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N. 3 marzo 2003
Carla Romano
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"PASTOR
BONUS" 1937-1943
Un miracolo editoriale e
carismatico Sant’ Ambrogio nel Commento al Vangelo di Luca scrive: "La grazia dello Spirito Santo non conosce mulini lenti". – Fu così per la rivista "Pastor Bonus". HO DEFINITO "miracolo" il mensile latino Pastor bonus (PB). Non era il primo. Aveva cominciato nel 1922, quando la Congregazione contava otto anni di vita, con la rivista di catechesi e pastorale Dottrina e fatti, chiusa dopo una vita breve, ma riesumata dieci anni dopo e richiusa a causa dello scoppio della guerra, per essere riesumata nel 1952 sotto il titolo Via Verità e Vita. Era incorreggibile. Il PB porta questi propositi ad un livello culturale talmente alto che non è stato mai più toccato.
Triennio magico pastorale: 1936-38 A suo modo di vedere l’istanza pastorale si collega intimamente con quella comunicativa: in queste due componenti si qualifica il DNA della personalità alberioniana. La fondazione del PB si riallaccia idealmente col progetto impostato nel 1912 nel trattato Appunti di teologia pastorale, mentre parallelamente, nell’ambito delle scienze umane, promuoveva il primato della sociologia, condizione indispensabile per l’affermazione del carisma comunicativo. Il triennio 1936-1938 designa il momento magico della sua pastoralità. Oltre alla fondazione del PB, emergono tre avvenimenti di primaria importanza: 1) nel 1936 l’accettazione della parrocchia romana della Montagnola all’Eur, che volle intitolata al Buon Pastore; 2) il Congresso diocesano della Parrocchialità (Alba, 1-5 settembre 1937), animato dalla coppia Chiesa-Alberione, mentre a Roma ferveva il cantiere di allestimento della rivista; 3) la fondazione delle Suore di Gesù Buon Pastore, cioè delle Pastorelle (1938). Questo magma spirituale confluisce nella stesura del primo editoriale del PB (novembre 1938, 1-3), che solennizza l’indivisibilità della pastorale con la comunicazione sociale. È una dichiarazione di principio non solo esplicita, ma imperiosa, attraverso la quale don Alberione vuole imprimere una svolta di 360o alla situazione esistente: "Lo studio pastorale è il coronamento degli studi. L’ufficio pastorale appartiene all’essenza del sacerdozio cattolico. Tra gli uffici divini, cooperare con Dio alla salvezza delle anime, è un ufficio divinissimo. Tutto è ordinato al ministero pastorale: i seminari, la formazione dei chierici, il diritto canonico, benefici ecclesiastici. Infatti i benefici sono ordinati agli uffici; il sacerdote ‘scelto tra gli uomini, è costituito in favore degli uomini nelle cose che riguardano Dio’ (Eb 5,1)… La teologia è divisa in cinque parti: dogmatica, morale, ascetica, mistica, pastorale. La pastorale garantisce che tutte le altre parti raggiungano il fine ed edifichino la Chiesa". Ne esplicita tre corollari pratici, che accentuano il dinamismo insito nella materia: a) "Tra i periodici ed i commenti, l’istanza pastorale è al primo posto; b) bisogna dedicarsi quotidianamente alla teologia pastorale per tutto il corso della vita; c) dal tesoro del Cristo e della Chiesa bisogna attingere le cose nuove e quelle antiche, per rigettare, alla luce dello Spirito Santo, i mali nuovi ed antichi e promuovere i beni nuovi ed antichi". L’autore anticipa le grandi linee di quello che teorizzerà meglio e riconfermerà come il "Metodo Via Verità e Vita": "Il sacerdote è cattedra di Verità, altare del sacrificio (Via), confessionale della riconciliazione (Vita). San Girolamo (In Matthaeum, 19,17) così descrive la missione data dal Cristo agli Apostoli: "Considerando il comando principale, ordinò agli apostoli che in primo luogo insegnassero a tutte le genti, poi che attingessero al sacramento della fede (dogma), e, dopo la fede ed il battesimo (culto), additassero le leggi da osservare (morale)". Professava obbedienza al Papa, ed ai vescovi, e concludeva: "Ai parroci e a tutti coloro che sono impegnati nella cura delle anime [esprimiamo] ammirazione ed amore in Cristo che è Via, Verità e Vita. Raccomandiamo la nostra opera pastorale a Gesù, Pastore delle anime, alla Regina degli Apostoli ed a S. Paolo".
