|
N. 1 gennaio 2010
|
TESTIMONI -
SETTIMANA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
Una
testimonianza a 360°
Mi sarete testimoni è il tema di quest’anno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: un’occasione ecumenica imprescindibile.
Se ha inizio nel 1910 il Movimento ecumenico moderno con la Conferenza missionaria internazionale di Edimburgo, è stato il Vaticano II col Decreto sull’ecumenismo del 1964 ad affermare che la preghiera è l’anima del Movimento Ecumenico e ad incoraggiare l’osservanza della Settimana di preghiera. In quello stesso anno Paolo VI si recò a Gerusalemme e qui pregò insieme al patriarca Atenagora per l’unità dei cristiani. Dal 1975 la Preghiera per l’unità viene celebrata in base a un testo elaborato da un gruppo ecumenico in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Quest’anno il testo proposto per la riflessione e la preghiera è tratto dall’ultimo discorso di Cristo prima della sua ascensione. Ai discepoli di Emmaus, alle donne e agli undici Apostoli che avevano avuto un incontro personale con il Risorto, viene chiesto di testimoniare quanto hanno visto, udito e sperimentato. Ricomporre le divisioni La Settimana di preghiera ha lo scopo di sensibilizzare tutti i cristiani sulla importanza e la necessità che vengano eliminate le divisioni nella Chiesa e con quanti lungo i secoli si sono staccati da essa, per motivi teologici, politici o per una diversa interpretazione di quanto stabilito nei Concili, determinando una rottura che sembra insanabile. Le fratture più profonde sono state quelle del 1054 tra la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Roma, e quella del XVI secolo verificatasi tra il Cattolicesimo e il Protestantesimo. Nonostante gli impegni e le attività di molti per superare le divisioni e ricomporre l’unità, è dell’inizio del XX secolo la nascita del movimento ecumenico tendente a ristabilire l’unità tra i cristiani. Durante la Conferenza Internazionale di Edimburgo del 1910 venne sottolineato lo stretto legame tra l’unità della Chiesa e l’impegno di evangelizzazione.
Fu provvidenziale l’avvento nel 1964 del Concilio Vaticano II, al quale parteciparono come "delegati fraterni" membri autorevoli delle Chiese separate, durante il quale vennero annullate le reciproche scomuniche. E con il decreto "Unitatis Redentegratio" si sottolineò che per promuovere l’unità dei cristiani era necessario sia intessere un dialogo sincero, senza precostituiti falsi giudizi, e sia riconoscere i valori veramente cristiani che si trovano nei fratelli separati, derivati dal comune patrimonio di fede cristiana. A partire dal Vaticano II è nato un più proficuo impegno di preghiera e di attività per la reciproca conoscenza e accettazione, per una chiarificazione di quanto dividono e di quanto uniscono le chiese, a livello dottrinale e di prassi. Il cammino ecumenico ha conosciuto momenti di entusiasmo e di impegno e momenti di stasi. Ed ha avuto come sostenitori grandi Pontefici. Tra gli ultimi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI. Al movimento ecumenico sono chiamate tutte le chiese e tutti i cristiani, soprattutto attraverso la preghiera e la testimonianza del loro credo. Lo sottolinea anche il tema, "Voi sarete testimoni di tutto ciò" (Lc 24,48), proposto per la Settimana di quest’anno. Voi mi sarete testimoni "Andate e annunciate il Vangelo a ogni creatura" è la missione affidata da Cristo agli apostoli, e per essi alla Chiesa. Missione che deve essere accompagnata dalla testimonianza, presupposto indispensabile perché si realizzi l’unità tra i cristiani. Durante la Settimana di preghiera siamo invitati a riflettere e pregare su cosa significhi testimoniare la fede in Cristo. La testimonianza abbraccia e coinvolge la vita in tutti i suoi aspetti, personale e comunitaria, sociale, religiosa e politica. In particolare essa implica:
Testimoniare la fede in Dio Il nostro cammino verso l’unità è radicato nella fede in Dio, datore della vita. La vita, come la fede che ci è stata trasmessa attraverso coloro la cui vita ha dato fondamento alla nostra vita cristiana, è un dono di Dio. Accogliere, sostenere e celebrare la vita è uno dei modi per testimoniare la fede. Come la vita, anche. Testimoniare la fede in Dio non si esaurisce in un fatto puramente personale, ma richiede di condividerla con altri, impegnandosi al contempo di abbattere le barriere esistenti per la razza, il colore della pelle, il ceto sociale e culturale, il credo, consapevoli che tutti apparteniamo all’unica famiglia umana e che Dio è padre di tutti.
Crescere nella fede è un cammino complesso. Molti sono gli ostacoli che vi si frappongono. Tra questi, il dolore e la sofferenza, le incomprensioni e i dubbi. La vita non conosce solo momenti felici, ma anche prove e dolori. È allora che è facile soccombere nello scoraggiamento e nell’affievolimento della fede. Ma, come Giobbe, come san Paolo e molti santi, il cristiano deve saper contare su Dio, continuare a credere che Dio è accanto a lui e affrontare le difficoltà con forza e coraggio. La consapevolezza della presenza di Dio nel mondo e in tutti gli uomini, nella propria vita e negli eventi che essa incontra lungo il cammino, sprona il cristiano all’impegno per l’unità attraverso la preghiera e la sua testimonianza. Sul sentiero dell’unità Siamo in un’era elettronica, di globalizzazione e di multiculturalità. Il mondo è divenuto davvero un piccolo villaggio. Viviamo in contemporanea le storie e le vicende di persone dell’altra parte del globo, le loro fatiche, le loro vicende politiche, sociali e religiose, le varie povertà, le lotte per la sopravvivenza e l’ingiustizia che spesso molti debbono subire dai propri governi o da una politica delle multinazionali. Assistiamo a guerre e a condanne di morte, a deportazioni e a migrazioni. Come chiuderci nel nostro isolamento? Come non aprire la casa, il cuore a chi cerca libertà e un futuro migliore per i propri figli? Essere solidari con gli altri significa comprendere e accogliere, condividere ed essere ospitali. È questa la testimonianza che ci viene additata e che Cristo vuole da noi cristiani e dalla Chiesa tutta. Se leggiamo e meditiamo la Scrittura, vi troviamo illuminazione su come testimoniare il Cristo nella vita di ogni giorno, come singoli e come membra di un Corpo che è la Chiesa. E anche come membra di un’unica famiglia umana. I testi proposti per la Settimana di Preghiera ci apriranno mente e cuore e ci saranno di guida perché sappiamo essere persone ecumeniche e cooperare al cammino dell’unità dei cristiani. Anna Pappalardo |
|
|
|
||