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Club 3 n.11 novembre 2002 - Home Page

 


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L’INIZIATIVA

I BAMBINI DI CERNOBYL

   
di Mirella Camera
  

Ospitarli qualche tempo per decontaminarli: una iniziativa che coinvolge sempre più famiglie. E anche tanti "nonni"
   

Un nugolo di bambini scende dall’aereo e sciama sulla pista dell’aeroporto: i nuovi, più timidi, si guardano in giro con curiosità e una certa trepidazione; quelli che ritornano dopo aver già vissuto l’esperienza italiana non stanno più nella pelle e scalpitano dietro ai loro accompagnatori. Presto il pullman li porterà incontro alle "loro" famiglie, dove rimarranno per cinque lunghe settimane.

Sono i "bambini di Cernobyl" e vengono in Italia per smaltire un po’ della contaminazione radioattiva che, dopo il terribile incidente dell’86 al reattore nucleare, si è impadronita delle loro foreste e dei loro prati, dell’acqua e dei frutti della terra, degli animali e degli uomini, delle città e persino dei minerali. I medici però dicono che, soprattutto per i bambini, basta poco più di un mese di soggiorno lontano dalle radiazioni, mangiando cibo non contaminato, per avere una "copertura" che dura dai sei agli otto mesi. Tutto tempo rubato al lavorìo della radioattività che predispone i piccoli soprattutto alla leucemia e al tumore della tiroide, senza contare altre malattie.

Per questo è nata La Rondine, una associazione lombarda di semplici cittadini (quasi tutti di Bollate, in provincia di Milano) i quali, venuti a conoscenza della possibilità di regalare questo piccolo miracolo ai bambini bielorussi semplicemente ospitandoli per qualche settimana, si sono subito organizzati.

«All’inizio eravamo un gruppetto di poche famiglie», racconta Annamaria Cuttone, una delle fondatrici, «ma ogni anno siamo cresciuti un po’ di più e ora abbiamo passato la sessantina. Poter fare qualcosa di concreto per questi bimbi sfortunati ti dà molto di più di quanto non ti chieda. È una esperienza che ti riempie di gioia, allarga i tuoi orizzonti, ti cambia nel modo di guardare le cose».

L’associazione lavora in collaborazione con la fondazione bielorussa Pro Bambini di Cernobyl di Minsk, la più importante ong del Paese, che si occupa di selezionare i bambini anno dopo anno. «L’età va dai 7 ai 14 anni e cerchiamo di farne arrivare il più possibile, compatibilmente con le esigenze di chi ospita» dice il presidente Sergio Bollini. «Nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie con figli, piccoli o grandi; ma ci sono anche coppie giovani senza figli e diversi nonni. Sono famiglie normalissime dove il più delle volte lavorano entrambi i genitori e questo dimostra che non è necessario avere una situazione speciale per poter ospitare un bambino: basta avere un posto letto e un po’ di disponibilità a cambiare qualche abitudine».

I bambini arrivano in Italia accompagnati dai loro insegnanti, che continuano a far loro scuola per tutta la durata del soggiorno, quindi rimangono fuori casa dalla mattina presto fino al pomeriggio inoltrato. «Abbiamo fatto un accordo con la scuola», spiega Annamaria Cuttone, «che mette a disposizione i locali per le classi dei bambini ospiti. Ma ci sono anche momenti di scambio e di lavoro insieme e questo permette ai nostri scolari di conoscere da vicino i coetanei bielorussi, conoscere la loro situazione e perché vengono qui. Così si può fare storia, geografia, scienze e amicizia tutt’insieme».

I legami che nascono tra i bambini e le famiglie italiane rimangono naturalmente anche dopo la partenza: non solo alcune vanno in Bielorussia a trovarli durante l’anno («Per noi siete come lontani parenti», ha detto la mamma di una bimba ospitata più volte in Italia), ma a volte si organizzano degli interventi per trarli d’impaccio in situazioni d’emergenza: per esempio, quando la scuola di un villaggio era senza il carbone per il riscaldamento. 

«La situazione in Bielorussia è precipitata dopo l’incidente di Cernobyl», continua Cuttone. «L’economia è agricola e industriale. Ma i prodotti agricoli ora sono in parte contaminati e comunque nessuno vuole più comprarli; quanto all’industria, è ferma perché mancano le materie prime. La campagna si spopola e le prospettive di sviluppo sono inesistenti, data la situazione. Manca il lavoro, molti sono malati, gli uomini si deprimono e bevono, nei villaggi la vita è poverissima. I nostri bambini, che appartengono a tutte le classi sociali, spesso hanno alle spalle delle situazioni molto difficili. Per questo, visto che possiamo dare loro un aiuto prezioso con poco sacrificio, non ce la sentiamo di tirarci indietro».

