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N. 3 marzo 2007
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PAROLA
DI DIO - ALLA
SCOPERTA DI GESÙ MAESTRO - 23
GESÙ, SALVATORE E
SIGNORE (1)
Anche Luca, come gli evangelisti Matteo e Marco, dedica gran parte del suo scritto ai miracoli di Gesù. Sono infatti questi gesti prodigiosi ad attirare l’attenzione dei contemporanei di Gesù e a suscitare in loro l’interrogativo sulla figura del Messia, la cui missione sarebbe stata caratterizzata da segni e azioni particolari. All’epoca del Nuovo Testamento, quello dei "miracoli" costituiva un terreno comune alle diverse religioni e alimentava, nell’immaginario delle masse abbandonate e prive di ogni diritto, una viva attesa di liberazione e una intensa speranza di riscatto. Non a caso gli Evangelisti, per indicare il miracolo avevano a disposizione un’ampia terminologia, che contribuiva a delineare le diverse sfumature di cui si colorava l’attesa delle masse: dynàmeis ("opere prodigiose", termine che allude al potere-dynamis, in greco - di Gesù che compie i prodigi: vedi Luca 5,17: "La potenza/dynamis del Signore gli faceva operare guarigioni"), semèia ("segni", termine che conduce a una comprensione più profonda dei miracoli, intesi come "segno" di una realtà "altra", tutta da scoprire alla luce della fede), tèrata ("prodigi", termine che rievoca i "prodigi" dell’Esodo e che fa intravedere in Gesù il Mosè biblico, soprattutto nel libro degli Atti degli Apostoli, dove è molto usato), erga ("opere", termine caro particolarmente all’evangelista Giovanni, mediante il quale l’agire di Gesù è collegato con le "opere" originarie di Dio, che sono quelle della creazione e della guida della storia e dell’umanità). Questi stessi gesti prodigiosi sono all’origine anche degli atteggiamenti contraddittori nei confronti di Gesù, che vanno dall’entusiasmo delle folle ("La folla esultava per tutte le meraviglie da lui compiute", Luca 13,17; vedi anche 5,26; 19,43; 11, 14; 18,43) al rifiuto e all’ostilità da parte dei suoi avversari ("Essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù", Luca 6,11; vedi anche 11,15-16; 13,17). Ma l’evangelista Luca, già in apertura del suo Vangelo aveva dato una chiave di interpretazione di questi contrastanti atteggiamenti nei confronti di Gesù, mettendo sulle labbra del vecchio Simeone queste parole rivolte a Maria e a Giuseppe, nell’episodio della presentazione del loro "bambino" al Tempio: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori" (Luca 2,34).
Dalla guarigione alla salvezza Poiché Luca, come lo ha definito l’esegeta tedesco Eduard Lohse, è "l’Evangelista della salvezza" (vedi 2,11: "Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore"; 19,9: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa"; vedi anche l’affermazione biblica accolta da Luca in 3,6: "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio"), proprio per questa sua attenzione alla salvezza che si realizza in Gesù, egli vede all’orizzonte dei miracoli compiuti da Gesù la salvezza definitiva dell’uomo. I destinatari dei miracoli di Gesù vengono guidati a compiere come un "esodo spirituale": dalla guarigione fisica essi sono chiamati a immergersi "spiritualmente" nella salvezza totale, che solo le "mani" e le "parole" di Gesù sanno offrire. Luca, pur provenendo dall’ambiente e dalla cultura greco-ellenistica, non dimentica che il nome ebraico di Gesù, Jehoshua, ha un vero e proprio significato programmatíco: "Dio dona la salvezza". I verbi di guarigione che vedono in azione le "mani" di Gesù ("ridare la vista ai ciechi", "sanare/purificare i lebbrosi", "guarire gli zoppi", "far udire i sordi e far parlare i muti", "risuscitare i morti", "liberare dal demonio", "guarire ogni sorta di malattie") diventano, grazie all’ efficacia della "parola" di Gesù, i verbi della salvezza. Essi non si limitano al solo corpo dell’uomo, ma si estendono a quel profondo bisogno di salvezza e di perdono che nasce dall’esperienza del peccato, la malattia più grave e invasiva che colpisce l’uomo e la donna. Nei suoi miracoli, infatti, Gesù non esita a collegare apertamente la guarigione che nasce dall’intervento delle sue "mani" (vedi Luca 4,40: "Tutti quelli che avevano infermi colpiti da malattie di ogni genere li condussero a Gesù. