|
N. 2 febbraio 2007
|
CHIESA
- IN MARGINE AL IV CONVEGNO ECCLESIALE DI
VERONA - 3
Tutta la vita cristiana
sia Dei 5 ambiti di riflessione del Convegno ecclesiale celebrato a Verona, analizziamo stavolta il 3 , sulla fragilità della condizione umana.
Sintesi delle riflessioni sulla "fragilità" Presentando al Santo Padre Benedetto XVI i lavori del Convegno, la dott.ssa Giovanna Ghirlanda così li riassumeva per il 3° ambito: "Urge una riscoperta dell’etica sociale che aiuti a formare coscienze adulte che si spendono per la dignità dell’uomo e per il bene comune. Attraverso il paradigma della fragilità abbiamo perciò guardato all’uomo in tutte le età della vita, attraverso le sue esperienze fondamentali: l’amore e la solitudine, la libertà e la responsabilità, il bisogno di comunicare e gli ostacoli all’espressione di sé, la forza e la debolezza del corpo e della mente, il far parte di una ampia Comunità e i rischi dell’esclusione e dell’ingiustizia sociale.
In queste situazioni siamo chiamati ad annunciare il paradosso di un Dio che si è fatto uomo, per amore dell’uomo. Nella fragilità, quindi, si svela il legame forte fra la virtù della speranza e la virtù della carità […]". Ci addentriamo, allora, in questa puntata nelle considerazioni che del 3° ambito [fragilità] ha proposto Augusto Sabatini, tenendo conto anche dei risultati dei lavori dei "Gruppi di studio". Le "considerazioni generali" poste in premessa dal Relatore hanno subito avvertito che, nell’illustrare l’articolato percorso ed il denso svolgimento della discussione che ha avuto luogo nell’ambito delle fragilità umane occorre soprattutto fedeltà a quanto pervenuto dai Delegati al Convegno. "Dalla lettura e rivisitazione dei testi delle singole sintesi – ha precisato – è derivata però una grande difficoltà: quella di riuscire, senza penalizzare la vivezza degli stili espressivi dei loro redattori, a rendere effettivamente accessibili a tutti i tratti unitari di riflessioni caratterizzate, oltre che da elevata passione, da rilevante varietà". Ma le suggestioni raccolte sono state davvero tante, e tutte di notevole importanza. Considerazioni generali sulle "fragilità umane" Nella prima Sessione, tutti i Gruppi hanno riprodotto con cura meticolosa [riflesso di attenzione e preoccupazione vive] l’amplissimo spettro delle fragilità umane più evidenti o emergenti, sperimentate nei singoli contesti territoriali italiani; ne hanno riconosciuto il valore di risorsa idonea per attingere il vero significato e valore della persona umana; hanno ribadito e puntualizzato il bisogno che la Chiesa sia ciò che deve essere, ossia maestra d’umanità autentica e piena. Ricorrente è stato l’operarne la rassegna in veri e propri elenchi [peraltro, con convergenza quasi unanime]. Nell’avvertita consapevolezza delle diffuse e rilevanti insufficienze attuali delle nostre Chiese particolari [a fronte delle più acute urgenze della presente stagione epocale], si è sottolineata l’importanza di questo loro riconoscimento, come metodo, più che come semplice occasione, di maturazione e crescita.
Si è quindi fatto invito a coltivare l’esperienza della condivisione personale e comunitaria della vita, soprattutto con i più poveri, nella riconoscenza di quanto offre, per far crescere la sensibilità anche collettiva nelle Comunità ecclesiali; ma anche, ed assai insistita, è stata la perorazione a cercare luoghi e tempi per far confrontare, collegare, promuovere e sostenere esperienze e carismi molteplici che meritano di non rimanere frammentari o circoscritti agli specialisti delegati, bensì d’insegnare ed apprendere insieme la virtù della corresponsabilità. Riflessioni sull’esperienza Nella II Sessione, parte dei Gruppi ha sottolineato alcuni atteggiamenti, o stili, ritenuti indispensabili per "relazionarsi" con le persone fragili e per farsi, per così dire, illuminare dall’alta dignità di ognuna: la vicinanza [che accomuna e "converte"]; l’impegno particolare nell’attenzione e nella cura personali, cioè il saper "stare in compagnia"; la ricerca della verità, della riconciliazione e del perdono; un servizio generoso, amorevole, umile ma competente, appassionato, nel vicendevole sostegno alla scuola della vita; la sobrietà e l’essenzialità nell’uso della ricchezza [segnatamente da parte di Presbiteri e Vescovi]; l’assunzione da parte delle Comunità ecclesiali, in quanto tali, e non da singoli loro settori, dell’ascolto come naturale habitus per la vera condivisione nel quotidiano. Sono state poi evidenziate alcune specifiche necessità, chiarendo come all’ascolto ed all’accoglienza delle attuali forme ed espressioni delle fragilità ci si possa e ci si debba "educare"; e quali risorse in particolare siano essenziali per irrobustire e rendere maggiormente credibile la testimonianza della Chiesa, come madre e compagna: testimonianza - si è rilevato con sofferenza - ancora sovente oscurata da esperienze di rifiuto, indisponibilità o limitata sensibilità, che ne inficiano la coerenza ed originano dal sapere ancora troppo poco cos’è e dov’è fragilità, o da limiti personali [diffusi sia tra i laici sia tra i consacrati].
