N. 4 aprile 2007

Sommario.

Il dono del "Consiglio"
  
Olinto Crespi

Una "polis" più vivibile e umana intesa come "civitas" cristiana
   Bruno Simonetto

Emmaus, la sera di Pasqua
    
Beatrice Immediata

Gesù, il "grande profeta" (2)
   Primo Gironi

"Nutrirsi di ogni frase del Vangelo"
  
Eliseo Sgarbossa

San Paolo e la vita della Chiesa
  
dalle Catechesi di Benedetto XVI
   a cura di Olinto Crespi

Mostra della Chiesa
  
Mercedes Mastrostefano

Asterischi
  
Antonio Capano

Il difficile mestiere del bambino
  
Claudia Camicia

Fiducia nell’amore
  
Anna Pappalardo

Contro il degrado TV
  
Angelo Montonati

La vocazione a servizio della Chiesa
  
a cura delle Suore Apostoline

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

"Ora conto 18 anni"
  
a cura di Mauro Ferrero

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 4 aprile 2007 - Copertina

 PAROLA DI DIO - ALLA SCOPERTA DI GESÙ MAESTRO - 24

 di PRIMO GIRONI

GESÙ IL "GRANDE PROFETA" (2)
  

Il Vangelo di Luca, come gli evangelisti Matteo e Marco, dedica gran parte del suo scritto ai miracoli di Gesù.
  

Nel Vangelo secondo Luca, accanto ai titoli di "Salvatore" e "Signore" dai quali – come abbiamo visto nella precedente riflessione – l’Evangelista fa trasparire il significato più profondo dei miracoli di Gesù (dalla "guarigione" alla "salvezza"), troviamo anche il titolo di "profeta". Il terzo Evangelista infatti apre il racconto sui miracoli di Gesù tra lo stupore della folla di fronte ai suoi segni prodigiosi ("Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo", Luca 7,16) e conclude il Vangelo con la testimonianza dei due discepoli di Emmaus ("Gesù nazareno... profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo", Luca 24,19).

Dalla Bibbia sappiamo che il profeta non è colui che prevede o predice il futuro, quanto piuttosto colui che ha ricevuto la missione di parlare al presente in nome di Dio, per indicare ai destinatari della sua parola la volontà di Dio e le esigenze della sua alleanza. I grandi profeti dell’Antico Testamento indicano perciò al popolo biblico l’orientamento della vita alla luce della parola e della volontà di Dio e sorreggono il cammino di questo stesso popolo nell’ "oggi" di ogni sua situazione e di ogni tappa della sua storia. Così, prima dell’esilio i profeti esortano alla fedeltà alla legge di Dio e alla conversione, per non incorrere in questa punizione (l’esilio in Babilonia e la distruzione di Gerusalemme sono infatti visti dai profeti come conseguenza dei peccati di Israele). Al tempo dell’esilio invece la loro è una predicazione e una parola di consolazione, che apre il popolo alla speranza della liberazione e del ritorno nella sua terra ("Consolate, consolate il mio popolo... parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù", Isaia 40,1-2).

"Se riuscirò anche solo toccare il suo mantello sarò guarita" (Lc 8,44). (Da: Le donne nel Vangelo, illustrazione di Gregori).
"Se riuscirò anche solo toccare il suo mantello sarò guarita
" (Lc 8,44).
(Da: Le donne nel Vangelo, illustrazione di Gregori).

"Oggi abbiamo visto cose prodigiose"

Nella stesura dei Vangeli è soprattutto Luca a presentare la predicazione e i miracoli di Gesù come un messaggio e un evento significativi per l’"oggi" di coloro che ne sono i destinatari.

Nella semplicità e nella quotidianità del termine "oggi" (che il greco rende con sèmeron) è racchiusa tutta la ricchezza dell’efficacia della parola del Signore che scandisce le tappe della storia della salvezza, la quale va man mano incarnandosi nella storia dell’umanità e nella storia di ogni singolo uomo. Dalla testimonianza del profeta Isaia che annunciava al popolo di Israele l’efficacia della parola di Dio (vedi 55,11: "Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata") giungiamo così all’annuncio dell’"oggi" di Luca, che rivela la verità e l’attualità della parola di Dio nelle azioni di Gesù, il profeta della nuova alleanza.

