N. 3 marzo 2010

Sommario.

"Passio Christi, passio hominis"
  
a cura della Redazione

"I santi sono tutti lavoratori"
   Mario Sgarbossa

Due chiacchiere con Dio
   Beatrice Immediata

Ravvivare il sacerdozio paolino
  
Silvio Sassi

"Cari come la spina dorsale"
   Mercedes Mastrostefano

Giornalismo fai da te
  
Claudia Camicia

L’ora di Dio
   Mercedes Mastrostefano

Emergenza educativa e crisi della famiglia
  
Angelo Montonati

Paese di emigranti e di immigrati
   Anna Maria Pappalardo

Biblioteche e librerie digitali
   Sergio Deltrio

La pedagogia del tempo
   Sandro De Bonis

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...

Bra: la Madonna dei Fiori
   Mercedes Mastrostefano
   

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2010 - Copertina

 ANNO SACERDOTALE - EVANGELIZZARE CON LA COMUNICAZIONE

 di don SILVIO SASSI, ssp
  

Ravvivare il sacerdozio paolino
  

In occasione della Conversione di San Paolo, il Superiore Generale ci ha invitati a riflettere sulla pastorale nel mondo digitale e al contributo specifico che il sacerdozio paolino può offrire alla Chiesa. Noi Paolini, attraverso le idee e l esempio del beato Alberione, dobbiamo offrire alla Chiesa il servizio di uno stile particolare di evangelizzare la comunicazione con la comunicazione.
  

In comunione con tutta la Chiesa, stiamo vivendo l’Anno sacerdotale (19 giugno 2009 - 11 giugno 2010) indetto da Benedetto XVI in occasione del 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney, proclamato da Pio XI nel 1929 patrono di tutti i parroci del mondo.

Il Papa fissa l’obiettivo della celebrazione: "Tale anno vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi".

Antenne sui tetti della chiesa di San Silvestro a Roma: i nuovi pulpiti del mondo di oggi.
Antenne sui tetti della chiesa di San Silvestro a Roma: i nuovi pulpiti del mondo di oggi.

Questo è il contesto ecclesiale che ha motivato Benedetto XVI a scegliere il tema per la 44ª giornata mondiale delle comunicazioni sociali che sarà celebrata il 16 maggio 2010: "Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola". Il tema è sviluppato nel messaggio del Papa pubblicato il 24 gennaio 2010 per sostenere l’impegno di tutti i sacerdoti che assumono il mondo digitale come una opportunità nuova e preziosa per l’evangelizzazione.

Il confluire della celebrazione dell’Anno sacerdotale e della giornata mondiale delle comunicazioni sociali nel tema del sacerdozio richiede che anche noi Paolini, in ragione del nostro carisma di evangelizzare nella comunicazione di ogni epoca storica con tutte le forme di comunicazione, possiamo offrire il nostro contributo di riflessione e di applicazioni concrete.

La predicazione, principale ufficio del sacerdote

Il beato Giacomo Alberione, sacerdote diocesano, con il consenso del suo Vescovo, nel 1913 assume la direzione del settimanale diocesano Gazzetta d’Alba e, progressivamente, lascia tutti i suoi impegni nel Seminario per potersi dedicare totalmente a pensare e a vivere un sacerdozio esercitato con l’apostolato stampa.

Don Sassi durante la recente visita in Filippine.
Don Sassi durante la recente visita in Filippine.

La convinzione che sta alla base di tutto il pensiero e dell’intera opera del beato Alberione è che la presenza dei cattolici nella stampa non può limitarsi alla semplice produzione di libri e giornali di ispirazione religiosa, ma richiede qualcosa di più importante: «…ci vogliono cuori sacerdotali, perché la missione della Stampa Buona è parte della missione sacerdotale. La predicazione è l’ufficio principale del sacerdozio, scrive Benedetto XV nella sua enciclica» (Unione Cooperatori Buona Stampa, 1921, in La primavera paolina, p. 143s). Per valorizzare la stampa in funzione dell’evangelizzazione, «occorre un cuore, un’anima sacerdotale. Esso è apostolato eminentemente sacerdotale» (UCBS 1926, in La primavera paolina, p. 669). Il carisma paolino si fonda sull’equivalenza, stabilita nella formulazione iniziale dal beato Alberione tra la "predicazione orale" (compito del sacerdote di parrocchia) e la "predicazione scritta" (compito del sacerdote paolino). La predicazione "scritta" non è un’alternativa alla predicazione "orale", ma si pone "accanto", anche se in piena autonomia, come il complemento necessario nel contesto dei fenomeni sociali e comunicativi all’inizio del 1900.

