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Seminari e convegni
    

DIVENTARE DONNA, DIVENTARE UOMO:
LA FAMIGLIA SI RACCONTA

Lunedì 2 aprile 2001
Circolo della Stampa, Milano
Corso Venezia

Segreteria organizzativa

Segreteria organizzativa
Centro Internazionale Studi Famiglia
Via Duccio di Boninsegna 10 - 20145 Milano
tel. 02.48012040 – Fax 02.48009938
Internet: www.cisf.it
E-mail: cisf@stpauls.it

Il CISF, Centro Internazionale Studi Famiglia ha promosso e realizzato una ricerca sul modo in cui, nel nostro Paese, l’identità sessuale viene costruita, comunicata e trasmessa in famiglia, attraverso le diverse generazioni. La metodologia utilizzata, per molti versi innovativa, ha portato i ricercatori a intervistare uomini e donne di tre diversi generazioni appartenenti allo stesso nucleo familiare; sono stati quindi interpellati individualmente giovani (20-30 anni), genitori adulti e anziani. Le stesse persone sono poi state intervistate in gruppo, in ciascun nucleo familiare. Per il confronto sono state inoltre effettuate interviste a giovani, maschi e femmine, che non hanno avuto legami continuativi con i nonni.
Sullo sfondo, l’idea che quello che noi siamo dipenda in larga misura dalle storie che ci vengono raccontate.
La famiglia continua ad essere un generatore di storie? E di storie intorno al genere? Quali sono queste storie e come vengono decodificate? Ma, soprattutto, quale spazio, in questa narrazione familiare, per la rappresentazione delle identità sessuali? Quali modelli di maschile e femminile?
A queste e ad altre domande risponde la presente ricerca, realizzata da una équipe diretta da Laura Formenti, docente di psicopedagogia della sviluppo e delle relazioni familiari all’Università Statale di Milano, con la supervisione di Fulvio Scaparro, psicologo, scrittore, direttore scientifico dell’Associazione Gea.

Sintesi degli interventi

Francesco Belletti

· La famiglia: luogo privilegiato di incontro tra le generazioni
La ricerca "Diventare uomo, diventare donna: la famiglia si racconta" oggi presentata è stata promossa dal Centro Internazionale Studi Famiglia e si innesta in un ampio percorso di riflessione relativo al "cuore" della famiglia, vale a dire il suo essere luogo privilegiato dell’incontro tra sessi e generazioni.

L’attenzione alle differenze sessuali e generazionali e al modo in cui tali differenze si intrecciano all’interno del sistema familiare ha sempre caratterizzato il lavoro del Cisf, attraverso un approccio multidimensionale, che si misura con la complessità dell’intreccio familiare, evitando così letture semplificate o "pacificanti". Per questo la riflessione sulle differenze di genere e sul loro intrecciarsi con le relazioni intergenerazionali è presente in modo rilevante da oltre un decennio nelle attività del Cisf, mettendo a confronto i paradigmi epistemologici e i modelli interpretativi di numerose scienze umane, dall’antropologia alla psicologia, dalla sociologia alla teologia, dal diritto all’economia.

· Identità e genere
Un primo importante momento è stata la realizzazione del ciclo triennale di convegni "Maschio – Femmina", dal 1989 al 1991 (1989: "Dall’uguaglianza alla reciprocità"; 1990: "La coppia e il suo progetto"; 1991: "Nuovi padri e nuove madri"), che fin dal suo avviarsi considerava essenziale la congiunta considerazione delle dimensioni orizzontale (incontro tra sessi, nella stessa generazione) e verticale (la comunicazione e le relazioni tra le diverse generazioni).

Anche i "Rapporti Cisf sulla famiglia" hanno trattato questo tema: in particolare il Secondo (1991), giocato sul tema della (mancata) equità tra le generazioni, il Quarto (1995), incentrato sulla necessità di politiche generazionali (ancora troppo deboli), il Quinto (1997), attento a sua volta alle differenze di genere e al modo in cui esse, nell’incontro tra famiglia e società, sono valorizzate o costituiscono ancora fattore di discriminazione/ difficoltà.

