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I nuovi strozzati

Il 10-15% di chi ricorre agli usurai lo fa perché non può pagarsi le cure mediche

Il dato più sconvolgente dell’ultimo rapporto sull’usura, redatto dall’Università La Sapienza di Roma, stranamente è passato quasi sotto silenzio: il 10-15% di coloro che oggi ricorrono agli strozzini lo fanno per pagarsi le cure mediche. Se si pensa che nella capitale gli “strozzati” sono all’incirca 130.000, vuol dire che esistono almeno 20.000 cittadini più disperati d’ogni altro giacché non godono di sufficiente copertura sanitaria per certe malattie.
Una trascurabile minoranza, obietterà qualcuno ma mi sembra innegabile che si tratti di un segnale preoccupante che deriva da una regione, il Lazio, in testa alla classifica nazionale dell’usura. Non solo. Le statistiche dicono che il 55% delle vittime è formato da casalinghe, impiegati e operai, appartenenti a quei nuclei familiari a cui manca spesso “la quarta settimana” e che oggi faticano a onorare le rate del mutuo casa. Né può essere sottovalutato il fatto che questi “clienti” sovraindebitati abbiano superato in percentuale quelli tradizionali degli strozzini, i commercianti innanzitutto e i liberi professionisti (il 45%).
Ed è dunque fra casalinghe, impiegati, operai, che bisogna cercare i nuovi “strozzati”. A volte anche l’acquisto di un televisore o della lavatrice conduce una persona sulla rovinosa strada dei cosiddetti “cravattari”. Tano Grasso, presidente della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura (Fai), sostiene: «L’usura è un fenomeno omogeneo su tutto il territorio. Lo troviamo dovunque vi siano zone depresse e fasce di popolazione deboli sia sotto il profilo economico che sociale».
Proprio la fragilità di simili categorie rende più ardua la lotta alla piaga del prestito a strozzo. «La nostra società – ragiona Grasso – perdona molti errori tranne quelli che riguardano il danaro. È come se il peccato dei soldi fosse diventato il più grave di tutti». E chi lo commette se ne vergogna al punto che non trova mai il coraggio di denunciare il persecutore; sarebbe come denudarsi in pubblico, svelare a tutti la propria condizione di indigenza. Ecco quindi perché su 130.000 casi accertati a Roma, le denunce in un anno siano state solo 142. E già è molto che siano aumentate del 16% rispetto all’anno precedente.
<EM>Ma se esiste una nuova vittima esiste anche un nuovo tipo di usuraio. Una volta era un personaggio oscuro, solitario, odiato da tutti. Oggi no. «È una figura sociale – spiega Tano Grasso – conosciuta nel quartiere. Arriverei addirittura a dire che è una figura rispettata. Il suo non è più un mestiere clandestino ma una professione. L’usuraio è un padre di famiglia, uno che non ti viene mai a cercare salvo casi rarissimi. Sa aspettare perché sa anche a chi prestare il suo denaro. E sa assistere con pazienza alla rovina del suo cliente».
Naturalmente questa estrema sicurezza dello strozzino moderno talvolta non basta. Può essere “costretto” ad adottare metodi convincenti durante il rapporto col cliente. Avrete letto di rapimenti di poche ore che colpiscono certe famiglie, un figlio o un parente che scompare e ricompare; o le notizie relative a misteriosi casi di stupro. Dietro questi episodi c’è spesso la mano di un usuraio. Sistemi mafiosi e che hanno lo scopo di fiaccare le residue resistenze di una vittima ad accettare interessi da capogiro su somme minime. Perché la media dei prestiti a strozzo va da 1.000 a 5.000 euro e in un anno 5.000 euro possono diventare addirittura 80.000. Perciò, si dice che nelle mani di un usuraio si può morire.
In questo quadro allucinante c’è per fortuna un elemento di speranza: la legge sull’usura che compie dieci anni. Contrassegnata dal numero 108, fu varata infatti nel 1996. Da allora, e per la prima volta nella storia giudiziaria del nostro Paese, il cliente dello strozzino è considerato una vittima e non più un colpevole. Istituendo il Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura lo Stato tende la mano, dunque, a chi si trova in difficoltà ma l’usurato deve finalmente trovare il coraggio di denunciare l’aguzzino. Ed è proprio questo, come abbiamo visto, ancora oggi l’ostacolo maggiore.
P.S.: I due elementi d’attualità sono a mio avviso il decennale della legge sull’usura e il fenomeno degli strozzati per cure mediche.

