Stampa  |   Chiudi la finestra  | 
..........................................................................................................................................

Cento milioni di euro per il telefono fantasma

A tanto ammontava la “bolletta” dei servizi non richiesti. Ma ora un accordo tra consumatori e Telecom... 

Lo sapremo più o meno a metà settembre. Sapremo se è tramontata l’era dei trucchi telefonici, quello innanzitutto dei servizi non richiesti ma addebitati in bolletta. Per ora noi utenti dobbiamo accontentarci del protocollo sottoscritto il 23 maggio da alcune associazioni di consumatori e Telecom. Il giudice di pace di Benevento ha condannato Telecom a risarcire a una cliente, che si era rivolta all’associazione Movimento dei consumatori, i canoni dell’opzione Teleconomy light, da lei mai richiesta. Uno stop sperimentale al sopruso. Poi si vedrà se aderiranno anche altri gestori.
Nel frattempo è scoppiata un’altra polemica. La grana di stagione si chiama “5 euro”. Chissà quante volte ricaricando il telefonino al bancomat o dal tabaccaio, vi siete chiesti: ma perché questa specie di tassa? 50 euro per esempio, 45 di vero traffico telefonico e 5 di misterioso tributo. Il vostro istintivo moto di ribellione però è stato subito sedato dall’idea che in fondo questi 5 euro finiscano nelle casse dello Stato. Invece...

Invece uno studente universitario (22 anni, facoltà di Scienze Politiche) dell’isola d’Ischia, Andrea D’Ambra (a destra, nel tondo), ha scoperto che i 5 euro sono incassati dai gestori telefonici. E ha esposto i suoi dubbi a Bruxelles, sede dell’Unione Europea. Argomentazioni così convincenti, quelle di D’Ambra, che la Commissione lo ha ringraziato della segnalazione e ha aperto una pratica sulla gabella, chiedendo lumi alle autorità italiane. Nel frattempo via internet (www.aboliamoli.eu), con l’aiuto del sito di Beppe Grillo, il comico genovese avversario storico dei trucchi telefonici, l’iniziativa di Andrea sui costi di ricarica del cellulare ha trovato nel giro di una settimana 250 mila consensi. La controparte, però, è passata al contrattacco. Quando l’Autorità garante delle comunicazioni ha avviato un’indagine conoscitiva, Tim, Vodafone e 3 hanno dichiarato che si tratta di “spese dovute”. In altre parole, i 5 euro servono a coprire i costi di gestione. E citano a esempio le commissioni alle banche per il servizio di ricarica via bancomat, le provvigioni a tabaccai, edicole e centri commerciali che vendono le carte. Sono 150 mila i punti vendita, i cui costi – dicono – incidono dal 10 al 40%.
In attesa che Bruxelles tragga le sue conclusioni, contentiamoci del risparmio di 50 euro che ci consentirà l’esperimento Soddisfatti o rimborsati. A tanto ammonta infatti in un anno il balzello dei servizi telefonici non richiesti sulla nostra bolletta: 50 euro che moltiplicati per i milioni di utenti fanno 100 milioni di euro di guadagno attuale per il gestore.

Che cosa dice il protocollo consumatori-Telecom? Ecco qua: 1. la società può attivare un servizio extra, tipo poniamo la segreteria telefonica o il trasferimento di chiamata, solo su espressa richiesta dell’utente. E deve confermarglielo con lettera, specificando i costi al dettaglio. 2. l’abbonato ha il diritto di ripensarci e ha 4 mesi di tempo per disdire (ossia dopo due fatture successive all’attivazione) il servizio. 3. se in bolletta viene addebitato un servizio non richiesto, l’utente ha diritto al rimborso automatico.
È un peccato però che i trucchi telefonici non scompaiano tutti in un colpo solo. Le telefonate commerciali che ci ossessionano, per esempio. È vero che i gestori vendono alle aziende interi pacchetti di utenze, compresi i numeri di coloro che non vogliono apparire sull’elenco? La segnalazione mi è giunta da un telespettatore di Piazza grande (Raidue). Chissà se avrà la stessa eco della petizione di Andrea D’Ambra.

Ufficio reclami

E come potrebbe mancare anche stavolta un rilievo per un gestore telefonico? Il signor Tito Reggiani di Roma mi racconta: «Parlo della Telecom, non di Tele2. Dal call-center telefonano per promuovere una nuova offerta; chiedo all’interlocutrice che tutto mi va bene, ma prima dell’attivazione mi deve essere fornito un contratto cartaceo da firmare. La risposta è affermativa, però per prassi dovrei rispondere ad alcune domande e quindi mi passa a una collega. Questa nuova persona esordisce dicendo se dó il consenso alla registrazione; dico che accetto se verrà registrata la conditio sine qua non, ovvero che risulti la premessa: nulla dovrà cambiare fino alla mia firma sul contratto scritto; d’altronde i dati personali richiesti sono inutili, in quanto avendo già un contratto con Telecom sono per questa società disponibili. Con estrema cortesia la conversazione cessa; l’assenso all’offerta pertanto non è dato. Fermo restando il massimo rispetto per le persone che per lavoro chiamano e propongono offerte, non sarebbe il caso che le associazioni dei consumatori promuovessero una qualche azione legale per evitare queste forme di pubblicità che giudico eufemisticamente non corrette?».
Lei ha perfettamente ragione, signor Reggiani, però devo tranquillizzarla: alcune associazioni, che io sappia, hanno aperto un contenzioso con la Telecom sul problema che lei solleva: l’Adiconsum, per esempio, Altroconsumo, il Codacons, l’Adusbef. E temo di dimenticarne qualcuna.

_________________________________________________
Se hai un reclamo, puoi scriverci per raccontare il tuo caso. Ti preghiamo di indicare sempre l’indirizzo per eventuali riscontri e di essere chiaro e conciso nell’esposizione.
Non diamo risposte private ma solo in questa pagina. 
scrivi ad Antonio Lubrano

 



MI MANDA CLUB3
di Antonio Lubrano

ARCHIVIO

:: Il costo dell'acqua paradosso italiano

:: Sette giorni per
aprire un'impresa
 

:: Dalla parte del cittadino

:: Ma l'amor mio non muore...

:: Cento milioni di euro per il telefono fantasma

:: Diploma d'immaturità

:: I nuovi strozzati

:: Purché sia falso

:: Bebè, quanto ci costi!

:: La dura vita 
del pedone

:: Chi bussa alla porta?

:: C'è anche 007
 al supermercato