N. 3 marzo 2003

Visione dinamica della storia
  
Olinto Crespi

La famiglia, pagina di Vangelo
   Bruno Simonetto

"Non temete"
   Primo Gironi

L’apostolato paolino
   Carla Romano

Un miracolo editoriale e carismatico
   Rosario F. Esposito

A servizio della catechesi 
   Sara Teti

"Andate da Giuseppe"
   Venanzio Floriano

Giovani controcorrente
   Angelo Montonati

Fino all’effusione del sangue
   Anna Pappalardo
   

Storia paolina – La chiesa del "Divin Maestro" ad Alba
   
Mercedes Mastrostefano

Quadrante – E zitte, le donne!
   Beatrice Immediata

Dal mondo dei media
  
Antonio Capano

Famiglia Paolina nel mondo
   
Notiziario

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A cura della Redazione

Un ricordo – Un martire dell’Eucaristia
  
A. Santonocito

Preghiamo per...

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2003 - Copertina

 24 MARZO: GIORNATA MONDIALE DEI MISSIONARI MARTIRI

di ANNA PAPPALARDO

Fino all’effusione del sangue

La missione è un atto di fede e di fraternità universale. I martiri con la loro vita donata sono un autoritratto delle beatitudini.

I martiri di oggi e di tutti i tempi sono un autoritratto delle Beatitudini e del messaggio dell amore.

FU UN GIORNO indimenticabile il 7 maggio dell’anno giubilare del 2000, quando il Papa volle rendere omaggio con un incontro di preghiera ai martiri di tutti i secoli e di tutte le confessioni cristiane. Fu un evento straordinario che riuscì ad accomunare gente di ogni razza, età e religione, al Colosseo, quel luogo che aveva visto cadere i primi cristiani sotto la scure del nemico imperatore, dati in pasto ad animali feroci, e fatti obbrobrio di una folla inferocita che assisteva al terribile spettacolo. Quell’incontro sottolineava e sensibilizzava i presenti che il martirio non è una realtà del passato; continua ad esserlo anche oggi, dopo due millenni di cristianesimo. Infatti migliaia, forse centinaia di migliaia, i "nuovi martiri" del nostro tempo, molti dei quali possiamo definire "militi ignoti" che hanno versato il proprio sangue per essere rimasti fedeli al Vangelo, per aver difeso i diritti dei più poveri e indifesi.

Commemorazione ecumenica dei Testimoni della fede al Colosseo, durante il Giubileo dell’Anno Duemila.
Commemorazione ecumenica dei Testimoni della fede al Colosseo, durante il Giubileo dell’Anno Duemila.

Missione e martirio

Il martirio è strettamente collegato alla missione affidata da Cristo ai suoi discepoli: "Andate e ammaestrate le genti". E’ una delle connotazioni della evangelizzazione e della missione. E’ presente sin dai primi albori del cristianesimo, ed è stata una realtà vissuta nella chiesa di tutti i secoli e sotto tutti i cieli: in oriente come in occidente, nel nord e nel sud del mondo. Le sue vittime sono incalcolabili, a partire dagli stessi apostoli e discepoli del Maestro, fino a chi oggi è perseguitato, carcerato e seviziato a causa della fede e all’eroicità della sua testimonianza cristiana. Al di là delle cifre accertate (si pensi che già nel 1987 "Missioni Consolata" annoverava nel numero dei martiri sparsi in tutto il mondo circa 200.000 persone tra sacerdoti, religiosi/e e laici), forse nessuno ne conosce il numero e l’identità personale. Al martirologio conosciuto sono da aggiungere quelli che Giovanni Paolo II ha chiamato i "militi ignoti" appartenenti non solo alla chiesa cattolica, ma anche alle altre confessioni religiose. Tra questi, moltissimi missionari caduti lontani da testimoni oculari e lasciati morire in carceri, in campi di concentramento e di sterminio.

