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Edith, Pavel e chi fa le cose sul serio
Un’ebrea convertita al cattolicesimo morta ad Auschwitz. Un sacerdote ortodosso fucilato in Urss. Sono storie di discriminazione religiosa di ieri che oggi non esistono più, ma c’è chi si sente sotto assedio 

Non sono mai stato discriminato per le mie convinzioni religiose, neppure dai comunisti e tantomeno dai musulmani, ma neanche da una qualche associazione rabbinica, da un amministratore di condominio o da un sindacato di camionisti. Per questo, quando alla fine di una conferenza un insegnante venne a dirmi: «Grazie per la sua presenza, noi cattolici siamo sotto assedio», sono stato tentato di chiedergli che libri e che riviste leggesse o se fosse solito visitare quei siti da combattimento dove l’integralismo nostrano lavora con piedi di porco e martelli pneumatici. 
Non saprei elencare le ragioni di tanta sfacciata fortuna, quella di non essere perseguitato, ma con gli anni mi sono dato almeno un paio di spiegazioni. La prima credo sia legata al fatto che evito di “vendere” la mia religione come il prodotto migliore sul mercato e nemmeno mi azzardo a teorizzare che coloro i quali non la praticano siano in errore e farebbero meglio a ravvedersi. Mi limito a rispettare le idee e i sentimenti del prossimo, quando non ledono quelli degli altri, e generalmente vengo ricambiato. Da un paio di anni, per esempio, dirigo un’importante manifestazione culturale, su incarico di un’amministrazione marcatamente laica. Ebbene, mi sono sempre potuto scegliere liberamente i relatori. In due dei sei dibattiti svolti finora, il mio interlocutore è stato un teologo, in un altro è stato un magistrato, un uomo di fede, poi un noto sacerdote, poi ancora uno scrittore, infine un famoso esperto di comunicazione. 
Il committente non ha mai interferito nelle mie scelte, anzi, visto il successo della rassegna quest’anno ha voluto confermarmi l’incarico. Avrei già adocchiato, per la serata di apertura, un grande economista, che casualmente proviene dall’area cattolica, e sono sicuro che faremo una bella figura. Dunque, uno psicologo e un economista, cattolici, si confronteranno davanti a un folto pubblico, molto laico, su un argomento affascinante e nessuno li discriminerà, anzi ne nascerà una contaminazione utile a tutti. Forse perché i relatori, consapevoli che la fede è una cosa e la scienza tutt’altra, non pretenderanno di fare catechismo a chi è venuto a sentire un dibattito scientifico. Tratteranno con rispetto di scienza, di come conciliare il sentimento sociale e la solidarietà con le leggi dell’economia, di come produrre qualcosa di meno abominevole di quello che abbiamo generato tutti quanti, cattolici compresi, nell’economia mondiale, mandando a gambe all’aria le sicurezze di milioni di cittadini. 
La seconda ragione per la quale nessuno mi discrimina è, purtroppo, più terra terra. Sono innocuo e dunque a nessuno verrebbe in mente di perseguitarmi. Se devono prendersela con qualcuno per motivi religiosi, i persecutori puntano su quelli che fanno sul serio, sconosciuti o noti che siano, perché sono loro il vero pericolo. Se la prendono con Pavel Florenskij, ad esempio, sacerdote ortodosso e padre di alcuni figli, uno dei più grandi pensatori del Novecento. Nel 1933 fu condannato a dieci anni di lavori forzati, senza ragione, ma prima di avere scontato metà della pena venne fucilato in un bosco nei pressi di Leningrado e seppellito in una fossa comune. Poteva lasciare la Russia, andare in esilio, preferì rimanere con la sua gente. 
Se la prendono con Edith Stein, ebrea convertita al cattolicesimo, donna e pensatrice immensa, ma soprattutto, come Florenskij, testimone. Fu uccisa nell’agosto del 1942 ad Auschwitz. Precisamente presso la cosiddetta “casa rossa”, la prima camera a gas del mattatoio di Birkenau. L’avevano comprata, i nazisti, da un contadino polacco e adattata alla bisogna. 
Quando sono andato a visitarne i ruderi mi sono portato via un frammento di mattone. I mattoni sono porosi; forse quella scheggia si era impregnata degli ultimi respiri della religiosa. Ora il pezzettino di laterizio è sul mio comodino e mi ricorda che non sarò mai perseguitato, poiché privo dei requisiti che danno luogo a rischi del genere. È una buona notizia anche per coloro che vorrebbero essere perseguitati (solo intellettualmente, si intende, magari per vendere qualche libro in più), ma oramai il trucco non impressiona più e nessuno se li fila. 
Possiamo dunque dormire tranquilli, quelli innocui come noi, come il sottoscritto e come coloro che tappezzano la casa delle fotografie di sé medesimi, e dalle proprie dimore difendono con la penna, usata come spada, la propria religione, non corrono rischi, dovessero campare anche un paio di secoli. 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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