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N. 3 marzo 2004
Benito Spoletini
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IN
CAMMINO CON IL BEATO GIACOMO ALBERIONE LA VITA SPIRITUALE Don Alberione è stato sempre molto attento
al cammino spirituale dei suoi perché avessero solide basi e pieno
sviluppo interiore. "Rimaneva in fondo – ripeteva il Fondatore
– il pensiero che è necessario sviluppare tutta la personalità
umana: mente, volontà, e cuore" (AD 22). L'AREA della vita spirituale, intendendo con essa l’esperienza di Cristo attraverso l’orazione e il lavoro interiore, si incentra sul Cristo Maestro, Via Verità e Vita come principio di unità e come modello di una piena realizzazione umana nella docilità allo Spirito Santo. La chiave che Don Alberione ci dà per raggiungere questa integrità è quella di "vivere in Cristo": "Segreto di grandezza e di ricchezza è modellarsi su Dio, vivendo in Cristo. Perciò sia sempre chiaro il pensiero di vivere e operare nella Chiesa e per la Chiesa: di inserirsi come ulivi selvatici nella "vitale oliva Cristo-Eucaristia", di pensare e nutrirsi di ogni frase del Vangelo, secondo la spirito di San Paolo" (AD 95). Emerge da questo suo cenno di storia carismatica tutto il valore della vita spirituale nella formazione del Paolino di ogni tempo. Vita spirituale o pietà, come Don Alberione chiamava una della "quattro ruote del carro paolino", è il primo elemento qualificante la vita paolina. E, quando il Primo Maestro parlava di questa "ruota" raccomandava sempre "la preghiera di tutto l’essere": "La preghiera, di qualsiasi grado sia, deve sempre essere una preghiera vitale, cioè una preghiera che comprenda tutta la vita, concentri tutte le nostre attività e metta in moto tutte le nostre facoltà… È chiaro che chi fonda la sua spiritualità nella Bibbia ha una preghiera intera, completa: quella che piace a Dio…" (Alla comunità di Roma, 16 nov. e 31 dic. 1960). Lo stesso Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte, considerava una grande sfida del terzo millennio la capacità di essere autentici e veri adoratori di Dio, facendo sì che il rapporto con Dio diventi una dimensione qualificante della nostra esistenza quotidiana. Sottolinea il Papa: "Ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d’oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo "cristiani mediocri", ma "cristiani a rischio". Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di vedere progressivamente affievolire la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino dei surrogati, accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione" (NMI, 34).
Nella concezione del Fondatore la "ruota" della pietà in relazione alle altre tre ruote è la più importante per la sua indispensabilità all’impegno della persona nello sviluppo della vita interiore, secondo la specifica spiritualità paolina. "… La benedizione divina sulle opere intraprese, sull’apostolato…, sono frutti della pietà". "Maledetto lo studio, l’apostolato… per il quale si lascia la preghiera" (CISP 98). "Abbandonando la preghiera, tutto l’edificio spirituale cade e rimane un cumulo di rovine, un bel castello, ma diroccato" (UPS II, 12). In sostanza la vita spirituale deve impegnare tutto il nostro essere perché tutto l’uomo deve santificarsi… "La preghiera, perciò, prima di tutto, sopra tutto, vita di tutto" (CISP 98). È il nostro "primo e necessario lavoro", il "principale apporto" che possiamo dare; "l’azione più utile" che possiamo compiere; il "lavoro più vantaggioso" per la Chiesa e l’umanità. Certamente non va dimenticata la forma specifica di orazione, molto raccomandata da Don Alberione e lasciata come preziosa eredità alla Famiglia Paolina, in quanto può rendere effettiva la nostra "trasfigurazione integrale in Cristo". È l’ora quotidiana di Visita al SS.mo Sacramento. Quasi un’ora di scuola davanti a Cristo Maestro, Via Verità e Vita. È a tale incontro con il Maestro Divino che il Fondatore affida la realizzazione, in ogni persona, dell’idea centrale della spiritualità paolina: il pieno sviluppo in Cristo della persona umana, secondo i suoi modi di essere: mente, volontà e cuore… Ed è questo incontro col Maestro divino che Don Alberione raccomanda di vivere secondo il metodo biblico paolino. Davanti a Gesù, Via Verità e Vita (Gv. 14,6), Don Alberione vede la "creatura che si incontra con il Creatore", il "discepolo presso il Divino Maestro" e Gesù che si propone a noi come il Maestro, la luce (Verità), la guida sicura (Via), la fonte di vita e di gioia (Vita). Allora ecco i tre momenti ben scanditi da vivere nell’ora della Visita:
Don Alberione conclude: "È volontà di Dio che noi coltiviamo la "pietà" secondo il metodo "via-verità-vita" (cfr. Mihi vivere…, 8). Nella nostra vita di "apostoli di oggi", per essere efficaci e significativi, dovremmo sempre tener presente due espressioni paradigmatiche: "Chi annuncia crede ciò che dice, vive quello che crede, annuncia ciò che vive" (cfr. Evangelii Nuntiandi, 41 e 76). Una seconda, tratta dai pensieri del Beato Don Alberione, è: "La vita interiore senza la fiamma dell’apostolato è un’illusione; l’apostolato senza la vita interiore privo di efficacia" (Don Alberione).
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