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Quei messaggi contradditori
Negli anni Cinquanta un gruppo di scienziati avanzò una teoria, detta del “Doppio legame”, per spiegare l’origine della schizofrenia. Che cosa succede quando la realtà è costruita su una serie di paradossi?

Non possiamo condurre gli altri dove noi stessi non siamo in grado di arrivare. Il concetto è di Alfred Adler, ma non ricordo esattamente la fonte da cui lo traggo. Magari è stato un mio collega o il mio didatta a riferirmelo. Certo, non facciamo una bella figura quando fatichiamo a legare apprendimenti del genere alla loro precisa origine, eppure accade molto spesso.
Vi sono innumerevoli presenze nel nostro archivio personale che si sono profondamente impastate col nostro modo di essere, a volte determinandone persino la sua struttura, ma noi non rammentiamo in che circostanza ci siamo “contagiati”. Può sembrare grottesco, quasi irrispettoso, in fondo però lo è meno di quanto si pensi, perché i fenomeni che determinano la nostra vita non li assorbiamo mai allo stato puro. 

Per sistemarli nei nostri singolari stipetti dobbiamo infatti modellarli, adattarli ai personali spazi interiori, le cui forme non sono certo universali. Proprio in questo tragitto, probabilmente, si perde qualche pezzo. Tuttavia, dei messaggi che ci trasmettono i nostri educatori o gli individui con cui entriamo in forte interazione nel corso della nostra vita, in genere resistono solo le comunicazioni dotate di una “conferma” evidente. Un messaggio è credibile solo se chi lo diffonde ne rappresenta concretamente l’efficacia. Se un dietologo pesasse cento chili, faremmo fatica a prenderlo sul serio, allo stesso modo è difficile che un codardo riesca a infonderci coraggio con le parole, poiché in questi casi nella nostra percezione si stampano due messaggi contraddittori tra i quali siamo costretti a scegliere quello vero. In caso di conflitto tra parole e comportamento è però sempre quest’ultimo a fissarsi dentro di noi, come suggerisce la vicenda personale di questo giovane. Egli mi riporta un episodio della propria infanzia, in apparenza di scarso significato, ma che aveva finito per svilire ai suoi occhi la figura paterna, uscita alquanto declassata proprio perché il figlio aveva scelto di credere alla realtà, a ciò che aveva visto con i propri occhi.
All’età di otto anni il genitore l’aveva portato con sé a una fiera. Conoscendo la sua passione per la pista dell’autoscontro, l’uomo aveva comperato alcuni biglietti e subito erano saliti insieme sulla prima macchina disponibile. Il padre però aveva palesato una scarsissima attitudine a muoversi in quella carambola, anzi si era mostrato talmente impacciato da provocare per alcuni secondi il blocco di un piccolo gruppo di vetture. Niente di grave, anzi situazione piuttosto ordinaria in casi del genere, in fondo anche a noi papà talvolta si può concedere di essere maldestri. 
Sennonché, dopo qualche istante di trambusto, era giunto uno dei garzoni addetti alla pista rimproverando aspramente il padre che, con grande contrarietà del bambino, aveva reagito passivamente, lasciandosi trattare in maniera irrispettosa senza proferire parola. Il resto della giornata, e non solo, era rimasto segnato da quella vicenda. Ora incombeva un dubbio sconosciuto nell’animo di quel ragazzino. Forse il padre mancava di coraggio. Una delle certezze più grandi della sua vita vacillava. In effetti nessuno di noi sarebbe disposto a concedere la propria stima a una guida alpina che si limita a mostrarci il sentiero sulla cartina e poi se ne torna a casa propria, magari dopo averci fatto osservare che ci sono un paio di passaggi rischiosissimi sul percorso con cui proprio non se la sente di misurarsi. 

Negli anni cinquanta un gruppo di scienziati avanzò una teoria, detta del “Doppio legame”, per spiegare l’origine della schizofrenia. Quando una persona emette un messaggio contraddittorio, secondo quegli studiosi, pone il ricevente in una situazione complessa. Ad esempio, se una madre afferma nello stesso momento che bisogna fidarsi degli estranei ma che è pericoloso fidarsi degli estranei, il bambino che riceve il messaggio cadrà in uno stato di grande confusione e sarà indotto a pensare che la realtà è costruita su una serie di paradossi, senza una logica precisa. Tali regole valgono in tutte le relazioni, segnatamente in quelle dove esiste un pubblico interesse. Forse per questo chi è più esposto al giudizio collettivo dovrebbe prestare maggiore attenzione alle comunicazioni contraddittorie che emette. Il danno sociale non sempre si misura nell’immediato. 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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