Che cosa determina una tale ostilità da indurre a atti di violenza mortali contro i testimoni della fede, contro i missionari? Le motivazioni sono molteplici. Spesso la causa scatenante è l’opera evangelizzatrice dei missionari che educano il popolo a conoscere e far rispettare i propri diritti violati e calpestati; altre volte è la denuncia fatta nei confronti di governi totalitari che opprimono la gente e non lasciano spazio alla libertà e alla giustizia; altre volte è la scoperta di coltivazioni e traffici illeciti contro popoli e contro l’umanità. Quando vengono colpiti gli interessi loschi e ingiusti, quando e dove l’ideologia vigente e dominante rigetta una visione dell’uomo contraria o diversa dalla propria, il missionario diventa l’oggetto su cui scatenare la propria rabbia, la vittima di violenze e di atti criminosi. E il sangue di innocenti e dei nuovi testimoni della fede arricchisce il martirologio.

Giovanni Paolo II tiene l’Omelia durante la Commemorazione dei Testimoni della fede, il 7 maggio 2000.
Giovanni Paolo II tiene l’Omelia durante la Commemorazione dei Testimoni della fede, il 7 maggio 2000.

Testimoni d’amore

Come aveva scritto Gino Concetti in un articolo de L’Osservatore Romano del 9 aprile 1989, "Dove batte il cuore della Chiesa": "I persecutori non gradiscono essere criticati, né contestati, né smascherati nei loro progetti e nelle loro azioni. Per questo decidono di ridurre al silenzio tutti i loro oppressori, compresi i missionari, gli evangelizzatori di Cristo. Con la loro alterigia presumono di arrogarsi ogni potere, anche quello di condannare a morte chi predica la pace, il bene, la libertà, l’uguaglianza, la verità; chi si fa portavoce e ministro di Cristo".

I martiri sono un autoritratto delle beatitudini e del messaggio dell’amore. Sono messaggi viventi rivolti all’umanità per dire no alla discriminazione razziale e religiosa, alla vendetta, alla violenza, alla barbarie, all’odio; per dire sì al rispetto della vita, alla tolleranza, all’accoglienza, al perdono, alla fraternità. Chi li uccide priva i popoli del loro prezioso contributo; un contributo che non è solo trascendente, ma anche umano.

Sfogliando le cronache ufficiali e ufficiose, e facendo ricorso alle testimonianze di chi è stato vittima di martirio, veniamo a sapere come lungo i secoli siano cambiate le modalità e il lugubre cerimoniale del martirio, e come le motivazioni scatenanti restino sostanzialmente le stesse.

Il martire muore negli anfiteatri, sbranati e fatti cibo di fiere, come avveniva nei primi secoli della storia cristiana; muore impiccato o sul rogo, nei campi moderni di sterminio e di concentramento, nelle carceri come sugli altari e sui sentieri delle missioni, in città e in luoghi isolati. Muore per la fede e per essere dalla parte del povero e dell’indigente. Muore in Congo come in Vietnam, in Rodesia, a El Salvador, in Rwuanda, in Angola, in Mozambico, in Liberia, in Kenia, a Mogadiscio, in Russia, in Spagna, per indicare alcune delle località conosciute. "Le persecuzioni nei riguardi dei credenti - sacerdoti, religiosi e laici - hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo.

Nel nostro secolo (XX) sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande casa di Dio" (TMA, n 37). Non importa chi dà la vita fino al martirio, se il vescovo Oscar Romero, il religioso Massimiliano Kolbe, la religiosa carmelitana Edith Stein, un catechista o un semplice laico, un uomo o una donna. Sono tutti testimoni della fede; sono come delle macchie di sangue e di sudore sparsi sulla terra di ogni continente, sono i semi di una nuova grande fioritura cristiana, sono i maestri eloquenti del dono di sé per testimoniare la verità, per difendere l’uomo e la sua dignità.