La denuncia, unica difesa
Nel momento in cui si entra nel vortice dell’usura, la cosa più importante da fare è denunciare il proprio strozzino e tutte le persone coinvolte nel reato.La denuncia,oltre a bloccare eventuali episodi di violenza a danno dell’usurato o dei suoi familiari, 
interrompe immediatamente la dipendenza 
dal meccanismo. 
La denuncia inoltre apre alcune strade per risolvere la disastrata situazione economica della vittima. Per esempio ci si può rivolgere ai Confidi (Consorzi fidi: cooperative o società consortili tra piccole imprese) che si fanno garanti presso le banche per la concessione di un prestito, attingendo anche al Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura, istituito presso il ministero del Tesoro. Oppure ci 
si può rivolgere a una 
delle associazioni antiusura presenti nel proprio territorio.
Un’altra strada è quella di presentare una domanda alla prefettura della provincia in cui è avvenuto il reato di usura – entro 180 giorni dalla denuncia – per l’accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura istituito presso il ministero dell’Interno. Si può ottenere un mutuo senza interessi della durata non superiore a cinque anni.
Per saperne di più si può contattare il commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura al numero verde 800.999.000 dal lunedì
al venerdì dalle 9.00 
alle 21.00 o collegarsi 
con il sito internet http://www.antiracketusura.it


ufficio reclami

Il signor Luca Spagnuolo vuole sapere a chi deve rivolgersi per il bonus bebè relativo ai nati nel 2005 «dato che non ho ricevuto nessuna comunicazione».

Ebbene, signor Spagnuolo, lei non deve rivolgersi a qualcuno; dovrebbe invece ricevere una delle 550 mila lettere spedite dal presidente del Consiglio, con un bacio per il suo primogenito, nella quale si specifica a quale ufficio postale può riscuotere i mille euro di premio. Il periodo di elargizione è stato prorogato dal 15 marzo addirittura a fine maggio. So anche che sono stati già ritirati 450 mila bonus, ossia l’80% degli aventi diritto. Credo che dovrà armarsi di pazienza.

La signora Annalisa di Torino mi chiede se esiste il “reddito di cittadinanza”, di cui ha sentito parlare. 
Esiste; è un sussidio di sostegno alle famiglie disagiate, il cui reddito annuo non superi i 5.000 euro. 

La signora Lauretta Francescon ha venduto un terreno (area verde, non edificabile se non con prefabbricati), vicino al mare (Alba Adriatica, comune di Martinsicuro, Teramo), stilando un solo preliminare di vendita con piccola caparra e ha lasciato il possesso del terreno agli acquirenti; questi hanno costruito un camping ma non si è più potuto procedere al rogito perché non hanno più pagato un euro. C’è in corso una causa. Il Comune ha rilasciato agli acquirenti le licenze commerciali, facendo passare il preliminare come un atto di vendita vero e proprio, tanto che è stato pure registrato. Per quasi dieci anni gli acquirenti hanno gestito l’attività di campeggio, con introiti derivanti dall’attività sui suoi terreni. Il Comune, tramite un’agenzia privata, le ha intimato dapprima il pagamento di 20 milioni di lire di Ici (in quanto proprietaria), perché considerava il terreno edificabile, poi alle sue rimostranze e alla verifica all’ufficio tecnico, è sceso a 450 euro. «Faccio presente che la nuova Giunta comunale, finalmente quest’estate ha messo i sigilli al camping per una serie di irregolarità». Chiede: 1) «In qualità di proprietaria, ma non di usufruttuaria, sono tenuta al versamento dell’Ici per questi ultimi dieci anni, visto che gli acquirenti hanno avuto una rendita dai terreni in questione?». 2) «Si può chiedere al Comune di ridurre gli interessi e la mora (i due terzi del totale), visto che parte del ritardo è dovuto all’errore dell’agenzia privata che ha dovuto procedere al ricalcolo?». 3) «A chi bisogna rivolgersi in caso di risposta negativa da parte del Comune? (es. Giudice di pace)?».

Secondo i consulenti ai quali ho girato la questione, Giovanni Testaj, commercialista e Massimo De Santis, notaio, il comportamento degli uffici comunali è corretto. Vero è che c’è un preliminare di vendita registrato, ma poiché a questo non ha fatto seguito un atto di vendita formale, per il Comune la proprietaria resta sempre la signora Francescon e il proprietario è tenuto al versamento dell’Ici e alla mora. Se poi la vendita dovesse andare a buon fine, lei potrà rivalersi sui terzi acquirenti.

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