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Seminari e convegni
    

FAMIGLIA 2000
Il futuro della famiglia è già qui

Sintesi Seminario di studio
Milano, 2 ottobre 1999

    

Introduzione

Sabato 2 ottobre il Cisf insieme alle Edizioni San Paolo ha presentato la nuova collana Famiglia Duemila. I libri di questa collana vogliono essere di facile e rapida lettura, non più di 100 pagine, che abbiano la capacità di sintetizzare ricerca e studi sulla famiglia.

Con le parole dell’editore: "Da una parte ci accorgiamo che sulla famiglia si è scritto molto, anche da parte del Magistero e dalle varie diocesi, ma non sempre questi scritti riescono a diventare voce viva nella società, anche perché il vocabolario usato non è più attuale e quindi c’è un non-dialogo con la gente. Contemporaneamente si sente, "dal basso", un forte disagio delle coppie, quasi una crisi d’identità e queste due spinte stanno dietro la scelta della collana".

Sono tre le linee di riflessione presenti nei volumi della collana:

  • la prima è una linea socio-culturale, che tratta la relazione tra famiglia e società in senso lato; in questa direzione va inserito il libro di Giorgio Vecchio, Profilo storico della famiglia. La famiglia italiana tra Ottocento e Novecento, che affronta uno degli aspetti più critici della coscienza contemporanea, la perdita del senso della memoria, del senso dei ricordi e della trasmissione dei valori. Sembrava opportuno dunque inaugurare la collana con un ricupero della dimensione storica. Sempre in questa prima area, viene dato spazio ad un’altra riflessione, da anni messa in evidenza dal Cisf attraverso varie iniziative, che riguarda la necessità di mettere la famiglia al centro della progettazione politica. La famiglia dunque - e non i suoi singoli membri - come soggetto politico, allo scopo di rispondere più adeguatamente alle esigenze familiari. Da qui la scelta del libro di Giorgio Campanini, Le politiche familiari oggi;
  • la seconda si riferisce alle dinamiche psico-relazionali della famiglia, al "dentro" della vita familiare, ritenendo che siano di grande importanza non solo le trasformazioni strutturali dei modelli familiari, ma anche le mutazioni di stili affettivi all’interno della famiglia e l’esigenza di approfondire le varie tematiche familiari a livello psico-sociologico. In questo quadro si colloca il libro di Maria Teresa Zattoni e Gilberto Gillini, Le strade del cuore. L’educazione affettiva e sessuale dell’adolescente e della sua famiglia;
  • la terza area fa riferimento più puntualmente alla comunità ecclesiale, e specificamente alle riflessioni di ordine teologico-pastorali legate all’istituto familiare. Il libro di Don Enrico Solmi, Piccolo manuale di pastorale familiare. Una storia ricca, una sfida nuova, vuole essere l’inizio di questa ricerca e riflessione nell’ambito pastorale, cercando di venire incontro alle difficoltà con cui il mondo cristiano e la stessa chiesa nelle sue forme istituzionali si trova a dover affrontare quella che viene chiamata "crisi della famiglia".

Sono già previsti nuovi volumi, di prossima pubblicazione, sempre all’interno delle tre aree qui brevemente descritte:

  • Giulia Paola Di Nicola, Attilio Danese, Verginità e matrimonio
  • Maria Teresa Zattoni, Gilberto Gillini, I sentieri della vita. Una pedagogia per educare alla vita
  • Vittorio Cigoli, La trasmissione dei valori in famiglia
  • Fausto Colombo, La televisione in famiglia
        

SINTESI DEL DIBATTITO DEL 2 OTTOBRE 1999

Relatori alla presentazione della collana

  • Marino Livolsi, Ordinario di sociologia della comunicazione, IULM, Milano
  • Vinicio Albanesi, Presidente della Comunità di Capodarco
  • Silvia Vegetti Finzi, Professore associato di di psicologia dinamica, Pavia

Durante la presentazione si è sviluppata un’articolata discussione tra i relatori, che da prospettive culturali e da saperi professionali differenziati hanno affrontato le diverse dimensioni dei problemi sollevati dai volumi nei confronti della famiglia; alla discussione hanno poi contribuito anche gli autori dei volumi già pubblicati. Si indicano di seguito i principali temi evidenziati dalla discussione, riportando le riflessioni degli esperti presenti nel rispetto del tono colloquiale e dialogico che ha caratterizzato la presentazione.