Natalia ha undici anni, è vivacissima ed è il terzo anno consecutivo che viene a fare il soggiorno sanitario in Italia. «La prima volta ero un po’ preoccupata», ricorda Patrizia Tirindelli, 47 anni, di Milano, «non sapevo come comunicare con lei, visto che la barriera linguistica è pressoché invalicabile, con quei nomi impronunciabili e scritti in cirillico. Ma ben presto mi sono accorta che quando si vuole si riesce a farsi capire benissimo, soprattutto usando il linguaggio dell’affetto. E poi Natalia ha imparato in fretta quel po’ d’italiano che le serviva». Il primo anno è il più delicato, sia per le famiglie, che avendo spesso degli altri bambini devono essere accorti nel gestire tutti quanti senza gelosie o scompensi, sia per i piccoli ospiti, che si trovano catapultati in un mondo molto diverso dal loro, dove il consumo è ovvio e ci si può perdere tra i giocattoli o fra i banconi del supermarket. E con la nostalgia di casa come solo un bimbo può provare. «La prima settimana è cruciale, soprattutto coi più piccoli; poi prevale la curiosità di un mondo pieno di cose da scoprire», dice Patrizia Tirindelli; e Annamaria Cuttone aggiunge: «Dopo la prima esperienza i bambini sono come rondini che ritornano al nido dell’anno passato: non hanno più paura, filano dritti nella loro cameretta a cercare le pantofole, è un piacere riabbracciarli».

Qualcuno teme che, dopo più di un mese passato ad essere coccolati e un po’ viziati, in una casa dove possono mangiare quanto vogliono e con persone da cui arrivano inevitabilmente giocattoli e vestitini nuovi, ritornare a casa sia ancora più duro. E si domanda: facciamo il loro bene? «È una grossa stupidaggine», taglia corto Segio Bollini, «i bambini vengono in Italia per decontaminarsi e questo è un bene indubbio innanzi tutto per la loro salute. Quanto ai giocattoli e al resto, le famiglie sanno benissimo che devono comportarsi con misura, proprio conoscendo la situazione d’origine. Inoltre stanno a scuola quasi tutto il giorno, quindi vivono la famiglia a piccole dosi, come una base accogliente dove si trovano bene e scoprono tante cose nuove, ma non di più. Per loro è come una vacanza, sanno benissimo che a casa non troveranno la carne tutti i giorni e nemmeno la pizza e i cartoni alla Tv. Ma rimane sempre la loro terra, dove ritrovano gli affetti. Chi fa questa domanda, forse, cerca solo un alibi per non farsi coinvolgere».

Mirella Camera
   

L’identikit

L’associazione La Rondine è nata nel ’95 grazie ad alcuni cittadini di Bollate. Si struttura in piccoli gruppi di famiglie coordinate da un responsabile e agisce anche in Toscana, dove ha avuto la sede sino alla fine del ’96. Ogni anno sono centinaia i bambini accolti e ospitati.

Le famiglie provvedono, oltre al mantenimento dei piccoli nelle cinque settimane di permanenza, anche a parte del costo del volo. L’associazione infatti non ha finanziamenti pubblici e deve vivere di ciò che versano i soci, salvo qualche sporadica donazione. Dal ’98 il programma si è arricchito con l’ospitalità di un gruppo di 30 orfani, durante le vacanze, in una struttura dell’isola d’Elba.

Nel 2000, per sensibilizzare l’opinione pubblica, La Rondine ha organizzato un convegno scientifico/divulgativo con diversi esperti, anche bielorussi, che hanno avuto modo di ritrovarsi a discutere.

L’associazione è molto attenta nell’aiutare e sostenere le famiglie che accolgono i bambini con ogni genere di supporto e i più esperti si fanno carico di accompagnare chi inizia l’esperienza.

Fin dall’inizio ci sono state famiglie di ogni tipo, con figli e senza, piccoli e grandi.

È consentito dare alla famiglia la possibilità di scegliere, nella misura del possibile, l’età e il sesso del piccolo ospite, se questo può facilitare il rapporto con gli altri bambini di casa. Quanto alle coppie anziane, sono molto gradite dai bambini.

Associazione La Rondine, via Mozart 20, 20021 Bollate (Mi) 
tel 02.33.30.07.35 cell. 338.57.24.940 fax 02.33.30.07.35 www.larondine.it info@larondine.it

     

"I bambini che vengono in Italia diventano messaggeri di un’altra cultura. E cambiare un poco le abitudini delle loro famiglie: riescono persino a far lavare i piatti ai loro padri..."