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Chi bussa alla porta?

È passata sotto silenzio una legge che da tre mesi detta norme precise per le vendite a domicilio. Quali novità e quali consigli possono essere utili per evitare le truffe

Una cliente fedelissima dei venditori “porta a porta” è Rosanna Vaudetti, la più amata tra le ex annunciatrici televisive. «È una tradizione di famiglia», ha detto a Livia Azzariti che la intervistava per Mattina in famiglia su Raidue. «Mia mamma comprava certi pizzi da una signora che li portava fino a casa. Poi si procurava il lino da un’altra signora che andava di porta in porta e col lino e i pizzi faceva fare le lenzuola. Sul suo esempio io ho acquistato degli elettrodomestici dai venditori a domicilio e mi sono trovata benissimo». 
Già, ma c’è da fidarsi sempre di chi bussa alla nostra porta? Con tutti i malintenzionati che circolano, falsi operai dell’Enel o del gas, falsi ispettori delle Poste, falsi poliziotti, falsi assistenti comunali, si fa fatica a credere a quelli che si presentano con intenzioni non truffaldine. Il caso Vaudetti potrebbe essere unico, una rondine che non fa primavera. Invece scopriamo che malgrado tutto il giro d’affari delle vendite a domicilio è piuttosto fiorente, si aggira intorno a un miliardo e duecento milioni di euro all’anno. Un mercato di nicchia che ha i suoi punti di forza in provincia e nella clientela costante, formata soprattutto dalle donne.
Però c’è poco da fare, i dubbi permangono: «Alcuni aspetti di questo tipo di vendita – mi dice Paolo Landi, segretario generale dell’Adiconsum, una delle 14 associazioni di consumatori italiane – stanno assumendo connotati drammatici. Per esempio, la violazione della privacy». 
I dati personali acquisiti attraverso una qualsiasi operazione commerciale dovrebbero essere subito dopo cancellati. Al contrario continuano a circolare e così finiamo col trovarci battaglioni di scocciatori al telefono, alla porta o nella cassetta delle lettere. Non bastasse, l’eventuale cliente ha l’obiettiva difficoltà di distinguere un venditore serio da un magliaro. In una certa misura, questo ostacolo risulta oggi superato da una legge, passata praticamente sotto silenzio e in vigore da tre mesi. È la numero 173/05, che vieta finalmente le “catene di S. Antonio” e detta norme precise per le vendite porta a porta, obbligando per prima cosa tutti gli incaricati a esibire il tesserino di riconoscimento. 
Per essere valido il documento deve contenere l’identità del venditore, la foto, il nome dell’azienda che rappresenta e il marchio distintivo dell’Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori). Va rinnovato di anno in anno, allo scopo di evitare contraffazioni o clonazioni.
«Più che venditore a me piace definirlo interlocutore», dice Enrico Festa, presidente dell’Avedisco. «Quando arriva alla sua porta in un certo senso il cliente già lo conosce, vuoi perché si è fatto precedere da una telefonata, vuoi perché è stato presentato da un parente o un amico che ha già sperimentato il prodotto. Non per nulla lo spot di cui si avvalgono i 190.000 interlocutori è il passaparola».
Una garanzia, prevista da una legge di derivazione europea, è data inoltre dal cosiddetto “diritto di recesso”: ci si può pentire di qualunque acquisto entro dieci giorni e, a sentire Festa, lo stesso addetto ritira il prodotto e restituisce il denaro versato.
Ottime cose, commenta Landi, ma la prudenza deve suggerire qualche accorgimento difensivo al consumatore: 1) In linea di principio non aprite mai la porta a sconosciuti. 2) Anche se l’addetto si è fatto presentare da un vostro parente o amico, non sentitevi obbligati a firmare un contratto soltanto perché vi ha già dimostrato come funziona il prodotto. Prendetevi sempre una pausa di riflessione. 3) Se decidete comunque di comprare, leggete attentamente il contratto in ogni sua parte, non vergognatevi di farlo. 4) Attenzione alle modalità di pagamento. 5) Occhio al diritto di recesso: deve essere citato espressamente; se manca, l’azienda produttrice può essere multata fino a oltre 5.000 euro. In ogni caso, non firmate mai lasciando lo spazio della data in bianco.
Ultima avvertenza. Se partecipate a una gita a basso costo, di quelle organizzate da una fabbrica di pentole o altro, con visita a questo o a quel santuario, a questa o a quella località turistica, naturalmente con pranzo offerto, rifiutatevi di firmare contratti, l’insidia si nasconde lì. Una disattenzione potrebbe costarvi cara. 

UFFICIO RECLAMI

La legge che vorrebbe eliminare i litigi fra condomini e di cui ho scritto nel numero di settembre, ha suscitato molta attenzione. Il signor Bartolomeo Mustile, di Catania, si augura che sia approvata la novità principale della legge Mugani, e cioè che le decisioni relative alla gestione delle parti comuni siano prese a maggioranza; mentre vorrebbe che «permanga l’unanimità di consensi in sede di assemblea condominiale quando qualche condomino chiede la revisione della scala millesimale». A sua volta il signor Mariano P. dice: «Ben venga la nuova legge» ma vorrebbe che gli amministratori, oltre a seguire corsi antistress (dovuti alle frequenti risse in assemblea), fossero anche più vigili e attivi: «Grazie alla lentezza e/o alla superficialità dell’amministratore, si sta prospettando nei confronti dei condomini un decreto ingiuntivo da parte della ditta che ha restaurato il nostro edificio, in quanto questa non ha riscosso quanto a essa dovuto, causa la morosità di 4/5 condomini incalliti, cui a suo tempo l’amministratore non ha fatto recapitare i dovuti decreti ingiuntivi. Lascio a lei immaginare le conseguenze “piacevoli” per quanti hanno fatto fronte a quanto dovuto, i quali si ritrovano così... “cornuti e bastonati”».

Il signor Alfredo Rossi di Luvinate (Varese) invece si lamenta perché nelle ultime bollette Telecom ha trovato pesanti addebiti per telefonate con prefisso 0878, sotto la voce “numeri speciali di altro operatore”. Immagina, il nostro lettore, che si tratti di “collegamenti truffaldini”, in ogni caso «da me mai fatti in maniera volontaria». E vorrebbe sapere come può evitare di pagare. 

Purtroppo, signor Rossi, lo 0878 è uno di quei servizi che non dipendono da Telecom. Il numero viene assegnato dal ministero delle Telecomunicazioni ai gestori di servizi speciali, come il servizio chiamate di massa, tipo Sanremo col televoto. «E sono i gestori che fissano le tariffe in base a una normativa precisa», dice Telecom. Già, la normativa sarà pure precisa, ma chi ci salva da tariffe esose?

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di Antonio Lubrano

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