n. 6 settembre-ottobre 2013

Sommario.

 L'arte della preghiera
di Vincenzo Marras

Un carisma tutto pastorale
di Silvio Sassi

 Il Capitolo generale delle Figlie di San Paolo
a cura delle FSP

 I 130 di Gazzetta d'Alba
di Maria Grazia Olivero

Decreto della Penitenzeria Apostolica circa l'indulgenza per il Centenario
a cura di Alberto Fusi

 Il futuro scaturisce dalle radici
di Filippa Castronovo

 Valore del Carisma pastorale
di Annarita Cipollone

 La Famiglia Paolina nel mondo
a cura della Redazione

Una vita e un cuore di pioniera
di Mercedes Mastrostefano

Non lasciamoci rubare la speranza
di Anna Pappalardo

 Il Concilio ci interroga
di Carlo Cibien

 In ascolto dello Spirito
di Stefano Stimamiglio

 Preghiamo per...
a cura di Luigi Giovannini

 L'inizio di un lungo cammino
a cura di Francesca Baldini


Cooperatore Paolino  n. 3 maggio-giugno 2013

 CENTENARIO - NUOVA EVANGELIZZAZIONE

 di Silvio Sassi, ssp

Un carisma tutto pastorale

Il 20 agosto tutta la Famiglia Paolina, presente in nazioni dei cinque continenti, ha dato inizio ufficialmente al terzo anno di preparazione al centenario del 20 agosto 2014 che si protrarrà fino al 26 novembre, festa del beato Giacomo Alberione.

Il triennio di preparazione al centenario è stato organizzato caratterizzando ogni anno con le indicazioni che il Primo Maestro ha dato nel 1954, in occasione del quarantesimo di fondazione: nell’anno 2011-2012, valendoci del testo Abundantes divitiæ gratiæ suæ, abbiamo approfondito “le abbondanti ricchezze” elargite dalla Provvidenza alla Famiglia Paolina dal suo sorgere fino ai nostri giorni per ringraziare Dio della sua costante presenza; nel 2012-2013, come Famiglia Paolina abbiamo riflettuto sul nostro dovere di essere “continuatori creativi” dell’opera di Dio iniziata e condotta fino al 1971 dal Primo Maestro e abbiamo preso coscienza che nel “trafficare il talento del carisma” dobbiamo riconoscere anche i nostri errori e lentezze e chiedere perdono a Dio; nel 2013-2014 ci concentriamo, come Famiglia Paolina, sul “dovere di continuare la missione" guardando verso il futuro invocando l’aiuto dello Spirito che ci invia “ad evangelizzare gli uomini di oggi con i mezzi di oggi”.

beato Giacomo Alberione

beato Giacomo Alberione

Nell’impegno di evangelizzazione ci sentiamo in piena armonia con tutta la Chiesa che, vivendo l’Anno della fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013) e in attesa dell’esortazione apostolica post sinodale di Papa Francesco che conclude il Sinodo dei Vescovi su La nuova evangelizzazione per la tra smissione della fede cristiana, approfondisce la sua ragion d’essere: “Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, n.14). Il tema scelto come guida per le attività celebrative, storiche, di approfondimento e di attualizzazione, La Famiglia Paolina: una lettera di Paolo all’umanità di oggi, esprime il dinamismo missionario dell’intera Famiglia Paolina. Ad ognuna delle Istituzioni e all’intera Famiglia Paolina il Primo Maestro ha spiegato la nostra ragion d’essere nella Chiesa e nel mondo: “essere santi per santificare gli uomini di oggi con i mezzi di oggi”.

Con un’espressione che non ammette molte repliche egli spiega alle Figlie di San Paolo che il carisma paolino è “pastorale”: “…quello è il timbro di tutto l’apostolato. Non ce n’è un altro; siamo fatti per le anime! C’è poco da dire e poco da aggiungere” (Alle Figlie di San Paolo. Spiegazione delle Costituzioni 1961, n. 282). Può essere molto utile durante quest’anno approfondire l’insistenza con la quale il Primo Maestro descrive la missione della Famiglia Paolina come “pastorale”. “La caratteristica della Famiglia Paolina è proprio di avere uno spirito pastorale e cioè, aiutare le anime, sentire l’apostolato e l’apostolato indirizzarlo alla salvezza delle anime” (Alle Pie Discepole del Divin Maestro, 1961, p. 144).

“Tutta la Famiglia Paolina è ordinata alla pastorale: chi in una parte, chi in un’altra” (Alle Suore di Gesù Buon Pastore, 1963, p.149). “Se conoscete un po’ bene la Famiglia Paolina, è tutta ispirata alla pastorale. Tutta. Cioè per le anime. E se c’è la stampa, e se c’è il cinema, e se c’è la liturgia, e se ci sono le suore che devono lavorare per le vocazioni e poi quelli che sono aggregati: i sacerdoti di Gesù Sacerdote, e poi le Annunziatine e poi i Grabrielini: tutto per le anime” (Alle Suore di Gesù Buon Pastore 1965, n. 325). Per cogliere il significato di “pastorale” come lo intende Don Alberione, dobbiamo attingere nei suoi due libri Appunti di teologia pastorale (1912 e 1915) e La donna associata allo zelo sacerdotale (1915), scritti per aiutare i giovani sacerdoti che iniziavano il loro ministero parrocchiale e per sensibilizzare il clero e le donne sul contributo femminile all’evangelizzazione.

