N. 1 gennaio 2010

Sommario.

In cammino verso il 2014
  
a cura della Redazione

Sacerdoti "tridimensionali"
   Eliseo Sgarbossa

Don Alberione scrittore
   Mercedes Mastrostefano

Quel piccolo prete di Ars
  
Beatrice Immediata

Il primo sacerdote paolino
   Eliseo Sgarbossa

Sacerdote affascinato e appassionato
   Mauro Ferrero

Contro la fame: cambia la vita
  
Angelo Montonati

Una testimonianaza a 360°
  
Anna Pappalardo

Dimensione sacerdotale dell’apostolato
   M. Gemma Victorino

Leggo, racconto, scrivo
   Claudia Camicia

Preghiera e vocazioni
   Timotea PeronaAnna Pappalardo

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...

Verso il 2014
   Mercedes Mastrostefano
   

Cooperatore Paolino n. 1 gennaio 2010 - Copertina

  ECCLESIOLOGIA - PIE DISCEPOLE DEL DIVIN MAESTRO

 di sr. M. G. VICTORINO, pddm
  

Dimensione sacerdotale dellapostolato
  

Don Alberione ha affidato alle Pie Discepole una particolare associazione allo zelo sacerdotale, che è come l anima del servizio da loro reso ai sacerdoti.
  

All’inizio del nuovo anno 2010, nel percorso dell’Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI il 19 giugno 2009, vorrei proporre una rilettura della dimensione sacerdotale delle Pie Discepole del Divin Maestro (PDDM) a partire da una riflessione di Madre M. Scolastica Rivata (1897-1987), prima Madre delle PDDM e collaboratrice del beato Giacomo Alberione, non solo nella fondazione del nostro Istituto ma anche nella cura dei sacerdoti e dei candidati al sacerdozio.

Nel 1979 le giovani PDDM in formazione a Roma, avevano chiesto una riflessione sul servizio sacerdotale, e con fervore e spontaneità, Madre M. Scolastica aveva risposto: «L’apostolato sacerdotale per le Pie Discepole, è un servizio reso ai sacerdoti, particolarmente quelli della Famiglia Paolina e si estende dalle cose più comuni alle cose spirituali, compiute sempre con retta intenzione e spirito soprannaturale. In questo senso la Pia Discepola lavora ogni giorno nel servizio di Dio in favore dei Sacerdoti, e non solo lavora, ma offre al Signore anche preghiere, sacrifici, servizi generosi, anche quando costa di più, per esempio quando sono malati, in pericolo di morte, dopo morte. Non lasciarli mai, ma pregare sempre per loro fino a quando hanno raggiunto il Cielo. (...) Più che altro ha grande importanza la preghiera. Preghiere speciali per loro. Importante è la preghiera e l’osservanza del silenzio. È di aiuto per il Sacerdote, avere dallo Spirito Santo le divine ispirazioni per comunicarle nelle prediche e nel servizio alle anime. (...)».

Don Alberione e madre Scolastica.
Don Alberione e madre Scolastica.

Preghiera. Servizio. Silenzio

Questa formula raccomandata da Madre Scolastica per compiere bene il ministero verso i sacerdoti paolini del suo tempo, vale ancora dopo tutti i cambiamenti che vertiginosamente hanno assalito e continuano a sfidare la società e il mondo oggi? Credo proprio di sì, anzi, più che mai.

Rimanendo solo nel contesto socio-ecclesiale, sappiamo quanta sofferenza c’è nella Chiesa e nella società di oggi. Anche sacerdoti e religiosi, come persone fragili e vulnerabili, possono venire coinvolti in scandali morali o cadere in forme di dipendenza.

La Chiesa, formata da tutto il popolo di Dio, continua a percorrere la via della purificazione insieme ai suoi ministri ordinati. Questa sfida riguarda tutti e ci impegna a trovare forme nuove di carità nella verità e di verità nella carità, nelle quali possano interagire i valori del servizio, della preghiera, del silenzio.

Madre Scolastica sottolinea la preghiera; preghiera che è anche servizio: è ministero d’ adorazione, riparazione, intercessione, accoglienza. La santificazione dei sacerdoti, la loro crescita e trasformazione in immagine di Cristo, per il servizio al popolo di Dio, non dipende da noi. Per questo la preghiera, specialmente il ministero dell’Adorazione eucaristica, rimane prioritaria.

Nei suoi Ricordi lei racconta come don Alberione ha dato una consegna speciale alle PDDM dell’Oratio Christi o Preghiera sacerdotale di Gesù (cfr Gv 17): «Un giorno nel 1926 il Primo Maestro mi chiama in ufficio e mi dice: "Senti - e mi fa vedere nel Vangelo che aveva lui, che era scritto in latino, l’Oratio Christi, e soggiunge -, ho pensato sia bene che voi che avete l’ufficio di pregare per i Sacerdoti e per l’apostolato Paolino, a conclusione delle due ore di adorazione, recitiate per i Sacerdoti questa preghiera". (...) Da allora si è continuato fedelmente a recitare, sia pur ora in italiano, questa bella e significativa Preghiera secondo l’intenzione del Primo Maestro per i Sacerdoti».