L’attenzione alle differenze di genere ha caratterizzato anche altri recenti momenti pubblici organizzati dal Cisf: nel 1997 si è discusso, a Milano, su "Maschile e femminile in adolescenza: identità in subbuglio"; nel 1998, a Roma, è stato invece trattato il rapporto tra differenze di genere e sofferenza psichica ("Maschile e femminile nella famiglia. Cambiamenti di genere e nuove patologie"); nel 1999, infine, a Milano, in collaborazione con il mensile Famiglia oggi, si è affrontato il nodo della paternità, nel seminario "…Semplicemente padri. Vecchie e nuove forme di paternità nella società post-moderna".

· La famiglia soggetto attivo e non passivo
La ricerca presentata oggi inserisce quindi un ulteriore passo in un percorso già consolidato, utilizzando una metodologia particolare, che corrisponde ad un’idea forte sulla lettura della famiglia, che caratterizza il lavoro del Cisf, secondo cui è essenziale misurarsi con una "complessità" ultima dell’oggetto famiglia. Non bastano approcci unilaterali, ricette interpretative legate ad un solo sapere; per noi la multidimensionalità familiare va perseguita, analizzata e letta mettendo attorno a un tavolo conoscenze e saperi diversi. E’ questo che caratterizza il nostro lavoro.

L’altro aspetto che caratterizza il nostro approccio – e questa ricerca in modo particolare - è l’idea che la famiglia vada soprattutto ascoltata e guardata, con ipotesi interpretative esplicite e forti, ma anche con rispetto. Il metodo qualitativo utilizzato in questa ricerca corrisponde quindi all’esigenza di far parlare la famiglia, anziché fare un discorso sulla famiglia; anche questa è una linea che governa l’agire del Cisf, in termini di metodo, di contenuti di ricerca e di tematiche da privilegiare.

· Tre parole per definire la famiglia…
Per concludere, mi sembra importante ricordare tre parole (riprese da questa ricerca), che segnano la famiglia e la qualificano: legame, differenza ed educazione:

  • la parola legame definisce il modo in cui le famiglie si costituiscono, la "grammatica" delle relazioni in famiglia, pur riconoscendo il carico di ambiguità insito nella parola: il legame può essere infatti prigione, ma anche risorsa, e nella tensione dinamica tra questi due estremi si gioca molto del benessere familiare;
  • la parola differenza si concretizza non solo nella differenza originaria del maschile e del femminile, ma anche nella differenza che segna ogni generazione, e nella capacità di ciascuno di accogliere la differenza dell’altro non come un ostacolo al proprio progetto, ma come un’opportunità per la propria crescita;
  • il compito educativo, infine, è iscritto nel codice genetico della famiglia, e non riguarda solo il mestiere dei genitori di "tirare su i figli", ma caratterizza la qualità stessa della vita familiare, per ogni membro del nucleo. La dimensione educativa fa crescere ogni persona dentro l’esperienza familiare, e la famiglia in interazione con tutte le altre agenzie che intervengono sulla persona. Quindi una famiglia intesa come luogo privilegiato dell’educazione non solo dei bambini, ma anche degli adulti che cambiano e si aiutano a cambiare.
        

Laura Formenti

Nascita di una ricerca
Nell’attuale campo di studi sociologici c’è una sorta di insoddisfazione rispetto a come viene indagata la differenza di genere: alcune ricerche fanno delle fotografie dell’identità maschile e femminile senza tenere conto che l’identità non è un dato, ma qualche cosa che si costruisce nel tempo, molto instabile, legato ai contesti. La ricerca parte sì dal dato biologico maschile e femminile, ma con lo scopo di mettere in luce che all’interno della famiglia attraverso le diverse generazioni c’è un continuo flusso di significati rispetto al modo di essere donna e uomo.

Maschile e femminile: oltre la complementarietà, attraverso le generazioni
Oggi, spesso, il
maschile e femminile vengono studiati come opposti, mentre forse ha maggior senso vederli come la parte di un tutto. Il maschile e femminile all’interno di una famiglia sono aspetti non solo complementari ma che crescono e si modificano insieme e ulteriormente complicati dalla presenza delle diverse generazioni.

Nella nostra cultura abbiamo tre generazioni di adulti conviventi: non solo nonni che si occupano di bambini ma nonni che vedono i nipoti crescere e consolidare un’identità. Maschile e femminile vanno insieme anche alle tre età della vita. Una delle domande da cui la ricerca è partita è quindi stata: "Esiste una trasformazione intergenerazionale dell’identità di genere? C’è uno stile condiviso nella diversità di essere maschio e di essere femmina?"

