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Seminari e convegni
    

FAMIGLIA 2000
Il futuro della famiglia è già qui...

30 ottobre 2000
Pontificia Università Lateranense, 
Piazza San Giovanni in Laterano, 4. 
Città del Vaticano

   

Sintesi del convegno
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Famiglia 2000:
una collana per una nuova cultura familiare

La presentazione – avvenuta a Roma il 30 ottobre 2000, presso la Pontificia Università Lateranense – della collana Famiglia 2000, curata dal CISF per i tipi delle Edizioni San Paolo, è stata l'occasione per proporre alcune brevi ma significative riflessioni sulle sfide che attendono la famiglia all'inizio del nuovo millennio, sia all'interno della Chiesa per quanto concerne e la teologia e la prassi pastorale, sia nel più ampio contesto societario.
La riflessione teologica è stata affidata a mons. Carlo Rocchetta, docente di teologia sacramentaria e pastorale, il quale, ponendosi il duplice interrogativo di quale futuro per la famiglia e di quale famiglia per il futuro, ha individuato tre sfide che attualmente ci troviamo a vivere: una sfida culturale, una sfida teologica e una sfida pastorale.

Un momento del convegno.

La sfida culturale

La sfida culturale può essere sinteticamente indicata nell'individualismo e nella privatizzazione del legame familiare oggi imperanti: l'individuo è il centro della società, il soggetto dei diritti. Partendo dall'individuo, si affermano i diritti dell'individuo, e la famiglia "scompare"; all'opposto partendo dalla persona, sulla scia del personalismo di Mounier (la persona è l'io-tu in relazione) si arriva alla famiglia, alla differenza o meglio alla reciprocità tra i sessi. La privatizzazione del legame familiare al contrario diventa rifugio intimistico, nascondiglio di due singoli, senza apertura, da cui discende il soggettivismo etico, la separazione tra coniugalità e genitorialità.

La sfida teologica

Questa è la sfida che si trova ad affrontare la teologia, e ancora prima l'antropologia teologica, cioè quella visione dell'uomo che concepisce la persona come un essere in comunione, ad immagine della Trinità: "Quando Adamo ed Eva diventano uno", ha affermato mons. Rocchetta con una battuta molto efficace, "diventano tre". Si avverte allora l'urgenza di proporre un'antropologia unitaria che colleghi la persona, il matrimonio e la famiglia, finora purtroppo tenuti su binari paralleli. E' soprattutto nel campo della teologia della famiglia che possiamo osservare ritardi e carenze: la riflessione è ancora praticamente agli inizi. Il filone che – secondo il relatore – dovrà essere approfondito, è quello che vede la famiglia in quanto "comunità vocazionale di persone". Non bastano, a questo proposito, le categorie del matrimonio-sacramento: serve far ricorso alla categoria della salvezza come evento di comunità. La salvezza non è individualistica, intimistica: Dio salva un popolo, una comunità, e la famiglia si colloca in questo medesimo contesto, anzi precede il popolo, nella rivelazione dell'Antico Testamento. La famiglia è la prima comunità nella grande comunità.

 

Giovanni Battista Sgritta.

Giorgio Campanini.

Giovanni Battista Sgritta.

Giorgio Campanini.