Sintonia con i segni dei tempi Osservata oggi, la rivista non nasconde i suoi limiti. La novità carismatica è evidente, e gli Eccellentissimi lettori la captano. Sono però rare le monografie di carattere rigorosamente scientifico. Un’eccezione incredibile è nell’articolo di d. Guerino Pelliccia sul valore della vita umana (PB, 1938, 523-540). L’Alberione vedeva le altre riviste, leggeva diligentemente la Civiltà cattolica, i cui articoli in media occupano 10-15 pagine. La documentazione bibliografica è limitata. Colpisce invece il basso continuo pastorale e comunicativo che sottende alla scelta degli argomenti teologici, della riflessione biblica, catechetica e liturgica, della missionologia, della predicazione, del giornalismo, del cinema e della radio. Il tutto invece è connotato da una accentuata aderenza alla realtà ecclesiale e socio-politica. Risalta la spigliatezza con la quale i giovani e giovanissimi scrittori paolini affrontano gli argomenti, che assumono una fisionomia ed una movenza originale. Altrettanto indicativa è l’attenzione prestata alle direttive d’aggiornamento emanate dalla S. Sede. In questo senso mi sembrano particolarmente indicativi – tra i molti pubblicati – gli articoli di don B. Mabritto, d. T. Dragone, d. C. Boano ed altri sulle encicliche di Pio XI sul nazismo, razzismo, comunismo, persecuzione ispano-messicana e poi su nazionalismo e cattolicesimo, spiritualità e problematiche familiari, come pure lo spazio dato ai documenti che la S. Sede pubblicò su questi argomenti, che allora preoccupavano molto la cristianità e scatenarono la guerra e gli orrori degli olocausti. L’attenzione all’attualità è la piattaforma sulla quale è saldamente basato il periodico. Il PB è destinato al clero, in primo luogo all’episcopato: per raccogliere gli abbonamenti, venne inviato in omaggio ai Vescovi italiani ed ai principali rappresentanti dell’episcopato estero. Ogni fascicolo contava una sessantina di pagine di testo, esclusivamente in latino, e 16 di recensioni in italiano, più le numerose pagine di pubblicità, che dimostrano quanto il bilancio ottenesse la debita considerazione, pur senza condizionare le scelte di fondo. Gli articoli, ad imitazione della prediletta Civiltà cattolica, erano anonimi; i nomi degli autori erano elencati nell’indice di fine anno. Dal mese di novembre del 1937 a luglio del 1943 pubblicò 57 fascicoli per un complesso di 3056 pagine di testo. Chiuse a causa delle restrizioni dovute allo stato di guerra.
Il gruppo redazionale dei trentenni L’Alberione intendeva diffondere anche ad alto livello il carisma paolino, perciò per quanto possibile esigeva che la parte redazionale fosse nelle mani dei suoi religiosi. Tale proposito fu perseguito con rigore e con successo per due o tre anni, poi, com’era inevitabile, le collaborazioni esterne presero il sopravvento. Questo comunque è l’aspetto provocatorio della situazione, perché per concretizzare il suo progetto innovatore egli chiama in cattedra dei giovanissimi. Gli autori paolini furono 32. Riflettendo sulla loro situazione anagrafica si rimane esterrefatti, per la presenza predominante dei suoi religiosi in questo pensatoio. Non si sa come definire questa direttiva in quegli anni cruciali: eroismo o follia? Tenendo come punto di riferimento il 1937, l’età degli scrittori "interni" presenta il seguente diagramma: Tre sono nati nel secolo XIX: il Can. Francesco Chiesa (1874), don Alberione (1884) e don Manera (1897). – Sei sono trentasettenni, nati negli anni 1900-1909: Boano C., Damonte, Gilardi, Muzzarelli, Occelli, Ruggeri, – Diciannove costituiscono il gruppo più folto, quello dei ventisettenni, nati negli anni 1910-1914, alcuni dei quali non ancora ordinati: Barbero, Bistolfi, Casaliggi, Chiesa B., Dragone, Gagna, Gambi, Mabritto, Nosetti, Pasquero, Pelliccia, Perino Giovanni, Pettinati A., Restelli, Roatta, Rocchi, Santacaterina, Tomatis, Valente, –Quattro costituiscono il vero scandalo. Sono chiamati a predicare all’episcopato internazionale dei chierici che avevano appena iniziato il corso teologico, nati nel 1915, perciò ventiduenni: Fornasari, Gratilli, Tempra, Vidano. Negli ultimi 3-4 anni gli autori esterni affollarono una gran parte di queste pagine. Tra loro si ricordano il gesuita Giulio Monetti, il redentorista Clemens M. Henze, i benedettini Filippo Oppenheim e Giovanni Vagaggini, il domenicano H. Hering. Si aggiunsero ben presto il lazzarista Annibale Bugnini, il P. Walz dell’Angelicum, Giuseppe Alvarez del Cuore Imm. di Maria, Mons. Luigi Civardi, d. Mario Mignone, ed altri.
