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A CHERASCO UN BUSTO BRONZEO PER DON ALBERIONE
 

   Il Cooperatore Paolino n. 1 gennaio 1999 - Home Page

Don Alberione ritorna...

di EUGENIO FORNASARI

«Don Alberione è tornato a casa sua e la città di Cherasco ha ritrovato uno dei suoi cittadini più grandi». Così si è espresso il sindaco di Cherasco Giovanni Avagnina domenica 15 novembre 1998, scoprendo il busto bronzeo di don Alberione, nella piazza antistante la chiesa di san Martino che la Municipalità ha dedicato al suo nome.

Secondo il biografo Giuseppe Barbero ssp, il Fondatore della Famiglia Paolina "è braidense per origine di famiglia, è fossanese per nascita, è cheraschese per cittadinanza".

Sappiamo da lui che gli Alberione (anzi gli Albrione, secondo gli archivi braidensi) hanno ascendenza nobiliare e stemma araldico in Bra, ma gli epigoni, decaduti di rango e con il mutato prenome di Alberione, emigrarono in terre contigue. Così Giacomo di Michele e di Allocco Teresa, nato a San Lorenzo di Fossano il 4 aprile 1884 e battezzato in quella chiesa parrocchiale, emigrò con la famiglia nel comune di Cherasco, in regione Montecapriolo di fondo Valle Stura, affittando una cascina in frazione "Fraschetta" dalla signorina Carolina Silvano, farmacista in Alba. In quella cascina nel 1904 morì Michele, il padre, ma la famiglia rimase nella conduzione del fondo fino al 1910 quando, venute meno le braccia per coltivare le cinquanta giornate di terreno, la madre Teresa con il figlio Tommaso ritornò nel contado di Bra.

La benedizione del busto bronzeo sul piazzale della Chiesa di San Martino che diviene Piazza don Giacomo Alberione.
La benedizione del busto bronzeo sul piazzale della Chiesa di San Martino
che diviene Piazza don Giacomo Alberione.

Gli anni compresi tra il 1886 e 1910 sono quelli in cui germogliò l’infanzia di Alberione, fiorì la sua adolescenza, albeggiò la sua giovinezza, si formò la sua personalità; anni determinanti per la sua crescita, la sua maturazione, la sua educazione morale e cristiana e l’irrompere luminoso della sua vocazione carismatica, con esperienze arditissime di iniziative apostoliche, determinate da una visione profetica delle istanze religiose dei "tempi nuovi".

Don Alberione è quindi cittadino cheraschese a pieno titolo, non solo adottivo. Cherasco è la sua patria, non onoraria, ma altrice, alla vita, alla ragione e alla fede. Nella chiesa di San Martino, ove il parroco don G. B. Montersino scoprì i suoi talenti e presagì la sua missione, egli crebbe nella fede, fece la prima Comunione, ricevette la Cresima da mons. Giuseppe Francesco Re, vescovo di Alba e qui cantò la sua prima messa il 30 giugno 1907, assistito dall’amatissimo parroco che, in una fervida omelia, con piglio profetico si chiedeva: «Quis putas puer iste erit? (Lc 1,66): Che ne sarà di questo giovane?».

Il Superiore Provinciale, don Giovanni B. Perego, rivolge il suo saluto alla cittadinanza di Cherasco.
Il Superiore Provinciale, don Giovanni B. Perego,
rivolge il suo saluto alla cittadinanza di Cherasco.
Accanto al Sindaco, Margherita e Maria, figlie di Francesco Alberione,
il terzo fratello di don Giacomo.

Nella comunità del "popolo di Dio" che è a Cherasco lievitò la pietà e lo spirito di preghiera (che sarà pregnante per tutta la vita) del fanciullo e del giovane Alberione con particolare tenerezza verso la Santa Vergine del Rosario, patrona della città e molto venerata nel santuario della Madonna del popolo e in un altro piccolo santuario, detto La Madonnina, sempre frequentato dal pio giovanetto e al quale egli dedicò la sua prima fatica come scrittore, con un opuscolo intitolato La B. Vergine delle Grazie in Cherasco - (La Madonnina) - Memorie - Ossequi, edito nel 1912.

A Cherasco Alberione frequentò le scuole elementari con vero disagio, essendo l’abitazione distante sei chilometri dal capoluogo, e molto profitto. Egli ebbe la grazia di incontrare nel biennio elementare la Maestra Rosina Cardona, donna di profondi sentimenti religiosi la quale, insieme all’istruzione scolastica, sapeva insegnare quella sapienza che forma alla vita. Di lei, don Alberione serbò profonda riconoscenza: «La maestra Cardona, tanto buona... vera rosa di Dio... delicatissima nei suoi doveri...».

