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   Il Cooperatore Paolino n. 1 gennaio 1999 - Home Page

Il Profeta Abdia

di PRIMO GIRONI

Il messaggio del Profeta Abdia è: Dio solo va invocato come roccia, rupe, difesa, baluardo inaccessibile, liberatore, scudo e potente salvezza.

QUESTO profeta, di cui non sappiamo che il nome, Abdia (dall’ebraico Obadjah, "servo di JHWH"), ci ha lasciato lo scritto più breve di tutto l’Antico Testamento. Il libro a lui attribuito si compone, infatti, di appena 21 versetti.

Per una migliore comprensione del suo contenuto, occorre rifarsi al contesto storico nel quale è collocato, quello cioè della caduta di Gerusalemme sotto l’esercito dei babilonesi (586 a.C.). In quell’occasione un popolo confinante con gli Ebrei, ma ad essi sempre ostile – cioè il popolo degli Edomiti –, aveva approfittato della caduta della città di Gerusalemme e dell’esilio degli abitanti per occupare la parte meridionale del territorio di cui questa città era la capitale.

Inoltre molti Ebrei, per sfuggire all’esercito del re babilonese Nabucodonosor, cercavano rifugio presso gli Edomiti, ma non fu loro accordato, essendo questi ultimi alleati degli stessi nemici di Israele. Il libro di Abdia, perciò, rievoca questa dolorosa vicenda, utilizzando il genere dell’oracolo, cioè di un severo e forte pronunciamento del profeta, fatto nel nome del Signore.

I versetti 1-14 contengono un oracolo contro Edom, mentre i versetti 15-21 contengono un oracolo sull’imminenza del "giorno del Signore", nel quale sarà ripristinata la giustizia: Israele verrà di nuovo in possesso del regno e gli Edomiti verranno puniti.

Il popolo di Edom nel libro di Abdia viene chiamato con diversi nomi: «Esaù» (versetto 6), «monte di Esaù» (versetti 8,9,10,21) e «casa di Esaù» (versetto 18). Secondo i racconti patriarcali (vedi Genesi 25,24-30), Esaù ("il peloso") è chiamato anche Edom ("il rosso"). Edom/Esaù era il fratello di Giacobbe e si stabilì nella regione che da lui prese il nome – Idumea o Edom – e che è situata a sud della Giudea.

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Abdia, "adoratore di Dio", un profeta minore dell’VIII sec. a. C.
(Firenze, Orsammichele).

Questa regione montagnosa è qui chiamata col nome di «monti di Esaù», mentre in altri testi biblici è chiamata con il nome di «monti di Seir» (termine che in ebraico significa "peloso" e che rimanda al nome di Esaù). La sua capitale è Petra, una città costruita negli anfratti delle rocce di questa regione montagnosa. Petra era, perciò, simbolo di inaccessibilità e di sicurezza, tanto che il testo di Abdia la descrive personificandola, mentre si compiace della sua posizione tra le rocce, che la rendono inespugnabile: «Tu che abiti nei crepacci rocciosi e delle alture fai la tua dimora, dicendo in cuor tuo: Chi potrà gettarmi a terra?» (versetto 3).

Ebbene, Dio – e qui inizia la seconda parte di Abdia, incentrata nel "giorno del Signore" – demolirà questa città fortificata e l’abbatterà (versetto 15), perché lui solo è la "roccia" di Israele, lui solo è rifugio e difesa dell’uomo. Il messaggio del profeta Abdia è, così, in sintonia con tutta la Bibbia. Dio solo va invocato come "rupe", "difesa", "baluardo inaccessibile" (vedi Salmo 18, 1-2: «Ti amo Signore mia forza. Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza»). Petra, come tutte le grandi città dell’antichità che si ergevano quali antagoniste del vero Dio (Assur, Ninive, Babilonia), è destinata a cadere sotto il giudizio di Dio, da cui solo la conversione la può risparmiare. È, questo, un messaggio attuale anche per noi oggi.

Un’ultima curiosità ci è offerta dalla particolarità del libretto di questo profeta, che si presenta con soli pochi versetti. Dobbiamo infatti notare che nell’antichità si scriveva tutto di seguito, senza capitoli, titoli e versetti. Così è capitato anche per i manoscritti della Bibbia.

Nello scriverli, i copisti si regolavano compilando i testi biblici su righe tutte composte di circa sedici sillabe e con un periodare che teneva conto del senso dei vari testi. L’attuale divisione in capitoli risale a Stefano Langton – vescovo di Canterbury morto nel 1228 – mentre la suddivisione in versetti venne introdotta per la prima volta dallo stampatore parigino Roberto Estienne, nel Nuovo Testamento pubblicato a Ginevra nel 1551.

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