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N. 3 marzo 2004
Benito Spoletini
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ATTUALITÀ
DEL MONDO D’OGGI
Gli olocausti del nostro
tempo Occorre documentarsi responsabilmente sui
gravi problemi del mondo, creando coscienza e impegnandosi perché
"contro la fame, cambi la vita".
Ora Bush cerca di salvare la faccia dicendo che "vuole la verità" circa le armi di sterminio di Saddam Hussein che finora non sono state trovate; quelle armi che aveva additato davanti al mondo per giustificare la guerra preventiva contro la quale invano il Papa aveva lanciato innumerevoli appelli senza essere ascoltato. E non sapendo come uscirne, sostiene che comunque Saddam era un pericolo e andava abbattuto. Sembra - dalla espressione sempre sorridente che ostenta - che poco gli importi se ogni giorno soldati USA ed anche civili iracheni perdono la vita ad opera dei terroristi. Ma lasciamo agli esperti di politica internazionale un giudizio sulle scelte "petrolifere" del Presidente americano. Sono ben altre, infatti, le urgenze mondiali che devono preoccuparci. Le Nazioni Unite ci fanno sapere, ad esempio, che secondo statistiche recenti un miliardo di persone vive con un dollaro al giorno, che decine di milioni muoiono ogni anno per fame e che almeno 30.000 bambini muoiono ogni giorno per malattia, il 99 per cento dei quali nei paesi poveri. Quest’ultima notizia ci è stata confermata, sia pure di sfuggita, dal TG2 serale del 26 gennaio scorso.
Ma ci sono ancora altre cifre che devono farci pensare. Ad esempio, la somma dei patrimoni delle 200 persone più ricche del mondo ammontava nel 1999 a mille miliardi di dollari, mentre l’insieme dei redditi dei 582 milioni di persone che vivono nei 43 paesi meno sviluppati del mondo è di soli 146 miliardi di dollari (fonte Il Corriere della Sera). È lecito chiedersi quanti milioni di dollari al giorno costi la guerra in Iraq. Di più – e con questa domanda so di attirarmi ironia e persino qualche insulto – quanto sia costata e costi l’impresa spaziale in atto su Marte. Un poveraccio che vive di elemosina in una stazione della Metropolitana milanese e col quale, passandoci di tanto in tanto, ho fatto amicizia, mi ha detto, dopo un’occhiata ai titoli del quotidiano che avevo in mano: "Ma prima di andare su quel pianeta a cercare acqua non sarebbe più giusto far stare bene i tanti miserabili che ancora ci sono quaggiù?". Non mi sento di dargli torto, anche se gli scienziati sostengono che da queste esplorazioni spaziali l’umanità trarrà grandi benefici. Per la verità, essi dissero la stessa cosa quando l’uomo sbarcò sulla luna, ma da allora sembra che qui non sia cambiato proprio niente: anzi, le statistiche ci confermano che i ricchi sono diventati ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri.
Una stampa alternativa Obiezione di fondo: che cosa possiamo fare noi davanti a situazioni di questo genere? Diverse cose: primo passo è documentarsi per conoscere bene la realtà del nostro pianeta, e poi trarne delle conclusioni concrete secondo criteri di valore. Qualche esempio: che cosa fa più notizia oggi, i milioni di bambini che muoiono di fame o l’esito di una partita di calcio? Purtroppo, l’attenzione di tanti italiani va più allo stadio – che è vicino e frequentabile – che al dramma di milioni di essere umani che però sono lontani. È prima di tutto un problema di cultura: se non sentiamo questi poveri "vicini" a noi rischiamo di minimizzare le tragedie che insanguinano interi continenti. Ma per documentarsi e calarsi in queste realtà occorre leggere: c’è una stampa – la nostra – che affronta questi problemi in maniera non superficiale e alimenta il filone cristiano della solidarietà. Purtroppo, nella stragrande maggioranza delle parrocchie italiane la pastorale dei mass media, alla quale spetterebbe questo compito di informazione-formazione-sensibilizzazione, non esiste, con ricadute negative sulle famiglie. Secondo passo, dal dire, al fare: anni or sono, il missionario del PIME padre Piero Gheddo, uno che ha girato il mondo ed è stato nelle aree più miserabili della terra, coniò uno slogan che per molti è diventato un programma esistenziale: "contro la fame, cambia la vita". Cambiare la vita, ecco che cosa fare. C’è ad esempio chi decide di donare un po’ del suo tempo come volontario accanto ai poveri e ai malati; chi rinuncia a spese superflue per finanziare un’adozione a distanza o un progetto missionario; o addirittura chi sceglie, per vocazione speciale, di servire i poveri per tutta la vita. Ciascuno di noi, nella quotidianità, può trasformarsi in una di quelle gocce senza le quali, come diceva la beata Madre Teresa di Calcutta, non si formerebbero gli oceani.
Allora cambiare la vita significa dire no al consumismo, non fare del danaro il principale traguardo delle nostre giornate, guardare con occhio cristiano chi è nel bisogno, ispirandoci ai modelli che la Chiesa propone alla imitazione dei cristiani: i santi. Si tratta di farsi una mentalità diversa da quella che i mass media, la pubblicità, l’ambiente che ci circonda cercano di imporci con ogni mezzo. Ho detto prima che per questo occorre attingere alle fonti giuste: c’è una stampa alternativa che ci illumina, ed è la stampa cattolica, che non dovrebbe mai mancare in ogni comunità che voglia chiamarsi cristiana. Se ne è parlato recentemente anche al Convegno annuale dell’Istituto paolino "Santa Famiglia", ed era inevitabile poiché dove c’è lo zampino di Don Alberione la dimensione apostolica della "buona stampa" non può essere ignorata. Soltanto creando un’opinione pubblica diversa da quella corrente si può sperare che, anche a livello delle grandi scelte politiche dei governi, certe idee di solidarietà diventino col tempo patrimonio di tutti. Soltanto così un grande Pontefice come Giovanni Paolo II potrà essere ascoltato dai potenti quando parla di pace, di giustizia, di dignità della persona.
Ogni anno viene celebrata la Giornata delle Memoria per ricordare l’olocausto dei lager nazisti: è giusto e doveroso farlo, ma altrettanto giusto e doveroso è aprire e far aprire gli occhi sugli olocausti per fame e per malattie che sono purtroppo ancora in atto tra i più poveri della terra, nostri fratelli. Non è vero progresso quello che si compie senza di loro. Angelo Montonati |
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