Il Fondatore ricorda (in AD, 9-10, parlando di sé in terza persona): «Un giorno dell’anno scolastico 1890-91 la maestra Cardona interrogò alcuni degli 80 scolari su cosa pensavano di fare in futuro nel corso della vita. Egli fu il secondo interrogato; rifletté alquanto, poi si sentì illuminato e rispose risoluto, tra la meraviglia degli alunni, "Io mi farò prete". Ella lo incoraggiò molto e lo aiutò». Le sue votazioni scolastiche furono sempre lusinghiere. All’esame della terza elementare risultò in assoluto il migliore alunno della classe.

I promotori dell’iniziativa: (da sinistra) suor Mercedes Mastrostefano, suor Caterina Aldegheri, la consigliera comunale Rosangela Bonfante, il sindaco Giovanni Avagnina e don Floriano Venanzio.
I promotori dell’iniziativa: (da sinistra) suor Mercedes Mastrostefano,
suor Caterina Aldegheri, la consigliera comunale Rosangela Bonfante,
il sindaco Giovanni Avagnina e don Floriano Venanzio.

Giacomo era ora spiritualmente orientato e pronto per entrare in seminario, prima a Bra e poi ad Alba, sempre guidato da quella luce che gli aveva posto sulle labbra la precisa affermazione "Io mi farò prete". La strada non sarà breve, né facile. Conoscerà delusioni e fallimenti. Ma, con la costanza propria dei cheraschesi, giungerà a salire l’altare, nella chiesa di San Martino, a celebrare la sua prima Messa, con la gioia di vedere intorno a sé, estasiate di gioia, la sua mamma e la buona maestra Cardona.

Che la comunità civica di Cherasco abbia saputo educare Giacomo Alberione a "idee grandi e a cose egregie" non stupisce.

Il monumento al Fondatore

A sottolineare la "cittadinanza cheraschese" del venerabile Fondatore della Famiglia Paolina e a ricordarla ai posteri, uno scelto comitato di Paolini/e, guidato da don Venanzio Floriano e un comitato civico-ecclesiale con a capo il sindaco Lavagnina, il dott. Flavio Russo e la consigliera comunale Rosangela Bonfante, ha promosso una serie di celebrazioni miranti a preparare l’evento culminante nello scoprimento dell’erma bronzea di don Alberione al centro della Piazza a lui dedicata.

Il 15 novembre, giornata conclusiva, ha riunito a Cherasco il Superiore provinciale dei Paolini, don G. B. Perego, con diverse presenze di esponenti della Famiglia Paolina di tutta Italia, insieme a un folto gruppo di Cooperatori Paolini e di cittadini cheraschesi.

Il saluto augurale del sindaco Giovanni Avagnina.
Il saluto augurale del sindaco Giovanni Avagnina.

Sulla piazza di san Martino con festoni e trofei si erge la stele con il busto marmoreo. Una folla di cheraschesi si stringe intorno. La banda cittadina si esibisce in uno scelto repertorio di pezzi d’antologia. Parla il Sindaco, come chi fa gli onori di casa ed è, la sua, una commossa promessa e una previsione (profetica?). La promessa è che la cittadinanza cheraschese s’impadronisce simbolicamente della presenza del grande Concittadino e ne onorerà la memoria. Una previsione: Cherasco trarrà lustro e onore da questo giorno che accoglie don Giacomo Alberione nel concerto dei grandi personaggi che hanno fatto conoscere nel mondo questa cittadina.

Don Floriano ha dato lettura di un commosso omaggio riconoscente del Superiore Generale don Pietro Campus. Il presidente del consiglio provinciale, il cheraschese Giovanni Ciravegna, rivolge un’affettuosa e prorompente apostrofe all’illustre Concittadino. È stata ricordata anche affettuosamente la prof.ssa Maria Cravero Bonfante, la indimenticabile "direttrice" delle scuole di Cherasco, che fu preziosa cooperatrice di don Alberione agli inizi della sua Opera e che, ancora vigile, pur nella infermità, degente nel pensionato civico, sta per toccare le 102 primavere. Il Sindaco ha anche presentato le due venerande nipoti di don Alberione, figlie di Francesco, fratello del Fondatore, Margherita e Maria Alberione, due miti e umili signore che furono vivamente applaudite.

Ecco il momento solenne. Si scopre il busto bronzeo: il volto del venerabile Fondatore, scolpito dall’artista bresciano Luigi Bartoli. Prorompe un grande applauso. Nessuno scultore è riuscito a ritrarre la dolcezza di quel sorriso inconfondibile. La fanfara attacca una marcia trionfale. Così Cherasco ha onorato il "ritorno" nella sua città, del venerabile don Alberione, che, nella sua autobiografia, confessava di essersi sentito da giovinetto, nato a fare "cose grandi". Lo diceva con umiltà. E noi possiamo, e osiamo chiosare, ricordando Manzoni, che "obbediente l’avvenir rispose".

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