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LA SPIRITUALITÀ PAOLINA SCRITTA IN UN MOSAICO
 

   Cooperatore Paolino  n.10 dicembre 2000 - Home Page

"Al centro sta Cristo Maestro Via, Verità 
e Vita"

di MICAELA MONETTI

Il progetto di porre al centro di ogni realtà il Cristo Maestro è l’asse portante della vocazione e missione paolina, e Don Alberione ne fa una ragione di vita insegnando ai suoi figli e figlie di ogni generazione a radicarsi saldamente su di Lui che è Via, Verità e Vita: tutto l’uomo, nel Cristo integrale.

CHI ENTRA come pellegrino o come turista nella chiesa dedicata a Nostro Signore Gesù Cristo Divino Maestro, situata sul Colle Portuense, a Roma, si trova di fronte ad una sintesi della spiritualità della Famiglia Paolina scritta nell’icona a mosaico che domina la parete centrale dell’abside.

Dopo molti mesi di studio e di preghiera, tessera dopo tessera, con pazienza e destrezza il mosaico ha preso forma, per mano di Sr. M. Agar Loche delle Pie Discepole: così ora la comunità che in questa chiesa si riunisce a pregare, contempla il Mistero che professa e celebra nella liturgia. Lo sguardo del visitatore è catturato da Maria, Vergine orante, immagine della Chiesa e sposa dello Spirito, bella e preziosamente adornata . È lei che conduce dolcemente ma decisamente a Gesù: Per Mariam ad Jesum diceva spesso don Alberione.

Maria SS.ma, figura centrale del mosaico, con le braccia alzate, atteggiamento tipico dell’orante nella tradizione iconografica cristiana, accompagna lo sguardo verso il Figlio suo Gesù. Lo sguardo intenso del Cristo penetra il nostro: così il nostro "guardare" diviene un "sentirsi guardati", mentre preghiamo, introdotti alla comunione con Dio per la comunicazione della figliolanza divina.

Particolare del mosaico: Cristo Maestro nell’ovale centrale.
Particolare del mosaico: Cristo Maestro nell’ovale centrale.

Gesù Maestro, qui raffigurato, indossa la veste sfolgorante di cui ci parlano gli evangelisti raccontando l’episodio della Trasfigurazione e la stola, quasi un fiume di grazia che scaturisce dal suo costato aperto. Con la mano sinistra stringe il cartiglio: vi è scritto "Io sono la Via e la Verità e la Vita", l’autorivelazione di Gesù Maestro che ispirò la spiritualità e l’opera di don Giacomo Alberione.

Le braccia di Gesù Cristo Maestro aperte orientano lo sguardo che si eleva verso l’alto: esse sorreggono tutta la storia della salvezza raccontata nelle vetrate, ad indicare che solo in Lui si ricapitolano tutte le cose… (cfr. Ef 1,3-23).

Il mosaico infatti si inscrive nel programma iconografico della chiesa composto anche da 20 vetrate che, in alto lungo tutto il perimetro, narrano la "via dell’umanità": sgorgati dalla Trinità SS.ma, attraverso la creazione, la rivelazione dell’antica alleanza, la redenzione, il tempo della Chiesa e il tempo definitivo che ci riconsegna alla Trinità, Padre-Figlio-Spirito Santo Dio. Don Alberione negli anni ’60 seguì con attenzione la realizzazione di questo percorso iconografico che comunica attraverso il silenzioso linguaggio della luce la storia più bella mai raccontata, storia dell’insondabile e fedele amore di Dio che ostinatamente vince ogni tradimento umano.

La vetrata che sovrasta il mosaico celebra la creazione decisiva: è lo Spirito del Risorto che aleggia dolcemente sulle acque della vita nuova, così la creazione passa definitivamente dal caos al cosmo, dal disordine all’ordine. I colori e le linee dalla vetrata scendono dolcemente fondendosi quasi nel mosaico, dando alla composizione complessiva una sensazione di serena armonia.

