N. 3 marzo 2003

Visione dinamica della storia
  
Olinto Crespi

La famiglia, pagina di Vangelo
   Bruno Simonetto

"Non temete"
   Primo Gironi

L’apostolato paolino
   Carla Romano

Un miracolo editoriale e carismatico
   Rosario F. Esposito

A servizio della catechesi 
   Sara Teti

"Andate da Giuseppe"
   Venanzio Floriano

Giovani controcorrente
   Angelo Montonati

Fino all’effusione del sangue
   Anna Pappalardo
   

Storia paolina – La chiesa del "Divin Maestro" ad Alba
   
Mercedes Mastrostefano

Quadrante – E zitte, le donne!
   Beatrice Immediata

Dal mondo dei media
  
Antonio Capano

Famiglia Paolina nel mondo
   
Notiziario

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A cura della Redazione

Un ricordo – Un martire dell’Eucaristia
  
A. Santonocito

Preghiamo per...

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2003 - Copertina

 

 CONOSCERE DON ALBERIONE

a cura di CARLA ROMANO

L'apostolato paolino
   

"Il frutto del nostro apostolato è proporzionato a questo: vivere e presentare Gesù Cristo Via, Verità e Vita".

"LE VERITÀ più preziose sono i metodi", diceva Nietzsche. È necessario, infatti, avere "metodo" in ogni cosa. Anche nell'apostolato. La parola "metodo", che ha un'etimologia greca, significa "secondo via", ossia il modo di procedere sia nella ricerca della verità che nella comunicazione ad altri della verità appresa.

Don Alberione con Mons. Dadone, in visita allo stabilimento Rotocalcografico di Alba.
Don Alberione con Mons. Dadone, in visita allo stabilimento Rotocalcografico di Alba.

Il metodo "via, verità e vita"

Il Fondatore, sempre lungimirante, diceva che "anche nell'apostolato è utile seguire un metodo, ossia un complesso di princìpi, di criteri e disposizioni che regolano il modo di agire", perché "il metodo dirige i passi e assicura il raggiungimento del fine" (Apostolato Edizione 38).

Chi, poi, pensasse di dover seguire un metodo per così dire umano, si sbaglia, perché don Alberione ci chiarisce subito dopo che nell'apostolato dell'edizione, ossia paolino, il metodo da usarsi è quello denominato "via, verità e vita", dal trinomio evangelico su cui poggia.

In altre parole, ogni apostolo deve impegnarsi a studiare tale metodo, ad approfondirlo, a seguirlo nella sua formazione e a renderlo manifesto in ogni sua azione apostolica. Ecco perché il Fondatore considera l'apostolo "uno che trasuda Dio da tutti i pori: con le parole, le opere, le preghiere, i gesti, gli atteggiamenti; in pubblico e in privato; da tutto il suo essere" (Ut perfectus sit homo Dei, IV, 277).

Non è difficile capire, intellettualmente, (è difficile viverlo!) il metodo "via, verità e vita". Esso si basa su questo principio fondamentale: "l'uomo deve aderire a Dio completamente, ossia con tutte le sue facoltà principali: volontà, intelletto e sentimento", Più in particolare, si seguirà Cristo Via, camminando sulle sue tracce e quindi con l'adesione della nostra volontà; Cristo Verità, ascoltando la sua dottrina e quindi con l'adesione dell'intelletto; Cristo Vita, vivendo nel suo amore e nella sua grazia, dunque con l'adesione del sentimento e dello spirito.

"Poggiando su questo principio e attenendosi a questo schema, l'apostolo troverà la via maestra per la propria formazione e per l'apostolato" (Apostolato Edizione 39). Sappiamo che don Alberione ha voluto che il trinomio "Via, Verità e Vita" fosse un "tutto" logico, che necessariamente si richiama e si completa. E' indubbia in tal senso un'influenza nel Fondatore dell'enciclica "Tametsi futura" di Leone XIII del 1900, che aveva per tema proprio il ritorno al Cristo integrale, Via-Verità-Vita. In essa il Papa indicava nel Cristo la salvezza "per tutto l'uomo" e per "tutti gli uomini", poiché in Lui solo è possibile trovare i tre princìpi necessari per ogni salvezza: la verità autentica per l'intelletto, la guida morale sicura per la volontà, la vera vita e l'amore assoluto per il cuore.

Il Primo Maestro benedice i locali della prima sede degli Studi di registrazione di audiovisivi in Via A. Severo (Roma).
Il Primo Maestro benedice i locali della prima sede degli Studi di registrazione di audiovisivi in Via A. Severo (Roma).

"Apostolato è dare Gesù Cristo al mondo"

E infatti don Alberione scriverà: "Vivendo il Cristo integralmente, tutto l'uomo sarà sano: sana la mente, sano il cuore, sana la volontà, il corpo sarà sano moralmente..." (Carissimi in San Paolo 12191224). E sempre nella stessa opera dirà: "Non ho né oro né argento, ma vi dono quello che ho: Gesù Cristo, Via, Verità e Vita" (Carissimi in San Paolo 63).

L'apostolato paolino è proprio questo: dare a tutti il Cristo Maestro Via, Verità e Vita.

La "devozione" a Gesù Maestro - era solito dire don Alberione - non "deve restringersi alla pietà, ma anzi deve partire dalla pietà ed estendersi a tutta la vita apostolica, perché il frutto del nostro apostolato è proporzionato a questo: presentare Gesù Cristo Via, Verità e Vita" (Prediche sul Divin Maestro 80).

"Tutto l'uomo, mente, volontà, cuore, è orientato a tutto il Cristo...". Perciò tutta la catechesi del Primo Maestro può dirsi in una sintonia stupenda con la dottrina conciliare della "Gaudium et Spes": "Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli più uomo...".

on Giacomo Alberione si accinge a benedire una nuova macchina per l'allestimento di libri nei locali del noviziato a Ostia Lido (Roma).
on Giacomo Alberione si accinge a benedire una nuova macchina per l'allestimento di libri
nei locali del noviziato a Ostia Lido (Roma).

È importante altresì considerare che nella pratica l'apostolo non deve divenire schiavo, prigioniero del suo metodo, bensì "essere elastico nell'adattarsi alle circostanze". Ossia: l'apostolo deve aver sempre più assimilato nella sua vita tale metodo (che si identifica alla fine anche con la spiritualità paolina dell'integralità: mente, volontà, cuore) per poi comunicarlo agli altri, in qualsiasi ambiente si ritrovi ad operare. Perché il metodo "via, verità e vita" è organico, logico, chiaro, preciso, non solo, ma può avere indefinite applicazioni perché tocca la costituzione specifica dell'uomo" (Apostolato Edizione 45).

Infatti, non è forse l'uomo una sintesi armonica, così pensata, progettata, voluta da Dio, di mente, volontà, cuore? Un essere fatto di corpo ma anche di anima, di intelligenza e di volontà, di razionalità e di emotività? Potremmo dire, parafrasando Schopenhauer, che l'uomo è un pendolo che oscilla tra il finito e l'infinito.

Carla Romano