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... per approfondire.
   

Nomadi: minoranza tra passato e futuro
1) Origine e storia
2) L'arrivo in Italia
3) Solidarietà civile e tutela dei diritti
4) Il valore della famiglia, dell'onore e della virilità
5) Il lavoro sociale con gli zingari
6) Chiesa e zingari

Alexian. Musica zingara
Associazione Thèm Romanò
Associazione Italiana Zingari Oggi
O.Verdun
Gypsies on the web
Nonluoghi

Origine e storia (Nonluoghi)
Gli zingari rappresentano una "nazione senza territorio" che, attraverso la Romani Union Internazionale, organizzazione non governativa e non territoriale che riunisce molte organizzazioni zingare nel mondo, ha potere di consultazione presso l'ECOSOC alle Nazioni Unite dal Febbraio 1979. Gli zingari hanno un loro inno "Gelem Gelem" che significa "Camminando Camminando" e una loro bandiera a bande orizzontali azzurro e verde con una ruota rossa di carro al centro. L'azzurro rappresenta il cielo, il verde la terra e la ruota del carro è il simbolo del nomadismo. Con circa 12 milioni di persone gli zingari sono presenti in tutti i continenti: in Africa come in Canada, in America Latina come nel Medio Oriente, negli Stati Uniti come in Russia e in Australia e in tutti i paesi d'Europa. Un proverbio zingaro recita: "Kaj ýas, Roma rakhes" (ovunque vai, zingari trovi). Il termine zingari deriva dal nome di una setta eretica denominata in greco medievale Athinganos (secondo la pronuncia popolare Atsinganos o Athinkanos) venuti in Grecia dall'Asia minore e di cui era ancora viva la fama (cattiva nel Medio Evo) di maghi e di indovini. Il nome della setta venne conseguentemente attribuito a gruppi di viaggiatori provenienti dall'Est e rimase in uso in numerosi paesi occidentali. In seguito il termine assume un'accezione fortemente dispregiativa. Numerosissimi sono i nomi attribuiti dai Kaggé (non zingari) agli zingari. Molti sono i nomi con cui gli zingari designano se stessi. (1)

Il mondo zingaro è costituito da un mosaico di dialetti e tradizioni culturali diverse e affini allo stesso tempo. Ciò che unisce le numerose realtà è l'origine comune dalle regioni dell'India del Nord (Pakisthan, Panjub, Rajasthan, regione del Sindh) e la lingua romanì, nonostante i suoi numerosi dialetti, spesso incomprensibili fra loro, a causa della grande influenza delle parlate dei paesi ospitanti. Influenza inevitabile per una cultura tramandata per secoli solo oralmente e, quindi, esposta ai condizionamenti del mondo circostante. Per diverse ragioni e in diverse epoche storiche gli antenati degli attuali zingari abbandonano o sono costretti ad abbandonare le regioni d'origine. Grazie agli studi linguistici delle loro parlate si accerta con sicurezza che sono rimasti molto tempo in Persia e per breve tempo in Armenia, successivamente entrano nell'Impero Bizantino e da qui si riversano nell’ Europa occidentale durante il XV secolo. Attraverso le deportazioni e la diaspora dei secoli XVII, XVIII e XIX arrivano nelle Americhe, in Australia e in Sud Africa.
Numerose sono state le persecuzioni attuate contro gli zingari da parte di numerosi Stati europei, dove si sono susseguite via via politiche di inclusione, di reclusione, di espulsione, di deportazione e di sterminio (durante la seconda guerra mondiale furono massacrati oltre 500 mila zingari ). (v. 
www.flashnet.it/users/fn029392/seminari.html www.i-2000net.it/mirror/liberliber/biblioteca/riviste/studistorici/1995/n2/1995203a.htm).

