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N. 2 febbraio 2007
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TESTIMONI
DI OGGI -
UN APOSTOLO DEL
NOSTRO TEMPO
Don Stefano Lamera La "Casa Divin Maestro", Ariccia (Roma), ha visto una numerosa assemblea di partecipanti, provenienti da tutta Italia, riunirsi per ricordare don Stefano Lamera nel decimo anniversario della morte. Il convegno si è svolto da 2 al 5 gennaio scorso. Tra i 150 partecipanti – tutti membri di Istituti aggregati della Famiglia Paolina, "Gesù Sacerdote", "Santa Famiglia" e l’Associazione "Ancilla Domini"–, mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi-Cava de’ Tirreni, monsi. Andrea Mugione, Arcivescovo di Benevento. Il Convegno si è aperto con la celebrazione eucaristica presieduta da sua eminenza il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo che ha ricordato con affetto la figura di don Stefano e il suo particolare impegno per i sacerdoti. Il clima del Convegno è stato di una grande partecipazione, attenta ed intensa. Vi si respirava la memoria di un uomo che ha lasciato tracce profonde nel cuore e nella mente di quanti lo hanno conosciuto. Qualcuno diceva: "Io e mia moglie siamo rinati a Cristo per mezzo di don Stefano". Un altro racconta: "Ero bancario. Ora sono diacono. Mia moglie ed io abbiamo lasciato i nostri impieghi statali per dedicarci a una attività che consente di lavorare a livello apostolico… Lui ce l’ha detto!, e noi l’abbiamo fatto. E sono parecchi anni". Tutti avevano qualcosa da raccontare, un ricordo da condividere… Stupiva l’affetto, l’interesse palese attorno a quest’uomo morto da dieci anni ma vivo come non mai nel cuore dei partecipanti. Si coglieva dalle varie testimonianze la personalità umana e spirituale di un uomo di grande fede che "pretendeva", con zelo apostolico e con quel piglio paternamente autoritario, che altri credessero il grande prodigio di amore che è la fede in Cristo, il fidarsi di Lui sempre e in ogni circostanza della vita. Questo suo atteggiamento infondeva sicurezza interiore e stimolava nel cammino di fede.
Le testimonianze erano tutte concordi nell’ammettere la sua fede enorme, assoluta che a volte rasentava l’ingenuità, come quella di un bambino. Ma è il Vangelo che ha detto: "Se non diventerete come bambini…". Don Stefano era certamente uno di questi nel vivere la sua fede, capace di abbandono totale e tuttavia solerte e dinamico come pochi, per quanto dipendeva da lui. Perché egli, come sacerdote paolino, era figlio di quel tale Paolo di Tarso che scriveva: "Per me vivere è Cristo!". "Guai a me se non evangelizzo!". Nei vari interventi che si sono succeduti nel corso dei lavori, si precisava gradualmente come in un mosaico, la figura umana e spirituale di don Stefano: un uomo con i suoi talenti e le sue virtù, i suoi limiti e i suoi difetti, come tutti; limiti e difetti che egli riconosceva con lucidità. Ma la sua tensione verso Dio era certamente altissima. Dio è stato realmente il grande Amore della sua vita che ha alimentato la sua completa dedizione apostolica. Era preso dall’ansia apostolica che altri conoscessero questo Amore di Dio che dà ali alla fede di ogni uomo sulla terra. Fu sua l’idea della Bibbia a mille lire e la comunicò a Don Alberione che l’accolse in pieno. Entrambi desideravano che la parola di Dio arrivasse in ogni famiglia. Per l’epoca, quel prezzo era veramente accessibile, anche ai più poveri. E le Edizioni Paoline stamparono la Bibbia in migliaia e migliaia di copie che vennero diffuse su tutto il territorio nazionale. Don Lamera è stato uno strumento di Grazia per molti. Doveva avere una certa familiarità col trascendente, a detta di parecchie persone che l’hanno conosciuto. Ma soprattutto era il suo grande cuore che lo guidava al di là dei modi che potevano apparire, talvolta, piuttosto rudi e sbrigativi a chi non lo conosceva abbastanza.