  1. Definire la famiglia ovvero di quale famiglia stiamo parlando
  2. Matrimoni fragili
  3. Memoria e trasmissione di valori
  4. Famiglia auto poietica ovvero famiglia che si costruisce da sè
  5. Donna e genitorialità diffusa
        

1. Definire la famiglia ovvero di quale famiglia stiamo parlando

Oggi definire cos’è famiglia non è più cosa ovvia. Ci troviamo di fronte ad una pluralizzazione di forme familiari che va dalle "famiglie di fatto" alle famiglie con un solo genitore, dalle famiglie ricostituite alle convivenze di persone dello stesso sesso. Bisogna chiedersi se è possibile comprendere tutte queste forme sotto l’unico comune denominatore "famiglia" ed inoltre urge capire, con l’aiuto delle varie scienze sociali, quali sono i punti "forti" e le caratteristiche fondamentali sia dei modelli familiari che appartengono al passato sia di quelli attuali.

Bisogna aprire uno spazio di riflessione sulla famiglia, è uno spazio di riflessione che manca nella cultura occidentale perché la grande letteratura è sempre stata una letteratura di crisi. La cultura è sempre stata più che altro distruttiva rispetto alla famiglia. Non c'è mai stato un discorso letterario, artistico di valorizzazione della famiglia, ma si è trattato soprattutto di critica verso questo istituto. Quindi bisogna aprire uno spazio di riflessione per vedere quanto di questa dimensione, nonostante tutto essenziale della nostra vita, possiamo conservare e quanto invece vada rinnovato.
L'immagine compatta di famiglia è venuta meno e questo non è un fatto da poco, queste disgregazioni sono disgregazioni dell'identità profonda, le cui conseguenze non sappiamo ancora dove porteranno, non siamo in grado di misurare delle conseguenze così epocali. D'altra parte siamo all'interno di una logica della disgregazione, di ciò che un tempo era compattato nella coniugalità, mi sembra che un tempo bastasse sposarsi per aprire il progetto di avere figli, la decisione riguardava il matrimonio, il momento forte era quello dello sposarsi o non sposarsi, vi erano varie scelte, ma una volta che la coppia si era costituita, la procreazione andava da sé, la genitorialità era rubricata sotto la coniugalità.

(Silvia Vegetti Finzi)
   

Nella famiglia borghese, la famiglia laica, che accompagna probabilmente la maggior parte delle coppie, c'è ancora un'eredità dell'amore romantico che vede la famiglia semplicemente momento di coronamento dell'amore tra due persone. E' una tradizione che nasce ai primi di questo secolo, che è stata molto forte, che è stata ripresa anche fortemente dai mass-media, che vede una storia d'amore coronarsi alla fine del film, con un matrimonio. E’ la famiglia come coronamento di un rapporto affettivo in senso forte che però non va al di là di questo fatto; tant'è vero che quando questo rapporto si logora, viene la crisi.

  • Contro questa tradizione c'è la concezione cattolica della famiglia, la famiglia fatta per procreare ed educare la prole. Ma cosa vuol dire oggi, ad esempio, in una situazione in cui noi abbiamo ancora meno di un figlio per coppia sposata? Non è solo per egoismo che non si vuol avere figli, ma anche per paura.
  • Una possibile concezione sociologica considera la famiglia semplicemente un'azienda; è l'azienda famiglia che consente ad esempio, mettendo insieme alcuni redditi, di poter sopportare meglio le crisi economiche, che permette di proteggere i figli disoccupati, che permette di avere un tenore di vita che su un singolo reddito non sarebbe possibile. Questo approccio evidentemente può essere utile, in molti altri casi può essere utile in termini economici, ma certamente non credo che sia una definizione da cui noi possiamo partire.
  • C'è quella banale offerta dei mass-media, che però come dicevo prima, è una versione probabilmente banale dell'ideologia romantica.

