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Oltre la paura del buio

Dopo il crollo delle Borse qualcuno ha azzardato: «È la vendetta dell’etica». Chi pensava che bastasse il mercato a regolare il traffico, s’è accorto che questo semaforo, anziché evitare gli scontri agli incroci pericolosi, li propiziava. E adesso tutti a fare i conti con la dura realtà, perché i fatti sono testardi e se ne infischiano dei teoremi.
In questo mondo depresso, con la recessione che avanza, le Borse impazzite, la disoccupazione in crescita, perdere la testa è perciò un’eventualità moltiplicata: non sono solo i fragili a rischiare una sorta di disintegrazione del cervello (cui allude il fotomontaggio della nostra copertina), ma neppure i forti se la passano bene.
Solo a Milano 80.000 persone chiedono aiuto ai centri di assistenza per disturbi ansioso-depressivi. Ma queste richieste sono la spia di un disagio più vasto e in forte aumento. Una spia che, insieme ai dati conclamati, giustifica la preoccupazione diffusa per la stabilità della nostra società: quanto ancora potrà sopportare, e fino a quando? E come ne usciremo?

Più esplicitamente: quanto pesa la crisi economica sullo sviluppo di malattie dello spirito che possono rivelarsi esiziali? Con l’aiuto del professor Vittorino Andreoli, abbiamo voluto andare più a fondo per capire se “il male oscuro” è anche il riflesso di una società malata. Sempre con l’occhio rivolto, com’è nostra abitudine, oltre la sconfortante diagnosi, verso possibili rimedi. Tra cui la psicoterapia, quand’è una cosa seria. 
In concreto, la domanda alla quale cerchiamo di rispondere è: funziona ancora la terapia psicoanalitica per fugare i fantasmi della malattia mentale? O è meglio lasciar perdere Freud, che comunque da solo non basta, e affidarsi alle pillole dello psicoterapista?
L’inchiesta è corredata da informazioni di servizio, utili per orientarsi nel dedalo di proposte e promesse non sempre attendibili. E sui costi, che non sono irrilevanti. Il tutto all’insegna della moderazione che ci contraddistingue: realisti, ma non seminatori di paure, di panico, di panorami apocalittici, perché di questi ce n’è fin troppi in giro.

Intanto, ci confortiamo con la straordinaria testimonianza di suor Emmanuelle, morta a quasi cent’anni lo scorso 20 ottobre: una sorta di abbé Pierre al femminile, che ha trascorso gran parte della sua vita tra i poveri del Cairo, portando soccorso e sorriso in un mondo devastato dalla miseria (pagina 48). Tuttora vivace e attiva nonostante gli acciacchi e la quasi cecità è, invece, Rita Levi-Montalcini, cent’anni il prossimo aprile, premio Nobel per la medicina e senatrice a vita (pagina 60). Non ci resta spazio per altre segnalazioni, ma sarete voi, cari lettori, a scoprirle sfogliando un numero particolarmente ricco, e speriamo attraente. Ricordo soltanto le otto pagine “sulle orme di san Paolo” (da pagina 100), nostro padre e patrono, nell’anno a lui dedicato per volere di papa Benedetto XVI. 
Leonardo Zega

 



EDITORIALE

di don Leonardo Zega

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