La sfida pastorale

Dalla teologia della famiglia che si sarà in grado di elaborare dipende l'esito della sfida pastorale che ci attende. Porre la famiglia al centro della pastorale significherà diventare più propositivi: riscoprire e rilanciare una visione positiva della corporeità, della sessualità, del valore dei sentimenti è il compito che attende i singoli cristiani e l'intera Chiesa, che in definitiva non è altro che la famiglia dei figli di Dio.
Le riflessioni-provocazioni di mons. Rocchetta sono state subito raccolte dagli interventi di mons. Renzo Bonetti, direttore dell'Ufficio per la pastorale della famiglia della CEI e di don Enrico Solmi, autore nell'ambito della collana di un Piccolo manuale di pastorale familiare. Per mons. Bonetti è essenziale partire da due principi fondamentali. Primo: non si tratta di fare una pastorale per la famiglia, bensì una pastorale con la famiglia; secondo: la pastorale familiare non è intraecclesiale: la famiglia è simul ecclesia et societas, è nel mondo, non solamente e semplicemente nella parrocchia. Per poter fare questo tipo di pastorale, è assolutamente necessario fare formazione (ed ecco l'importanza di iniziative editoriali come la collana Famiglia 2000) in quanto attualmente c'è un distacco negativo tra il sapere "alto", riservato a pochi, e il "sapere indispensabile", che deve essere di ogni coppia cosciente di sé e della propria vocazione: oggi ogni coppia è chiamata a dar ragione di tutto ciò che crede e testimonia: perché uomo e donna, perché il matrimonio, perché la generazione…

Una pastorale "del volto"

Don Solmi ha quindi tratteggiato alcune caratteristiche che la pastorale familiare in Italia dovrebbe sforzarsi di assumere: una pastorale "del volto", e non di strutture burocratiche; una pastorale di accompagnamento e di vicinanza alle coppie, e non delle iniziative; una pastorale popolare, e non delle élites; una pastorale che manifesti come la Chiesa tutta crede, vive, annuncia e celebra il matrimonio. Si tratta in sostanza di superare una situazione in cui la pastorale familiare procede, per così dire, a strappi, sull'onda emotiva delle urgenze, ancora troppo soggetta alle sensibilità e agli umori dei presbiteri o di chi guida le comunità.

Altro momento del convegno.

Eccesso di domande, difetto di risposte

Anche dal punto di vista sociologico, l'incontro ha fornito una carrellata di rapide ma profonde analisi e indicazioni. Il professor Giovanni Battista Sgritta, ordinario di sociologia, che ha coordinato i lavori, ha presentato la situazione della famiglia nella società odierna attraverso questa formula sintetica: la famiglia oggi soffre di un eccesso di domande, richieste, carichi e compiti che le vengono attribuiti (soprattutto alle donne), e per converso di un difetto di risposte. Le domande: i giovani escono dalla famiglia sempre più tardi, mentre gli anziani sono sempre di più e sempre più a carico (si pensi solo all'esplosione di un problema devastante come il morbo di Alzheimer, in crescita esponenziale, e a quali carichi impone ai parenti che devono prendersi cura della persona ammalata). La risposta: la stessa denatalità, che posiziona l'Italia tra i Paesi con il più basso tasso di fecondità al mondo, e la crescente instabilità matrimoniale possono essere viste come forme di difesa della famiglia dall'eccesso di carichi di cui è gravata. Ciò che manca è la risposta delle istituzioni, che sono ancora lungi dal riconoscere alla famiglia una vera cittadinanza societaria: abbiamo conquistato i diritti civili, politici, sociali, ma non sappiamo ancora declinarli in chiave familiare, rimuovendo quindi gli ostacoli alla piena realizzazione della famiglia. Nell'epoca della globalizzazione, entrano in crisi i corpi intermedi della società (famiglie, associazioni, ecc.), che mediano tra l'individuo e le istituzioni, e che andrebbero quindi tutelati e promossi, e non solo caricati di pesi sempre più insopportabili.

