N. 2 febbraio 2007

Sommario.

Il Vangelo della carità
  
Olinto Crespi

Tutta la vita cristiana sia un’ "opera di misericordia"
   Bruno Simonetto

Come il buon samaritano
  
Anna Pappalardo

Gesù, "figlio di Adamo, tentato nel deserto
   Primo Gironi

Il "Confiteor" di Don Alberione
  
Eliseo Sgarbossa

Paolo e la centralià di Cristo
  
dalle Catechesi di Benedetto XVI
   a cura di Olinto Crespi

Imparare a leggere
   Claudia Camicia

Asterischi
  
Antonio Capano

Da 75 anni la rivista della famiglia
  
Angelo Montonati

Don Stefano Lamera, un Sacerdote per le famiglie
  
Beatrice Immediata

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Missionaria del Vangelo
  
Mercedes Mastrostefano

Il cammino spirituale di Louis Uryema
  
Testimonianza

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 2 febbraio 2007 - Copertina

 VITA APOSTOLICA PAOLINA - UNA DATA DA NON DIMENTICARE

 di ANGELO MONTONATI 

DA 75 ANNI LA RIVISTA DELLA FAMIGLIA
  

Non si può lasciare passare sotto silenzio il traguardo dei 75 anni di Famiglia Cristiana, rivista voluta da Don Alberione per le famiglie e per le comunità parrocchiali, ancora tanto attuale e necessaria.
  

Mi si perdonerà se scrivo queste note con una speciale, commossa partecipazione personale, essendo nato esattamente due mesi prima di Famiglia Cristiana e avendo trascorso gli anni più belli della mia vita di giornalista lavorando nella Redazione romana del settimanale come inviato e vaticanista, prima di approdare a Milano nel mensile Jesus. Ma ho ritenuto che non si potesse passare sotto silenzio il 75° compleanno del più prestigioso settimanale cattolico.

Un po' di storia

Correva l’anno 1931: suor Nazarena Morando, una Figlia di San Paolo, si trovava a Roma in attesa di imbarcarsi a Napoli per gli Stati Uniti. Un giorno si sente chiamare per telefono da Don Alberione che le ordina di rientrare subito ad Alba. "Mi disse", racconterà poi la religiosa, "che avrei dovuto prendermi la responsabilità di iniziare una nuova rivista. E diede norme precise di come doveva essere questa rivista: doveva portare una buona parola a tutti i membri della famiglia: padri, madri, giovani".

La copertina del primo numero di Famiglia Cristiana.

Don Alberione aveva anche pensato al titolo: Famiglia Cristiana. Suor Nazarena si mise subito all’opera: "Tutte le sorelle studenti delle classi superiori", sono ancora sue parole, "furono incaricate di un settore. Suor Ignazia Balla da Roma ci mandava puntualmente i suoi articoli. Tutte le sorelle delle comunità e delle Case si impegnarono a cercare abbonamenti". La terza redattrice era suor Filippina, che redigeva il commento al Vangelo domenicale e la nota catechistica e liturgica; suor Nazarena revisionava tutto, compresa la stampa, mentre suor Ignazia curava le due rubriche alle madri e alle giovani. Insieme poi si occupavano del notiziario, delle nozioni utili alle lettrici (cucina, ricamo, orto, ecc.) e della ricerca di racconti, novelle, stelloncini, e persino delle barzellette.

Il primo numero apparve per il giorno di Natale di quello stesso anno: fu suor Anselmina Cerri –la "macchinista" – a curarne la stampa: "Dopo aver partecipato", così ricordava, "alle tre messe di mezzanotte (come allora si usava) e aver consumato la tradizionale polenta, andai in tipografia, assieme a suor Nazarena che venne a farmi compagnia… avevamo tre macchine da stampa ma ci servimmo della più grande, della "Regina Apostolorum", che tutte chiamavamo la "Reginetta". Dopo le prime mille copie abbiamo proseguito con le altre: 18.000 in tutto".

Don Alberione ammira con soddisfazione un numero di Famiglia Cristiana assieme al suo fedele Vicario generale don Luigi Zanoni, già direttore della rivista dal 1938 al 1953.
Don Alberione ammira con soddisfazione un numero di Famiglia Cristiana assieme
al suo fedele Vicario generale don Luigi Zanoni, già direttore della rivista dal 1938 al 1953.