L'arrivo in Italia
Ripercorrere le vicende storiche dei Rom, una popolazione indo-ariana, è alquanto complesso. I motivi sono tanti: primo fra tutti la carenza di testimonianze scritte da parte degli stessi Rom che hanno perpetuato la loro cultura attraverso la sola trasmissione orale di generazione in generazione; un altro motivo è la carenza di documenti che non permettono una ricostruzione dettagliata, ma quelli ritrovati lasciano molte possibilità di interpretazione dando luogo a mere supposizioni. Con certezza gli studi filologici del XVIII secolo, condotti quasi contemporaneamente dal tedesco Rüdiger e dall'inglese Bryant, hanno dimostrato l'affinità tra le parlate zingare e alcune lingue neo-indiane. Le conferme sono venute con gli studi del tedesco A. F. Pott e dell'austriaco sloveno F. Miklosich. Tutti i gruppi zingari derivano dal nord-ovest dell'India e, tenendo presente i prestiti linguistici, si è potuto sommariamente ricostruire il probabile itinerario seguito durante il lungo cammino verso occidente. L'origine e il lungo travaglio fisico, morale e psicologico, attestato dai numerosissimi bandi ritrovati che sanzionavano durissime pene, sono le uniche certezze di un popolo senza patria, ma cittadino del mondo, la cui storia è nascosta nelle pieghe della propria anima e delle proprie parole. (2)
In Italia arrivarono probabilmente tra il XIV e XV secolo a più riprese seguendo principalmente due direzioni a partire dai Balcani. Un gruppo arrivò in Italia dal nord per via terra e un altro da sud per via mare. Del gruppo proveniente dal nord sappiamo con certezza che arrivò a Bologna il 18 luglio 1422 poiché l'evento e riportato in un'anonima cronaca bolognese contenuta nella "Rerum Italicarum Scriptores" pubblicata dall'erudito Ludovico Antonio Muratori nel 1731. Questo gruppo era diretto a Roma in visita dal papa Martino V, ma la mancanza di documenti non dà modo di confermare se l'incontro sia avvenuto o meno. Dell'altro gruppo si sa poco o nulla ma si suppone che arrivò in Italia diverso tempo prima per via mare.(3)
Non è da escludere che a più riprese altri gruppi siano arrivati in Italia per via mare provenienti dalle stesse regioni, ma è difficile crederlo: perché i Rom, con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e minacciata dai Turchi, se per secoli avevano ampiamente dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra?
Questa ulteriore migrazione fu causata dalla feroce repressione dei Turchi Ottomani che all'epoca insidiarono prima e conquistarono poi l'Impero Bizantino. (4)
I Rom dell'Italia centro-meridionale rappresentano uno dei gruppi zingari di più antico insediamento, se non il più antico. Essi arrivarono quando in Italia, sotto l'influsso dei dominatori stranieri, si stavano formando le grandi Signorie che esigevano l'incremento dello spirito nazionalistico e l'allontanamento degli elementi che potevano turbare l'unità del popolo e intaccare la purezza della razza. Ben presto all'incanto, alla curiosità e alla meraviglia verso questo popolo che lavorava il ferro e il rame, prediceva il futuro, allevava e commerciava cavalli, subentrarono il timore, il disprezzo e il rifiuto da parte della società circostante. Dal 1493 (Ducato di Milano) seguendo l'esempio degli altri stati europei, cominciarono ad essere emanati editti e bandi contro gli zingari, un popolo alla ricerca di una patria a cui offrire i prodotti dei propri mestieri e i servizi delle sue comunità. Anche lo Stato Pontificio emanò editti contro gli zingari.

STIME DELLE PRESENZE DEGLI ZINGARI NELL'UNIONE EUROPEA 
E INCIDENZE PERCENTUALE SULLA POPOLAZIONE
Fonte: Elaborazione Ufficio Stampa Gruppo Abele su dati Union Romani, 1999
Paese Stima minima Stima massima Popolazione residente Stima
% minima
Stima
% massima
Austria 15.000 20.000 8.106.000 0.19 0.25
Belgio 10.000 15.000 10.159.000 0.10 0.15
Danimarca 2.500 4.500 5.237.000 0.05 0.09
Spagna 500.000 600.000 39.700.000 1.26 1.51
Finlandia 5.000 8.000 5.126.000 0.10 0.16
Francia 200.000 300.000 58.300.000 0.34 0.51
Grecia 140.000 200.000 10.490.000 1.33 1.91
Irlanda 20.000 27.000 3.554.000 0.56 0.76
Italia 85.000 120.000 57.560.000 0.15 0.21
Olanda 30.000 40.000 15.575.000 0.19 0.26
Portogallo 50.000 100.000 9.808.000 0.51 1.02
Regno Unito 80.000 100.000 58.144.000 0.14 0.17
Svezia 15.000 20.000 8.819.000 0.17 0.23
Lussemburgo 200 500 412.000 0.05 0.12
Germania 85.000 120.000 81.922.000 0.10 0.15
 
TOTALE UE 1.237.700 1.675.000 372.912.000 0.33 0.45
TOTALE EUROPA 10.000
TOTALE MONDO 12.000.000

Solidarietà civile e tutela dei diritti
In Italia vivono circa 120 mila zingari appartenenti ai gruppi etnici Rom, Sinti e Kalè. Fin dalle loro prime apparizioni in territorio italiano la percezione nei loro confronti è stata caratterizzata da un doppio atteggiamento: negatività ovvero meccanismi di discriminazione, emarginazione ed autentica repressione e meraviglia, ricerca del mistero e dell’esotico che un popolo come gli zingari può veicolare. Le istituzioni dell’Europa occidentale hanno costituito nei confronti degli zingari, fin dal loro arrivo in Europa nel XVI secolo un sistema di divieti e provvedimenti speciali che hanno inciso profondamente sulle modalità e sulle caratteristiche della presenza zingara nelle nostre città.
(v.
Lettera internazionale e Carta).

