N. 3 marzo 2007

Sommario.

Cooperatori di Dio
  
Olinto Crespi

Tradizione, sorgente di vita che attraversa i secoli
   Bruno Simonetto

Troppi soldi
    
Beatrice Immediata

Gesù, Salvatore e Signore (1)
   Primo Gironi

"Il Figlio dell’Uomo"
  
Mercedes Mastrostefano

Lo Spirito nei nostri cuori secondo San Paolo
  
dalle Catechesi di Benedetto XVI
   a cura di Olinto Crespi

San Giuseppe educatore e lavoratore
  
Eliseo Sgarbossa

Tra violenza e droga
   Angelo Montonati

I personaggi "immaginari" proposti ai ragazzi
  
Claudia Camicia

Tre parole chiave per dire una presenza
  
Giuseppina Alberghina

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Un piccolo Paese martoriato
  
Manuel Juan Galaviz

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 3 marzo 2007 - Copertina

CHIESA - IN MARGINE AL IV CONVEGNO ECCLESIALE DI VERONA - 4

 di BRUNO SIMONETTO

TRADIZIONE sorgente di vita
che attraversa i secoli

  

Dei cinque ambiti di riflessione del Convegno di Verona analizziamo la tradizione , intesa come capacità critica di lettura del presente.
  

Ricordiamo ancora i cinque ambiti di presenza ecclesiale in cui si sono sviluppate le riflessioni del Convegno di Verona [16-20 Ottobre 2006], con l’ approfondimento teologico-pastorale dei Relatori e le analisi e proposte dei "Gruppi di studio": la vita affettiva – il lavoro e la festa – la fragilità – la tradizione – la cittadinanza.

Stavolta vediamo una sintesi del 4° ambito [tradizione], avvalendoci delle considerazioni riassuntive che ne ha fatto Costantino Esposito, Professore di Storia della Filosofia all’Università di Bari, raccolte nelle relative riflessioni dei "Gruppi di studio".

Considerazioni generali sulla "tradizione"

La riflessione predominante e condivisa, come punto di partenza, nelle sintesi provenienti dai "Gruppi di studio" sulla tradizione, è che quest’ultima va sempre concepita ad un duplice livello: come "deposito della fede" e, insieme, come la stessa "esperienza della vita cristiana". Si tratta di due livelli indissolubilmente uniti. La fedeltà al depositum fidei, infatti, non va mai scambiata con la semplice ripetizione intellettuale di una dottrina, ma va vissuta come il racconto di una testimonianza personale e comunitaria. E così anche l’oggetto della trasmissione della fede non potrà mai essere separato dalla dinamica esperienziale che esso genera, né lo si potrà astrarre dai concreti processi storici, geografici e linguistici in cui esso di volta in volta si incarna.

Papa Benedetto XVI al Convegno Ecclesiale di Verona.
Papa Benedetto XVI al Convegno Ecclesiale di Verona.

Il soggetto della tradizione cristiana – come da più parti è stato ribadito – è la Comunità ecclesiale nel suo insieme, innanzitutto a partire dall’ascolto della Parola di Dio: è solo in tale ascolto, infatti, che si possono valorizzare tutte le molteplici vocazioni e tutte le concrete condizioni attraverso le quali la fede può essere trasmessa, in dialogo efficace con tutti.

Da questo punto di vista è costante il richiamo al ruolo primario e insostituibile della famiglia nella generazione e nell’educazione alla fede: un ruolo da recuperare e sostenere in maniera sempre più decisa, in un momento storico in cui essa appare indebolita al suo interno [con il noto scollamento tra le generazioni], ma anche nella sua funzione sociale [con la conseguente crisi di comunicazione dei valori essenziali per le giovani generazioni]. Ma al ruolo della famiglia, secondo le sintesi dei lavori, va affiancato senz’altro quello svolto dalla Comunità ecclesiale, nei suoi percorsi di iniziazione e di formazione permanente; nei suoi diversi livelli pastorali, come quelli della liturgia, della catechesi e della carità; e nelle sue specifiche forme territoriali, a partire dalla Parrocchia. E questo sempre tenendo conto della vocazione di testimonianza pubblica propria dei fedeli laici, e valorizzando la trama capillare con cui la tradizione si è resa presente nel nostro popolo.

Di qui si ricava poi un’altra riflessione condivisa nel lavoro dei Gruppi; vale a dire che il metodo peculiare della trasmissione della fede è costituito da quell’inculturazione [o mediazione culturale, come suggeriscono alcuni Gruppi], secondo la quale la tradizione dev’essere sempre una "traduzione" nei diversi contesti e nei differenti linguaggi dell’oggi, e più specificamente nei mezzi e nei luoghi della formazione e della comunicazione della mentalità pubblica, sino ad incontrare la vita di tutti.

