apostolato laicale "una missione in permanenza" (La missione delle fanciulle cristiane). È significativo che nella Famiglia Paolina abbiano trovato posto gli Istituti di carattere secolare. Promozione della donna e della secolarità: ecco due aspetti che legano ancora di più G. Frassinetti e G. Alberione.
Incuriosita dagli articoli comparsi nel "Cooperatore paolino" (dicembre 2002 e gennaio 2003), mi sono adoperata per incontrare Rosario Esposito e con lui, proprio alla vigilia della Beatificazione di Don Alberione, abbiamo avuto uno scambio di impressioni su questo tema. Anche se l’argomento è ancora da approfondire, siamo persuasi che l’Alberione debba molto al Frassinetti nella formazione della suo progetto apostolico femminile. Entrambi erano consapevoli che la secolarizzazione in atto nella cultura moderna imponeva alla Chiesa nuovi mezzi di evangelizzazione: la donna consacrata laica può operare con più disinvoltura in qualsiasi ambiente "a mo’ di fermento", come è detto nella costituzione apostolica Provida Mater (1947).
Parlerei di sviluppi e derivazioni da quella che è stata la più feconda istituzione frassinettiana nella consacrazione secolare: la Pia Unione delle Figlie di Santa Maria Immacolata. Ricorderei anzitutto le Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate da S. Giovanni Bosco e S. Maria Domenica Mazzarello, il cui nucleo iniziale era stato formato dal Frassinetti a Mornese . Ebbe poi un notevole influsso sulla Congregazione delle Figlie di S. Maria della Provvidenza, fondate dal Beato Luigi Guanella e da Suor Marcellina Bosatta. Dalle Figlie di S. Maria derivano inoltre le Figlie di N. Signora della Pietà, le Figlie di S. Maria dell’Orto, le Figlie di Maria Missionarie, le Suore di Santa Marta, le Suore del Sacro Cuore di Gesù. Cesare Valentini e della Redazione
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