Oggi non si può riproporre un modello di famiglia tradizionale, dovremmo abbandonare alcune certezze, non è facile; dovremmo trovare un nuovo modello, a meno di affidarci a questo assoluto non impegno nel senso di accettare qualunque cosa e chiamare questa cosa famiglia, che sia fatta di uno, di due, di tre, di sessi diversi ecc. ecc.
Finché si parla di una famiglia tradizionale sia essa contadina, operaia e borghese, le cose funzionano, ma quando si viene alla famiglia contemporanea ci sono grandi sbandamenti.

(Mario Livolsi)
  

Inviterei a riflettere tutti assieme in opportune sedi, su quello che avviene nel nostro Paese nella seconda metà degli Anni Settanta. Per tanti motivi, alcuni intuibili, altri ancora da approfondire, è nella seconda metà degli Anni Settanta che saltano moltissimi riferimenti, o cominciano a saltare; saltano dal punto di vista degli indicatori statistici perché alcuni dati o alcune tendenze che sono stabili improvvisamente cambiano; per esempio diminuisce la nuzialità, si accelera bruscamente il calo della natalità, aumentano le crisi coniugali e soprattutto cambia effettivamente un modo di concepire la famiglia di cui forse solo adesso si comincia a prendere coscienza e a porci degli interrogativi. Io non lo metterei in relazione con il referendum sul divorzio del '74, c'entra anche quello ma c'entrano anche altre cause; c'entra l'eredità del '68 e tra l'altro è in quel momento che si verifica, si comincia a verificare un salto nella concezione della famiglia.

(Giorgio Vecchio)
  

Sul piano delle politiche sociali la domanda vera da porsi è questa: quali modelli di famiglia, qualcuno ha contato ventisette modelli nella nostra società, ecco accettiamo questo numero di ventisette, di questi ce ne sono alcuni modelli che vanno incorraggiati, sostenuti e altri che vanno semplicemente tollerati, o questi modelli di famiglia li poniamo tutti sullo stesso piano? La risposta in termini sociologici può essere data riandando ai classici, penso per esempio a Parsons, o comunque a coloro che si pongono il problema delle funzioni della famiglia, cioè la società deve porsi questo quesito: tutti i modelli sono uguali per me società, o esistono delle diversità?

(Giorgio Campanini)
  

Nel cosiddetto contesto di sinistra che è termine molto abusato, liso proprio, c’è una liquidazione di queste riflessioni sostenendo che la libertà individuale fa sì che ciascuno possa fare quello che vuole. Ma questa libertà individuale per non diventare arbitrio, deve trovarsi dei limiti. Non credo che esista questa libertà senza limiti e comunque il concetto di libertà individuale non appartiene alla tradizione socialista, che è sempre stata una tradizione basata sulla comunità e la solidarietà, anche di difesa della famiglia. La famiglia operaia è stata una struttura solida. Il richiamo all'individualismo in realtà è molto borghese, viene gestito dalla famiglia ma fa parte di una logica liberistica, di un liberalismo ad oltranza che proviene dagli Stati Uniti, che è la forma diciamo avanzata del capitalismo che non ha nulla a che fare con la tradizione di sinistra.
La psicanalisi che cosa ha da dire a proposito della famiglia? La psicanalisi si trova in una posizione sicuramente, se stiamo al suo ambito teorico, di difesa della famiglia nucleare. La famiglia triangolare: padre, madre, figlio; Freud lo chiama - come sapete - il complesso edipico, l'architrave dell'inconscio. Secondo la psicanalisi, la nostra struttura profonda è organizzata intorno a questa triade. La famiglia nucleare in cui secondo Freud ciascuno si costituisce come individuo, e si umanizza; cioè l'umanizzazione dell'uomo avviene all'interno di una dialettica familiare che regola quelle che sono delle pulsioni grezze di origine animale, uguali a quelle degli altri animali, di amore e di odio, sessuali ed aggressive.
Le tre posizioni della famiglia sono la garanzia appunto di distanza, di limite perché ognuno impara che ha una posizione: il figlio impara che non può prendere la posizione né del padre né della madre; qui impara a rinviare, a suo tempo diventerà o padre o madre e quindi avrà quella posizione alla quale aspira ma diceva Freud, "quando avrà mangiato la minestra", cioè quando sarà a sua volta adulto e quando avrà inciso nella sua propria profonda psiche la osservanza della legge che è appunto il divieto dell'incesto e il riconoscimento del limite.