La famiglia si racconta, tra individuo e gruppo
La famiglia in questa ricerca è considerata una microcultura: non tanto un sistema fatto di ruoli, ma un sistema che costruisce conoscenza, condivide cultura e forma culture. Abbiamo adottato un approccio narrativo. Il metodo adottato per effettuare questa ricerca è quello autobiografico: abbiamo raccolto il punto di vista soggettivo degli intervistati, attraverso il loro racconto di vita e le rappresentazioni dei significati attribuite a questo racconto. Inoltre abbiamo inserito l’intervista familiare congiunta; metodo che negli anni 50 - 60 si usava nella ricerca sulla famiglia e nel corso degli anni si è poi caratterizzato come metodo clinico nel lavoro terapeutico.

L’intervista familiare congiunta è fatta in presenza di tutti i membri della famiglia (precedentemente intervistati individualmente), con la presenza di due intervistatori che hanno in parte una scaletta di domande precedentemente preparate e in parte seguono quello che accade nell’ambito dell’intera azione. L’idea era quella di ricostruire la modalità specifica di quella famiglia per dare senso all’essere donna all’essere uomo.

Il campione della ricerca è composto da 10 famiglie: i soggetti sono stati scelti all’interno della famiglia stessa: 10 giovani donne 10 giovani uomini, fratelli e sorelle e i nonni (presenti, anche se non fisicamente per problemi fisici, nel racconto autobiografico della famiglia). Sono stati intervistati soggetti che potevano essere confrontati: le loro strategie di auto-definizione potevano essere confrontate con quelle di altri familiari.

Essere maschio significa…
I ragazzi preferiscono pensarsi come giovani persone in crescita, più che come "maschi in divenire". Il maschile si evidenzia con il prendersi cura della famiglia: "Diventerò veramente uomo quando genererò a mia volta dei figli".. Nella rappresentazione di sé dei ragazzi intervistati (tra i 20 e i 30 anni) non c’è stata una riflessione specifica sull’argomento: dicono che sino ad ora non hanno mai pensato a questi argomenti.

Essere femmina significa…
Risposte analoghe sono quelle delle femmine. L’essere femmine è un po’ più definito che per i maschi. Le ragazze rispetto alla mamme o alle nonne esplicitano caratteristiche più androgine. Essere donna ha più un significato individuale, mentre la differenziazione reale avviene sui compiti. Anche per le femmine, come per i maschi, il maschile e femminile è molto legato al ruolo e all’assunzione di responsabilità nei confronti dei figli.

Il corpo assente
Quasi nessuno nell’intervista parla del corpo: la differenza fisica, biologica non viene chiamata in causa più di tanto. Sotto questo aspetto abbiamo voluto vedere un altro veto culturale.

L’importanza e l’insostituibilità dei "racconti di famiglia"…
Le domanda concernenti i racconti di famiglia indagavano sul "Che cosa sai sulle storie delle generazioni precedenti?" Nello stesso tempo si è voluto indagare sulle modalità di racconto (quando ci si racconta e come) attraverso cui ciascun intervistato ha espresso emozioni soggettive. Il ruolo dei nonni nei racconti è emerso in modo evidente. Molti ragazzi fanno capo al concetto di mito legato al racconto. Ogni famiglia ha il suo narratore privilegiato, ma non è sempre così; alcuni raccontano, altri non raccontano per niente.

I maschi e le femmine della stessa famiglia hanno una percezione molto diversa nel raccontare: i ragazzi si fanno raccontare molto ed hanno come interlocutore il nonno, le ragazze riportano di avere poco racconto, di "trovare dei muri" e se c’è un racconto è molto deludente perché non è accompagnato dalle emozioni. Questo fatto è legato a come si gestiscono i rapporti tra le generazioni dello stesso genere all’interno del nucleo familiare. Importante è la ripetizione del racconto. Attraverso la ripetizione esso diventa una sorta di rituale e in tale modo i significati diventano scontati, trasmessi alle nuove generazioni in modo rafforzato.

Le situazioni in cui ci si racconta sono situazioni di convivialità (il caffè dopo pranzo, le occasioni di incontro legate alle grandi feste: rituali quotidiani e rituali più legati allo scandirsi del tempo).

Differenze generazionali
Alla domanda "Qual è la persona che più ha influenzato il tuo diventare uomo/donna?" nelle nuove generazioni c’è la comparsa dei padri. I figli maschi sono quelli che citano maggiormente il padre quale figura con cui fare delle cose e con cui avere un rapporto preferenziale. Anche le figlie hanno un rapporto analogo a quello dei loro coetanei maschi (le madri sono state citate 5 volte, il padre 4 volte). Invece nelle generazioni dei genitori la figura materna era il principale punto di riferimento.

