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N. 3 marzo 2007
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APOSTOLATO
PAOLINO -
A EL SALVADOR,
CRISTO CONTINUA A SOFFRIRE
Un piccolo paese
martoriato
Nella Terra del Vescovo Martire, Oscar Arnulfo Romero, le Annunziatine svolgono l’apostolato con una marcata impronta nel campo della pastorale sociale, oltre all evangelizzazione con i mezzi della comunicazione. El Salvador è il più piccolo tra i paesi centroamericani: appena 21,041 chilometri quadri, la metà della Svizzera! Ma ha una popolazione di oltre 7.200.000 abitanti, quasi uguale a quella svizzera. Possiede la più alta densità di popolazione in America Latina: 318.66 abitanti per chilometro quadro. Altro primato che corrisponde a El Salvador è il fatto di essere l’unica nazione al mondo col nome di Cristo. Ciò avviene anche nella città capitale: San Salvador, e nella cima più alta: Monte Cristo (2416 m.). Sarà per questo che El Salvador è anche un paese martoriato? El Salvador è colpito da frequenti terremoti: di particolare intensità fu quello del 1986, che distrusse gran parte della città capitale; quello del 13 gennaio 2001, che provocò uno scollamento di terra che seppellì più di 800 persone, e quello di febbraio dello stesso anno, che fece 255 vittime e lasciò senza tetto centinaia di famiglie povere. Più grave che i movimenti tellurici e altri disastri naturali sono stati, nella storia di El Salvador, le lotte interne e le conseguenze dell’ingiustizia sociale e del sopruso. Nel 1932, il presidente Generale Maximiliano Hernández, soffocò con l’intervento dell’esercito un sollevamento di contadini e indigeni; il saldo fu di 30.000 vittime. In date più vicine a noi - dal 1980 al 1992 - si prolungò una implacabile guerra civile tra un governo di estrema destra e una guerriglia di estrema sinistra. Saldo finale: 75.000 vittime.
Non dimentichiamo che fu nel 1980 - il 24 marzo - quando fu trucidato il vescovo Oscar Arnulfo Romero. La vigilia del suo martirio, egli aveva lanciato, nella cattedrale di San Salvador, un accorato appello agli uomini dell’esercito e più direttamente alle basi della Guardia Nazionale della polizia e delle caserme: "Fratelli, che fate parte del nostro stesso popolo, voi uccidete i vostri stessi fratelli i contadini! Invece, di fronte a un ordine di uccidere dato a un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice: Non uccidere! Nessun soldato è obbligato o obbedire a un ordine che va contro la legge di Dio (…) In nome di Dio, e in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono ogni giorno più tumultuosi fino al cielo, vi supplico, vi prego, vi ordino: basta con la repressione!" Una pace inesistente se non c è giustizia La pace firmata nel 1992 tra le parti belligeranti ha dato inizio ad un nuovo periodo nella storia salvadoregna, ma si è lungi da poter affermare che la giustizia sociale e il benessere dell’intera popolazione si stia avverando. Un problema gravissimo di El Salvador è la disuguaglianza nella distribuzione del profitto nazionale. Facciamo un esempio: nel 1999, la quinta parte più ricca della popolazione accaparrò il 45% del profitto nazionale, mentre alla quinta parte più povera corrispose appena il 5.6%. Il 1 gennaio 2001 il Governo mise in atto un nuovo piano monetario, per cui il dollaro statunitense divenne la moneta di circolazione legale; nel 2004 il colón salvadoregno smise di circolare. La popolazione in genere accettò l’adozione del dollaro, ma i salari non migliorarono, mentre ogni cosa aumentò di prezzo. Il modello neoliberale ha prodotto a El Salvador qualche buon risultato a livello di macrocommercio, ma ciò non si riflette nel livello di vita dei salvadoregni, soprattutto della maggioranza povera. I pochi ricchissimi, si sa, sono sempre al riparo e persino ottengono guadagno da ogni nuova situazione. Gruppi economici locali e stranieri hanno concluso, alla fine del 2006, la vendita della maggior parte delle azioni bancarie del paese, a dei giganti dell’economia internazionale. Molti salvadoregni emigrano negli Stati Uniti - quasi sempre in forma illegale - per cercare là un lavoro talvolta pesante e insicuro, ma certamente più redditizio da quel che avevano - se lo avevano - nel proprio paese; con le divise che poi fanno arrivare a El Salvador contribuiscono decisamente a compensare il deficit commerciale. All’inizio del 2004, vivevano fuori di El Salvador circa 3.1 milioni di salvadoregni, quasi tutti negli Stati Uniti, ma un certo numero anche in Canada, in Australia, in Svezia, in Italia, o in altri paesi del Centro America, come Honduras, Guatemala e Belice. A El Salvador, Cristo continua a soffrire.