L’abbandono sempre più numeroso della fede da parte delle grandi masse che formano le loro convinzioni su una stampa non religiosa, lascia le chiese vuote e il ministero del parroco limitato ai pochi praticanti. Di fronte a questa fuga dalle parrocchie, don Alberione inizia ad operare mosso da una convinzione che lo guiderà durante tutta la sua esistenza: «Il mondo ha bisogno d’una nuova, lunga e profonda evangelizzazione. …Occorrono mezzi proporzionati, ed anime accese di fede. Il mezzo adatto non può fornirlo che la stampa e gli apostoli ardenti non può darli che la gioventù. …Occorrono dei missionari! dei nuovi missionari per questo nuovo e fecondo apostolato» (UCBS 1926, in La primavera paolina, pp. 680-682).

Accenno solo a due ragioni per le quali don Alberione pensa non ad una semplice produzione editoriale religiosa ma ad una vera evangelizzazione con la stampa, realizzata non da laici credenti ma da sacerdoti consacrati.

Don Alberione ai telefoni vaticani.
Don Alberione ai telefoni vaticani
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Una vera evangelizzazione con la stampa

La prima ragione è di carattere ecclesiologico, dovuta alla formulazione del tempo che, semplificando, si può riassumere in questi termini: l’incarico ufficiale dell’evangelizzazione è riservato al Papa, ai vescovi e ai sacerdoti; consacrati e laici hanno un ruolo di associati. «L’Apostolato Stampa è nella sua sostanza, origine, oggetto, fine, una stessa cosa con l’apostolato-parola. Si distingue soltanto per le modalità onde viene esercitato. Vengono entrambi da Dio, hanno per oggetto la Divina Parola e la Scienza Sacra, mirano alla salvezza delle anime. Ora è chiaro che essendo il sacerdote ministro ordinario e principale dell’apostolato-parola, di necessità lo è pure nell’Apostolato Stampa» (Apostolato stampa, 1933, p. 24s).

Ben presto, con lo sviluppo delle sue fondazioni, don Alberione dà una forma originale all’ecclesiologia del tempo associando al ministero del Sacerdote paolino la Suora, i Cooperatori, i Discepoli e i membri degli Istituti aggregati.

Già in La donna associata allo zelo sacerdotale, don Alberione ha coinvolto la donna accanto al sacerdote di parrocchia con la qualifica di un "quasi sacerdozio, un vero apostolato" (cfr. Introduzione); rivolgendosi alle Figlie di San Paolo, per sottolineare il collegamento della loro missione con il sacerdote paolino, afferma: «Che cosa siete? Vorrei dire diaconesse, vorrei dire sacerdotesse! nel modo con cui si parla di Maria» (Vademecum, 92).

Vedendo la necessità di associare il Discepolo al Sacerdote paolino, don Alberione osserva la storia dello sviluppo della vita religiosa e si chiede: «…oggi, perché non dare al Fratello laico una partecipazione allo zelo del Sacerdote, dare a lui un quasi sacerdozio!» (Abundantes divitiæ gratiæ suæ, 40). Nella mente del Fondatore, il sacerdozio paolino strettamente legato alla comunicazione, fa convergere tutti gli apostolati della Famiglia Paolina in un vasto progetto di evangelizzazione: «Il calore e la luce vitale devono discendere dai sacerdoti paolini, che hanno qui un grande e delicato ministero» (Ut perfectus sit homo Dei, I, 20).

Don Alberione con la cinepresa.
Don Alberione con la cinepresa.

Tenendo conto della riflessione ecclesiologica che si è sviluppata e diversificata a partire dal Vaticano II, il modo di pensare e attuare l’unità delle forze della Famiglia Paolina in un’opera articolata e complementare di evangelizzazione, può certamente incontrare oggi formulazioni in grado di valorizzare in modo più attuale il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio dei fedeli.