Maestro di vita spirituale «(…) Al Signore piacque affidarti delicati uffici: il divin Maestro da evangelizzare; il divin Maestro da far vivere; (…) i Maestri delle anime da confortare…». Sono parole che si leggono in uno dei tanti bigliettini che il Beato Giacomo Alberione usava inviare ai suoi figli come obbedienza. Questa volta il biglietto era diretto a don Stefano Lamera e "i maestri delle anime" cui si riferiva il biglietto, era il nascente Istituto aggregato di "Gesù Sacerdote" che tanto gli stava a cuore. L’Istituto era rivolto ai Sacerdoti diocesani che desiderassero una famiglia spirituale cui appartenere abbracciando i consigli evangelici, pur restando al loro posto di ministero nelle rispettive diocesi. Don Lamera sarà il Delegato nazionale del nuovo Istituto a cui si dedicherà con tutto il suo cuore di pastore e di padre. Poi venne l’Istituto "Santa Famiglia", l’ultimo nato degli Istituti aggregati della Famiglia Paolina. La sua nascita coincide con l’aggravarsi dello stato di salute del Fondatore e con la sua morte. Don Alberione, informato delle prime coppie di coniugi che aderivano all’Istituto, con un filo di voce disse: "Benedico… benedico…". Fu il sigillo della sua approvazione prima di partire da questo mondo. Nella sua sensibilità di apostolo, Don Alberione aveva sempre mirato alla famiglia come luogo insostituibile di formazione e di crescita cristiana. La famiglia era nelle sue preoccupazioni apostoliche fin dal 1931, quando ebbe l’ispirazione di pubblicare una rivista formativa per la famiglia. In principio era una piccola pubblicazione, semplice, umile. Ma in poco tempo crebbe con rapidità qualificando sempre meglio le sue rubriche di catechesi, attualità, informazione e cultura, fino a raggiungere diverse migliaia di copie settimanali, attestandosi come il rotocalco di più alta tiratura di copie in Europa. Era Famiglia Cristiana.
In questa rivista, don Lamera curò per dieci lunghi anni la rubrica, seguitissima: Il Padre risponde e si firmava "Padre Atanasio"; era il suo nome di professione religiosa. Questa "palestra pastorale" gli sarà di grande utilità in futuro, quando il Fondatore gli affiderà anche la cura della "Santa Famiglia". Ma già negli anni ’40, giovane sacerdote, Don Alberione gli aveva affidato l’incarico di scrivere un libro sulla famiglia e le sue problematiche. E nel 1940 don Lamera pubblica Piccolo grande nido, che ebbe 14 edizioni e fu tradotto in diverse lingue: un vero best-seller dell’epoca! C’è da domandarsi perché Don Alberione chiedesse di scrivere sui problemi della famiglia a un ragazzo ordinato sacerdote da poco; non solo, ma anche inesperto di problemi familiari. Probabilmente vedeva lontano. Sono quei misteri della Provvidenza che guidano il cammino delle persone per lo più a loro insaputa. Anche questo evento fu una "palestra pastorale" per il futuro Delegato della "Santa Famiglia". In seguito don Lamera darà inizio all’Associazione "Ancilla Domini" che riceverà l’erezione canonica nel 1977. Ad essa aderiscono donne che, consacrate a Dio in forma privata, dedicano la loro vita per la santificazione e la fedeltà dei sacerdoti, nonché prendersi cura, per quanto è loro possibile, dei sacerdoti nelle loro necessità umane e pastorali. Ora il Convegno si è concluso. La figura di don Lamera è riapparsa dalle pieghe della memoria a ricordare quei valori fondanti della nostra vita di cristiani, di consacrati e di apostoli del Regno. In un tempo di edonismo diffuso, di interessi per lo più "orizzontali", è stato quanto mai opportuno e stimolante riflettere, con questo Convegno, sulla figura di uomo, di sacerdote e di religioso paolino quale è stato don Stefano Lamera. Egli che ha vissuto la sua vita come testimone del Vangelo attraverso i mezzi di comunicazione, proteso con tutte le forze verso il "totalmente Altro", verso quel punto "Omega" che è Cristo, obiettivo di fede e di speranza offerto agli uomini e alle donne del nostro tempo, di tutti i tempi. Beatrice Immediata |
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