Il grande mosaico di Cristo Maestro nella parete centrale dell’abside dell’omonima chiesa delle Pie Discepole in Roma. L’opera è di sr. Maria Agar Loche, Pia Discepola.

Il grande mosaico 
di Cristo Maestro 
nella parete centrale 
dell’abside 
dell’omonima chiesa 
delle Pie Discepole
in Roma. 
L’opera è di sr. Maria Agar Loche, 
Pia Discepola.

Il Divin Maestro seduto sul trono è re, profeta e sacerdote: il nostro sguardo attratto dal suo, ora è ricondotto alla Vergine Maria, Madre dell’umanità e Regina degli Apostoli grazie anche alle linee della mandorla gloriosa in cui la figura di Gesù è iscritta.

Maria, la madre orante, è posta tra il Figlio Gesù e l’umanità: intercede ancora per noi, come fece a Cana di Galilea e, come ieri, ancora oggi ci ripete: "Fate tutto quello che egli vi dirà".

Ella, maestra di preghiera, è vestita come una sposa pronta per il banchetto di nozze e ricoperta da un manto, come una tenda sotto la quale trova rifugio l’umanità pellegrina sulla terra.

Nella zona inferiore dell’icona, ad una minor distanza dall’assemblea che celebra, si trovano collocate due figure: a destra di chi guarda, la figura del discepolo amato, come racconta il Vangelo di Giovanni, e, a sinistra, quella dell’apostolo Paolo.

Entrambi questi testimoni visibili indicano alla comunità che prega in questa chiesa i due atteggiamenti che caratterizzano il discepolato cristiano: la mistica e il servizio. Nella formazione dei membri della Famiglia Paolina, il Vangelo di Giovanni e le Lettere di san Paolo sono i testi fondamentali per raggiungere la piena maturità cristiana, quella che conduce ad affermare con le opere, prima che con le parole: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me», cioè alla piena conformazione a Cristo.

Il discepolo che Gesù amava, a destra nel mosaico, senza nome, per dare a ciascuno la possibilità di mettere il proprio, conosceva per "esperienza" le profondità e le esigenze dell’amore di Cristo.

Sr. Maria Agar Loche all’opera per gli ultimi ritocchi al mosaico.
Sr. Maria Agar Loche all’opera per gli ultimi ritocchi al mosaico.

Nella notte dell’ultima cena pasquale gli era stato dato di stare sul petto del Maestro Divino, e nel buio della Crocifissione egli rimane ai piedi della croce sorretto dall’amore ricevuto in dono; lì accoglie la Madre dal Figlio che ha consegnato tutto, nell’ora suprema del dono.

La mattina di Pasqua egli, correndo, arriva per primo al sepolcro, per cui di quel discepolo amato si dice che "vide e credette" come all’apparire del Risorto sulla riva del lago di Galilea dopo una notte infruttuosa di fatica apostolica. La Chiesa di Pietro e di Paolo e ogni comunità che celebra e vive la propria fede, si specchia e si identifica in questo amore dato e ricevuto gratuitamente.

A sinistra, guardando l’icona, l’apostolo Paolo si rivolge all’assemblea e sembra voler scendere dalla parete a mosaico contagiando tutti con l’urgenza della sua carità nell’annuncio dell’Evangelo.

Saulo trasformato nell’incontro impetuoso con Gesù risorto sulla strada di Damasco, dove gli si era mostrato vivo e perseguitato nei membri della comunità, non vorrà conoscere e annunciare altri all’infuori di Lui. Sempre proteso in avanti, dopo aver combattuto la buona battaglia e terminata la corsa, Paolo con il martirio ha accettato di spargere il proprio sangue in libagione perché niente e nessuno ha mai potuto separarlo dall’amore di Cristo.

La visione d’insieme di questo mosaico impone una prolungata contemplazione: il contenuto teologico e carismatico in esso narrato è prima di tutto un dono che viene dall’alto, quindi un impegno assunto che fa appello alla responsabilità di ogni cristiano, in specie di coloro che vivono la vocazione e missione paolina.

Micaela Monetti

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