Tre "casi seri"

Davanti a questo quadro, il professor Giorgio Campanini, sociologo, si è soffermato innanzitutto sulle due ideologie che – a suo parere – hanno dominato nel '900 la visione della famiglia: l'ideologia "catastrofica", che preconizzava la scomparsa della famiglia, e quella "problematica", che ne sottolineava i mutamenti sociali. Ovviamente, l'ideologia "catastrofica" non ha visto avverarsi le sue previsioni, mostrando l'inadeguatezza della sua chiave di lettura della famiglia, ma questo non significa che non vi siano aspetti di crisi e di involuzione dell'istituto familiare rispetto ai modelli tradizionali. Tra questi, il professor Campanini ha indicato tre cosiddetti "casi seri": la disaffezione nei confronti del matrimonio (in base ai dati in nostro possesso, il 25-30% dei giovani sembra destinato a non sposarsi mai), che viene negato come istituzione da una cultura individualistica sempre più aggressiva, che rifiuta ogni dimensione pubblica al rapporto di coppia; la stabilità dei matrimoni esistenti, non tanto per il numero assoluto di separazioni e divorzi, ancora largamente inferiore a quello dei Paesi del nord Europa e degli Stati Uniti, quanto per la loro tendenza alla crescita, proporzionalmente molto elevata; la modificazione dell'idea di genitorialità, per cui il figlio non è più desiderato e accolto come dono che viene dall'alto, bensì le scelte procreative sono viste esclusivamente in funzione delle attese e dei desideri della coppia (quando non del single), che in ultima analisi nel figlio sembra ricercare e ritrovare soltanto se stessa.

 

don Vincenzo Santarcargelo.

Il professor Virgilio Melchiorre.

Don Vincenzo Santarcargelo.

Il professor Virgilio Melchiorre.

Il ruolo delle politiche sociali

Da questi "casi seri" discendono quindi tre sfide cruciali: ridare senso al matrimonio come istituzione, prima ancora che come sacramento; reagire all'instabilità che conduce alla frammentazione; riscoprire la procreazione come apertura all'altro (ed anche al Trascendente). Possono le politiche sociali costituire la risposta a queste sfide, che certamente sono riconducibili anche a cause culturali, emozionali, psicologiche? Certamente no, ma nello stesso tempo sarebbe sbagliato ("Un atteggiamento di faciloneria", ha affermato decisamente il professor Campanini) non tenere in conto anche le cause sociali che facilitano o, all'opposto, rendono ancora più difficile cercare di arrestare queste derive che minano alle fondamenta la famiglia, intesa come tessuto sociale di base della stessa convivenza civile e democratica. E' prima di tutto la famiglia stessa che deve trovare al proprio interno le energie necessarie a raccogliere la sfida del terzo millennio e a proiettarsi verso il futuro. Nondimeno, le politiche sociali sono una essenziale "cornice" entro cui il quadro deve ricomporsi, e una buona cornice può incidere fortemente sulla visibilità e sul godimento del quadro…

Carlo Rocchetta.
Carlo Rocchetta.

Un aiuto alla formazione

Conclusioni analoghe si possono fare a proposito dei volumi che hanno costituito lo spunto per l'interessante dibattito qui riassunto: non cambieranno, essi soli, l'avvenire della famiglia, ma potranno costituire certamente un aiuto significativo per quell'opera di formazione invocata da tutti i relatori. Le loro caratteristiche -–illustrate nel corso dell'incontro dal professor Virgilio Melchiorre, presidente del Comitato Scientifico del CISF e direttore della collana, e da don Vincenzo Santarcargelo, delle Edizioni San Paolo – li rendono infatti particolarmente adatti a contribuire alla formazione di quel "sapere indispensabile" a cui ha fatto riferimento mons. Bonetti. Divisa in tre filoni principali – dinamiche psicologiche, aspetti culturali e sociali; pastorale familiare – la collana presenta libretti agili, scritti con un linguaggio immediato e diretto, senza preoccupazioni accademiche, ma che nello stesso tempo sarebbe riduttivo definire "divulgativi", in quanto hanno alle spalle il rigore scientifico degli altri lavori del CISF, tra cui soprattutto i noti Rapporti sulla famiglia in Italia, giunti ormai al sesto volume. L'auspicio è che gli operatori familiari, e le famiglie stesse, sappiano farne buon uso.

(Sintesi a cura di Pietro Boffi)    


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Modificato mercoledì 24 novembre 2010
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