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N. 1 gennaio 2007
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PAROLA
DI DIO - ALLA
SCOPERTA DI GESÙ MAESTRO - 21
IL MAESTRO che si
rivela
L’itinerario spirituale-biblico, "Alla scoperta di Gesù Maestro", percorrerà il Vangelo di Luca, proposto dalla Liturgia dell’Anno C. Il Vangelo secondo Luca si apre con la narrazione degli eventi riguardanti la nascita e l’infanzia di Gesù. Sono i capitoli 1-2 del suo Vangelo a fissare nello scritto quello che in seguito verrà chiamato il "Vangelo dell’infanzia" e che solamente gli evangelisti Luca e Matteo ci tramandano. Marco non si sofferma sugli avvenimenti dell’infanzia di Gesù, ma inizia il suo Vangelo collocando subito sulla scena il Battista e la sua severa predicazione. L’evangelista Giovanni, invece, va oltre la "cronaca" di tali avvenimenti, preferendo collocarli nella cornice "teologica" dell’affermazione racchiusa in 1,14: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Nella complessa storia della composizione dei Vangeli, una prima tappa fu quella di privilegiare i soli eventi finali della vita di Gesù (la passione, la morte e la risurrezione) di cui tutti a Gerusalemme erano stati testimoni (o spettatori). Questi eventi, attorno ai quali gli apostoli avevano concentrato la loro predicazione, costituivano quello che gli studiosi chiamano il "kerigma" (cioè "l’annuncio" per eccellenza, come significa il verbo greco kerysso, "annunciare, proclamare"). Anche l’apostolo Paolo nella sua predicazione ricalca questo "annuncio" fondamentale; "Cristo è morto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture". In seguito gli Evangelisti, ciascuno rispettando le esigenze dei destinatari del loro scritto su Gesù, al nucleo essenziale del "kerigma" aggiunsero le parole, le parabole, i miracoli, i discorsi di Gesù, dando così origine ai quattro "libretti" che conosciamo come Vangelo secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni. In questo contesto, il "Vangelo dell’infanzia" di Gesù risulta come una composizione posteriore, quasi l’ultima tappa, nel senso che esso fu steso da Luca e da Matteo per venire incontro alle richieste dei loro lettori, che desideravano sapere e conoscere notizie più dettagliate sulle origini del Maestro di Nazaret, ormai riconosciuto dalla comunità cristiana come Messia e Salvatore, Figlio di Dio e Signore ("Kyrios"), Risorto dai morti.
"Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" A differenza dell’evangelista Matteo che, nel suo "Vangelo dell’infanzia" (capitoli 1-2), privilegia la figura di Giuseppe, Luca colloca nel cuore di ogni evento dell’infanzia di Gesù la figura di Maria. Per il terzo Evangelista Maria è, fin dal suo primo apparire, il modello del discepolo di Gesù. Tutta la sua esistenza è vista come un graduale "entrare" nell’intimità di Gesù, il Figlio e il Maestro. E ciò avviene già nei primi momenti dell’infanzia di Gesù, dove Maria, con l’intuito della madre e la docilità del discepolo, intravede nei gesti e negli atteggiamenti del Bambino i gesti e gli atteggiamenti che caratterizzeranno il Maestro lungo tutto il suo ministero. È soprattutto il verbo "meditare", che Luca attribuisce al profilo spirituale di Maria, a collegare il "Vangelo dell’infanzia" con tutto l’insieme del suo Vangelo (vedi Luca 2,19: "Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore"). Il verbo "meditare" traduce il corrispondente greco symbàllein, che significa "mettere insieme, confrontare, collegare". È il verbo che fa da "parola chiave" o da "cerniera" dei singoli episodi dell’infanzia di Gesù che, così, non rischiano di rimanere un "masso erratico" nei confronti del