N. 3 marzo 2010

Sommario.

"Passio Christi, passio hominis"
  
a cura della Redazione

"I santi sono tutti lavoratori"
   Mario Sgarbossa

Due chiacchiere con Dio
   Beatrice Immediata

Ravvivare il sacerdozio paolino
  
Silvio Sassi

"Cari come la spina dorsale"
   Mercedes Mastrostefano

Giornalismo fai da te
  
Claudia Camicia

L’ora di Dio
   Mercedes Mastrostefano

Emergenza educativa e crisi della famiglia
  
Angelo Montonati

Paese di emigranti e di immigrati
   Anna Maria Pappalardo

Biblioteche e librerie digitali
   Sergio Deltrio

La pedagogia del tempo
   Sandro De Bonis

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...

Bra: la Madonna dei Fiori
   Mercedes Mastrostefano
   

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2010 - Copertina

 STORIA PAOLINA

 di MERCEDES MASTROSTEFANO
  

"Cari come la spina dorsale"
  

Il Fondatore ha sempre amato i Discepoli del Divin Maestro, legando la loro figura in modo indissolubile a quella del sacerdote paolino.
  

Fra tanto verde, un’ampia vista sul lago, sorge la "Casa Divin Maestro" ai Castelli romani, esattamente ad Ariccia, una delle più antiche cittadine del Lazio, celebre per il culto della dea Diana protettrice dei boschi e delle selve.

La casa fu voluta dal beato don Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina per avere, a tempo opportuno, un luogo di riflessione e uno slancio spirituale.

Durante un corso di Esercizi spirituali dei Paolini, l’Alberione salendo da una scala si era fermato sul pianerottolo del corridoio dove incrociò due Paolini che con passo cadenzato e militaresco avevano raggiunto lo stesso luogo. Non mancarono i saluti e don Alberione guardandoli sorridendo disse loro: "Sentendo il vostro passo mi avete fatto pensare al mio papà".

Fratelli Discepoli Paolini in preghiera nella Cappella Divin Maestro della Comunità Periodici Paolini di Alba.
Fratelli Discepoli Paolini in preghiera nella Cappella Divin Maestro della Comunità Periodici Paolini di Alba.

Infatti Michele Alberione (1837-1904) era granatiere e aveva fatto parte dell’esercito; alto di statura, serio, con tanto di baffi "alla re Umberto" come si usava all’epoca. Il Fondatore – tanto parco nel parlare della sua famiglia – si ferma amabilmente a conversare dopo la rara confidenza.

I due fortunati sono due Discepoli del Divin Maestro.

Diamo la parola autorevole a don Alberione che li ha voluti e amati. Egli ha espresso il suo pensiero negli scritti e nelle predicazioni: "Sono fratelli-religiosi che con i sacerdoti paolini, formano la Congregazione della Società San Paolo, iniziata, come sappiamo, da don Alberione, come in un presepio, il 20 agosto 1914: primo ramo della famiglia".

Cosa intende fare don Alberione con i suoi membri? «Siamo nati per dare Gesù Cristo Maestro Via, Verità e Vita al mondo. Siamo qui per compiere un apostolato con lo spirito di San Paolo, sotto lo sguardo di Maria Regina degli Apostoli».

Chi sono i Discepoli. «La posizione dei Discepoli nella Società San Paolo, non è quella dei semplici coadiutori per esempio fra i Gesuiti o i Cappuccini; neppure è quella dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Tra di noi hanno una via di mezzo.

I Discepoli condividono il medesimo apostolato e la medesima maniera di attendere alla propria perfezione; godono dei medesimi diritti e privilegi essenziali; conducono la medesima vita religiosa dei sacerdoti.

I Discepoli in alcune materie precedono; in altre affiancano, in altre seguono. Essi sono Discepoli: quindi in continua formazione e cammino secondo le ascensioni spirituali di spirito e di apostolato dei Sacerdoti. Si sostengono in tale cammino; diversamente, il loro regresso è immediato e fatale; si sostengono e nel cammino ne avremo vicendevole vantaggio.

Il Venerabile Fratel Andrea Borello, modello di amore alla Congregazione (Quadro di Nino Musìo).
Il Venerabile Fratel Andrea Borello, modello di amore alla Congregazione (Quadro di Nino Musìo).

Essi sono Discepoli, abbiano la direzione spirituale che consiste in una istruzione appropriata, graduale, continua, in una guida morale affettuosa e forte, in un complesso di pratiche devote appropriate come sempre si è inteso.

Essi precedono nello spirito di preghiera umile, vigile, riparativo, preventivo» (CISP, p. 87).