Alla domanda: "Come sono cambiate le cose/gli oggetti da uomini e quelle da donne nelle generazioni dei genitori e in quelle dei figli?", tra padri e figli si sono evidenziati molti aspetti in comune (gli intervistati citano la moto, l’aereo il pallone, situazioni legate al tempo libero alle passioni ad un’idea di libertà).

Invece tra madri e figlie c’è una rilevante differenza: le madri citano un oggetto legato ad un rito d’ingresso (la collana di perle), mentre per le figlie questi riti di ingresso non ci sono. Vige un’idea che è quella: "Sono donna perché penso". Quindi l’idea di uno stereotipo femminile esteriorizzato.

Vecchi e nuovi riti di iniziazione
Anche nelle azioni vediamo la differenza dei riti iniziatici tra le generazioni. Nei padri c’è una connotazione comune, legata ad esperienze militari o a scelte di vita lavorativa (come il passaggio ad un’età di responsabilità).

Per i figli maschi è significativo avere una relazione sentimentale sessuale: "Una ragazza con cui stai bene insieme, ma fai anche delle cose": la corporeità viene in tal modo recuperata, sia pure in modo indiretto, e, significativamente, in relazione al femminile.

Processi di trasmissione della differenza di genere.
Tutte le famiglie sono state lette individualmente e congiuntamente sulla base di tre grandi parametri: quello della differenziazione (presenza nella famiglia di una netta differenza tra femmine e maschi), della narrazione (presenza forte o meno di racconti o di episodi), e della negoziazione, attraverso cui è possibile sapere se in quella famiglia le differenze vengono trattate insieme (se se ne parla e si può cambiare l’opinione, confronto e riflessione collettiva), oppure se ognuno se le tiene per sé ed eventualmente le gestisce al di fuori del nucleo familiare.

E’ emersa, sulla base di queste variabili, una elevata pluralità di stili di funzionamento familiare, che suggerisce estrema cautela nelle generalizzazioni, e invece grande attenzione alle "singole storie familiari".

Fulvio Scaparro

L’identità è riconosciuta dagli altri
L’identità non si traduce soltanto nel riferirsi a se stessi in prima persona (io sono, io ero), ma soprattutto nel riconoscimento da parte degli altri, dell’ambiente e della cultura.

"Noi siamo anche quello che riflette il nostro specchio in bagno la mattina" soprattutto quello che riflettono gli sguardi e i comportamenti dei nostri interlocutori. Fulvio Scaparro. L’identità non è qualcosa data una volta per tutte. E’ un lavoro enorme che comincia nel momento stesso in cui apriamo gli occhi. Ciò ci fa capire quanto la famiglia sia importante, soprattutto nei primi anni di vita, quando "lo specchio" è la madre, il padre, e come sia importante il fatto che una famiglia sia più variegata possibile.

L’importanza di ricerche "utili"
Nell’ambito delle "famiglie campione della ricerca" l’attualità e il senso familiare hanno trovato un senso migliore rispetto ad altre ricerche, perché gli intervistati sono stati collocati in una storia. Molto spesso questo non capita nelle nostre famiglie, dove l’attualità domina le conversazioni e il futuro delle relazioni familiari non è ancorato ad una storia Ciò può essere inquietante, nel momento in cui le vicende sono sentite come storie di individui e non di relazioni.

Un’insostituibile presenza: gli anziani
Oggi uno degli aspetti più preoccupanti della convivenza familiare è proprio l’assenza di una compresenza di generazioni che sono tra loro distanti. La mancata valorizzazione degli anziani produce un vistoso vuoto di trasmissione culturale. I vecchi possono darci una mappa di orientamento nella vita, la memoria della storia che hanno vissuto, la speranza che i loro successori non commetteranno i loro stessi errori. Compito dei "vecchi" è quello di contrastare la disattenzione, salvare dall’indifferenza e dall’oblio le esperienze che sono state fatte. Gli anziani non sono migliori di noi, sia chiaro, sono solo venuti prima.