In quest’Anno sacerdotale, il ripetere le parole di Gesù, messe dall’Evangelista Giovanni nel contesto dell’Ultima Cena, può aiutarci a riscoprire la nostra dignità battesimale in quanto popolo regale, profetico e sacerdotale. Crescendo nella comunione ecclesiale con i nostri Vescovi e presbiteri, ci sosteniamo reciprocamente nella vocazione e missione ricevuta. Rafforziamo l’offerta di questa preghiera specialmente per i sacerdoti che adesso si sentono indeboliti, confusi e provati nella vocazione.

Momenti dell'impegno apostolico delle Pie Discepole.

La preghiera sostiene il servizio

La preghiera sostiene anche il servizio di alcune nostre sorelle che operano nell’assistere i sacerdoti/religiosi e i candidati al sacerdozio e vita consacrata nelle diverse forme: infermeria, formazione iniziale di insegnamento, coordinamento di lavori alle case del clero e case paoline, accompagnamento psico-spirituale e direzione spirituale, utilizzando il genio e sensibilità femminile in questo ministero. Tutto questo senza presunzione, ma lavorando sempre nella fiducia che è il Signore che apre e trasforma il cuore della persona per volere e cercare di essere più simile al suo cuore.

Il silenzio è un’eredità carismatica che il beato Giacomo Alberione ha affidato alle Pie Discepole. Stiamo rileggendo questo valore per renderlo sempre più attuale nel contesto del nostro stile di vita e missione.

In una biografia della vita di Madre Scolastica scritta recentamente, l’autore, suor M. G. Oberto, tenta una ermeneutica di questo fondamento carismatico quando scrive: "Il 21 novembre 1923, con un gesto che riveste una certa solennità e che richiama quello della comunità di Antiochia per Paolo e Barnaba (...), don Alberione dice: "Mettetemi da parte Orsola e Metilde per una missione che loro affiderò". Non è ancora chiaro il progetto, ma sa che deve dare il via all’opera dello Spirito. Alla logica domanda di Metilde: "Che cosa faremo?" risponde con un triplice imperativo: "Farete silenzio, silenzio, silenzio", quasi a dire: dovete ascoltare, ascoltare, ascoltare quello che il Signore ci vuole comunicare e la Presenza che ci parla non è nel terremoto, non è nel fuoco, ma nel mormorio di un vento leggero, nel silenzio (cfr 1 Re 19, 11-12 (Oberto Gemma, Madre Scolastica Rivata. La gioia al servizio di Dio. Editrice Velar 2008, pp.18-20).

Momenti dell'impegno apostolico delle Pie Discepole.

Il silenzio come ascolto

Questa re-interpretazione del silenzio come ascolto, fa ricordare tentativi odierni di qualificare le nostre interazioni e relazioni con le persone e con la realtà che ci sta davanti. Nel nostro servizio sacerdotale, nostra offerta ed esercizio del silenzio serve come forza di chiarificazione e fonte di ispirazioni. Il silenzio non vuol dire mutismo, ma ascolto profondo, generativo.

Non è un semplice atto di "downloading" – parola molto comune nell’informatica – che vuol dire "scaricare". Non è nemmeno un prestare più attenzione perché c’è qualcosa nuova e interessante davanti. Il silenzio profondo diventa ascolto generativo quando la persona raggiunge una vera apertura della mente, del cuore e della volontà per cogliere la voce dello Spirito che parla tramite la Parola di Dio, la creazione, le persone, gli avvenimenti della vita; quando la persona accetta di lasciare da parte la vecchia mentalità, l’uomo vecchio, al fine di aprire uno spazio nuovo, e far emergere l’uomo nuovo, la nuova creazione. Il silenzio ed ascolto generativo porta a "non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me."

Nella nostra Regola di Vita (RV), riscritta ed approvata nell’ultimo 7° Capitolo generale, il silenzio è ri-interpretato come origine di vera comunicazione e sorgente di efficacia apostolica: Valorizziamo il silenzio come un dono prezioso che dispone alla relazione autentica con Dio e tra di noi. Nell’ascolto diamo ospitalità al Signore e al prossimo, e impariamo la vera comunicazione. Nel raccoglimento attingiamo forza di chiarificazione, di purificazione e di concentrazione sull’essenziale. Il silenzio così vissuto ci porta alla pienezza di vita interiore e diventa sorgente di efficacia apostolica (RV 66).

Momenti dell'impegno apostolico delle Pie Discepole.
Momenti dell’impegno apostolico delle Pie Discepole.

Non esiste miglior icona di questo ascolto generatrice che Maria Santissima, Vergine del Silenzio che ha generato il Figlio di Dio e divenuta Madre del Verbo Incarnato. È la figura suprema che il beato Giacomo Alberione propone a tutte le Pie Discepole per comprendere la nostra bellissima vocazione a servizio dei sacerdoti quando dice: "La vostra vita è così unita alla vita del Sacerdote, che per voi avviene un po’ quello che avveniva tra Gesù e la Madonna". (APD 1946 n.2)

Alla sua intercessione, vogliamo affidare la continuazione dell’Anno sacerdotale, chiedendo la grazia per tutti i chiamati e in modo particolare per i presbiteri, a riscoprire la grandezza del sacramento che li ha configurati per sempre a Cristo Sommo Sacerdote e che ci ha tutti "consacrati nella verità" (Gv 17,19).

sr. M. G. Victorino