resto del Vangelo secondo Luca, o di venire collocati nella cornice di emozionanti racconti natalizi per i più piccoli (quasi fossero simili ai "vangeli apocrifi dell’infanzia", ricchi di episodi spesso più ispirati alla fantasia che alla realtà). Testimone e protagonista degli avvenimenti dell’infanzia di Gesù, Maria sarà continuamente chiamata a "confrontarli" e a "interpretarli" con gli avvenimenti e i personaggi che caratterizzeranno il ministero del Figlio, il Maestro che da Nazaret sale verso Gerusalemme. Nei gesti e negli atteggiamenti del piccolo Gesù che nasce e cresce, Maria vede già anticipati i gesti e gli atteggiamenti che "rivelano" il Maestro che a tutti offrirà la luce della salvezza e la gioia del perdono. Nel Bambino che accoglie i pastori a Betlemme e che pervade della luce della salvezza e del suo amore ("Pace in terra agli uomini che Dio ama", Luca 2,14), Maria vede già rivelarsi il Maestro che ha come "stile" del suo ministero l’accoglienza degli umili, dei poveri, degli emarginati, dei peccatori, dei pubblicani, dei lebbrosi e dei Samaritani. I pastori, infatti, erano considerati ai margini della vita sociale, disprezzati e guardati con sospetto (a motivo della facilità con cui sconfinavano con il gregge, violando i confini, e per i furti di bestiame). Il loro contatto quotidiano con gli animali li collocava in uno stato permanente di "impurità rituale", privi cioè delle condizioni richieste per accedere al Tempio e al culto (come i lebbrosi, i pubblicani e i Samaritani che Gesù incontrerà nel suo ministero di adulto e che accoglierà con amore).
Nel Bambino che viene presentato al Tempio e si sottomette al rito della circoncisione e dell’imposizione del nome "secondo la legge di Mosè" e "come è scritto nella legge del Signore" (Luca sottolinea più volte questa obbedienza della famiglia di Gesù alla legge/volontà del Signore: vedi 2,22.23.24.27.39), in questo Bambino che in tutto obbedisce alle prescrizioni della legge/volontà del Signore, Maria vede già l’obbedienza radicale di Gesù al Padre, fino ad accettare la morte di croce ("Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà", Luca 22,42). Il Bambino che "si smarrisce" nel Tempio e vi rimane "tre giorni" ed è "cercato" dai genitori (vedi Luca 2,41-50), è già per Maria il Risorto che rimane "tre giorni" nel sepolcro, è "cercato" dai discepoli e viene "ritrovato" al terzo giorno. Ma proprio qui "in mezzo ai dottori", il Bambino Gesù rivela già la sua statura di adulto, cui Dio ha fatto il "dono dell’anzianità", proprio come è detto del giovane profeta/saggio Daniele: "Vieni, siedi in mezzo a noi (c’è qui il richiamo a Gesù "in mezzo ai dottori") e facci da maestro, perché Dio ti ha dato il dono dell’anzianità" (Daniele 13,50). "In mezzo ai dottori" che spiegano e interpretano la legge, il Bambino che li "ascolta" e li "interroga" rivela già la sua identità di Maestro "interprete" ed "ermeneuta" delle Scritture che parlano di lui, come apparirà alla fine del Vangelo secondo Luca, nel capitolo 24, dove Gesù è presentato "in mezzo" ai discepoli di Emmaus come l’ "ermeneuta" definitivo delle Scritture: "Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro (Luca usa qui il verbo greco diermèneusen, "spiegare, fare l’ermeneutica") in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (Luca 24,27). In conclusione, vediamo che il "Vangelo dell’infanzia" è strettamente collegato con il resto del Vangelo secondo Luca. Inizio e fine si illuminano a vicenda. Proprio come appare nel Bambino che Maria depone nella mangiatoia "avvolto nella fasce" e che nella sepoltura verrà "avvolto nelle bende" per essere deposto nel sepolcro. È per questa unità/armonia