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Seminari e convegni
    

La famiglia schiacciata
dal Bisettimanale SIR di Giovedi 06 Aprile 2000 

    

Una famiglia italiana su tre (30,6%) dipende ancora dai genitori dei coniugi, da cui riceve un fondamentale supporto economico e sociale. Si tratta nella maggior parte dei casi di coppie sposate da poco (56,8%), spesso con un figlio piccolo (nel 54% dei casi ha meno di due anni), in prevalenza appartengono al ceto medio-alto. E quasi tutti abitano a pochi minuti dalla famiglia della moglie. A dirlo è il sesto Rapporto sulla famiglia in Italia del Cisf (Centro Studi internazionale sulla famiglia) presentato nei giorni scorsi a Milano. L'indagine di quest'anno si sofferma in particolare sul tema "Famiglia e società del benessere". Il Rapporto riconferma l'importanza delle "vecchie generazioni come rete di protezione sociale per i nuovi nuclei", registra la tendenza dei giovani a rimanere "a lungo in casa, anche se hanno lavoro" e rileva una crescita di "anziani non autosufficienti da curare". Abbiamo chiesto a Giovanni Battista Sgritta, ordinario di sociologia all'Università La Sapienza di Roma, un parere sui risultati del Rapporto Cisf. 

  • Che cosa l'ha colpita di più? 

"Sicuramente l'attività del governo e in particolare quella del ministro Livia Turco in questi ultimi due anni è stata rilevante. Si è cercato di fare davvero il possibile per venire incontro alle esigenze delle famiglie. Il nostro Paese però da questo punto di vista non solo si rivela arretrato rispetto al quadro europeo, ma ha anche fatto eccessivamente affidamento sulla famiglia, scaricandole addosso la gran parte delle responsabilità che sono connesse alla produzione della vita associata. E' quindi evidente che ci si trovi ora di fronte ad un quadro disastrato dove ci sono macerie un po' dappertutto, di fronte cioè ad una famiglia che produce pochi figli, che tende ad essere molto debole e che facilmente rischia di sfasciarsi. Si può dire che in Italia, c'è molta famiglia ma si fa poca famiglia. Un modo per dire che i giovani non si sposano più e se lo fanno rimangano ancora legati alle famiglie di origine". 

  • Il ministro Visco ha promesso ulteriori agevolazioni fiscali a favore delle famiglie. Che cosa ne pensa?

"E' difficile dire se il tiro del ministro è ben mirato. Il governo e il Paese sembrano comunque aver preso finalmente coscienza che la situazione delle famiglie in Italia è seria. Questa consapevolezza però avviene in un momento in cui ci troviamo con un debito pubblico che è uguale all'ampiezza del nostro prodotto interno lordo, in una situazione quindi in gran parte incatenata e paralizzante. E' chiaro quindi che in un contesto simile, anche la miglior volontà di recuperare il terreno perduto e di intervenire in una materia così delicata viene in gran parte ridotta da questa palla di piombo che impedisce di fare ulteriori passi in avanti. Certo è che siamo la cenerentola europea, in compagnia non del tutto esaltante della Grecia, del Portogallo e in parte della Spagna".

  • Da dove cominciare?

"Credo che l'aspetto fondamentale sia quello di sollevare innanzitutto la famiglia da alcuni carichi che sono da un lato economici e dall'altro assistenziali. La famiglia oggi è premuta su due fronti: da una parte deve farsi carico di spese fondamentali che non vengono sollevate dallo Stato e dall'altro le cadono addosso, con l'invecchiamento della popolazione, i problemi degli anziani e dei bambini". 

  • Ma se lo Stato è preso da problemi di bilancio, perché dovrebbe investire proprio sulla famiglia?

"Perché se non si investe sulla famiglia crolla la società. Viene meno cioè il tessuto di solidarietà, sul quale si costruiscono i rapporti sociali. Il fatto che in un Paese non si fanno figli, è un chiaro segnale di mancanza radicale di fiducia. In fondo le epoche nelle quali si è avuta una dinamica di natalità fisiologica se non addirittura galoppante sono state epoche nelle quali si aveva un progetto di vita e si guardava al futuro con la speranza che sarebbe stato migliore. Questa lettura è valida anche per l'inverso: le epoche nelle quali c'è stato un calo di natalità, sono state epoche in cui non si avevano progetti e prospettive". 

  • Si profila ora un altro rischio: si fa fatica a riconoscere la famiglia in quanto tale… 

"È vero, molte cosa stanno cambiando. Credo però che la politica sociale non può tirarsi indietro di fronte a persone che non hanno alcuna responsabilità nei confronti di situazioni in cui si trovano a vivere. Penso ai figli, che si trovano in contesti che non corrispondono ad un certo modello etico. Troverei veramente colpevole se qualcuno decidesse di non intervenire in soccorso di un bambino che ha delle difficoltà, solo perché questo bambino vive in una famiglia che non è costituita secondo un certo modello. D'altra parte, credo che il Papa faccia bene ed abbia ragione quando sostiene una visione rigorosa di famiglia che risponde a certi canoni vitali che sono tanto più validi quanto più si pongono in contro tendenza".


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Modificato mercoledì 24 novembre 2010
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