Nello spirito di preghiera e di riparazione. La strage di anime compiuta attraverso i mezzi posti al servizio dell’errore e del male è uno spettacolo che accende nel cuore una fiamma intensa di zelo: don Alberione pensa a scrittori, registi, tipografi, giornalisti, finanziatori di spettacoli, ecc., mossi da ambizione, desiderio smodato di guadagno, odio, talvolta di proposito a diffondere il male. E allora è stimolato a compiere una duplice riparazione: negativa, astenendosi dai pericoli dell’uso improprio di tali strumenti; positiva: esercitando l’apostolato, opponendo la verità all’errore, il bene al male, Cristo a Satana.

E come le radici dei peccati sono tre: sensualità, avarizia e superbia, il Discepolo ripara con la vita: i peccati dei sensi con la castità, quelli dell’avarizia con la povertà, i frutti della superbia con l’obbedienza. E questa è una riparazione profonda, vitale ed universale (cfr CISP. p. 371).

Sacerdote e Discepolo concorrono allo stesso apostolato. L’Istituto Paolino ha una netta superiorità: Sacerdote e Discepolo concorrono a compiere lo stesso apostolato delle edizioni. Questo infatti ha tre parti: redazione, tecnica, diffusione; ma le tre parti formano un solo ed unico apostolato. In esso la prima parte, cioè la redazione, è propria del Sacerdote; la seconda e la terza, cioè tecnica e diffusione, sono proprie del Discepolo. Sacerdote e Discepolo assieme uniti nelle edizioni meritano quindi il nome di Apostoli. Al contrario lo scrittore non fa l’apostolato paolino da solo, è un semplice scrittore; il Discepolo senza Sacerdote scrittore è semplice operaio.

Il Discepolo che cosa moltiplica con la tecnica, o diffonde con la propaganda? Quello medesimo che dà il Sacerdote: dogma, morale, culto. La missione affidata agli Apostoli è stata annunziata con le parole: «Predicate, insegnate a fare quanto vi ho detto, battezzate» [c f . Mt 28,19-20]. Discepolo, dunque, che costituisce ed esercita col Sacerdote una medesima missione; elevato così al "regale sacerdotium", nell’ordine cristiano è il massimo che può raggiungere, non può andare oltre».

Ciò vuol dire: carattere, coraggio, generosità. Prima delle nuove tecnologie abbiamo visto i Discepoli alle Linotype, alle Monotype, alle compositrici, alle macchine da stampa, alle veloci rotocalco, al laboratorio fotografico, allo stabilimento cinematografico e discografico; e poi alle Librerie, alla stazione radio-televisiva. Caporeparti, maestri dei più piccoli e dei nuovi arrivati. Erano presenti ovunque: nel coordinare operai per la manutenzione delle case, nelle costruzioni, nelle varie spedizioni di libri, riviste ecc.

Tomba di Fratel Andrea Borello nel Tempio San Paolo in Alba.
Tomba di Fratel Andrea Borello nel Tempio San Paolo in Alba.

Da molti anni i Discepoli erano presenti nella Congregazione, anzi fin dall’inizio, ma don Alberione volle che il 3 luglio 1929 ci fosse festa in casa con la Vestizione dei primi sette Discepoli che più tardi emetteranno i voti con la professione religiosa. È bello conoscere i loro nomi: Guido Dardi; Vittorio Boleja; Michele Diatto; Guglielmo Faoro; Francesco Magnani; Liberale Pavan; Giovanni Porello.

La vocazione dei Discepoli ricorda la vocazione di san Giuseppe. Dal "San Paolo" del febbraio 1935 riportiamo una breve cronaca di un’altra festa.

«Domenica 10 corrente mese S.E. Mons. Luigi M. Grassi, Vescovo di Alba, ha dato nella nostra Chiesa di Casa-Madre, l’abito religioso a n. 12 Discepoli; ha pure accettata la prima professione religiosa di una ventina di essi; che hanno terminato il Noviziato. La funzione, ebbe un carattere di speciale solennità; particolarmente fece impressione la preziosa esortazione di S.E. Mons. Vescovo. Egli mostrò loro quanto sia bella la loro vita: come religiosi, perché in uno stato di predilezione divina; come apostoli della stampa in cui condividono come sacerdozio nobilissimo nell’ufficio di docere; come posizione nella vita comune in cui possono ascendere alla più alta perfezione e santità; purché umili, obbedienti, fervorosi».

«La vocazione dei Discepoli ricorda la vocazione di S. Giuseppe e la festa del Santo è la loro festa. Condividono con i sacerdoti il lavoro come merito e il ministero sacerdotale sarebbe ben scarso senza il Discepolo... Sono dei fortunati, beniamini di Dio... Ogni volta che esce un libro scritto dai fratelli sento commossa riconoscenza al Divin Maestro.... La scarsità dei Discepoli si riflette su tutte le altri parti della Congregazione, specialmente sull’apostolato, sugli studi, sullo spirito, sulla povertà poiché i Discepoli, condividono con i sacerdoti il medesimo apostolato.

