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NATALE 2000 E IL DOPO GIUBILEO
   
   Cooperatore Paolino  n.10 dicembre 2000 - Home Page

TESTIMONI nel terzo millennio

di ANGELO MONTONATI

Il grande Giubileo si avvia alla conclusione. Il mondo ha potuto assistere ad un fenomeno unico forse in questo secolo: milioni di pellegrini hanno varcato la Porta santa di chiese Giubilari. Finalità prioritaria è stato l’approfondimento del nostro rapporto personale con Cristo.

SI È PARLATO molto dell’afflusso straordinario di fedeli accorsi a Roma per le manifestazioni "clou" che il calendario giubilare offriva periodicamente: pensiamo, ad esempio, alle folle di giovani che, da tutto il mondo, si sono stretti attorno a Giovanni Paolo II in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, dando anche una risposta indiretta, ma fin troppo eloquente, alla provocatoria sfilata dell’"orgoglio gay" di qualche tempo prima. Se dovessimo giudicare il presente e guardare al futuro partendo da questi episodi certamente esaltanti, ci sarebbe da essere ottimisti.

Siamo nel Natale del 2000, l’ultimo di questo secolo tormentato, che ha visto scatenarsi due guerre mondiali, modificarsi la geografia dei continenti e cambiare la società e il costume con tale rapidità da mettere in imbarazzo fin d’ora gli storici a cui toccherà di raccontarlo. È lecito dunque interrogarsi sul "dopo". Secondo un’ottica di ottimismo cristiano basato sull’evangelico "non praevalebunt" e sull’attesa del trionfante ritorno del Signore della storia, lasciandoci guidare dalla speranza dobbiamo guardare al futuro con fiducia, non dando ascolto a quanto proclamano certi media con tendenze apocalittiche che vedono tutto nero: i "profeti di sventura" contro i quali già ci metteva in guardia il beato Giovanni XXIII. Non sappiamo "come" sarà Cristo nel 2000, ma sentiamo e crediamo "che sarà".

Tuttavia, non possiamo sottrarci al drammatico interrogativo che, sempre nel Vangelo, Gesù pone ai suoi discepoli: "Il Figlio dell’uomo, quando tornerà, troverà ancora fede sulla terra?" (Lc 18, 8). Poiché nessuna parola del Maestro è stata pronunciata invano, anche questa ha una sua forza provocatoria che deve spingerci alla riflessione, soprattutto personale.

Aver lucrato il Giubileo significa avere iniziato un cammino autentico di conversione, significa sforzo costante per irradiare con la testimonianza della nostra vita, nell’ambiente in cui viviamo, il messaggio di Gesù. Si parla tanto di evangelizzazione, dell’Italia come "terra di missione". Ma scarseggiano i "missionari".

E l’ottimismo di cui si diceva sembra venir meno: si avverte infatti tra la gente una preoccupazione diffusa per l’aumento nel nostro Paese di persone di religioni diverse dalla nostra, soprattutto musulmani, la cui crescita in prospettiva si dice che potrebbe minacciare o addirittura inquinare la nostra cultura. C’è del vero in questa affermazione, anche se occorre indagare a fondo le ragioni di simili allarmi, soprattutto se a lanciarli, non senza venature di razzismo, è tale Umberto Bossi: che a "difendere" l’identità cristiana dal "pericolo" islamico sia lo stesso personaggio che si esibisce nelle pagliacciate dei riti pagani in onore del dio Po e non perde occasione per attaccare la Chiesa e il Papa, la dice lunga sulla vera natura di tali allarmi.

Forse non sarebbe male, dato che il Giubileo serve anche per chiedere perdono dei mali commessi, ricordare a tanti cattolici (o sedicenti tali) che fino alla metà dell’Ottocento i bravi cristiani dell’Occidente trovavano del tutto naturale la tratta degli schiavi: quando servivano braccia nere per le grandi piantagioni americane, si reclutavano a forza, senza badare alla loro religione. E sappiamo tutti come venivano trattati dai "padroni". Il 1° ottobre il Papa ha canonizzato la sudanese Giuseppina Bakhita, la cui drammatica storia è - si può dire - di ieri (venne rapita nel 1876 e venduta ad un agente consolare italiano nel 1882!).

Acquisti, regali, grandi «mangiate»: il Natale diventa sagra paesana.
Acquisti, regali, grandi «mangiate»: il Natale diventa sagra paesana.

Le vere preoccupazioni

Personalmente, le sempre più frequenti richieste di moschee avanzate dai musulmani mi preoccupano meno della sempre più bassa frequenza dei cattolici nelle "nostre" moschee, cioè le chiese parrocchiali; mi preoccupa piuttosto che, davanti al dichiarato proselitismo islamico - forse anche pilotato a fini politici - non faccia riscontro un altrettanto zelo missionario da parte dei cattolici. E mi preoccupa il fatto che tanti italiani, così decisi oggi a difendere l’"identità" cristiana, siano gli stessi che hanno votato contro l’abolizione della legge abortista e che magari sono pronti a riconoscere le coppie di fatto, anche omosessuali, dando così il colpo finale alla distruzione della famiglia strategicamente voluta da certi poteri ormai non più tanto occulti con la complicità dei media. Il vero pericolo è la crescente indifferenza religiosa, che è la più radicale, pericolosa subdola forma di ateismo.

Viene Natale e per molti sarà, purtroppo, il solito consumismo, la solita occasione per regali, vacanze, settimane bianche - il tutto magari condito da un’elemosina, perché a Natale "ci si sente più buoni" - ma ben lontano da quello che, nell’ottica della fede, dovrebbe essere: una meditazione seria sull’evento più straordinario della storia umana. Se noi cattolici testimoniassimo davvero la nostra fede e celebrassimo questa festa come si deve, accetteremmo più volentieri che i musulmani si rivolgano ad Allah, cioè allo stesso Dio adorato dai cristiani e dagli ebrei. Allora potremmo anche pretendere quella reciprocità che in alcuni Paesi islamici ci viene negata. Fermo restando però che, dal momento che in Italia vige la democrazia, la libertà di culto deve essere comunque concessa a tutti.

Pellegrini "giubilari" alla Basilica di San Paolo - Il Natale 2000 è il culmine della celebrazione del Giubileo dell’Incarnazione.
Pellegrini "giubilari" alla Basilica di San Paolo - Il Natale 2000 è il culmine
della celebrazione del Giubileo dell’Incarnazione.

Ciascuno di noi è chiamato a dare testimonianza e ad evangelizzare: come Cooperatori Paolini, poi, siamo attesi ad un appuntamento speciale, al ripetersi di quella "notte carismatica" di fine secolo che illuminò don Alberione alla grandezza della sua missione. Il Natale è essenzialmente un evento di comunicazione: è il Verbo che si fa carne, facendosi conoscere da noi con un corpo e una storia umana. E per annunciare la nascita di questo Bambino furono mobilitati dei messaggeri celesti in quella che potremmo chiamare la prima trasmissione radiotelevisiva della storia. Ecco per i fedeli, e per noi Cooperatori Paolini in particolare, una occasione privilegiata per ridare forza alla testimonianza cristiana, particolarmente forte nelle celebrazioni giubilari, e per aiutarne la diffusione attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Angelo Montonati

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