|
N. 3 marzo 2010
|
EDITORIA -
UNO
SGUARDO SUL FUTURO
Biblioteche
e librerie digitali
La
sfida dei libri digitali non riguarda solo un problema di tecnologia, ma
soprattutto di una nuova mentalità e di strategie di diffusione e
distribuzione. Nel precedente numero avevamo osservato come stia manifestandosi, grazie ai nuovi supporti elettronici per la lettura, una rivoluzione nel mondo dell’editoria e della lettura, e lo avevamo osservato sotto l’aspetto della tecnologia di lettura ed in particolare per l’aspetto della "carta elettronica". Questa volta proviamo a osservarlo sotto l’aspetto della distribuzione dei contenuti. Come in tutte le rivoluzioni gli elementi chiave del cambiamento avvengono in un tempo relativamente assai breve, ma l’affermazione su larga scala di essa ha bisogno di tempi lunghi. Già al tempo di Gutenberg, una cosa fu l’affermazione della stampa come novità tecnologica, un’altra cosa fu il sorgere di strutture per la diffusione dei prodotti stampati: per molto tempo, oltre alle officine tipografiche, furono i venditori ambulanti i grandi diffusori del libro stampato. Oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di simile. La tecnologia permette di realizzare e di fruire il contenuto dei libri in formato digitale, ma per chiudere il cerchio servono altri due elementi: un nuovo modo di gestire (conservare e distribuire) questi contenuti in formato digitale; un nuovo modo di ragionare e gestire questi contenuti da parte dei nuovi lettori.
Circa la conservazione da lungo tempo esistono le biblioteche. Ma già adesso le biblioteche stanno diventando elettroniche, cioè digitalizzando i contenuti dei libri del passato così da poterli consultare via rete. Riguardo ai lettori, saranno i giovani a produrre nuove modalità fruizione, e per ora si possono prevedere solo parzialmente, però questo sarà il vero cuore della rivoluzione della lettura. Mentre un aspetto fondamentale, di cui ora si stanno giocando le fasi chiave della partita, è quello della distribuzione del contenuto digitale, cioè come diffondere e comprare gli e-book. Kindle, I-pad e le librerie digitali Da febbraio, "Usa Today" è il primo quotidiano ad inserire stabilmente nella classifica dei libri più venduti anche gli e-book. Per ora la competizione è sostanzialmente per la lingua inglese. Infatti, per avere una massa critica bisogna porsi a livello mondiale, e per ora solo l’inglese permette risultati tali da farsi notare, per le altre lingue ci sono realtà interessanti ma bisogna andare a cercarle. Secondo alcune fonti Amazon, la più grande libreria del mondo, avrebbe già venduto 3 milioni di Kindle, mentre che le previsioni di vendita di Apple sono sui 4-5 milioni di I-pad. A ben leggere la situazione, la discesa in campo di Apple con il suo I-pad, a contendere il passo al Kindle di Amazon apre non tanto ad una competizione degli e-reader (ci sono altri e-reader anche migliori per la lettura), quanto piuttosto ad una competizione della gestione di diffusione e vendita dei contenuti. Apple con I-phone (ed ora don I-pad) offre un prodotto e una serie di servizi; Amazon offre Kindle e la più vasta biblioteca/libreria del mondo. Comunque è anche un problema economico, Amazon usa un prezzo fisso (9,90 $) per tutti i libri (tra l’altro per ora pagandolo ad un prezzo superiore a quello che versa agli editori). Ma qui che si gioca l’evoluzione della lettura nel sistema della diffusione e della vendita dei libri in formato digitale. Sarà l’interesse degli editori a poter guadagnare che farà cambiare gli attuali orizzonti. Gli analisti propendono per un costo intorno ai 5 dollari.