Nella nascita di Gesù Luca vede l’"oggi" definitivo della salvezza, la sua ultima tappa, quella definitiva: "Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore" (2,11).

Nella predicazione di Gesù e nella sua opera a favore dell’uomo, Luca vede l’"oggi" del compimento pieno della parola di Dio: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (4,21). È la parola che era all’origine della creazione ("E Dio disse... e così avvenne", come leggiamo nel primo capitolo della Genesi) e quella che accompagnava i segni e i prodigi dei profeti (al riguardo Luca ama ricordare particolarmente quelli di Elia e di Eliseo, vedi 4,24-27). Questo "oggi" è per l’evangelista Luca la conferma che Dio offre pienamente e totalmente la sua salvezza a ogni uomo che incontra la parola e le mani di Gesù e a questa parola e a queste mani affida se stesso: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa" (Luca 19,9), "Oggi sarai con me nel paradiso" (Luca 23,43).

Di fronte ai miracoli di Gesù, la gente esclama: "Un grande profeta è sorto tra noi, Dio ha visitato il suo popolo".
Di fronte ai miracoli di Gesù, la gente esclama: "Un grande profeta è sorto tra noi,
Dio ha visitato il suo popolo" (immagini sopra e sotto).

Infine questo è l’"oggi" che rende presente, nelle parole e nei miracoli di Gesù, il grande evento dell’Esodo, che la tradizione biblica ama collocare nella cornice dei grandi interventi di Jhwh a favore del suo popolo e nella cornice della stupenda vittoria da lui riportata sui suoi nemici "cosmici" (il Mar Rosso in tempesta e il fragore dei suoi flutti, le acque impetuose e i tuoni, le potenze del cielo e sulla terra le forze dell’esercito egiziano).

Luca colloca la vittoria di Gesù sul male nel contesto dei miracoli di guarigione. In essi viene concentrata da una parte tutta la forza del male e del peccato, i veri nemici "cosmici" dell’uomo, che si sono impossessati di lui. Dall’altra viene messa in evidenza la figura del "più forte", che è Gesù. È lui che "oggi" colloca nuovamente l’uomo nella sua armonia di creatura e di figlio di Dio, dopo aver intrapreso la lotta contro il peccato e contro il male (una lotta simile a quella "cosmica" del Dio dell’Esodo). E come nell’Esodo Dio non ha offerto una liberazione semplicemente politica, ma ha rinsaldato l’alleanza con il suo popolo, così Gesù con i suoi miracoli proclama un nuovo "oggi" per l’uomo, un "oggi" caratterizzato dal ritorno dell’uomo al rapporto con Dio, che il peccato (e non la malattia) aveva interrotto. Questo è l’"oggi" che le folle del Vangelo secondo Luca proclamano di fronte ai miracoli di guarigione di Gesù, che ancor prima di essere un intervento terapeutico, sono l’offerta del perdono e della salvezza dal peccato: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose" (vedi Luca 5,26, dove il miracolo di guarigione del paralitico è concentrato soprattutto nella grazia del perdono: "Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati", 5,20).

Di fronte ai miracoli di Gesù, la gente esclama: "Un grande profeta è sorto tra noi, Dio ha visitato il suo popolo".

"Qualcuno mi ha toccato" (Luca 8,46)

Nei miracoli descritti nel suo Vangelo, Luca ama sottolineare il ruolo fondamentale della fede. Egli sa che è la fede a indicare la vera dimensione del miracolo, quella che colloca l’uomo in una relazione profonda e autentica capace di permeare e dare senso a tutta la sua esistenza. Luca esprime questa consapevolezza mediante il ricorso a un verbo a prima vista curioso, il verbo "toccare". Non si tratta di accostarsi a questo verbo nella sua sola materialità, ma dì comprenderlo alla luce della profonda relazione che l’uomo è chiamato ad avere con Dio.