(Silvia Vegetti Finzi)
  

2. Matrimoni fragili

Statisticamente, se paragonato soprattutto con il mondo anglosassone, il matrimonio italiano è stabile. Ma negli ultimi decenni si può comunque osservare come la sicurezza della stabilità matrimoniale è venuta meno. Tanti i fattori che contribuiscono a questa tendenza; il cambiato ruolo della donna, il maggior isolamento della famiglia nucleare, un aumentato senso di individualismo ed altri fattori ancora. Non si può sottovalutare però la rilevanza della apparente mancanza di progettualità, o meglio della "crisi di progetto", che insieme alla paura per il futuro portano ad una maggior fragilità.

Ora i giovani sanno che il loro matrimonio può essere a termine, lo sanno molto bene, benché io creda che nel momento delle nozze, nel momento del sì sia determinante comunque la proiezione nel tempo illimitato di un futuro possibile, perché altrimenti non è un matrimonio. In questo momento c'è questa voglia sacra di continuità, di eternità, però sanno anche bene che nello stesso tempo è possibile, è molto possibile, che il loro matrimonio non duri.

(Silvia Vegetti Finzi)
  

Ho la sensazione che si stia combattendo una battaglia persa; noi vorremmo che l’immagine della famiglia concepita cristianamente sia una immagine collettiva dell'Italia; questa è una buona volontà, è un pio desiderio che sarà sconfitto dalla storia; da questa storia naturalmente dell'Occidente. Ormai viviamo in un mondo in cui non è possibile che qualcuno imponga qualcosa ad altro.

(Vinicio Albanesi)
  

Per celebrare l'Eucarestia ci vuole un sacerdote validamente consacrato, ma ci vuole anche il pane e il vino; se manca il pane e il vino non si celebra quell'Eucarestia; se al momento del matrimonio non c'è l'amore vero, non c'è quella realtà di vita che le persone si scambiano all'altare, è chiaro che quel matrimonio non è vero, e non possiamo dire che non è vero il progetto cristiano; diciamo che è venuto a mancare qualcosa di essenziale.

(Don Enrico Solmi)
  

Secondo la concezione cristiana del matrimonio si presuppone un maschio e una femmina con un rapporto stabile ordinato alla prole. Almeno nella forma giuridica sono questi i fondamenti della concezione cristiana del matrimonio.

  1. Su maschio e femmina credo che i cattolici almeno - non è detto però - dagli Stati Uniti stanno venendo dei segnali che esprimano dubbi- concordano.
  2. La relazione stabile, conosco cause di nullità i cui fallimenti vengono da ragazzi e ragazze dell'azione cattolica, di movimenti, di gente DOC e che è successo lì?
    E' successa una cosa semplice: questa relazione stabile, è stabile nel momento in cui ci sono le condizioni perché sia stabile; ma se non è una condizione di non stabilità in realtà questi due non solo si separano, ma non resistono alla solitudine. Allora questa fedeltà in realtà esiste o non esiste ma non sono i valori cristiani che danno fedeltà, perché nel momento in cui non funziona, questi valori saltano.
  3. Il terzo elemento: ordinario alla prole. Questa ordinazione orientato alla prole quindi per procreare, in realtà dipende da un'infinità di circostanze. Dipende dal lavoro, dipende dalla stabilità, dipende dalla casa, etc.