Le Annunziatine a El Salvador Nessuno, che io sappia, si è occupato ancora di scrivere la storia delle Annunziatine a El Salvador. Nello stesso mondo paolino molti ignorano la loro presenza e attività apostolica nella piccola repubblica. È ben giustificato, quindi, lo spazio che la rivista ora dedica a loro. L’Istituto fu promosso da una ex-Figlia di San Paolo, Pilar Manceñido che, nel 1962 arrivò al El Salvador con degli orientamenti e facoltà particolari ricevute dallo stesso Fondatore Don Alberione. (Vedi l’interessante foto della prima Annunziatina Pilar Manceñido con Don Alberione il 4 luglio 1963 in Mexico). Grazie alla sua sensibilità sociale, al suo ardore di evangelizzatrice e alla sua capacità organizzativa poté fin dall’inizio motivare le Annunziatine salvadoregne ad uno slancio apostolico che, alla diffusione del Vangelo, aggiunge un forte e intelligente impegno nella pastorale sociale, tanto necessaria nella nazione. Ancora oggi sussistono varie delle molte "cooperativas" da loro costituite e organizzate per aiutare e perché si aiutassero le diverse categorie di lavoratori. Alla loro libreria di San Salvador, sorta abbastanza presto, se ne aggiunse una a Managua, capitale del vicino Nicaragua: questa seconda libreria prestò servizio dal 1968 al 1972, quando un terribile terremoto la ridusse in polvere. Ebbero poi una libreria a Santa Rosa de Copán (Honduras), che lasciarono per occuparsi di un’altra a Tegucigalpa, capitale honduregna. Attualmente, l’impegno più forte di pastorale sociale lo svolgono a San Vicente, uno dei 14 "Departamentos" in cui è diviso El Salvador. A capo di questo molteplice servizio, che abbraccia promozione integrale delle persone, aiuto sanitario, opera assistenziale, istruzione e catechesi, lavora intensamente Juanita Ponce, in condizioni davvero eroiche, ma animata sempre dalla "duplice fiamma" dell’amore a Dio e l’amore al prossimo. Qualcuno ha osato definirla "la Madre Teresa de El Salvador", ma lei ha reagito dicendo: "È un peccato che diciate questo. Come potete paragonare me, indegna serva di Nostro Signore, con Madre Teresa, che era una santa?".
Della santità, nessuno può giudicare: solo Dio conosce ciò che ognuno è al suo cospetto. Ma la testimonianza, le buone azioni, la carità vissuta con le opere e non solo con le parole, questo fu comandato dal Maestro divino, ed è a gloria sua il farlo conoscere, e muovere il prossimo a fare altrettanto e anche ad aiutare a chi sta spendendo la propria vita per il prossimo. Se Cristo soffre a El Salvador, occorre che ci siano pure gli "angeli consolatori", vale a dire gli operatori della pace, i promotori della giustizia e del progresso integrale. Mi scrive, in data recente, una delle Annunziatine di El Salvador: "Nel nostro paese c’è un marcato clima di violenza; questo significa delitti, estorsione, assalti, ecc. Diventa sempre meno sopportabile questa situazione, che va di male in peggio, per cui chiediamo le vostre preghiere. Qui i Vescovi hanno proposto novenari di Messe a favore della pace…" Un’altra mi confida: "Qui il salario oscilla tra i 380 e i 415 dollari al mese, e ogni cosa risulta cara. Persino le persone che sono impiegate vivono in condizioni di grande limitatezza. La realtà è che nel nostro paese la ricchezza è accaparrata da 7 o 8 famiglie, padroni di quasi tutta la terra. È un vero caos, e tantissime famiglie soffrono l’estrema povertà". Ho saputo, anche in data recente, che è stata rubata loro la macchina che avevano a San Salvador, e pure una pickup che serviva loro per il servizio sociale a San Vicente, all’interno del paese. Cristo continua a soffrire a El Salvador! Juan Manuel Galaviz
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