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 Mario Schifano, pop art sulla riva del Tevere.
 ARTE 

MARIO SCHIFANO, POP ART
SULLA RIVA DEL TEVERE

Il pittore che fece di Roma la città dell’avanguardia artistica è ricordato da un’importante rassegna
di Nicoletta Pallini


«Forse per me l’infanzia non è mai finita, neppure ora che sono piuttosto avanti con gli anni. «Non vorrei apparire presuntuoso ma per infanzia io intendo la possibilità di continuare a osservare il mondo con uno sguardo… magico». Così, nel 1991, Mario Schifano raccontava di sé a Costanzo Costantini in un’intervista rilasciata a Il Messaggero in occasione della sua mostra Personaggi e paesaggi Tv+polaroid al Centro Fontanella Borghese di Roma. E, in queste poche frasi significative, è racchiusa tutta la poetica di questo grande artista scomparso prematuramente nel 1998 a soli 64 anni, per il quale l’arte è sempre stata, fin dall’inizio, una necessità di vita, un soffio dell’anima, un veicolo di emozioni e di sentimenti, resi concreti attraverso una pittura stesa a piene mani con un gesto rapido, a volte violento e aggressivo, a volte tenero e dolce, come una forma di poesia concreta, colorata e piena di luce.

La grande mostra alla Fondazione Marconi di Milano, Dal monocromo alla strada: 1960-64, è l’omaggio intelligente e doveroso a un grande artista italiano scomparso troppo presto ma è anche un invito a riconsiderare seriamente tutta la sua pittura incominciando proprio da quei suoi primi dipinti dal fondo vuoto che tanto avevano entusiasmato i mercanti americani Ileana Sonnabend e Sidney Janis. Questi lavori, quasi una tabula rasa o una antica tavoletta di argilla – che richiamano certamente la sua matrice mediterranea e archeologica – (Mario Schifano era nato a Homs in Libia nel 1934 e arrivò in Italia da bambino negli anni Quaranta) sono il punto di avvio di questa mostra e aiutano a far comprendere più chiaramente la sua svolta radicale attuata proprio in questi primi anni presi in esame dalla mostra.

Schifano, quasi sostanzialmente autodidatta, dopo aver interrotto volontariamente gli studi a 13 anni, aveva esordito con piccole creazione artistiche, aiutando il padre nei laboratori di restauro del museo Etrusco di Valle Giulia, e tenne la sua prima mostra collettiva assieme a Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli alla Galleria La Salita nel 1960. "Enfant gaté" dal bel mondo intellettuale e mondano di Roma e di Milano, osannato, invidiato e mitizzato da amici, artisti, nobildonne, scrittori e poeti come Germano Lombardi o Goffredo Parise, aveva un occhio magico e stupefatto, con il quale osservare il mondo e la realtà circostanti, un modo di approccio tipico degli adolescenti al di fuori del tempo, un fare seduttivo e animalesco con il quale riusciva felinamente a osservare, forse prima degli altri, per lo meno in Italia, la strada, la città, le persone, cogliendone immagini e dettagli, sospiri, emozioni, desideri, come in un sottofondo musicale e poetico. In anticipo certamente sui tempi ancora legati all’Informale e precursore in un certo senso della Pop Art che al di là del mare stava iniziando a compiere la sua importante rivoluzione.

Così, in queste prime opere degli anni Sessanta, smalti su carta intelata di grandi dimensioni che si chiamano Congeniale, Solo verde, Cleopatra’s dream, dai fondi monocromi gialli e neri, neri e bianchi, verdi e blu e dove appaiono, in un angolo, le prime indicazioni di sgocciolature, così come le prime lettere A ed E e le prime cifre, si susseguono, nel giro di pochissimi anni, Particolare di esterno (1962) dove si intravvede la prima scritta Coca-Cola, che entrerà di lì a breve come protagonista del celebre dipinto del ’63 Tutta propaganda e che diventerà la prima di una serie di cifre stilistiche sue personali, come lo saranno di lì a poco i temi del paesaggio, delle stelle, degli alberi, della natura. E da questa prima mostra voluta da Giorgio Marconi, e alla quale ne seguiranno altre sugli anni Settanta, emerge tutta l’intensità, la bravura, l’assoluta originalità di quella sua scelta di mutare il volto della storia e dell’arte. Anche senza aver ancora avuto l’occasione di incontrato i compagni di strada americani come Rauschenberg, Jim Dine, Jasper Johns.

Schifano, assieme a Tano Festa, Franco Angeli, Lo Savio, e a quel ristretto nucleo di amici e artisti come Giosetta Fioroni, Goffredo Parise, Nanni Balestrini, Rosanna Guerrini e tanti altri, è stato l’anello fondamentale di una catena ormai lontana dove "la strada", cioè le persone, gli amici che mangiavano tutte le sere da Cesaretto, o al Bolognese di piazza del Popolo, e che seduti al sole del caffè ai Platani, avevano inventato il Gruppo ’63 o tiravano mattina al Piper chiacchierando con Nicoletta Strambelli, non ancora Patty Pravo, o danzando al suono di Satisfaction dei Rolling Stones erano comprimari di una stagione unica e irripetibile.

Nicoletta Pallini
    

A Milano fino al 26

La mostra Schifano 1960-64. Dal Monocromo alla strada è alla Fondazione Marconi arte moderna e contemporanea di Milano fino al 26 marzo, da martedì a sabato (10,30-12,30; 15,30-19). . 02.29.41.92.32 Catalogo Skira, 49 euro.

 

"Mi piacevano i paletti, quelli bianchi e neri che i geometri mettono per terra per fare i rilevamenti topografici. Verniciavano i paletti, bianco e nero, bianco e nero. Questo mi aveva stimolato"

"Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non dopo, alla pop art. La pop art la facevano gli americani e la imponevano, quasi come un fatto politico"

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