“Il sacerdote non può essere solo un uomo che vive per sé: non può avere come motto le parole: Io-Dio. È assolutamente necessario che egli lavori per la salvezza degli altri, che scriva sulla propria bandiera: Io-Dio- Popolo” (ATP, n.1). Per essere “uomo per gli altri”, il sacerdote deve stare a diretto contatto con il popolo: “ma come è possibile fare del bene a chi non si conosce? Come essere ricercati mentre non si è conosciuti? ….Il parroco è pastore di tutti: deve pure lasciare le novantanove pecorelle al sicuro per rintracciare l’unica smarrita: quanto più quando le pecorelle sicure sono un pusillus grex e le smarrite sono le più numerose” (ATP, nn. 84 e 86). Il ministero “pastorale” per Don Alberione non si esaurisce nella “cura di quanti credono già”, ma è preoccupazione per tutti, in modo particolare per coloro che non hanno fede che devono essere “cercati” dove vivono, anche per mezzo dell’opera apostolica della donna, non “attesi” tranquillamente in chiesa.

Don Alberione mette in guardia il sacerdote diocesano al fine di “evitare quella vita così solitaria da consumarsi quasi tutta fra i muri della canonica, appartato, insensibile o allo scuro di quanto passa nella popolazione” (ATP, n. 128). Il sacerdote, tutto dedito “alla salvezza delle anime”, ha il dovere di immergersi in una porzione di popolo “in carne e ossa” con una fisionomia che non corrisponde alle descrizioni di alcuni libri di teologia: “Noi dobbiamo sempre condurre le anime al paradiso, ma dobbiamo condurre non quelle vissute dieci secoli or sono, ma quelle che vivono oggi. Occorre prendere il mondo e gli uomini some sono oggi, per fare oggi del bene” (ATP, n. 93).

Con i dovuti adattamenti, l’impegno pastorale descritto per il sacerdote in parrocchia è identico a quello del “sacerdozio paolino”, non solo per il "sacerdote scrittore", ma come minimo comune denominatore di tutti gli stili di vita e dell’intera attività apostolica della Famiglia Paolina. Abbiamo la responsabilità di formarci idee chiare e fondate sull’eredità lasciataci dal Primo Maestro: “La Famiglia Paolina deve essere San Paolo oggi vivente” (San Paolo, luglio-agosto 1954) e "La Famiglia Paolina, composta di molti membri, sia Paolo-vivente in un corpo sociale" (Anima e corpo per il Vangelo, p. 63). Il carisma paolino si identifica, anzitutto, per il suo riferimento a San Paolo, come ci ha sempre indicato il Primo Maestro: “Tutti devono considerare solo come padre, maestro, esemplare, fondatore, S. Paolo Apostolo. Lo è, infatti.

Per lui la Famiglia Paolina è nata, da lui fu alimentata e cresciuta, da lui ha preso lo spirito” (AD, n. 2). Lo spirito paolino è vivere, predicare e testimoniare nella comunità ecclesiale di ogni tempo ciò che San Paolo chiama “il mio Vangelo” (cf Rm 2,16). La caratteristica primordiale, da considerarsi come la cellula madre di tutte le Istituzioni della Famiglia Paolina, è l’equivalenza tra “la predicazione scritta e la predicazione orale” pensata e messa in esecuzione da Don Alberione. L’impegno di evangelizzazione nella comunicazione è stato affidato dal Fondatore, con gli adattamenti necessari, a tutte le Istituzioni della Famiglia Paolina ed oggi l’ambiente di vita creato dalla cultura della comunicazione digitale rende ancora più comprensibile il coinvolgimento di tutti.

Un’altra caratteristica immutabile del carisma paolino è di essere vissuto come Famiglia, con un’unica spiritualità che motiva stili di vita e apostolati diversi, ma convergenti nell’impegno “pastorale”. La vocazione al sacerdozio ministeriale, alla consacrazione religiosa di uomini e donne, alla consacrazione vissuta nella secolarità e alla partecipazione come laiche e laici, è in funzione degli apostolati specifici delle Congregazioni, degli Istituti aggregati di vita secolare e dell’Associazione Cooperatori Paolini. Il cristianesimo pensato, vissuto e predicato da San Paolo, l’evangelizzazione nella comunicazione come forma di “nuova evangelizzazione” e un “ministero sacerdotale” paolino che valorizza nell’apostolato tutti gli stati di vita ecclesiali, sono gli ingredienti di una cura di giovinezza permanente per un carisma che festeggia cento anni di esistenza.

Silvio Sassi, ssp