Una nuova elaborazione ecclesiologica del sacerdozio paolino permetterebbe di scoprire l’originalità e l’audacia del pensiero del beato Alberione che egli stesso trova confermato con il decreto conciliare Inter mirifica (04.12.1963): «L’attività paolina è dichiarata apostolato, accanto alla predicazione orale, dichiarata d’alta stima dinanzi alla Chiesa e al mondo» (San Paolo, dicembre 1963).

Evangelizzare con la comunicazione

La seconda ragione è di natura teologica, maturata con un concorso di circostanze (lo studio della Sacra Scrittura e della storia della Chiesa, la sensibilità pastorale per un ministero sacerdotale che tenga conto del contesto storico, il richiamo dei Papi a mobilitarsi per la stampa, le analisi di sociologi cattolici sulla situazione religiosa del tempo, ecc.), intuita nell’adorazione all’inizio del XX secolo e iniziata con la direzione di Gazzetta d’Alba: Dio vuole che si evangelizzi non solo con la parola ma anche con la scrittura. «Dio parlò a voce, Dio impresse le sue parole su carta, pergamene, monumenti antichi. È sempre una e medesima verità; uno e medesimo Autore; uno e medesimo fine: si tratti di parola parlata, si tratti di parola impressa o scritta. …Dio è il primo Scrittore, il primo Apostolo della Stampa. Imitiamo Dio» (Apostolato stampa, 1933, p. 4s).

Per don Alberione, l’evangelizzazione ha diverse forme di realizzazione e nessun mezzo, neppure la parola, ha l’esclusiva per annunciare Dio perché Dio si può dire in tanti modi, anche con lo scritto e con le immagini: «E le figure? Oggi gli uomini sono più pigri del solito, hanno fretta in tutto, ma una figura la guardano volentieri, perché sono curiosi. Ebbene, una figura di Gesù in croce, non vale una predica? Quante volte la sola vista del crocifisso ha salvato un’anima! La religione può essere detta tutta in figure; …tutto si può spiegare con figure. Bisogna proprio dire che l’Apostolato Stampa ha dei grandi mezzi per svolgersi» (Alle Figlie di San Paolo 1929-1933, 170).

San Giovanni Maria Vianney, dal 1929 patrono di tutti i parroci del mondo.
San Giovanni Maria Vianney, dal 1929 patrono di tutti i parroci del mondo.

Dopo la stampa, con l’invenzione e il progressivo consolidarsi di cinema, radio, televisione, dischi, fotografie, filmine, ecc., don Alberione sollecita il ministero sacerdotale paolino a valorizzare tutti i mass media per l’evangelizzazione.

A partire dal decreto Inter mirifica, il magistero universale sulla comunicazione, la riflessione ecclesiale e l’impegno pastorale per la comunicazione, accompagnando il sorgere delle varie forme di comunicazione, hanno compiuto un’evoluzione di mentalità importante che può essere descritta tra due estremi: dagli inizi, quando la stampa è ritenuta un’invenzione diabolica, fino a Giovanni Paolo II, che indica alla Chiesa la comunicazione come una vera "cultura" da evangelizzare.

Il pensiero della comunità ecclesiale sulla comunicazione non è omogeneo e questo spiega perché vi siano anche iniziative di comunicazione religiosa molto diverse. Noi Paolini, attraverso le idee e l’esempio del beato Alberione, vogliamo offrire alla Chiesa il servizio di uno stile particolare di evangelizzare la comunicazione con la comunicazione. Noi siamo tra quanti non ritengono le varie forme di comunicazione semplici "strumenti" o "sussidi" per l’evangelizzazione, ma siamo convinti che si tratta di una "nuova evangelizzazione" originale che permette di "incarnare" tutto il Cristo in tutta la comunicazione attuale.

