N. 7 luglio - agosto 2010

Sommario.

Maria la primizia delle creature
  
beato Giacomo Alberione

Cinque domande al Papa
  
a cura della Redazione

La bellezza salverà il mondo?
   Beatrice Immediata

Una lettera lunga 50 anni
  
Nazarena De Luca

Videogiochi da leggere
   Claudia Camicia

Guardarsi nello specchio della natura
   Anna Pappalardo

Le Madrine
   Mercedes Mastrostefano

La vita va perdendo sempre più valore
  
Angelo Montonati

A scuola di stampa
   Livia Bianconi

Dalla crisi alla speranza cristiana
   Sandro De Bonis

Raggio di Sole
   Teresa Marcazzan

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...

Nel seminario di Bra
   Mercedes Mastrostefano
   

Cooperatore Paolino n. 7 luglio-agosto 2010 - Copertina

 TESTIMONIANZE - L’INIZIO DELLA "SCUOLA TIPOGRAFICA"

 di LIVIA BIANCONI
  

A SCUOLA DI STAMPA
  

Ricevuto l'incarico di Gazzetta d'Alba don Alberione, senza indugi, intraprese i passi per dare forma ai suoi progetti. Ma era anche indispensabile imparare l'arte della stampa: sarà il signor Morocco a fornire questo prezioso insegnamento.
  

Erano vari i motivi per cui il presidente dell’Associazione della Buona Stampa, don Luigi Sibona, parroco di Castellinaldo, credette opportuno affidare la direzione del settimanale "Gazzetta d’Alba" a don Alberione che era membro molto attivo dell’Associazione. Trovatolo disponibile si affrettò a procurarsi il consenso di mons. Francesco Re. Forte dell’appoggio del vescovo, don Sibona, in data 20 ottobre 1913, indirizzò a don Alberione una lettera con la proposta ufficiale dell’Associazione della Buona Stampa, e il giorno seguente ricevette da lui la risposta:

"Ill.mo Signor Presidente dell’Associazione Buona Stampa, Sig. Arc. Luigi Sibona. Accetto la nomina mia, fatta dall’on. Amministrazione della Buona Stampa d’accordo con mons. Vescovo nostro, e dalla S.V. Ill.ma notificatami (20.10.1913) all’ufficio di Direttore responsabile della Gazzetta d’Alba. Come è suo desiderio entro subito in carica, col n. 43 del detto giornale; ed accetto le condizioni che mi vennero imposte: stipendio annuo di L. 200,00 e le responsabilità che secondo legge sono annesse all’ufficio stesso. Nella speranza di poter corrispondere per quanto mi sarà possibile alla fiducia in me collocata dalla S.V. Ill.ma e dall’on. Amministrazione cui presiede. – Devot.mo Sac. Alberione Giacomo".

In questo modo, l’Associazione della Buona Stampa aveva sistemato un problema, e don Alberione ne aveva sistemato uno molto più grande. Questo era il primo passo d’un viaggio che lo avrebbe condotto molto lontano; era la chiave che gli permetteva di aprire una porta alla quale bussava invano da anni.

Acquistare giornale e una tipografia

Il contratto valeva per due anni, ma già nel 1914 don Alberione acquista il giornale con tutti i diritti e doveri connessi. Ora che don Alberione ne era proprietario, nessuno si sarebbe meravigliato che egli decidesse di stamparlo per conto proprio e che, per conseguenza, acquistasse una tipografia.

Il primo a esserne informato fu mons. Re. Don Alberione gli si presentò il 13 luglio per manifestargli la sua intenzione di formare buoni e zelanti propagandisti che lavorassero nella stampa, nelle conferenze, nelle opere cattoliche. E per raggiungere questo scopo, era indispensabile avere una tipografia, che egli avrebbe acquistata a condizione che glielo permettesse.

Mons. Re non si dimostrò certo entusiasta, ma non gliela vietò. E don Alberione dopo due settimane, il 30 luglio 1914, acquistò l’occorrente per una piccola tipografia che sistemò alla meglio in un locale in affitto in Piazza Cherasca n. 2. Sappiamo che la prima macchina da stampa gli fu pagata da suo zio e padrino Giacomo Alberione.

In quel modestissimo locale nacque la Pia Società San Paolo col nome di Scuola Tipografica Piccolo Operaio (abbreviato abitualmente in "Scuola Tipografica"). La data di nascita è, per tradizione, il 20 agosto, festa di san Bernardo e giorno in cui chiudeva la sua vita terrena san Pio X.

Montate le macchine, si acquistarono anche i mobili indispensabili, poichè in quei giorni don Alberione aveva invitato due giovani che conosceva bene, a passare le vacanze ad Alba e a dare una mano a sistemare un poco la casa; poi essi ritornarono nuovamente ai loro rispettivi paesi, a continuare le vacanze. Torquato Armani si recò a Benevello, in attesa di ripartire per Torino per continuare gli studi nel Collegio Salesiano; Desiderio Costa, che aveva conosciuto don Alberione già nel Seminario di Alba, ritornò a Castellinaldo, in attesa di sapere dallo stesso don Alberione che cosa dovesse fare.