Allora voi capite che questo progetto cristiano è un progetto che non solo diventa umano, ma che sta appoggiato su alcuni presupposti che di cristianesimo hanno poco. Mi sono posto la domanda: perché dovremmo avere dei matrimoni cristiani prima di porci la domanda se esiste una cristianità. Perché se la cristianità si è abbassata, è evidente che nella famiglia ma come in altri ambiti questa concezione cristiana è scomparsa o sta scomparendo; oppure è dovuta a occasionalità che non dipendono dalla fede. Io mi pongo una domanda: noi crediamo che il Signore, che dobbiamo amare Dio con tutto il cuore e amare tutti i nostri fratelli come noi stessi? Perché questa è la domanda centrale. Perché se non è questa, non si capisce perché devo essere fedele perché devo fare figli, perché qua, perché là, perché devo dare il mutuo aiuto e tutta una serie di circostanze. Perché la crisi della famiglia è proporzionata alla crisi ma nemmeno della cristianità, ma della fede. Perché viviamo in una dimensione nella quale il cristianesimo ormai c'entra poco; nella nostra vita! Non voglio fare un lungo elenco della fratellanza, della giustizia, della tolleranza, della generosità e via discorrendo; se non ci sono queste perché ci dovrebbe stare all'interno di questa famiglia? La proposta qual è? La proposta è semplice: io credo che noi dobbiamo recuperare e vincere questo senso di insicurezza e di solitudine; perché amare Dio e il prossimo in fondo significa avere fiducia di qualcuno, di qualcuno che riassume nel Dio, ma di qualcuno che sta accanto a noi che in qualche modo apre la nostra vita, altrimenti non potremo noi né essere fedeli, né amare, né stare al fianco, né in qualche modo formare questa famiglia.
Ma quando è partita quella maledetta macchina che sono i matrimoni nelle nostre zone che incominciano dai confetti, passano per i ristoranti, per il vestito della sposa, per i fiori, per le cineprese, e poi arriva alla Chiesa, alla fine arriva alla Chiesa perché mica ci arriva per prima! Allora uno si domanda: ma quando quella macchina infernale, perché questi poveri sposi arrivano alle nozze sfiniti, per cui partono per il viaggio di nozze e non raccapezzano niente, perché noi poi abbiamo delle visioni distorte; siamo ossessionati - io parlo in termini di morale cattolica del sesso - a mio modesto parere le coppie giovani di oggi fanno poco sesso perché sono impaurite, sono criptate, sono involute, a differenza magari della famiglia che vivevamo un tempo che era un po' più grezza ma in realtà era più animalesca.
Poi si inventano i corsi prematrimoniali. Caso mai la formazione va spostata più in avanti. Quando il ragazzino e la ragazzino cominciano a fare le colombine, quando incominciano a vedere per capire. Ma dopo questo corso, questi non sono più fidanzati, come facciamo? Faremo la scheda magnetica, se ne vendono tante; uno dice: corso fatto, sempre fatto, basta quello.
Noi possiamo invece contribuire ad una apertura solare in cui si dice che una persona ha delle capacità in cui incontrare l'altro fa bene, in cui star soli fa male, in cui è possibile avere un progetto, creare un futuro; è possibile inventarsi un lavoro, è possibile stare felici, è possibile tornare a casa con qualcuno che ti accoglie; noi questo dobbiamo fare, noi questo dobbiamo proporre, e questo è quel celebre comandamento che noi cristiani conosciamo molto bene."

(Don Vinicio Albanesi)
   

3. Memoria e trasmissione di valori

Da alcuni anni il Cisf, attraverso ricerche empiriche e reflessioni teoriche, si interroga sull’importanza della memoria, una delle trame essenziali della vita familiare. In una società dove domina il " nuovo", e dove quello che aveva senso ieri non necessariamente lo ha anche oggi, la memoria intesa come legame fra le generazioni sembra smarrirsi. Simile riflessione riguarda specificamente la trasmissione dei valori: come avviene, quali difficoltà incontra, come separare quello non è/non ha valore da quello che invece è e rimane fondamentale?

Ormai spesso ci troviamo con un arco di vita familiare che raccoglie tre generazioni, qualche volte anche quattro generazioni, e allora quale è il nesso memoriale che attraversa queste vite, queste generazioni così diverse tra di loro?
Tutti viviamo in una situazione familiare perché noi stessi coniugi o genitori o perché ci segue comunque l'ombra lunga della nostra famiglia d'origine. Ma questa dimensione benché determinante rimane priva di significato e di senso se ridotta a piccole manovre della sopravvivenza quotidiana; se manca una prospettiva che le conferisca spessore e profondità; inscrivere gli avvenimenti dell'esistenza lungo il percorso del ciclo di vita consente invece di cogliere le conseguenze, di intravvederne le implicazioni e di conferire significato a ciò che sembra ripetitivo, ovvio o contingente. 