Il progetto globale di questa nuova evangelizzazione è elaborato per i "fedeli" della "parrocchia paolina" (tutti coloro che utilizzano la comunicazione); i contenuti sono la proposta di un Cristo integrale nella totalità della fede (dogma, morale e culto) e una presentazione delle realtà umane alla luce dei valori evangelici; gli apostoli comunicatori sono i Paolini che, sul modello di San Paolo, vogliono tradurre la loro esperienza di Cristo per "farsi tutto a tutti" con l’obiettivo sacerdotale di permettere l’esperienza di Dio anche nella complessità della comunicazione attuale.

Ravvivare nella totalità del carisma

A quasi cento anni dall’inizio del carisma paolino, possiamo chiederci se, tenendo conto dei cambiamenti nella nostra Congregazione, siamo ancora in grado di offrire alla Chiesa il nostro servizio di pensiero e di opere concrete mantenendoci fedeli al sacerdozio paolino come è descritto e vissuto dal beato Alberione.

Cristo sommo sacerdote. Icona di M. P. Tamburi.
Cristo sommo sacerdote. Icona di M. P. Tamburi.

Nell’arco dell’esistenza del Fondatore, l’interpretazione del ministero sacerdotale collegato alla stampa e ai mass media subisce un ampliamento di realizzazione: dal sacerdote "scrittore", egli stesso autore dei contenuti, al sacerdote "editore", capace di valorizzare, in spirito paolino, i contenuti di altri.

Per "ravvivare" oggi la fisionomia del sacerdozio paolino, dobbiamo avere coscienza di alcuni dati importanti: la complessità del fenomeno della comunicazione con le sue esigenze di professionalità; la concezione secolarizzata dell’esistenza; la sproporzione del ricambio delle generazioni paoline con l’aumento della media dell’età; leggi civili e qualche scelta imprudente nell’adozione dell’impresa come strumento per l’evangelizzazione e nell’integrazione dei collaboratori laici; la riuscita in alcune forme di comunicazione, il poco sviluppo in altre e timidi inizi nella comunicazione digitale; una carenza di specializzazioni dei giovani Paolini soprattutto in comunicazione; la ricchezza degli studi di filosofia e di teologia realizzati in centri specializzati che però non sono accompagnati da una sistematica iniziazione teorica al carisma paolino e da impegni apostolici di responsabilità creativa; le iniziative di altre istituzioni ecclesiali che, pur non avendo la comunicazione come priorità, ci precedono proprio nel nostro specifico; l’ipotesi di rinchiuderci in ciò che sappiamo realizzare e la tentazione di minimizzare o snaturare il nostro carisma assumendo altri tipi di ministero come alternativa.

Grazie a Dio e per la chiarezza di convinzioni e la perseverante fedeltà al Fondatore, la Congregazione offre ancora oggi alla Chiesa il valore del sacerdozio paolino interamente impegnato ad evangelizzare con la comunicazione. Tuttavia sarebbe imprudente non tenere conto dei dati appena elencati che concorrono alla necessità di "ravvivare" il sacerdozio paolino nella totalità del nostro carisma.

Per rilanciare il sacerdozio paolino con una fedeltà creativa al Fondatore, penso sia necessario ricorrere ad almeno tre fonti di ispirazione. Anzitutto il pensiero e l’opera del beato Alberione approfondita con serietà: sarebbe un tradimento totale non ritenere più l’evangelizzazione con la comunicazione un autentico ministero sacerdotale. Inoltre, l’assimilazione del magistero universale sulla comunicazione: se tutta la comunità ecclesiale è mobilitata per valorizzare la comunicazione nell’evangelizzazione, sarebbe un vero paradosso che noi Paolini, nati solo per questa missione, volessimo cercare altri ministeri. Infine, cogliendo l’occasione del centenario, avere l’audacia intelligente e piena di fede per elaborare un progetto globale di nuova evangelizzazione collegato alla comunicazione di oggi attualizzando la sensibilità pastorale del beato Alberione.

In questa attualizzazione possiamo rafforzarci con motivazioni soprannaturali meditando il "sacerdozio" del nostro Padre San Paolo: "Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare" (1Cor 1,17) e: "Sono ministro di Gesù Cristo per i gentili, esercitando il sacro impegno del vangelo di Dio, affinché l’offerta dei gentili sia ben accolta e santificata per mezzo dello Spirito Santo" (Rm 15,16).

Silvio Sassi