Il signor Giovanni Battista Morocco (1895-1982) in una fotografia degli inizi della "Scuola Tipografica".
Il signor Giovanni Battista Morocco (1895-1982) in una fotografia degli inizi della
"Scuola Tipografica".

L’incontro con G.B. Morocco

Don Giacomo Alberione aveva pure cercato la persona adatta a dirigere la piccola tipografia e ad assistere i primi alunni. Su questo episodio ascoltiamo quanto scrisse lo stesso Giovanni Battista Morocco in un memoriale del 30 novembre 1970.

"Il mio primo incontro con il Teologo Alberione avvenne in Asti, in uno degli ultimi giorni del luglio 1914 presso la Tipografia Popolare dove lavoravo. Nel presentarsi mi disse di avere avuto la segnalazione del mio indirizzo dal Sacerdote don Giuseppe Rosa, incontrato in Alba nella Casa dei Padri Giuseppini, che officiavano il Santuario della Moretta, dove don Rosa stava tenendo un corso di predicazione. Saputo che il sacerdote astigiano era stato direttore di una istituzione avente in funzione una Scuola Tipografica, a lui si era rivolto per avere indicazioni su un eventuale soggetto che per doti morali e preparazione tecnica fosse in grado di assumersi l’impianto, la direzione e l’assistenza stessa dei ragazzi addetti ad una istituenda Scuola Tipografica.

Questo mi disse il teologo Alberione, aggiungendo che lo scopo della sua visita mirava appunto a propormi di andare in Alba per dare inizio all’Opera che egli intendeva promuovere. Mi espose in merito le sue idee, mi precisò quali dovevano essere le mie mansioni e mi propose anche le condizioni economiche: lire 120 mensili, con detrazione di 60 lire per il vitto.

Il giovane sacerdote mi fece ottima impressione per il modo caloroso e concreto con il quale esponeva il suo programma di azione. Dall’aspetto e dalla voce traspariva l’ardore di uno zelo operoso, ispirato a concretezza di intendimenti per la realizzazione di un’Opera lungamente pensata. Mi riservai di ponderare la sua proposta, e di dargli una risposta a non lunga scadenza...".

Mons. Francesco Re, vescovo di Alba dal 30.12.1889 al 17.01.1933.
Mons. Francesco Re, vescovo di Alba dal 30.12.1889 al 17.01.1933.

In piazza Cherasca ad Alba

Il Morocco si sentì ispirato ad accettare la proposta di don Alberione.

"Giunto ad Alba mi presentai al Teologo in Seminario... Egli mi accompagnò nella sede della nuova Opera in piazza Cherasca, 2. I locali erano stati presi in affitto dalla damigella Vittorina De Giacomi, persona pia e agiata, che penso fosse una delle prime benefattrici del teologo Alberione.

Dal portone, che si apriva sulla piazza, si accedeva, a sinistra, in un ampio salone, sede della tipografia. Era un locale luminoso dotato di quattro ampie finestre che davano sulla piazza e altrettante che guardavano, sul giardino interno. A destra dell’androne d’entrata si apriva la scala di accesso al piano rialzato e al piano superiore. L’alloggio della comunità era limitato al piano rialzato e costituito da sei camere, una delle quali era stata adibita a magazzino della carta. L’alloggio era a tre gradini fuori terra; godeva di un ampio giardino situato, oltreché davanti, anche sul fianco occidentale della casa. Le camere erano provviste dei mobili indispensabili.

Nel salone erano già montate le due macchine da stampa: una "Marinoni" a tavoletta nel formato 70x100 ed una pedalina "Ideal-Nebiolo" 25x35; tutto il rimanente materiale: caratteri, filetti, era ancora da sistemare.

Tre i banconi normali per i caratteri di testo e altrettanti, più piccoli, per i caratteri così detti di fantasia. Completavano la dotazione una perforatrice di cm. 50 di luce e un tagliacarte di cm. 70 di luce a rotazione azionato a mano, che per mancanza di spazio, era stato posto nella camera al piano rialzato destinata a magazzino...

Una foto del 1916, il beato Alberione con Torquato Armani (a sinistra) e Desiderio Costa (a destra).
Una foto del 1916, il beato Alberione con Torquato Armani (a sinistra) e Desiderio Costa (a destra).

Fui presente nel parlatorio del Seminario quando, qualche mese dopo, il Teologo versò al rappresentante della Società Nebiolo di Torino, certo De Benedetti, l’importo dell’impianto tipografico. Poco più di 14.000 lire che don Alberione pagò con marenghi d’oro tolti da un sacchetto di tela greggia, così come usavano fare i nostri vecchi di campagna: erano il frutto di infiniti sudori e di non poche privazioni di uno zio di don Alberione. Il particolare dei marenghi d’oro mi colpì e rimase saldamente impresso nella memoria, sia perché non ne avevo mai visti prima di allora, e sia perché essi vennero computati nel loro valore reale, mentre qualche mese dopo, con l’entrata in guerra dell’Italia il prezzo dell’oro prese a salire sempre più rapidamente".