È chiaro che il chierico deve specializzarsi nelle scienze sacre, mentre il Discepolo deve specializzarsi nelle scienze tecniche e nella diffusione... L’opera del sacerdote e del Discepolo messe insieme possono moltiplicare la loro unica predicazione...

Anche il Discepolo ha la sua parte di studio spirituale e scientifico che lo rende competente e professionale nella sua attività apostolica. Ha lo stesso trattamento dei sacerdoti, ha la partecipazione al Consiglio della Congregazione. ... La vita paolina deve conservare l’andamento familiare; non si deve sentire superiorità di corso, di età o di superiorità..." (dal San Paolo, 1937)

Beato Timoteo Giaccardo.
Beato Timoteo Giaccardo.

Pregare perché tra i Discepoli vi siano veri santi. I problemi non sono mancati; don Alberione, li ha affrontati con fede e coraggio, e ha messo in atto tutte le sue forze per la realizzazione del suo disegno, per la costante elevazione dei Discepoli e le responsabilità a cui gradualmente volle fossero chiamati, anche con aperture impensabili ai suoi tempi. Don Alberione ebbe sommamente a cuore la santità: «I santi sono la prima ragione d’essere di ogni Congregazione, sono il miglior collaudo del suo spirito, delle sue Costituzioni.

«Fin dall’inizio dell’Istituto avevo fatto pregare perché tra i Discepoli fiorissero dei veri santi». Ed ebbe la consolazione di partecipare all’introduzione della Causa per la beatificazione e canonizzazione di fratel Andrea M. Riccardo Borello, Discepolo del Divin Maestro.

In quella solenne circostanza, il 31 maggio 1964 nel Tempio di San Paolo ad Alba, ebbe a dire: «Fratel Andrea M. Borello merita di essere glorificato e proposto come esempio a tutti coloro che si consacrano all’apostolato dei mezzi di comunicazione sociale, ma in modo particolare ai Fratelli Discepoli della Pia Società San Paolo che sono come la spina dorsale della Congregazione e che hanno una parte importante nell’apostolato delle edizioni».

I "Carissimi" di don Giaccardo. Particolari, delicate premure ebbe il beato Timoteo Giaccardo per i "Discepoli del Divin Maestro". La sua condotta nei confronti di questi Fratelli che, pur non essendo sacerdoti, sono parte integrante dell’Istituto, si modellava sull’esempio del Maestro Divino, il quale amava mostrare le sue divine compiacenze sia agli Apostoli che ai suoi Discepoli.

Don Alberione posa con un gruppo dei primi Fratelli Discepoli ad Alba (1945).
Don Alberione posa con un gruppo dei primi Fratelli Discepoli ad Alba (1945).

Per quanto gravato da impegni, don Timoteo non rinunzia mai, nel periodo che fu Superiore di Casa Madre, a tenere loro ogni settimana la scuola di Costituzioni, alla quale talvolta faceva seguire una conversazione cordiale e fraterna.

Era lieto quando poteva stare in mezzo a loro: amava predicare ad essi, guidarli nella visita eucaristica, seguirli quando gli era possibile, nella recita dell’Ufficio della Beata Vergine. Sua preoccupazione era di crescerli nello spirito della loro grande vocazione per renderli sempre più contenti, specialmente di radicare tutta la loro vita su una pietà eucaristica, liturgica, illuminata, viva, capace di stabilirli in una vera amicizia personale con il loro Maestro Divino. Gioiva di vederli attorno all’altare sia per il servizio nelle funzioni solenni sia per l’adorazione.

In occasione delle Quarantore che seguivano la festa dei "Corpus Domini", voleva che in chiesa fosse loro riservato un posto speciale e, durante l’adorazione solenne, si compiaceva vederli rivestiti con la cotta.

Perché comprendessero sempre meglio la loro speciale missione attorno al Maestro Divino e ai suoi Sacerdoti, diceva loro: "Voi siete i custodi dell’Eucaristia" (S. Lamera, Lo spirito di Don Giaccardo).

Mercedes Mastrostefano
  

«Chi ha scienza, chi ha capacità di mente, chi ha forza di volontà, chi ha ricchezza di cuore, chi ha spirito di sacrificio, chi ha molto desiderio di santità, chi ha grande sete di anime, venga con fiducia. Nell’apostolato delle edizioni potrà esaurirsi, ma vedrà sempre davanti a sé la via farsi più lunga, più ampia, più bella».

Beato Alberione