(Silvia Vegetti Finzi)
  

Pensate ai genitori che sono il primo tramite di trasmissione di valori familiari; vedo in loro la difficoltà di trasmettere valori precisi perché loro stessi sono in crisi, molti di loro magari hanno ricomposto una famiglia in modi diversi, ma anche quando non l'hanno fatta probabilmente sentono con grande disagio il loro modo di vivere insieme. Non dimentichiamoci che l'istituto familiare è un istituto del sociale e dentro il sociale vive evidentemente dei tempi, della cultura del sociale; tempi e cultura del sociale che oggi parlano soprattutto di individualismo, qualcuno dice addirittura di narcisismo. Oggi gli autori più seri, cito per esempio Giddens dicono che di fronte alla mancanza di una tradizione, una tradizione che non parla, che non si può riprendere come valore forte, si raggiungi una crisi della memoria. Non necessariamente ha valore quello che io ho fatto trent'anni fa; spesso è un disvalore in genere. Uno degli aspetti più critici della coscienza contemporanea è quello di avere in qualche modo perso il senso della memoria, il senso dei ricordi, insomma il senso di quella trasmissione di valori che comunque deve accompagnarsi alla trasmutazione del valore nel corso della storia.

(Mario Livolsi)
  

4. Famiglia autopoietica ovvero famiglia che si costruisce da sé

Il Primo Rapporto CISF sulla famiglia in Italia concludeva che negli anni ’80, dopo la forte crisi degli anni ’70, era emersa la famiglia autopoietica, una famiglia cioè che in assenza di punti di riferimento esterni forti si fa norma a se stessa, crea le regole da sè. Questa forma di famiglia è ambivalente perché e forte e debole contemporaneamente. E’ una famiglia che può trovare forza, motivazioni e valori al suo interno, ma che può trovarsi in solitudine e isolamento e sfuggire alla società.

La famiglia autopoietica è una famiglia che si autocostruisce, che si dà un modello, che si struttura in base a delle proprie necessità senza più conformarsi a questi che sono i grandi modelli; c'è quello religioso, quello sociale e c'è quello psicanalitico. La famiglia si crea un suo stile di vita, un suo modo di aggregazione naturalmente a rischio poi di disidentità perché è molto rischioso appunto creare qualche cosa ex-novo senza dei punti di riferimento.

(Silvia Vegetti Finzi)
  

Questo autopoietismo fa sì che ognuno deve cercare da solo un ordine, un senso, un significato alla propria vita. Questa è una grande minaccia, se io devo da solo pensare qual è il mio progetto di vita, faccio fatica spesso a trovare spazio per un'altra persona, che non sia esattamente come io penso, come io ritengo, ma io credo che molte crisi delle famiglie siano proprio nella incapacità di convergere, di far emergere questi progetti che sono diversi perché sono diverse le carriere, perché sono diverse le età, perché sono diverse le aspirazioni; allora se una società è basata sul fatto che io sono obbligato a trovare dentro di me, perché altri non mi danno delle valide soluzioni, dei progetti di vita, è chiaro che questo progetto di vita sarà molto spesso, molto egoistico, molto semplice, non sopporterà con facilità il fatto di donare agli altri, sarà più facilmente attento a ricevere piuttosto che a donare.
Non a caso molti studi americani dicono che queste sono generazioni basate sulla me-generation, sul fatto che Io sono importante, sul fatto che Io devo avere, che Io devo ricevere più che io debba fare. E’ chiaro che questi egoismi dentro la famiglia non creano dialogo".

(Mario Livolsi)
  

5. Donna e genitorialità diffusa

Il Cisf ha sempre avuto particolare attenzione per il cambiamento del ruolo della donna e per i delicati cambiamenti nella relazione tra uomo e donna. Dal momento in cui la riflessione è andata oltre la richiesta d’uguaglianza, giungendo al riconoscimento della reciprocità tra i generi, possono essere valorizzate le capacità meglio sviluppate di entrambi i sessi. La capacità femminile di tenere insieme le relazioni e di fare comunità sono di vitale importanza per la famiglia, ma è una responsabilità che va condivisa con il partner in quanto proprio la genitorialità condivisa e diffusa oggi sembra il nucleo forte della famiglia

Non è una scoperta femminista di oggi, nella famiglia italiana il ruolo della donna è sempre stato molto importante; la donna era il cardine dell'organizzazione e porta fra il sociale e l'interno della famiglia. Ha gestito la famiglia, in molte situazioni complicate, nella famiglia meridionale, in molte famiglie borghesi, in famiglie operaie quando queste entravano in crisi. Quindi bisogna cercare di capire se forse lì ci sono dei valori, dei valori al femminile, dei valori non a caso che sono più del donare che non evidentemente del ricevere.