Un’identità corporea
Oggi diventare uomo e percepire la propria identità è legato molto poco all’atto del fare l’amore, soprattutto in un tempo come il nostro in cui è sessualizzato tutto. Dalla ricerca emerge come questo aspetto sia tenuto da parte, come se la differenza più creativa tra uomo e donna venga messa da parte. Uomo e donna, sempre secondo la ricerca, sono complementari, agli occhi degli intervistati, e questo è un dato significativo, rilevante.. Mi sembra però, sotto questo aspetto, che sia dominante l’aspetto culturale e la natura sia stata messa da parte.

Fare ciò che si può significa "fare ciò che si deve"
Non bisogna mettere sullo stesso piano l’influenza della televisione con quello che i genitori hanno dato minuto per minuto con la loro presenza nella vita dei figli.

Un’educazione attenta è come una mano di fondo nel pitturare un muro che può essere ricoperto da altre varie mani, ma che gratta gratta è quella che sta alla base. Padre e madre non possono preparare il copione della nostra vita, però fanno quello che possono. E se si fa quello che si può si fa quello che si deve.
   

Gina Lagorio

Teoria e racconto
La trasmissione delle culture è avvenuta da sempre attraverso le donne. Pensate ai poemi omerici trasmessi attraverso le generazioni dalle donne di casa che raccontavano le guerre, i ritorni, gli inganni della tela.

Raccontare i nonni
Nel mio ultimo libro ci sono dei nonni che trasmettono il senso della storia: ad esempio nel racconto "Il fazzoletto azzurro" o "Pirulì" c’è un nonno che racconta al nipote la guerra attraverso i sentimenti di una gallina che raccoglie in sé i sentimenti dei membri della famiglia e che tutti si rifiutano di uccidere il giorno di Natale. La gallina è diventata come il gatto di casa.
Gina Lagorio.

Nell’ultimo libro che ho scritto di nonni ce ne sono parecchi. Per esempio il sentimento della morte l’ho descritto in un racconto in cui c’è un nonno che va a pescare con il nipote il quale gli chiede perché se ha tanta compassione per le galline di casa non ne ha per i poveri pesciolini, e il nonno impara dal nipote che il nipote ha capito meglio di lui il sentimento della morte che c’è negli occhi del povero pesciolino. C’è una trasmissione importantissima e veritiera: il nonno impara dal nipote che c’è il sentimento della morte anche nel pesce e il nipote impara dal nonno la trasmissione di un accostamento alla natura che non è solo immersione nell’azzurro del mare e del cielo, ma che è anche riflessione di ciò che ci capita.

Ogni donna per la sua stessa natura è trasmettitrice di valori
Da questa ricerca "ratifico" certi sentimenti; il primo è la consapevolezza che le donne sono per la loro natura stessa creative, perché raccolgono la vita e la trasmettono e quindi sono le migliori trasmettitrici di valori.

Per altro verso, non ho mai visto tanti padri guidare il carrozzino come adesso: vige una maggiore consapevolezza della paternità accanto alla compagna scelta. La complementarietà dei ruoli maschile e femminile mi sembra maggiore di prima.

Disagio è dialogo in famiglia
In questa ricerca il disagio delle famiglie l’ho avvertito poco, mentre, invece, credo che il disagio delle famiglie sia fortissimo e sia da affrontare nel comportamento di ogni giorno. Quante famiglie si riuniscono intorno a un tavolo? Una volta ci si riuniva due volte al giorno. Adesso, soprattutto nelle città, questo incontro avviene solo una volta, e nel 50% di dialogo viene omesso. E quello della sera avviene di fretta ed è compromesso perché c’è la "sacra dea televisiva".

L’importanza del dialogo scuola - famiglia
La scuola è un punto fondamentale nell’indagine. Come il giovane vive la sua scuola lo esplicita, ne chiede ragione alla famiglia. Come la famiglia accetta la posizione del giovane nella scuola è un elemento fondamentale. Situazioni in cui i genitori sono perennemente in contrasto con i professori del figlio perché il figlio è buono, colto e ha dei professori incapaci di capirlo, sono un elemento fondamentale del disagio.

Raggiungere la propria identità rispecchiandosi nella famiglia
La propria identità si raggiunge sì attraverso gli altri, ma è anche un fatto che gli occhi in cui ci si specchia di più sono quelli del proprio padre e della propria madre, che dovrebbero trasmettermi anche loro le ragioni che gli altri adducono sul mio comportamento.

(…) Nella mia esperienza di madre e di nonna ho imparato che la più bella trasmissione di valori si dà non tanto con le parole quanto con l’esempio.
    


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Modificato mercoledì 24 novembre 2010
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