di tutto il Vangelo che la preziosa icona della Natività della scuola russa di Novgorod (secolo XV) rappresenta il Bambino Gesù nella mangiatoia che ha già la forma del sepolcro. "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" Sono, queste, le prime parole di Gesù che compaiono nel Vangelo e che egli pronuncia, dodicenne, nelTempio. All’orizzonte di queste parole si profila già la consapevolezza della missione che il Padre gli ha affidato e che egli accetta pienamente. II verbo "dovere" (in greco, dei, tradotto a volte in italiano anche con gli impersonali "bisogna", "è necessario") ha nel Vangelo secondo Luca un particolare significato, che contribuisce a renderlo una delle "parole-chiave" per comprendere la missione di Gesù, già dal momento dell’infanzia/adolescenza. Lungo il Vangelo leggeremo che "il Figlio dell’uomo deve soffrire molto" (Luca 9,22), che "è necessario che Gesù operi oggi, domani e il giorno seguente e continui nel suo viaggio (verso Gerusalemme)" (Luca 13,33), che "è necessario che il Figlio dell’uomo soffra molto e venga ripudiato da questa generazione" (Luca 17,25) e anche "non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" (Luca 24,26).
Alla luce di questi riferimenti il verbo "dovere" non indica un destino crudele che incombe su Gesù e al quale egli non può sottrarsi. Tutt’altro! Esso indica invece la piena accoglienza del progetto di salvezza che Dio ha pensato per gli uomini e che Gesù, come Figlio obbediente alla volontà del Padre, porta a realizzazione. Indica perciò il quotidiano "entrare" di Gesù nella volontà del Padre, proprio come ora, dodicenne, "entra" nel Tempio "per adempiere la Legge del Signore" riguardante le grandi feste di Israele. Lì, nel Tempio, l’adolescente Gesù ha già la consapevolezza che la sua missione è quella di "entrare" nella volontà del Padre (Luca la designa con l’espressione "le cose del Padre mio") e di "sottomettersi" al suo progetto di salvezza, che inizia nella quotidianità della sua famiglia a Nazaret: "Partì con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso" (Luca 2,51). "Mi hai nascosto all ombra delle tue mani" (Isaia 49,2) In questa espressione - che il profeta Isaia pone sulle labbra di quel misterioso personaggio che è "il Servo del Signore" - possiamo veder racchiusa la lunga esperienza di Gesù a Nazaret, prima di iniziare la predicazione del Regno e di intraprendere il "viaggio" che, nel Vangelo secondo Luca, lo conduce dalla Galilea a Gerusalemme. L’"ombra" che avvolge Gesù è l’immagine dei molti anni (forse trenta) che egli trascorre nel silenzio e nella "sottomissione". Neppure i Vangeli ci offrono notizie su questo lungo silenzio di Nazaret. Ma non è stato, questo, un periodo inerte, inattivo, inefficace nella vita di Gesù. In esso ha agito la "mano" del Signore. E la "mano" nella Bibbia è sempre immagine del fare, dell’agire, del plasmare di Dio. Come nel "grande silenzio" della creazione Dio ha "plasmato" l’uomo e la donna per collocarli nel "giardino" di Eden (che è il nostro mondo), così negli anni del lungo silenzio e della permanenza a Nazaret lo stesso Dio ha preparato e "plasmato" Gesù per la missione. Qui, nella solitudine di Nazaret, Gesù – il Figlio e il Maestro – ha imparato da Maria a rispondere in pienezza alla missione affidatagli dal Padre, assimilando quegli atteggiamenti e quello stile di vita che l’evangelista Luca ama racchiudere in alcune "paroline" (apparentemente semplici ma ricche di teologia) che dal "Vangelo dell’infanzia", dove le ha collocate, balzano lungo tutto il Vangelo: "eccomi", "subito", "in fretta", "oggi", "con gioia". Primo Gironi |
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