(Mario Livolsi)
  

Le donne sono portatrici di un'etica della relazione. Nella nostra tradizione, nella famiglia contadina, nella famiglia operaia, nella famiglia borghese, il nucleo che manteneva stretta la identità e la funzionalità della famiglia, è sempre stata la donna. E anche adesso nelle varie forme di famiglia, è la donna che in quanto competente degli affetti, mantiene quella rete su cui si basa la solidarietà. Perché la prima rete è una rete di comunicazione, ma di una comunicazione calda, di una comunicazione emotiva profonda e di questo è non solo competente ma anche responsabile, la donna. In questo momento più che mai farei appello a una riflessione femminile proprio in base a quella che non soltanto è una disposizione, ma è la storia delle donne, quindi una sedimentazione collettiva di esperienze e di sapere.
La famiglia attuale, la famiglia tradizionale, borghese che viene difesa in realtà come la famiglia che ha un valore, molte volte ha un limite di estrema chiusura su se stessa segnando un limite molto netto fra pubblico e privato. Sappiamo come psicanalisti, che tanto più la famiglia è chiusa, tanto più la famiglia tende a implodere perché le sue energie sono eccessive.
Quello che costituisce il nucleo forte del matrimonio è la genitorialità. Lo slogan "si può cessare di essere marito e moglie ma si è genitori per sempre" ha una presa fortissima anche se non sempre a questa consapevolezza fa riscontro una reale responsabilità nella gestione dei figli. Il nucleo forte della genitorialità viene assolutamente considerato tale da tutti; questo è l'ambito di convergenza. Al momento del matrimonio è ancora la vecchia concezione che valorizza la coniugalità considerando implicita la genitorialità. Credo che questo implicito andrebbe esplicitato con un impegno solenne di presa di responsabilità della propria paternità e maternità che devono essere portati alla rappresentazione sociale non considerandoli più delle conseguenze dello stato matrimoniale, anche perché sappiamo benissimo che la diffusione dei contraccettivi ha diviso la sessualità dalla procreazione. E possibile scegliere quando diventare genitori, se e quando. Quindi la genitorialità è diventata un ambito di scelte; là dov’è un ambito di scelte vi è un ambito di responsabilità.
Non so proporre una nuova definizione di famiglia, ma quello che propongo è un'apertura delle famiglie, è una messa in comunione delle loro potenzialità senza appunto una graduatoria, senza pensare se la famiglia ricomposta è meglio o peggio della famiglia nucleare; se la madre col suo bambino è o meno una famiglia; ma una messa in comunione delle proprie potenzialità; quello che io chiamo una genitorialità diffusa. Credo che tanti episodi di violenza ai bambini non sarebbero accaduti se si fosse mantenuta quella rete di genitorialità che proteggeva un tempo, i minori. Io ho sempre giocato per la strada, qualcuno che vigilava, pensando che anche se non ero figlia di questa persona, comunque si sentiva responsabilizzata dei bambini di tutti. Però questo è venuto meno e se ne sente il bisogno; vi sono delle esperienze molto importanti: una a Palermo, di famiglie che si fanno carico della interruzione dell'obbligo scolastico, dell'elusione dell'obbligo scolastico; cioè che vanno da famiglie più deboli evidentemente culturalmente ed economicamente e si prendono a carico questo problema pare con molto più successo di quanto non facessero prima i servizi sociali. Un'altra esperienza è quella che è in atto a Bergamo, famiglie aiutano famiglie, a proteggere, a costituire una rete. Per esempio gli anziani non vengono più a gravare come adesso capita su una famiglia, magari su una sola persona in modo così eccessivo da essere insostenibile, ma si trovino ad avere una rete, in cui si possa essere quotidianamente un aiuto reciproco tenendo conto che la famiglia vive in un ciclo di vita per cui momenti di bisogno e i tipi di bisogno si alternano.

(Silvia Vegetti Finzi)
  


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Modificato mercoledì 24 novembre 2010
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