La testata era: Famiglia Cristiana - Settimanale – Per le donne e per le figlie. Dodici pagine in tutto, in bianco e nero, con una piccola immagine della Famiglia di Nazareth accanto alla testata e un Gesù Bambino che occupava tutta la copertina. Suor Giovanna Pettinati, che allora era un’alunna, ha aggiunto alcuni particolari curiosi: "Il giorno di Natale tutte, grandi e piccole, andammo a confezionare la rivista e a spedirla ai nostri genitori e parenti come augurio. Con le altre copie, man mano che le macchiniste ce le davano, invademmo tutti i nostri paesi dal Nord al Sud, inviando la rivista ad amici, conoscenti, benefattori, cooperatori… Era tale l’entusiasmo che non sentivamo neppure il freddo pungente per la grande nevicata. Le case filiali ci aiutavano nella diffusione, tanto che a fine gennaio 1932, dopo un mese, gli abbonati erano 10.000".

Come responsabile, il primo numero era firmato da una sacerdote paolino, don Bernardo Borgogno mentre poi, espletate le pratiche legali, Maestra Rosa (Evelina) Capra assunse la direzione del settimanale, che già nel febbraio 1932 passava a sedici pagine, introducendo la copertina a colori e ingrandendo il formato. Successivamente, man mano che si programmavano nuovi servizi e rubriche, furono chiamati a collaborare anche sacerdoti e chierici paolini (il primo fu don Luigi Occelli). Nel 1938 la direzione passerà a don Luigi Zanoni e fino al 1945 durerà la collaborazione delle Suore, in parte ancora nella redazione, ma soprattutto per la propaganda, la concezione e la spedizione. Bisogna dare atto che la nascita e la grande fortuna di Famiglia Cristiana in quegli anni si devono allo straordinario impegno nella diffusione delle Figlie di San Paolo.

Finita la guerra e, con essa, le restrizioni sulla carta e le difficoltà dei trasporti che bloccavano tutto, Don Alberione rilancia alla grande il settimanale anche con le sue circolari: "Famiglia Cristiana", scrive tra l’altro, "si presenta timidamente alla vostra casa… Non è vestita di lusso, ma vi vuol bene e vuol farvi del vero bene… I sacerdoti che la curano hanno una sola intenzione: che le famiglie siano le sane cellule della società e della Chiesa".

Il grande sviluppo della rivista

Nel 1953 don Zanoni è chiamato a Roma dal Fondatore (al quale succederà dopo la sua morte come Superiore Generale) e direttore "full time" è nominato don Giuseppe Zilli, (foto a lato) un abruzzese di 33 anni che successivamente aprirà il settimanale alla collaborazione di giornalisti professionisti laici. Ricorda Beppe Del Colle, che sarebbe poi diventato vice-direttore che inizialmente non esisteva una redazione vera e propria, non c’erano inviati, don Zilli faceva da direttore, da capo-redattore, da amministratore, da autista e anche da fattorino. Ma intanto, quando si apre il Vaticano II, il nostro settimanale ha già un milione di lettori e Don Alberione scriverà che Famiglia Cristiana con le sue edizioni stampate in diversi paesi (Spagna, Portogallo, Messico, Filippine e Stati Uniti) "raggiunge più anime che tutti i libri assieme editi nelle varie nazioni".

In quegli anni assistiamo ad una trasformazione radicale dei processi e degli impianti tipografici: chi scrive ricorda le sante Messe celebrate sulla enorme macchina per stampare in rotocalco inaugurata ad Alba. L’arrivo di giornalisti professionisti segna una nuova impennata nel numero delle copie: si costruisce a Milano l’attuale sede dei nostri periodici (inizialmente, le riunioni di redazione si tenevano in via Solenghi, nella stessa Casa dei Paolini); nascono poi le Redazioni di Roma, quella di Parigi e quella di Londra. Verso la metà degli anni Settanta, il settimanale supera quota 1 milione 700 mila copie, senza resa (allora non si andava nelle edicole, ma solo nelle parrocchie e per abbonamento).

Erano quelli i tempi d’oro ed era più facile fare un bel giornale: oggi il predominio della televisione, il diffondersi di internet, la sempre più diffusa secolarizzazione e la crisi della istituzione familiare condizionano pesantemente l’editoria cattolica, anche perché – bisogna avere il coraggio di ammetterlo – la maggioranza dei Parroci italiani non sentono purtroppo la pastorale dei media come una priorità, nonostante i bei documenti della Chiesa in materia; il Direttorio della Cei su "Comunicazione e missione" è ancora scarsamente conosciuto e ancora più scarsamente applicato. Scontiamo un ritardo dalle conseguenze disastrose.

Perdersi d’animo per questo? Don Alberione direbbe di no, anzi la sfida dei tempi va accettata con rinnovato entusiasmo. 75 anni sono un bel traguardo, ma esso deve spingerci a guardare avanti, a fare di tutto – anche noi come Paolini Cooperatori – per contrastare le forze del male con le stesse armi. E allora, ad multos annos alla nostra grande Famiglia Cristiana, con l’impegno rinnovato per farla conoscere e diffonderla il più possibile per il bene della famiglia e della società.

Angelo Montonati