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N. 1 gennaio 2007
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EDITORIALE
- RIFLESSIONI SULLE
OPERE DI MISERICORDIA SIATE MISERICORDIOSI Durante l’anno
2007, l’Editoriale della nostra rivista si soffermerà sulle opere di
misericordia, con particolare riferimento a quelle spirituali. Se, vocabolario alla mano, andiamo alla voce "misericordia", la troviamo descritta come un profondo sentimento di pietà e compassione che spinge ad aiutare, a soccorrere o a perdonare il prossimo. Se tale è il modo a noi connaturale di intendere la misericordia, come cristiani ne conosciamo la fonte, Gesù. Egli incarna e rende visibile in pienezza Dio nella sua misericordia, motivando così il nostro modo di intendere e di fare misericordia. La sua predicazione, il suo stile di vita e le sue azioni rivelano il già dell’amore, presente e operante nel mondo; nel contatto con la limitatezza e la fragilità della condizione umana, sia fisica che morale, egli circoscrive idealmente il modo e l’ambito di questo amore, inscrivendolo nel linguaggio biblico della "misericordia". GESÙ, LA MISERICORDIA FATTA CARNE La bella espressione di san Bernardo: "Prima che apparisse l’umanità, la bontà era nascosta", ci introduce nel mistero dell’Incarnazione. La bontà divina si fa visibile dal momento in cui prende forma umana; la misericordia divina si fa carne, rendendosi visibile e tangibile in Gesù di Nazaret. Nell’atto di inaugurare la sua missione, egli assume, facendole proprie, le parole del profeta Isaia (cf Lc 4,18-19) e, in seguito, ai messi del Battista additerà nelle opere che compie la conferma della sua identità e missione: "Andate e riferite a Giovanni quello che avete visto e ascoltato: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri è annunziata la buona novella" (Lc 7,22). Basta scorrere le pagine dei Vangeli per accorgersi che l’esistenza terrena di Gesù è tutta un piegarsi amorevole su ogni forma di miseria umana, fisica o morale che sia; ogni suo gesto, insieme umano e divino, fa sì che ogni guarigione, ogni aiuto o sostegno corporale si dilati in compassione, perdono e conforto spirituale.
C’è la condanna dell’adulterio, ma la grazia per l’adultera; c’è la ferma condanna del peccato, ma l’abbraccio misericordioso per il peccatore; la guarigione fisica accompagna la guarigione interiore; le parole sferzanti agli orgogliosi e ai superbi sono medicinali per la conversione; la gioia conviviale richiama una gioia più grande; amicizia, tenerezza e compassione rinnovano il cuore; la sofferenza è sanata e accolta... Gesù è davvero l’icona del "Padre delle misericordie" (2Cor 1,3). Totalmente partecipe della vita dell’uomo, egli accoglie in pieno il progetto di Dio, facendosi simile ai fratelli e sperimentando nella sua stessa carne la durezza della sofferenza umana (cf Eb 2,17-18). Medico dei corpi, ma soprattutto delle anime, Gesù "non soltanto parla di misericordia e la spiega con l'uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. Egli stesso è, in un certo senso, la misericordia" (Dives in misericordia, 2). Maestro e modello di misericordia, proclama: "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro" (Lc 6,36). Ciò significa che l’ideale di vita cristiana, a cui Cristo chiama i suoi seguaci, si concretizza nel "fare misericordia"; ideale che egli esemplifica plasticamente e con forza fino al punto da giudicare fatte o negate a sé le opere di misericordia spirituale e corporale verso il prossimo più bisognoso (cfr Mt 25,31-46). LE OPERE DI MISERICORDIA E L’APOSTOLATO PAOLINO Le opere di misericordia sono "le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2447). Su queste opere, con particolare riferimento a quelle spirituali, si soffermerà nei mesi seguenti il Cooperatore Paolino nelle sue editoriali. Il perché di questa scelta è presto detto. Le sette opere di misericordia spirituale – elencate dalla tradizione ecclesiale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti – sono sostanzialmente in consonanza con il "fare agli uomini la carità della verità" proprio dell’apostolato paolino (si notino i verbi che specificano le singole opere). Don Giacomo Alberione ne fu così convinto che, non solo esortò i suoi figlie e le sue figlie ad avere sempre presente che "l’apostolato che esercitate è tutta un’opera di misericordia", ma giunse a condensare in queste opere i contenuti dell’apostolato paolino: "Nell’esercizio dell’apostolato sono compendiate, si può dire, tutte le sette opere di misericordia spirituale". L’urgenza di una rinnovata presa di coscienza ad esprimere nelle opere di misericordia l’amore preferenziale per i poveri fu sollecitata negli anni ’90 dal documento Evangelizzazione e testimonianza della carità della Conferenza Episcopale Italiana. A proposito delle opere di misericordia spirituale, il documento così si esprime: "Sempre seguendo l’esempio di Gesù, il vangelo della carità ci stimola… anche alle opere di misericordia spirituale, per rispondere alle povertà umane più profonde e radicali, che toccano lo spirito dell’uomo e il suo assoluto bisogno di salvezza, e che oggi, in un paese come il nostro, sono anche socialmente le più diffuse e non di rado le più gravi. Espressioni concrete di tali opere possono essere, ad esempio, l’aiuto dato a chi ricerca la verità e a chi ha bisogno di riscoprire il senso di Dio e del suo amore – e con ciò anche il senso del peccato –, la presentazione di valori autentici a chi li ha smarriti, la vicinanza e la condivisione con chi soffre di solitudine e di angoscia, perché ritrovi un significato e una speranza per la vita" (n. 39). Queste indicazioni, attuali e di sapore paolino, suonano come un invito sulla soglia del nostro viaggio. Giuliano Saredi
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