Da questo punto di vista, se è innegabile che la tradizione forma e sostiene la nostra identità, è altrettanto vero – come sottolineato in alcuni interventi – che solo in un dialogo aperto e sincero tra le persone e tra le generazioni, con chi partecipa ma anche con chi non partecipa alla nostra stessa tradizione, tra la "Traditio Ecclesiae" e le tradizioni della Comunità civile si può realizzare una testimonianza autenticamente vissuta.

Una formulazione sintetica di queste diverse dimensioni è quella che, nei documenti pervenuti dai Gruppi emerge come "cura educativa" o come "sfida dell’educazione", intesa quest’ultima come una vera passione per le donne e gli uomini del nostro tempo - e in special modo per le giovani generazioni -, ai quali va sempre nuovamente offerta la proposta del Vangelo e la sua risposta alle attese della ragione e del cuore di ciascuno.

Tavolo della presidenza del Convegno, con i principali esponenti.
Tavolo della presidenza del Convegno, con i principali esponenti.

Valutazione dell’esperienza come trasmissione di valori

È proprio il tema dell’educazione ad emergere come una sorta di filo conduttore, pur attraverso flessioni e accenti differenziati, lungo tutto il lavoro di riflessione e di valutazione sull’esperienza, compiuto nei diversi Gruppi di studio sulla tradizione. Ed è importante sottolineare che la preoccupazione formativa ed educativa è stata quella di non riguardare solo i contenuti da trasmettere ma anche, e in certi casi soprattutto, le modalità e le forme con le quali li si comunica.

La prima e più condivisa sottolineatura, a questo riguardo, è stata decisamente quella "antropologica", individuando come prima urgenza nella trasmissione della fede, quella di intercettare, valorizzare e farsi carico delle domande, dei problemi e delle attese degli uomini di oggi. È condividendo queste aspettative – in tutti i livelli nei quali esse si manifestano, materiali e spirituali, psicologici e morali – che la tradizione può essere comunicata incrociando le diverse problematiche umane, culturali e sociali in cui siamo immersi. Se questo è vero sempre, oggi è ancor più evidente di fronte a due tipi di bisogno che ci interpellano in modo particolare: quello dei giovani, affamati di un senso per la vita e quello degli stranieri che vengono come immigrati nel nostro Paese e chiedono accoglienza e rispetto.

Si tratta di domande e di attese – come alcuni hanno sottolineato – che costituiscono proprio il segno misterioso della grazia divina in ogni persona e in ogni cultura, di modo che non ci si potrà più relazionare al mondo in maniera semplicemente antagonistica, ma si dovrà riconoscere sempre - pur attraverso il disagio, la frammentazione e la perdita di senso dell’umanità contemporanea - la positività che è presente nel nostro tempo, e "tirarla fuori" [e-ducere, appunto] come un dono di Dio.

All’opposto di questa apertura e di questa sfida educativa sta invece – come avvertito in diversi passaggi delle sintesi – il rischio di un’auto-referenzialità della proposta cristiana, che chiede di essere superata attraverso un dialogo continuo con la cultura, o meglio – come è stato pure sottolineato – con le culture odierne, nei loro diversi linguaggi, con i sempre nuovi strumenti della comunicazione sociale, con la moltiplicazione e insieme la perdita di centro dei valori di riferimento nei diversi ambiti dell’esistenza. Ciò si mostra tanto più urgente, quanto più la nostra società diviene pluralistica negli aspetti culturali e religiosi.

Nella descrizione di questa dinamica, tuttavia, riemerge sempre, nei documenti pervenuti, la consapevolezza che il dialogo si nutre di un’identità vissuta, e che questa richiede a sua volta un legame vivente e ininterrotto con le sorgenti della vita cristiana: di qui l’esigenza spesso ribadita di una formazione permanente alla scuola della Parola biblica, un approfondimento continuo della formazione catechetica e una ripartenza sempre rinnovata dal luogo centrale di tutta la tradizione e di tutta l’esperienza del Cristianesimo, vale a dire la Liturgia. Così la fedeltà alla tradizione diviene un cammino di crescita continua nel nostro presente e verso il nostro futuro, e in questo crescere delle persone e della Comunità si mostra bene la prospettiva specifica dell’educazione cristiana.

Proprio l’attenzione ai diversi linguaggi con cui si articola l’esistenza personale, la vita delle relazioni ecclesiali e sociali, nonché la storia della nostra cultura, fa dire in diversi casi che nella traditio cristiana si incontra una valorizzazione attenta delle opere più significative che ci provengono dal passato [soprattutto in campo artistico], e una altrettanto attenta sintonizzazione con le prospettive che di continuo vengono aperte nell’elaborazione del nostro futuro. Ed è interessante il fatto che la Scuola – quella pubblica e ancor più la Scuola Cattolica – vengano individuate come un luogo privilegiato per l’elaborazione e la trasformazione culturale alla luce del Vangelo, in una prospettiva che superi le fratture tra l’intellettuale e l’affettivo e tenga conto dell’integralità dell’esperienza umana.

