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La dura vita del pedone

La difficile vita dei pedoni in città, fra auto parcheggiate, motorini che fanno lo slalom, selciato sconnesso. Quali e quanti sono i Comuni dotati del Piano urbanistico di traffico?

È successo a Cassino due mesi fa. Un pensionato sessantenne scende dal marciapiede e raggiunge quello di fronte fuori dalle strisce. Lo blocca un agente di polizia. Articolo 190 del Codice della strada: «I pedoni per attraversare la carreggiata devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi». Chi viola la norma è punito con una multa di 60 euro. Sventolando il verbale l’anziano ha cominciato a gridare il suo sgomento: «Attenzione! Oggi gli agenti sono nervosi, passate sulle strisce!». È mancato poco che non l’arrestassero per oltraggio a pubblico ufficiale.
Non era mai successo prima che un pedone fosse multato. Ai tempi del fascismo i pedoni erano obbligati a camminare sul marciapiedi seguendo un senso di marcia: tutti a destra quelli che venivano in giù, tutti a sinistra quelli che andavano in su. E le sanzioni per i trasgressori erano severe. Ma oggi le persone che vanno in giro a piedi diventano vittime di un paradosso, essendo letteralmente espropriate del percorso che dovrebbe porle al riparo dalla violenza del traffico. Infatti i marciapiedi appaiono occupati dalle auto, i motorini li usano come scorciatoie e persino le biciclette vi sfrecciano laddove non esistono piste ciclabili. Sia ai tempi di Mi manda Lubrano, Raitre (1990-97), sia adesso a Mattina in famiglia o a Piazza grande, Raidue, ricevevo e ricevo lettere di mamme e nonne angosciate perché non riescono a far passare le carrozzine con figli o nipoti sui marciapiedi arbitrariamente occupati da auto e motorini. «È diventato un inferno» dice una e-mail firmata Ersilia da Bologna. 
In un’inchiesta intitolata “La vita grama del pedone”, il periodico della più grossa associazione italiana di consumatori, Altroconsumo, lancia l’allarme: «Quanto è sicuro passeggiare, attraversare un incrocio, fare una pedalata, muoversi in carrozzella lungo le strade? Chi si preoccupa della sicurezza dei pedoni, quei cittadini da cui proprio dovrebbe partire qualunque iniziativa di mobilità intelligente?». 
La rivista ricorda come monito le cifre dell’Istat: ogni giorno muoiono in Italia per incidenti stradali 15 persone e i feriti sono 867. Tre quarti degli incidenti si verificano in città e i più a rischio sono i cosiddetti “utenti deboli”: pedoni, ciclisti, disabili, anziani, il 12,6% delle vittime. 
Ma i sindaci sono sensibili al richiamo o schiacciati dalla prepotenza del traffico? Il nuovo Codice della strada all’articolo 36 impone ai Comuni con popolazione oltre i 30.000 abitanti di dotarsi del Put, ossia del Piano urbanistico di traffico, per migliorare la circolazione e agevolare i pedoni. Ho l’impressione che finora l’idea stenti a decollare. Dalle persone che si affidano ancora al “cavallo di san Francesco” sembra levarsi un grido solo: «Restituiteci il marciapiede!». E questo potrebbe essere lo slogan di una campagna che le associazioni di cittadini dovrebbero promuovere, in primo luogo l’Associazione diritti dei pedoni per far sì che i centri abitati tornino a essere a misura d’uomo e non a misura di auto. 

ufficio reclami

Le scrivo per sottoporle un problema a me molto caro. Il 17 novembre si è svolta una riunione condominiale del palazzo dove abito. In questa assemblea è stato sollevato il problema della regolarizzazione delle canne fumarie, in quanto da un’ispezione è risultato che non sono idonee a smaltire correttamente i fumi a causa dell’attuale tiraggio, misurato da due ditte differenti. Non è possibile recuperare le attuali canne fumarie a meno di non demolirle dall’interno e collocarne delle nuove di dimensioni adeguate. Altra soluzione sono le nuove canne fumarie in acciaio da istallare all’esterno sulla facciata. Un inquilino che ha fatto fare l’ispezione dice che un tecnico gli aveva prospettato l’inserimento nelle attuali canne fumarie di altre atte a essere collegate a generatori di tipo C almeno per quanto riguarda i primi due piani del palazzo, mentre il terzo e il quarto piano potrebbero scaricare direttamente sul tetto all’esterno della canna fumaria. Io abito al pian terreno e la mia caldaia è tutti gli anni rigorosamente controllata per quanto riguarda i fumi e il buon funzionamento, per cui non necessita di essere cambiata. Le chiedo: l’assemblea può obbligare a cambiare le caldaie degli inquilini del piano terra e del primo piano anche se funzionanti e in alcuni casi cambiate l’anno scorso?
E se sì, visto che ci sono altre soluzioni che non comportano questa spesa, gli altri inquilini sono obbligati a partecipare secondo i millesimi alla spesa per l’acquisto delle caldaie, visto che sono funzionanti? Non mi sembra giusto obbligare otto proprietari a cambiare la propria caldaia funzionante quando c’è la soluzione delle canne fumarie esterne. Il costo tra la sistemazione delle canne (previsto nella misura di 1.580 euro) più il costo della caldaia comporterebbe per me una spesa intorno ai 3.300 euro che non mi sembrano una bazzecola.
Ivana Cattaneo

Credo che la condizione delle canne fumarie sia disgiunta dall’ottimo stato della sua caldaia e di quella degli inquilini del primo piano. Le canne fumarie devono essere cambiate in un modo o nell’altro e alla spesa devono concorrere tutti i condomini che le utilizzavano anche se, nel frattempo – dice Massimo Fracaro – esperto del Corriere della Sera, «alcuni di essi abbiano provveduto altrimenti allo smaltimento dei fumi».

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Se hai un reclamo, puoi scriverci per raccontare il tuo caso. Ti preghiamo di indicare sempre l’indirizzo per eventuali riscontri e di essere chiaro e conciso nell’esposizione.
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di Antonio Lubrano

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