"Nel pomeriggio di quel giorno il Teologo mi diede in consegna i locali ed i primi tre ragazzi. Ricordo particolarmente Desiderio Costa di Castellinaldo, e Torquato Armani di Benevello. Con una cerimonia semplice ed intima benedisse i locali e invocò sulla piccola famiglia e sugli scopi che essa si proponeva la costante assistenza divina mediante il patrocinio di San Paolo apostolo, scelto a protettore della nascente Opera...

La piccola comunità seguiva un regolamento ed un orario che il Teologo aveva fissato e che lo scrivente doveva osservare e far osservare nella sua qualità di "Maestro" e di superiore diretto dei ragazzi, non solo per quanto si riferiva alla preparazione tecnica tipografica, ma anche per quanto aveva riferimento all’ordine ed alla disciplina della Casa.

Occorre avere presente come allora il Teologo dimorasse in Seminario, dove era Direttore Spirituale e Insegnante. Ogni giorno, nelle ore libere, veniva a far visita alla sua Opera per rendersi conto del funzionamento, per seguire il lavoro della tipografia e accertarsi che ogni cosa procedesse secondo le direttive date. Quasi ogni sera si accompagnava ai ragazzi nella consueta passeggiata, che ordinariamente si svolgeva lungo il viale, che allora cingeva in continuità l’agglomerato urbano.

La vita religiosa della piccola comunità aveva il suo centro nella chiesa di Santa Caterina, presso il Seminario, quindi non molto distante da piazza Cherasca. La chiesa era officiata dal teologo Giuseppe Priero, un umile e colto professore del Seminario, che fu sempre un valido sostenitore delle Opere del teologo Alberione. La Messa era celebrata alle ore 7; i ragazzi avevano così modo di trovarsi in tipografia alle 8, dopo aver fatto la prima colazione.

Per i lavori di cucina e di guardaroba era stata assunta una madre di famiglia che abitava a pochi passi da piazza Cherasca. Essa attendeva durante il giorno alle varie incombenze domestiche ed a sera rientrava in famiglia".

Il Fondatore, ormai anziano, legge l'Osservatore Romano con fratel De Blasio.
Il Fondatore, ormai anziano, legge l’Osservatore Romano con fratel De Blasio.

Sviluppo della Scuola Tipografica

"Nei contatti con don Alberione - ricorda il giovane Morocco, nel citato suo "Memoriale", – ebbi subito modo di osservare e costatare con quale audace spirito di intraprendenza egli affrontasse i vari problemi e le inevitabili difficoltà che accompagnavano i primi passi dell’Opera. Per lui tutto doveva essere facile, tutto doveva essere tentato con coraggio e con il, massimo impegno. Ognuno doveva essere in grado di applicarsi e di riuscire in qualsiasi impresa".

Morocco era specializzato come compositore tipografo, ma don Alberione volle che insegnasse ai ragazzi anche la parte riguardante l’impressione o stampa propriamente detta. Per avviarlo, chiamò in tipografia un impressore addetto ad un’azienda tipografica cittadina, ad impartire alcune lezioni pratiche di stampa, dopo di che lui dovette improvvisarsi insegnante agli altri. Con il successivo sviluppo delle attività della Scuola Tipografica, il Teologo dovette assumere come impressore Ermenegildo Borello di Fossano.

Morocco fu pure incaricato dal Teologo (così tutti chiamavano familiarmente il sacerdote Giacomo Alberione) di collaborare alla redazione di Gazzetta d’Alba, e di stendere le cronache delle sedute del Consiglio comunale...

Si lavorava con lena ed entusiamo. Si cominciò con la stampa del "Piccolo Catechismo di Pio X"; seguì "La preghiera del parrocchiano" curato dal parroco di Vezza d’Alba don Augusto Vigolungo e da don Luigi Sibona. Seguirono i "Catechismi"; il libro "La donna associata allo zelo sacerdotale" di don Alberione; "Il Beato Sebastiano Valfré" e altri libretti, periodici e bollettini.

Don Alberione fu costretto, anche per la composizione tipografica, ad assumere personale già tecnicamente preparato, ma che si adattasse a vivere in comunità. I prescelti furono due: Alfonso Sibona di Magliano Alfieri, nipote di don Sibona, e Dino Gazzera di Fossano.

Gazzetta d’Alba continuò ad essere stampata nella tipografia di Natale Durando, situata in Alba, via Accademia angolo via Calissano, finché, dalla primavera del 1916, si iniziò a stamparla in Casa.

"In pochi mesi la Scuola Tipografica – ricorda il Morocco, – aveva raggiunto un discreto sviluppo. Il numero dei ragazzi era aumentato. I vari compiti "esterni" affidati allo scrivente non gli consentivano di svolgere con la necessaria continuità l’opera di assistenza alla Casa fuori dell’orario di lavoro. Occorreva anche pensare ad una nuova sede, essendo quella di piazza Cherasca divenuta ristretta per un ordinario ritmo di vita della comunità".

Livia Bianconi