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva") alla salvezza/perdono che scaturisce dall’efficacia della sua parola (come nell’episodio del paralitico risanato: "Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati", Luca 5,20). Questo spiega perché il vertice dei racconti di miracoli da una parte è l’elogio della fede dei destinatari (come nel miracolo della guarigione del servo del Centurione, in Luca 7,19: "Neanche in Israele ho trovato una fede così grande"; vedi anche Luca 8,48: "Figlia, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace!"), dall’altra è la richiesta di una fede più profonda (quasi una vera e propria conversione alla fede!), come testimoniano le parole di Gesù rivolte ai discepoli nel miracolo della tempesta sul mare di Galilea: "Dov’è la vostra fede?" (Luca 8,25). Anche al lettore del nostro tempo che si incammina alla scoperta di Gesù attraverso la lettura del Vangelo secondo Luca, l’Evangelista chiede un altrettanto "esodo spirituale" che gli fa comprendere l’attività miracolistica di Gesù non tanto alla luce delle sue capacità e qualità guaritrici (assimilandolo così ai tanti "guaritori" dell’epoca neotestamentaria), ma alla luce della sua identità di Salvatore (tutto l’uomo, tutta la sua persona – anima e corpo – viene avvolta nella "guarigione/salvezza") e di Signore (Gesù di Nazaret è lo stesso Dio della Bibbia che si è rivelato con il nome di Jahwh, tradotto dalla Bibbia greca con il termine Kyrios, "il Signore", termine che anche Luca usa con tanta frequenza nel suo Vangelo).
"Tu sei il Figlio di Dio" La guarigione/salvezza che le "mani" di Gesù operano (e che le sue "parole" interpretano alla luce della sua identità di Salvatore e Signore) non è limitata al mondo dell’uomo o al solo suo corpo, ma si estende anche al dominio del male, quello che i Vangeli sono soliti racchiudere nei termini "demonio", "spirito impuro", "spirito immondo", "satana", "il Maligno". L’uomo che è posseduto dal demonio è collocato da Luca tra i malati: la sua guarigione rende perciò ancor più visibile la pienezza della salvezza operata da Gesù. Essa infatti è la rivelazione di quel misterioso personaggio che il Battista aveva presentato come "uno più forte" (vedi Luca 3,16: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me... costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco"). Le "mani" che Gesù "stende" sui malati e con cui li "tocca" sono le "mani" stesse del Dio della creazione, che con questi gesti di Gesù ricompone la sua immagine e somiglianza nell’uomo, immagine deformata e deturpata dal peccato. Sono frequenti in Luca questi due gesti di Gesù, come nella guarigione/purificazione di un lebbroso: "Gesù stese la mano e lo toccò" (Luca 5,13), o come nella risurrezione del figlio della vedova di Nain: "Accostatosi, Gesù toccò la bara, mentre i portatori si fermarono" (Luca 7,14) o, infine, nella guarigione della donna curva, che non poteva stare diritta: "Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: "Donna, sei libera dalla tua infermità", e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio" (Luca 13,12-13). Anche il demonio, origine del male e del peccato, arretra di fronte alle "mani" di Gesù. Egli, quale puro spirito, riconosce in esse l’opera di una guarigione/salvezza definitiva che prelude all’annientamento del suo potere. È una guarigione/salvezza di cui è capace solo Dio, che ora si rivela in Gesù, nelle sue "mani" e nelle sue "parole". Per questo la professione di fede in Gesù ("Tu sei il Figlio di Dio", Luca 4,41) è posta proprio sulle labbra dei demoni che Gesù fa "uscire" da quanti erano stati da loro posseduti e tenuti in loro potere: "Da molti uscivano demoni gridando: "Tu sei il Figlio di Dio". Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo" (Luca 4,41).
I miracoli di Gesù perciò rivelano la sua identità di Salvatore e il suo dominio di Signore su tutto ciò che è creato. E non possiamo non notare come il titolo di Kyrios (in greco, "il Signore") e soprattutto quello di Sotèr (in greco, "il Salvatore", ma anche il sostantivo corrispondente soterìa, "la salvezza") siano attribuiti con molta frequenza a Gesù e alla sua opera proprio nel Vangelo secondo Luca e negli Atti degli Apostoli (la seconda opera di Luca). È, infatti, questo Evangelista a proclamare più di tutti la salvezza e la signoria manifestatesi in Gesù con la sconfitta del male e del Maligno (di cui egli è "più forte") e con le guarigioni operate per mezzo delle sue "mani", che sono le stesse del Dio Creatore, Salvatore dell’uomo e Signore della storia e del mondo. Primo Gironi
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