La Chiesa delle catacombe è una realtà che non appartiene solo al passato. Ogni nazione e ogni popolo ha i suoi martiri il cui numero si snoda lungo i secoli. Ogni Istituto religioso annovera tra le sue fila persone che hanno sofferto la persecuzione e il carcere e che hanno versato il proprio sangue in terra di missione. Anche la Famiglia Paolina ha vissuto questa esperienza. Alcuni tra i suoi missionari sono stati ostacolati nella loro opera di evangelizzazione e di promozione umana al punto da dover subire processi popolari sommari e costretti a lasciare la terra di missione; altri hanno subito carcere e torture. Tra questi, don Canavero e don Bertino, imprigionati e torturati prima di essere espulsi dalla Cina e don Zecchin da Cuba. Tra i martiri che hanno effuso il loro sangue come non ricordare don Michelino Gagna caduto sotto i colpi delle armi mentre portava in salvo l’Eucaristia prelevata dalla Cappella delle Figlie di San Paolo durante una rivolta in Africa?

Anna Pappalardo
    

UN APOSTOLO DELLE "EDIZIONI PAOLINE"

La "San Paolo" ha pubblicato un volume di quasi cinquecento pagine, in cui sono raccolti gli scritti inediti del paolino don Valentino Gambi (19132002) a un anno dalla sua nascita al Cielo. Per oltre trent’anni (19521983) egli è stato direttore delle "Edizioni Paoline", l’attuale "San Paolo". Nato a Lozzo Veddasca (VA) nel 1913, entrato nella Pia Società San Paolo ad Alba, ordinato sacerdote nel 1937, dottore in Lettere nel 1942, decedeva a Roma il 25 gennaio 2002.

Premessa una Presentazione del paolino Angelo De Simone, curatore dell’opera, articoli, conferenze, discorsi di don Gambi sono distribuiti in otto parti, di cui le prime due si riferiscono al rapporto dell’autore con don Giacomo Alberione (18841971), il fondatore della Famiglia Paolina che dal 27 aprile del corrente anno verrà venerato Beato in tutta la Chiesa, e con leCopertina del volume. Edizioni Paoline da lui dirette per oltre un trentennio. Il volume si chiude con un’Appendice in cui è delineato un profilo dell’uno e dell’altro con riferimento ai rispettivi scritti. Chi ha collaborato con lui sa che don Gambi aveva la "stoffa" dell’editore oltre quella dello scrittore, del redattore e del revisore di testi. Era instancabile al suo tavolo di lavoro, dove formava, quale maestro d’apostolato come da un altare, a trasformare in corpo e sangue le parole originali o corrette su infiniti manoscritti. Lo si ricorda per la sua cultura umanistica ed editoriale, la sua laboriosità, il suo ordine mentale e organizzazione di pensiero, nonché per la sua capacità innata di entusiasmare e coinvolgere fino a suscitare partecipazione totale.

La sua giornata si articolava in tempi di preghiera e di duro lavoro redazionale senza alcun conflitto interiore. Don Gambi ha lasciato scritto: "Per noi [PAOLINI] l’apostolato – il temporale se così volete chiamarlo è una dimensione essenziale della nostra vocazione quanto della nostra spiritualità […]. Non c’è, per noi religiosi, distinzione tra le due cose: una senza l’altra non esisterebbe […]. Quando esiste questa interdipendenza e questa collaborazione: noi siamo veri religiosi paolini. Non credo perciò a un genuino apostolato senza autentica vita religiosa, senza cioè vita di fede, di preghiera". In una istituzione che voglia continuare a vivere c’è sempre necessità di maestri di vita, di pensiero e di apostolato. Egli è uno di questi.

Emerge dai suoi scritti come un vero e proprio editore di Dio: essi esprimono davvero il suo volto umano, cristiano, sacerdotale, apostolico paolino.

Valentino Gambi, ssp,
L’editore di Dio,
San Paolo 2003.