Sono stati, in particolari, auspicati: 1] la riaffermazione della specificità della missionarietà della Chiesa, che porta l’amore di Cristo Risorto quale speranza per il mondo; 2] il ripensamento dei percorsi educativi e catechetici; 3] la "comunicazione" dell’antropologia cristiana e dei suoi fondamenti; 4] la valorizzazione del servizio dell’approfondimento teologico, anche per la formazione personale integrale ed alla "carità" [soprattutto dei Presbiteri e dei Consacrati]; 5] il potenziamento dei luoghi di studio delle presenti questioni antropologiche e sociali, come momento propedeutico sia all’orientamento vocazionale e motivazionale che all’intervento sociale ed all’esercizio responsabile della cittadinanza civile; 6] la vigile attenzione alle forme ed ai contenuti della comunicazione di massa, per educare al suo corretto ed avveduto impiego; 7] lo stimolo a relazioni di comunicazione e stabile cooperazione, sia intra- che extra-ecclesiali [con coloro che più hanno a cuore la promozione della vita umana]; 8] il maturo riconoscimento dei limiti della supplenza, pur lodevole, nei confronti delle Istituzioni pubbliche in materia di politiche sociali ma anche dell’indefettibile valore di profezia del Volontariato autentico.
Linee-guida per un approccio pastorale integrato Nella III Sessione, infine, con dovizia assai gradita, i Gruppi hanno suggerito l’assunzione di alcune specifiche linee-guida, ma pure di concrete proposte di "ministero di umanità di condivisione", tra cui: a] il recupero, nella prassi ordinaria (non solo comunitaria), del primato dell’ascolto della Parola di Dio, della preghiera, della comunione alla mensa eucaristica, della spiritualità alimentata dallo studio, dalla vita sacramentale, dal discernimento comunitario; b] il riconoscimento del valore e dello straordinario rilievo attuale, tra i ministeri, del Diaconato, "per il" e "nel" servizio alle persone fragili, con invito al suo pieno impiego; c] il porre "segni visibili" della particolare sollecitudine della Chiesa verso i fragili non solo nello spazio ecclesiale; d] il superamento della pastorale "per settori"; e] il sostegno e la valorizzazione capillari delle forme e strutture di promozione della vita dal concepimento al suo termine naturale, in particolare verso le età più vulnerabili; f] il sostegno massimo alle famiglie ed alle reti di famiglie, in luoghi e prassi che ne accompagnino non solo il sorgere, ma anche l’alimentarsi e rinnovarsi quotidiano; g] la diffusione e promozione della cultura dell’accoglienza, nelle specifiche forme dell’affidamento eterofamiliare [e del sostegno stabile alle famiglie accoglienti] e di "scuole di carità" [per Associazioni, Gruppi e Movimenti, oltre che di Operatori della cosiddetta "Pastorale della strada e del marciapiede"];
h] la previsione di percorsi di accoglienza, sostegno e compagnia verso i separati e i divorziati, e in particolare verso i divorziati risposati; i] il rinnovato impegno per la cura educativa alla responsabilità, al senso del sacrificio ed alla santità nelle generazioni dei preadolescenti ed adolescenti; l] il sostegno [e la costituzione] di Osservatori sociali idonei alla miglior conoscenza del territorio di riferimento e di intervento; m] l’assunzione del ministero della rilevazione e denuncia delle forme di peccato ed ingiustizia sociale che esigono vera giustizia e della relativa ortoprassi; n] l’elaborazione ed avvio di iniziative di recupero nei confronti di persone coinvolte nella malavita, in particolare quella dedita al crimine organizzato; o] la formazione e valorizzazione di un Volontariato competente, particolarmente motivato, già nella dimensione parrocchiale, negli ambiti più urgenti [come quello sanitario, dell’accoglienza agli immigrati, del recupero e reinserimento sociale degli ex detenuti]; p] l’attribuzione alla "Caritas" della formazione e della promozione culturale, con la progressiva responsabilizzazione nell’assunzione della gestione delle opere da parte delle realtà laicali territorialmente più significative; q] la redazione di un documento sulla pastorale carceraria e la creazione di una Consulta ad hoc [e, in sede diocesana, di una Commissione permanente per il "mondo penale"]; r] l’istituzione, in dimensione anche interdiocesana [o regionale], di un coordinamento delle strutture di servizio e promozione umana e l’incentivazione di strutture di rete per la cooperazione anche con soggetti non d’ispirazione ecclesiale o cristiana verso le situazioni di maggior disagio sociale; s] l’invito alle Scuole Cattoliche all’accoglienza dei più svantaggiati. Come Cooperatori Paolini, "fedeli laici" impegnati nella continua riflessione e nella conseguente attuazione del progetto pastorale emerso nel Convegno di Verona, riprendiamo le singole istanze qui riportate, riservando loro tutta la responsabile attenzione dovuta. In fondo, non si tratta neppure soltanto di compiere le classiche "opere di misericordia spirituale e corporale" del Catechismo imparato nella nostra infanzia, ma di fare della nostra testimonianza di vita cristiana una continua "opera di misericordia", a fronte delle tante fragilità dell’uomo d’oggi. Bruno Simonetto
|
||
|
|
|||