Da una parte perciò "toccare" esprime l’intenso desiderio di entrare in comunione con Gesù. Non importa se, come in alcuni passi dei vangeli, questo verbo sembra indicare un solo contatto "magico" con Gesù (vedi Marco 5,28: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita"). Infatti, alla radice di questo gesto, chi si accosta a Gesù vede un potere particolare, un modo particolare di ottenere qualcosa, di riacquistare ciò che non si possiede più. È questo, l’atteggiamento della donna emorroissa (che aveva cioè perdite di sangue) nei confronti di Gesù: "Gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò " (Luca 8,44). È un atteggiamento che rimanda, nella fede biblica, alla "potenza" del mantello di Elia, grazie al quale Eliseo poté compiere diversi prodigi (vedi 2Re 2,13-14).

Dall’altra parte "toccare" è anche il verbo che meglio si innerva nell’incarnazione di Gesù. Infatti le sue mani che "toccano" i malati rivelano le "mani" stesse di Dio; e nelle sue mani che si protendono ai peccatori appare il segno visibile di quella relazione profonda con Dio (la Bibbia la chiama "alleanza") di cui l’uomo sente un forte bisogno, ma che il peccato ha interrotto. "Toccare" è perciò il verbo della nuova alleanza, dell’amicizia ristabilita, del ritorno alla propria origine, della guarigione/salvezza che sana tutti e tutto l’uomo: "Tutta la folla cercava di toccare Gesù, perché da lui usciva una forza che sanava tutti" (Luca 6,19).

Di fronte ai miracoli di Gesù, la gente esclama: "Un grande profeta è sorto tra noi, Dio ha visitato il suo popolo".

"Un grande profeta è sorto tra noi..." (Luca 7,16)

L’epoca del Nuovo Testamento è contrassegnata dall’attesa del "profeta" che Dio aveva promesso a tutto Israele: "Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli un profeta pari a me: a lui darete ascolto" (Deuteronomio 18,15). Davanti ai gesti miracolosi di Gesù, i suoi contemporanei hanno visto in lui questo "profeta". Negli Atti degli Apostoli, Luca non esita a cogliere nel verbo "sucitare" il verbo stesso della risurrezione di Gesù, così da attribuire a lui la realizzazione della promessa racchiusa nel testo del Deuteronomio (vedi Atti 3,21-24).

Nel Vangelo secondo Luca la proclamazione di Gesù "grande profeta" è collocata nel contesto del miracolo della risurrezione del figlio della vedova di Nain (7,11-17).

Questa collocazione ci aiuta a comprendere meglio il significato del miracolo di Gesù e la sua identità di profeta (anche se questo titolo, nella cristologia del Nuovo Testamento, è ancora insufficiente per qualificare la piena identità di Gesù). Il figlio della vedova di Nain è morto. In questa condizione egli è l’immagine dell’umanità morta nei suoi peccati. Il "profeta" Gesù ridonando la vita al ragazzo, ridona anche la vita a questa umanità e instaura di nuovo l’alleanza tra Dio e il suo popolo. Proprio come i profeti dell’Antico Testamento che, con la loro predicazione, ristabilivano l’alleanza tra Dio e Israele, interrotta dalle infedeltà e dal peccato, e promettevano l’alleanza nuova e definitiva nell’epoca messianica, quella di Gesù.

L’epoca messianica era definita anche "la visita" del Signore. Essa costituiva l’ultima tappa della storia della salvezza (quella che la Bibbia designa come "quei giorni", "gli ultimi tempi", "il giorno del Signore"), nella quale Dio avrebbe portato a compimento l’opera della salvezza (nel suo duplice aspetto di giudizio dei peccatori e di glorificazione dei giusti, come leggiamo nel libro della Sapienza). Luca definisce "visita" del Signore anche l’epoca del Battista ("Benedetto il Signore Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo", 1,68; vedi anche 1,78). Egli inoltre lo presenta con il titolo di "profeta dell’Altissimo" ("E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo", 1,76). Ma solamente in Gesù l’evangelista Luca vede l’intervento definitivo di Dio che l’episodio di Nain esprime nelle parole di stupore che accompagnano la risurrezione del ragazzo deposto nella bara: "Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo" (7,16).

A Nain perciò Gesù è il "grande profeta" che "chiama nuovamente" alla vita il suo popolo, "alza" l’umanità dalla sua tomba, la "riconsegna" al Padre che l’ha creata, la fa nuovamente "parlare", dopo il silenzio causato dalla rottura dell’alleanza con lui e dalla morte del peccato.

Primo Gironi