La presenza dei giovani al Convegno Ecclesiale di Verona.
La presenza dei giovani al Convegno Ecclesiale di Verona.

Pastorale integrata e funzione critica della scuola e dei media

Le proposte riguardanti direttamente la problematica della tradizione sono concordi nella richiesta di valorizzare e di sostenere l’impegno educativo dei laici cristiani nella Scuola e nell’Università, come luoghi in cui si incrociano in maniera trasversale tutte le dimensioni della vita umana. Tale sostegno passa attraverso una cura più organica e sistematica della formazione degli educatori, non solo in senso professionale e tecnico, ma anche più profondamente "spirituale".

Diverse proposte si incentrano sulla necessità di aiutarsi ad una continua rielaborazione dei linguaggi della comunicazione, nei diversi livelli della formazione cristiana, dai Seminari agli Istituti di Scienze religiose, alle Facoltà teologiche. E c’è chi suggerisce anche di incrementare momenti organici di educazione all’impegno politico. Ma è soprattutto la Parrocchia ad essere individuata come "Scuola di educazione e di comunione permanente", e quindi anche ambito di confronto, assimilazione e trasformazione dei linguaggi. Al che va aggiunta l’istanza di uno scambio comunicativo tra le diverse forme di presenza e di espressione delle Aggregazioni ecclesiali.

A proposito dei linguaggi in cui trasmettere la tradizione, è stato molto apprezzato il ruolo svolto dai media cattolici per lo sviluppo di un giudizio critico sulla realtà culturale, sociale e politica del nostro Paese e del mondo, come esemplificazione significativa di un’educazione all’incidenza culturale e pubblica della nostra tradizione. E più in generale, rispetto ai mezzi della comunicazione sociale, è stata più volte suggerita l’eventualità di un coordinamento più efficace a livello formativo e pratico tra gli operatori delle diverse forme della comunicazione, da quelle interne alla Comunità cristiana ai media nazionali e internazionali. E anche un collegamento esplicito riguardante l’uso e la valorizzazione in senso evangelizzante dei beni culturali rientra tra le proposte avanzate.

C’è, inoltre, un patrimonio di fede e di spiritualità che è presente nella religiosità popolare, nelle feste e nei luoghi particolari di culto che può divenire, adeguatamente evangelizzato, un momento ancora efficace di trasmissione della fede.

Questo sforzo educativo viene in diversi interventi collegato esplicitamente al "Progetto culturale" della Chiesa italiana, che si chiede di sviluppare nei prossimi anni, non solo ampliandone gli ambiti di incontro e di confronto con le diverse problematiche della vita e della società, ma diventando un vero e proprio "Progetto formativo permanente". E, in definitiva, è a questo che tutti i contributi concordemente tendono: che la tradizione cristiana possa essere sempre più incarnata nel tessuto del nostro Paese e mostrare l’incidenza della fede nella quotidianità della vita.

Come Cooperatori Paolini, impegnati nella attuazione delle istanze pastorali emerse anche in quest’ambito della "tradizione", dobbiamo particolare attenzione alla essenziale funzione del mondo della "comunicazione sociale" nella trasmissione e riproposizione di valori di fede, proprio per sviluppare un giudizio seriamente critico sulla realtà culturale, sociale e politica del nostro Paese e del mondo d’oggi.

Non dimenticando che nell’intreccio tra passato e futuro si gioca l’identità di ogni uomo, in particolar modo di chi si riconosce nel messaggio del Vangelo: esigenza resa possibile dalla forza di testimoni autentici e che richiede, appunto, una capacità critica di lettura e di mediazione del presente.

Bruno Simonetto
   

LA RIVISTA MARIANA DELLA SOCIETÀ SAN PAOLO

UN PREZIOSO STRUMENTO PER LA PROMOZIONE
 DELLA SPIRITUALITÀ MARIANA

Ha scritto il Beato Don Alberione nel 1953: "Il mondo ha bisogno di Gesù Cristo Via, Verità e Vita. Maria lo dà per mezzo degli Apostoli e degli apostolati...".

Fondata da Don Giacomo Alberione, Madre di Dio è stata pensata come "voce del Santuario Maria Regina degli Apostoli" in Roma, per diffonderne la devozione nel mondo. _ Il suo inserto centrale, di 24 pagine, viene utilizzato in Italia da una quarantina di riviste mariane associate all’URM (Unione Redazionale Mariana), che ha la sua sede presso la nostra Direzione.

URM - Via Alessandro Severo 56 Roma - tel 06.541.5501

Per copie saggio e informazioni:

Piazza San Paolo 14 - 12051 Alba CN
Tel. 0173.296.168 fax 0173.296.188
E-mail dell’Amministrazione: madredidio@stpauls.it

Amministrazione e Abbonamenti:
Abbonamenti:
Italia € 13.50 Estero € 20.20 - Sostenitore € 25.00
Conto Corrente Postale n. 965004 intestato a Rivista Madre di Dio
Piazza San Paolo 14 - 12051 Alba CN