La gestione dei diritti digitali Un’altra grande questione, non tecnologica ma strategica, e che interessa tutti i prodotti digitali (oltre o assieme a quella economica in senso stretto) è quella che sul web viene stringatamente definita con la sigla DRM (Digital Rights Management, cioè gestione dei diritti digitali). In altre parole come gestire, e proteggere i diritti degli autori di un’opera d’ingegno, e come garantire gli interessi economici degli editori. Le due questioni sono strettamente intrecciate, anche se alcuni vorrebbero poterle trattare in modo separato. Concettualmente sono due problematiche differenti ma in pratica è assai difficile districarle. Non intendiamo qui trattare il problema legale, perché per questo si va nei tribunali, e con sanzioni come il mondo dei libri conosce bene da molto tempo, ma piuttosto quelle tecniche di protezione preventiva circa la copia o il funzionamento di programmi e di contenuti. Nel mondo dei computer il problema è presente da tempo con l’avvento dei DVD, ma ha assunto dimensioni nuove con la musica digitale scaricabile on-line. Un programmino inserito nel file impedisce l’uso dello stesso se non si possiede il codice, così non si può copiare senza passare dal venditore, ma ormai si giunge al punto che non si possono neppure fare più copie dello stesso file per colui che ha regolarmente pagato il prodotto. Tralasciando il problema tecnico (e di programmi che infrangono tale blocco), ci interessa qui ragionare sulla logica che è dietro ai DRM e alle due linee principali di pensiero che sono dietro.
I primi dicono che in questo modo si proteggono i diritti degli autori e degli editori e così si assicura il giusto compenso, anche se si produce un disturbo per l’utente. I secondi dicono che in questo modo si incentiva in realtà l’uso di prodotti "piratati", perché in realtà questo serve a tenere i prezzi alti dei prodotti originali. Se si offrissero i prodotti a prezzi più ragionevoli la gente acquisterebbe i prodotti originali senza cercare di ottenerli in modo illegale. La questione per il mercato editoriale è tutt’altro che secondaria. Infatti, molti editori, grandi e piccoli, stanno aspettando di capire quale corrente prevarrà e quale tecnologia sarà usata. Ovviamente i grandi editori, o case discografiche che siano, preferirebbero tutelarsi il più possibile, ma sanno che in questo modo non incentivano i guadagni. Nel mondo musicale dopo un primo approccio con DRM molto rigidi (ma puntualmente violati) si sta andando verso la strategia di offrire una grandissima scelta a prezzo sempre più ragionevole. Perché i libri digitali possano diventare un fenomeno di massa questa problematica deve essere risolta, altrimenti come già sta accadendo, può capitare di avere un testo che si può leggere solo su certi e-reader. Le librerie on-line La stampa nasce con i tipografi, non con gli editori. Un finanziatore o un benefattore che pagasse la spesa iniziale. Le moderne "case editrici" nascono dopo, in seguito a due fattori: l’alfabetizzazione generalizzata e la conseguente possibilità di alte tirature. Prima delle case editrici sorgono le "librerie" che sono il luogo dove poter trovare e acquistare i libri. Col tempo per rifornire le librerie diventano sempre più importanti i distributori con i loro magazzini e cataloghi sempre più vasti.
Infatti, Amazon non è e non ragiona come una editrice, ma da distributore. Inoltre propone un ecosistema chiuso, con i libri digitali su un suo supporto proprietario (il Kindle) e la vendita on-line può fare due cose: bypassare le rivendite sul territorio (le librerie), e (può) diventare direttamente anche l’editore di testi che non conosceranno mai la carta. Tutti, e da ogni parte del mondo, lingua permettendo, possono scaricare gli e-book: è la libreria nell’era della globalizzazione e del mondo digitale. La seconda cosa è possibile, ma per fare un buon libro oltre all’autore serve il lavoro redazionale e di impaginazione, la promozione per far conoscere il libro. Cioè significa comunque dotarsi di una redazione editoriale. Tuttavia con un libro "senza carta" si può rinunciare a tutta la produzione e distribuzione che implica la carta: stampa, magazzini e trasporti. Ma come non serve a nulla stampare un libro se non ci sono persone che li acquistano e li leggono, così non servirà a granché produrre libri elettronici se poi non ci saranno acquirenti in grado di acquistarli, ma anche solo in grado di sapere che esistono. Sarà perciò fondamentale la diffusione. Non sappiamo se Amazon vorrà anche essere una "casa editrice digitale", ma certamente ci abitueremo presto a nuovi modi di produrre e diffondere contenuti di testo. Sergio Deltrio |
|
|
|
||