Un lettore assiduo, Pio XII Il periodico centrò pienamente l’obiettivo. L’episcopato ed il clero lo accolsero molto favorevolmente. Tra i lettori plaudenti ricordo il Card. Linart, arciv. di Lilla ed i vescovi di Vicenza (Mons. Ferdinando Ridolfi), e di Gerace (Mons. Salvatore Russo). Ma il riconoscimento più gratificante giunse da Pio XII. Il 2 gennaio 1942 il cardinale Luigi Maglione, Segr. di Stato, inviava a don Alberione una lettera gratulatoria, nella quale diceva: "L’omaggio dei numeri della rivista PB ha offerto all’Augusto Pontefice occasione di compiacersi di cuore di una pubblicazione destinata a portare valido contributo alla formazione del clero e a dirigerlo nell’attività del suo ministero sacro. - Sua Santità vivamente ringrazia per l’invio devoto la Paternità Vostra Rev.ma e quanti alla pregevole Rivista dedicano energie e talenti con generosi propositi e alto cuore. - L’Augusto Pontefice altresì Le esprime i sensi della sua riconoscenza per il volume contenente i suoi Atti e Discorsi (genn.-dic. 1941). - A Lei, e così pure ai redattori della rivista su menzionata, Sua Santità imparte la benedizione apostolica. - Grato per gli esemplari con tanta cortesia a me assegnati, mi valgo volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di religiosa stima, - della Paternità vostra Rev.ma, dev.mo nel Signore, - L. Card. Maglione" (PB, giugno 1942, pp. 473-474). Nella prefazione del medesimo numero (p. 475-477)), don Alberione informa che "Pio XII il 5 dicembre di quest’anno ha accettato benignissimamente da un nostro confratello sacerdote tutti i fascicoli rilegati in volumi della nostra Rivista, affermando che conosceva PB, anzi che lo riceveva con gioia tutti i mesi, lo scorreva, ed affermava di approvarlo. Aderendo alle preghiere del medesimo confratello, elargiva con paterno affetto la benedizione a tutta la Famiglia in genere, e specificamente ai collaboratori ed ai lettori. - Al beatissimo ed amabilissimo Padre esprimiamo devotissime grazie per la sua benevolenza, e gli promettiamo la piena obbedienza ed il sommo amore". Il protagonista di questo fausto avvenimento è don Attilio Emanuele Tempra, attualmente residente nella Casa Alberione di Albano Laziale. Egli successe a don Raffaele Casaliggi come collaboratore e coordinatore della rivista. A quell’epoca era un ventisettenne pieno di energia e brillantezza. La sua giovane età sorprese il Papa, che ovviamente si aspettava di constatare che la rivista era in mani un po’ più esperte. Allorché don Attilio, amabilmente introdotto dagli addetti all’anticamera pontificia, si presentò un po’ impappinato con i sei corposi volumi, Pio XII additando i fascicoli del periodico allineati sulla scrivania disse: "Oh, PB, noi la leggiamo tutti i mesi e di tutto cuore benediciamo il direttore e tutti coloro che vi lavorano". Non ci sono dubbi, quello che diciamo quello fu uno dei giorni più felici della vita di don Alberione. Volle perpetuarne le risonanze attraverso direttive concrete. Nel San Paolo del dicembre 1950 (CISP, 799) disponeva: "In ogni nazione vi è bisogno di Pastor bonus e Vita pastorale". E ne dava la motivazione: "Dalle edizioni al Pastore; il Pastore si serve delle edizioni per il suo gregge; tutto a un fine, quello di Dio: - Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi" (1 Tm 2,4). Rosario F. Esposito
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