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Purché sia falso

Contraffazioni, situazioni finte, personaggi inventati: la realtà virtuale supera la vita quotidiana. Ci stiamo abituando a tutto questo ma con troppi rischi, etici e pratici

Lo slogan potrebbe essere: «Va tutto bene purché non sia vero». L’espressione compendia efficacemente il paradosso che stiamo vivendo: la lenta ma graduale assuefazione al falso. È come se un misterioso regista introducesse ogni giorno sulla scena oggetti contraffatti, personaggi inventati e situazioni finte e noi stessimo al gioco. Né più né meno che a teatro. La cosiddetta “realtà virtuale” supera la vera. In ogni campo.

Esempio: un anno fa, un decreto legge introduceva norme severissime per stroncare il commercio dei prodotti falsi. La signora che compra, facciamo un esempio, una falsa borsa Vuitton o Prada, può essere colpita da una maxi multa fino a diecimila euro. Ebbene, credete che la signora si sia spaventata?

Secondo un’indagine Doxa, nel 2005 le contraffazioni hanno battuto ogni record sul nostro mercato: il 20% dei consumatori acquista merce falsa, dai capi d’abbigliamento alle scarpe, dagli accessori tipo le borse o gli occhiali da sole ai giocattoli, ai pezzi di ricambio per l’auto, ai cd, ai film. La giustificazione della maggioranza della clientela (l’86%) è la seguente: “desiderio di risparmio”. La restante, trascurabile percentuale ricorre al mercato del falso “per punire i negozi e le aziende” che impongono prezzi troppo alti. 

Non è trascurabile, in questo ambito, la pirateria agroalimentare che danneggia in tutto il mondo i nostri prodotti tipici. Valga il caso del “parmesan”, il falso parmigiano. L’Università di Salerno ha creato da sedici anni un Museo del falso che contiene esemplari delle più incredibili contraffazioni, dal “parmesan” allo champagne.

E l’attenuazione del reato di falso in bilancio, sancito da una legge sia pure con le correzioni successive, che cosa è se non l’accettazione delle bugie nei rendiconti aziendali?

C’è poi la piaga dei truffatori che perseguitano le persone anziane e sole. Alla loro porta bussano falsi poliziotti, falsi assistenti sociali, falsi operai del gas, falsi ispettori delle Poste o dell’Enel e riescono a depredarli. Persino falsi parenti. Il caso classico è quello delle due “nipotine” che aspettano la vecchietta all’uscita dal supermercato e si offrono di accompagnarla a casa. «Ma come non ti ricordi? Sono Giulia, figlia di tua cugina Marisa... E il nonno come sta?». Le ragazze sanno tutto della loro vittima e riescono a introdursi nel suo appartamento e con uno stratagemma le portano via soldi e gioielli. La polizia ne ha trovata più d’una sotto l’effetto di un sonnifero. 

Ma il vero protagonista della realtà virtuale è il computer. Oggi addirittura l’anima gemella si cerca via internet: due milioni di single, o tre, come assicurano certe indagini, pensano di incontrare la donna o l’uomo giusto della vita “ciattando”... 

Anche l’etica cambia. Qualcuno si è chiesto se nel dilagare della cattiveria e della violenza un ruolo possano averlo anche i giochi elettronici. E in effetti nella finta realtà del videogame il giocatore è libero di fare ciò che vuole, svincolato dalle regole del vivere civile e dalle leggi, al punto che nella lotta che il gioco talvolta propone, può ferire o addirittura uccidere l’avversario. 

Si ha voglia di negare la pericolosità dei videogame ma la sensazione è che in qualche misura contribuiscano a far saltare ogni riferimento morale. E per quanto semplicistica possa apparire la sua soluzione mi sembra giusto ricordare che Arnold Schwarzenegger, l’attore protagonista di Terminator e attuale governatore della California, ha messo al bando la vendita o l’affitto di videogiochi «che rappresentino il ferimento grave di esseri umani in maniera specialmente nefanda, atroce o crudele». 

Intendiamoci, la polemica sui videogiochi non è nuova; di anno in anno ci si chiede se facciano bene o male. In Italia, secondo dati raccolti dal Movimento genitori (Moige) due terzi dei bambini fra i 3 e i 14 anni usano i videogiochi e il 18% della popolazione adulta, 18 milioni di persone, gioca con i videogame. Ma di certo creano anch’essi l’abitudine alla falsa realtà.

E infine i reality show, dal Grande fratello alla Talpa all’Isola dei famosi alla Fattoria, con i loro record d’ascolto. Che cosa sono queste trasmissioni tv se non finzioni ben costruite? Appunto: va tutto bene purché non sia vero...

Ufficio reclami

Il signor Luigi Falcone di Ventimiglia mi chiede: «È legittima la richiesta di Tele2 di sottoscrivere un contratto, mai richiesto da me, titolare di contratto Telecom? La Tele2, sull’assenso di un membro maggiorenne della famiglia, si è sentita legittimata nel richiedere la sottoscrizione. Interpellata telefonicamente, l’addetta ha sostenuto che «il contratto è valido e la questione è già da noi giuridicamente studiata. Pertanto una eventuale sua opposizione giudiziaria non avrebbe esito».

La polemica sui servizi non richiesti che i gestori telefonici addebitano spudoratamente in bolletta, è arrivata al vaglio dell’Antitrust. Otto associazioni di consumatori hanno chiesto all’Autorità garante sanzioni più severe per far cessare l’abuso, che frutta alle aziende milioni di euro. Ogni anno almeno un milione di utenti subisce la scottatura. E le pratiche scorrette sono in aumento. Il nuovo codice del consumo all’articolo 57 recita così: «È vietata la fornitura di beni e servizi al consumatore in mancanza di una sua previa ordinazione nel caso in cui la fornitura comporti una richiesta di pagamento». C’è di più: la mancata risposta a un’offerta non significa consenso. Nel suo caso la Tele2 gioca sul fatto che ha ottenuto l’assenso da un membro maggiorenne della sua famiglia. Prima di imbarcarsi in un’azione legale, consulti un’associazione di consumatori che conducono la battaglia anti abusi telefonici.

A sua volta la signora Benedetta Petrangeli solleva il problema dei ritardi nei rimborsi da parte delle assicurazioni. Ecco il caso nella sua stessa sintesi:
:: Acquisto della macchina nuova: 26 febbraio 2001.
:: Furto nell’autorimessa custodita (denunciato dal garagista): 5 maggio 2001.
:: Costo macchina: 18.334.
:: Danni subiti e documentati al 31 giugno 2001:  4.334.
:: Rimborso dell’assicurazione dell’autorimessa:  12.393.
:: Per la differenza del danno ( 10.275) iniziata causa nel settembre 2001.

«La causa è tuttora pendente e nell’udienza del novembre 2005 c’è stato un rinvio al marzo 2007. È possibile? Non esiste una legge specifica che mi faccia rientrare della differenza quando, come in questo caso, è tutto provato?».

Non mi risulta che ci sia una legge specifica. So invece che si può ottenere dall’assicurazione un parziale rimborso in attesa che la pratica sia definita. Credo però che l’assicurazione non sia disponibile. Lei dovrebbe consultare l’Isvap, l’Istituto di sorveglianza delle compagnie di assicurazione, al numero:
 tel. 06.42.13.30.00.

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