N. 10 dicembre 2008

Sommario.

Verso il Natale con San Paolo
  
Silvio Sassi

"Siate lieti nel Signore"
  
a cura della Redazione

Paolo sulla via di Damasco
   a cura di Olinto Crespi

Buon Natale
   Beatrice Immediata

La nostra devozione all’Apostolo
  
Domenico Cascasi

La Bibbia nel cuore della storia
   Bruno Simonetto

Paolini da 75 anni
   Andrea Damino

Tra amici
    Mercedes Matrostefano

Le aggressioni ai cristiani
   Angelo Montonati

Le parole del futuro
   Claudia Camicia

Una via per costruire la pace
   Patrizia Pappalardo

La vita in Cristo
   Giuseppina Alberghina

L’impegno dei cristiani
   Sandro De Bonis

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
   a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 10 dicembre 2008 - Copertina

 CONOSCIAMO SAN PAOLO - LETTERA AI FILIPPESI

 a cura della REDAZIONE 

"SIATE LIETI NEL SIGNORE"
  

Filippi, nella Macedonia, è stata la prima città del continente europeo nella quale è giunto il Vangelo.
  

Il logo dell'Anno a "San Paolo" per la Famiglia Paolina.Questa lettera può essere datata verso il 56/57 e forse fu scritta durante la prigionia di Paolo ad Efeso (vedi 2Cor1,8-9), più che durante quella subita a Roma o a Cesarea (secondo gli studiosi è comunque difficile stabilire il luogo esatto). Il suo contenuto può essere incentrato su alcuni temi fondamentali, che troviamo esposti con una certa frammentarietà lungo tutta la lettera: l’amore di Paolo per questa comunità (capitoli 1 e 4), il riferimento a Cristo come modello di umiltà per il cristiano (capitolo 2, con lo splendido inno liturgico della Chiesa primitiva sull’abbassamento e l’esaltazione di Cristo, Figlio di Dio fatto uomo), il ruolo decisivo di Cristo - e non più quello della legge mosaica - nella vita di Paolo e del cristiano (capitolo 3). Su tutto aleggia il clima sereno della gioia cristiana (vedi 3,1: «State lieti nel Signore»; 4,4: «Rallegratevi nel Signore sempre»), il sentimento della gratitudine per il dono del Vangelo, l’apertura a tutto ciò che di buono Dio ha posto nel nostro mondo (vedi 4,8: «In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri»).

«Vi porto nel mio cuore». La lettera si apre con un intenso e affettuoso saluto ai destinatari, che Paolo assicura di portare sempre nel cuore. Prosegue con il ringraziamento a Dio per aver consolidato questa comunità che l’apostolo ha fondato e per aver reso i membri ottimi cooperatori nella diffusione del Vangelo (1,5), fino a scrivere i loro nomi "nel libro della vita" (4,3). Quello dei collaboratori è un tema ricorrente in questa lettera, che mantiene così una viva attualità anche per il nostro tempo, dove ormai il Cristianesimo si gioca sulla collaborazione di tutti i membri delle comunità di fede, nessuno escluso. Si alternano poi la preghiera per la comunità, l’esortazione a una continua crescita spirituale, l’incoraggiamento ad annunciare il Vangelo anche in mezzo alle sofferenze e a sostenere la stessa lotta che per il Vangelo sostiene Paolo. È chiaro il riferimento alla prigionia (che Paolo chiama qui tre volte con il nome di "catene"), ma anche alla lotta che l’apostolo deve intraprendere contro i giudaizzanti (chiamati in 3,2 "cani, cattivi operai, quelli che si fanno circoncidere", e in 3,18: "nemici della croce di Cristo"), cioè quei predicatori che continuano a presentare la legge mosaica senza collegarla al compimento che esse hanno avuto in Cristo.

Paolo e Sila flagellati e imprigionati a Filippi (Morani Vincenzo).
Paolo e Sila flagellati e imprigionati a Filippi (Morani Vincenzo).

È Cristo che va posto al centro, non più la legge, la quale ha già esaurito il ruolo di luce e di vita che le attribuiva l’antico Israele, in attesa del compimento in Cristo Gesù. In forza di questo compimento Paolo può osare alcune sconvolgenti affermazioni: "Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno" (1,21). "Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura" (3,7-8). A questo riguardo, nel capitolo 3° Paolo ricorda la propria identità di ebreo osservante della legge e come, preso per mano da Cristo sulla via di Damasco, egli sia stato condotto alla piena comprensione della sua centralità e dell’unicità della salvezza da lui offerta (e non più dalla legge e dalle sue opere). L’uscire dall’ambito della legge e dimenticare la propria identità passata, e l’entrare nell’ambito nuovo di Cristo e della sua salvezza è ciò che Paolo chiama "protendermi verso il futuro" (3,13).

Cristo, modello di umiltà. Il capitolo 2° contiene lo stupendo inno, con il quale le prime comunità paoline cantavano il mistero dell’incarnazione-umiliazione di Cristo e quello della sua risurrezione-esaltazione. In esso convergono le immagini e le parole che il profeta Isaia riferiva al Servo sofferente del Signore ( qui rese con i termini "spogliò se stesso", "umiliò se stesso", riferiti a Cristo), ma anche le parole delle più antiche professioni della fede (racchiuse nei termini "esaltare", "dare un nome", "proclamare che Gesù Cristo è il Signore"). L’esortazione di Paolo è un invito ai Filippesi, e ai cristiani di ogni tempo, a fare della loro comunità il luogo in cui appare in tutta la sua luminosità il mistero della umiliazione.