N. 3 marzo 2010

Sommario.

"Passio Christi, passio hominis"
  
a cura della Redazione

"I santi sono tutti lavoratori"
   Mario Sgarbossa

Due chiacchiere con Dio
   Beatrice Immediata

Ravvivare il sacerdozio paolino
  
Silvio Sassi

"Cari come la spina dorsale"
   Mercedes Mastrostefano

Giornalismo fai da te
  
Claudia Camicia

L’ora di Dio
   Mercedes Mastrostefano

Emergenza educativa e crisi della famiglia
  
Angelo Montonati

Paese di emigranti e di immigrati
   Anna Maria Pappalardo

Biblioteche e librerie digitali
   Sergio Deltrio

La pedagogia del tempo
   Sandro De Bonis

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...

Bra: la Madonna dei Fiori
   Mercedes Mastrostefano
   

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2010 - Copertina

 

 EDITORIALE - UNA QUARESIMA UTILE

 
a cura della Redazione
  

"Passio Christi, passio hominis"
    

Il lino della Sindone, porta impressi immagini e segni, silenzioso testimone della passione dell’uomo della croce e del Figlio di Dio nostro Salvatore, ma anche della sua Vergine Madre.
   

Dal prossimo 10 aprile sino al 23 maggio 2010 nella Cattedrale di Torino sarà possibile vedere la reliquia della Sindone. Saranno molti i fedeli che andranno a scrutare questa prodigiosa immagine: a metà febbraio c’erano già un milione di prenotazioni.

La Sindone è una strana reliquia: ci lascia liberi di credere o no! Tuttavia, come testimone silenzioso, è davanti a noi con la sua irriducibile presenza. Resiste anche ai tentativi di falsificarla. È memoria di fatti storici, ma è anche testimone di un evento di fede fondamentale che va oltre la storia: la risurrezione di Cristo.

Come cristiani, sostando davanti a quel lino silenziosa memoria di tanto dolore conservato nel tempo, siamo invitati a vedere, anzi a contemplare, le tracce della passione che ci ha redenti.

Sappiamo dai vangeli che Giuseppe d’Arimatea aveva chiesto e ottenuto il corpo di Gesù. E tolto dalla croce l’avevano deposto in fretta nel sepolcro scavato nella roccia, senza poter adempiere tutti i rituali in uso tra gli ebrei.

Così ci racconta Giovanni nel suo vangelo. «Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù». (Gv 19,38-42).

Era la vigilia del Sabato, non c’era tempo. Quindi le pie donne, in fretta ma con amore, avevano ricomposto e deterso quel corpo deposto dalla croce, ma solo in parte purificato e unto con gli aromi. Quindi lo hanno avvolto in un lino, nella Sindone appunto, e quindi lo hanno lasciato lì vicino in un sepolcro scavato nella roccia.

Quante tracce su quel lino! – Nell’ultimo secolo innumerevoli ricerche hanno potuto trovare molte tracce rimaste impresse su quel lino, oltre che tracce della storia dello stesso antico tessuto.

Tracce che ci parlano di pollini e di tessuto, di immagini al positivo e di immagini al negativo, di tracce di tormenti per la flagellazione, di sudore e di sangue, di piegature e di cuciture, di tradizioni iconografiche e di incendi... Sembra quasi che non si possa più trovare nulla di quanto ha lasciato il suo segno sul lino della Sindone... ma ogni tanto arriva qualche nuova scoperta.

Vincent Van Gogh: Pietà (1889).
Vincent Van Gogh: Pietà (1889).

Ma ecco un invito, per coloro che potranno sostarvi davanti e per coloro che vorrebbero poterlo fare, a cercare qualcosa di prezioso che probabilmente non troverà mai riscontro in un referto scientifico. Ma del resto anche il Piccolo Principe affermava che "l’essenziale è invisibile agli occhi".

Dunque, con la nostra fede e con il nostro cuore, siamo anche invitati a cercare le tracce, lasciate su quell’antico lino, delle lacrime della Vergine Maria.

Maria, la madre di Gesù, che ha accolto nel suo seno per l’ultima volta le membra straziate del suo figlio. Così nel suo dolore, ha contemplato di quale amore folle il Figlio di Dio ci ha amato e cosa ha provocato il peccato dell’uomo. Ma coloro che hanno commesso tale crimine sono coloro che Gesù stesso, in Giovanni il discepolo amato, ha affidato a lei come figli.

Non solo con una mistura di mirra e àloe è stato preparato per la sepoltura quel corpo martoriato, ma anche con le sue lacrime di madre. Nel telo della Sindone, memoria della passione di Cristo e memoria del dolore dell’Uomo sulla croce, sono rimaste impregnate anche le lacrime della sua madre.

Contemplare l’amore nel dolore – Nessuna indagine scientifica potrà rintracciarne traccia, troppo lievi sono tali tracce, così come a fianco dell’amore divino quello umano scompare per la sua piccolezza, ma quelle lacrime sono state e rimangono il segno della partecipazione della Madre alla passione del Figlio di Dio. Sono le lacrime associate al Sangue che ci ha redenti, e che dovremmo saper contemplare guardando l’immagine rimasta impressa sulla Sindone.

Quel sudario, come avrebbe potuto non impregnarsi delle lacrime della Madre Addolorata mentre riaccoglieva al suo seno il corpo devastato del suo figlio, l’Amato! E come potevano non bagnarsi delle lacrime della Vergine quei lini, che avvolgevano il corpo del Figlio di Dio che l’arcangelo Gabriele le aveva annunciato, e che dovette lasciare in quella grotta buia, scavata nella fredda roccia.

Quel lenzuolo di lino le rimase come unica memoria del Figlio crocifisso, mentre il sepolcro rimase vuoto. Ma anche dopo la Risurrezione come non poteva ricordare al suo cuore di madre le sofferenze e le ferite inflitte sul corpo del Figlio tanto amato, e quei ricordi ancora diventavano lacrime che s’asciugavano in quel telo di lino, memoria muta che rimaneva fra le mani di colei che era ormai divenuta anche nostra madre, per le parole di Cristo dalla Croce.

Le sue lacrime di madre, si mescolavano con il sangue di Gesù il Cristo, quel sangue versato per la nostra redenzione, ma con un dolore che le straziava sino nelle profondità il suo cuore di mamma, come una spada che raggiunge il punto di divisione del corpo e dell’anima. La Sindone rimane silenzioso testimone della morte e risurrezione di Cristo nostro Redentore, ma porta anche le tracce del dolore di sua Madre per suo Figlio e per tutti i suoi figli salvati dal sangue del suo unico Figlio.
   

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