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VERSO IL GIUBILEO
 

   Il Cooperatore Paolino n. 1 gennaio 1999 - Home Page

Alle radici dell’evento

a cura di CARLA ROMANO

Nell’antichità il Giubileo era una tappa estremamente significativa, che veniva a caratterizzare i rapporti dell’uomo con Dio. Nel Medio Evo divenne una pratica devozionale legata alla diffusa esigenza di perdono, di pace, di purificazione individuale e collettiva.

QUANDO si inizia una nuova rubrica si prova sempre un po’ di disagio, per il fatto che si avverte la responsabilità di cominciare un discorso che possa interessare e coinvolgere i lettori.

Abbiamo ritenuto opportuna questa rubrica, allo scopo di offrire uno stimolo (speriamo!) alla riflessione, o quanto meno alla curiosità e perciò alla conoscenza di questo grande evento di fine secolo e millennio, quale è il "Grande Giubileo del 2000", che si sta avvicinando a grandi passi. Per cogliere bene il significato del Giubileo è necessario andare alle sue origini e radici storiche, che affondano nella memoria scritturistica, ma che coinvolgono inevitabilmente la storia e la cultura della civiltà occidentale perché è in essa che l’Anno santo è nato.

Qualche osservazione terminologica.

Dal latino tardo "iubilaeum" (XIV secolo), la parola risale all’ebraico "jobel", propriamente capro, con riferimento al corno di capro che annunciava la solennità ebraica. Presso gli Ebrei, la legge biblica (Lv 25) disponeva che ogni cinquant’anni si celebrasse un anno di Giubileo con l’astensione dal lavoro agricolo, l’affrancamento degli schiavi, la remissione dei debiti e la ridistribuzione della terra. Historia magistra vitae!

Nel cap. 25 del Levitico si racconta di come Dio prescrivesse a Mosè, dopo sei anni di lavoro, un anno sabbatico, di riposo e di santificazione e ogni cinquant’anni un anno "giubilare", di ripristino dei possessi familiari e delle libertà individuali (Lv 25, 8-16). Perché solo Dio era visto come l’unico proprietario ed amministratore di tutto il creato.

Dunque: il Giubileo era una tappa estremamente significativa, con una valenza fortemente sociale, che veniva a caratterizzare i rapporti tra Dio e l’uomo, ossia tra la presenza soprannaturale divina e quella tipicamente umana.

Logo del Giubileo.Ma diamo anche uno sguardo agli altri passi scritturistici sul Giubileo. Oltre a Levitico 25, troviamo Ezechiele 46,17 che fa riferimento all’anno dell’affrancamento; Esodo 23,10-11 e Deuteronomio 15,1-6 che si riferiscono entrambi all’anno sabbatico. Nel Nuovo Testamento troviamo, poi, Luca 4,14-30, quando Gesù, nella sinagoga di Nazareth, si presenta al mondo con le parole del profeta Isaia (61,1-2), relative al Giubileo.

Nell’età patristica, è particolarmente interessante il pensiero di Isidoro di Siviglia che, nelle Etimologie, stabiliva un collegamento della tradizione giubilare ebraica con la Pentecoste cristiana, con la cadenza settenaria e cinquantenaria.

Nel Medio Evo, come era facile ipotizzare, il Giubileo divenne una pratica devozionale, legata alla diffusa esigenza di perdono, di pace, di purificazione individuale e collettiva.

E così arriviamo al primo Giubileo, ufficialmente indetto dal Papa Bonifacio VIII, quello del 1300, che riveste un’importanza storica particolare: la società di quel tempo era intessuta da un’esigenza di fondo di ritorno sincero ai valori religiosi ed evangelici. Vediamo cosa ha spinto Bonifacio VIII ad indire il Giubileo. Certamente c’era la ragione della scadenza di fine secolo, ma ancor più un contenuto di indulgenza e di pace che prevalse, in un contesto in cui le attese escatologiche erano sempre più pressanti.

Per i giubilei successivi si rifletté lungamente sul periodo da far intercorrere fra un Anno santo e un altro, finché si stabilì un intervallo di 25 anni.

Fin dalle origini del Giubileo è sempre apparsa molto netta la compresenza dell’elemento di speculazione sui pellegrini, da parte di chi considerava il Giubileo un affare di rilievo e la sincerità di chi, invece, accentuava a ragione le esigenze di spiritualità, di penitenza e di pace: tutti aspetti, questi, centrali nella celebrazione. Confrontando il passato col presente, è impossibile dimenticare quanto dice Qoèlet 1,9: "niente di nuovo sotto il sole".

Apprendiamo con gioia che la Conferenza Episcopale Campana ha nominato la Prof.ssa Carla Romano responsabile dell'ufficio comunicazioni sociali della Regione Campana. Alla nostra Cooperatrice le più vive congratulazioni e tanti auguri.
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