Agli zingari è stata di fatto imposta una sorta di clandestinità tollerata, sono stati esclusi dalla progressiva estensione dei diritti civili e politici ed è stata concessa loro la possibilità di una presenza "nascosta" confinata ai margini dell’economia e delle città. Negli ultimi mesi in Italia questo processo di "protezione del territorio" è arrivato a conseguenze estreme. Due casi possono darne l’idea: il decreto anti-rom di luglio e lo smembramento del campo Casilino 700 a Roma durante l’estate(5).
Tuttavia sono state anche adottate da parte del comune di Roma alcune iniziative per garantire alle fasci più deboli della cittadinanza una maggiore sicurezza ed una migliore qualità di vita.
I campi zingari sono un’invenzione degli ultimi vent’anni e possono essere di tre tipi: abusivi, attrezzati o abusivi tollerati, sorgono generalmente su territori comunali e possono essere facilmente sgombrati dalle amministrazioni.
Purtroppo esistono realtà sulle quali non è possibile tacere, come i "nuovi ghetti" che affiancano le nostre città e il dolore conseguente di un popolo umiliato e offeso nella sua cultura e dignità.
(Nonluoghi ).
Le cronache dei giornali in questi ultimi tempi hanno riportato articoli concernenti questioni comunali legate alla presenza o meno di campi nomadi: nel luglio del ’99 sorse una questione tra i cittadini di Gratosoglio e di Rozzano (Milano) che contestarono la decisione del comune di erigere un villaggio per l’accoglienza di circa 175 nomadi (vedi Il nostro tempo, 18 luglio 1999, pag. 2; e Sinti a Voghera una storia quasi infinita in Carta.
Significativa una ricerca a carattere socio-sanitario, condotta dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Cagliari che nel campo nomadi allestito, (in cui risiedono 134 minori e 31 famiglie) attraverso la quale si è potuto riscontrare, nei confronti di questo popolo una buona assistenza sanitaria ed una particolare attenzione alla scolarità.

Il valore della famiglia, dell’onore e della virilità
Nel mondo zingaro il prestigio maschile e le relazioni fra i sessi sono fortemente legati.
Ad esempio, il controllo della sessualità femminile, che avviene attraverso tutta una serie di istituzioni culturali (valore della verginità, segregazione) è uno degli elementi salienti del prestigio maschile. La donna tuttavia è fatta garante della trasmissione dei valori sociali dominanti ed in particolare modo alle figlie. La donna zingara ha il potere di trasmettere e di perpetuare le tradizioni o di interromperle. In alcune culture, la virilità, ovvero le modalità socialmente condivise che l'uomo deve assumere, si esprime attraverso la lotta, il coraggio o la potenza sessuale. La virilità e la mascolinità devono essere dimostrate attraverso prove e comportamenti. Nella società romaní gli uomini non devono competere fra loro con la lotta, mostrare coraggio o totale indifferenza nei confronti del dolore. Non esistono riti cruenti a cui sottostare per dimostrare di essere uomini.
Al pari del vigore fisico dei figli, il loro genere sessuale è un ulteriore elemento che comprova la virilità del padre. Avere solo figlie femmine è considerata una vera sventura e vista con sospetto, quasi come una incapacità riproduttiva. Il Rom che ha solo figlie femmine è spesso oggetto di scherno.
Sono i figli maschi, dunque, a fornire in ultima istanza la prova della virilità e garantire così il prestigio sociale. La positività sociale di avere figli maschi è interiorizzata dagli individui attraverso il sistema di prestigio che rende la persona orgogliosa agli occhi della gente e diventa uno degli strumenti più efficaci per far aderire, conformare o rispettare i modelli sociali. Il sistema di prestigio si lega così indissolubilmente alle strutture di genere.

La separazione dei sessi ha così due principali ragioni. I compiti assegnati all'uomo e alla donna necessitano di spazi separati confacenti alle funzioni sociali di ogni sesso. La separazione dei sessi è netta, ma non riguarda la semplice tipologia degli spazi. Riguarda l'importanza sociale di tali luoghi. Gli uomini occupano gli spazi aperti, i luoghi pubblici che rivestono rilevante importanza sociale (si pensi alla kriss o tribunale zingaro). L'uomo deve essere presente alle attività collettive, deve evitare di stare in casa, soprattutto in cucina: il luogo femminile per eccellenza. Rimanere attaccato alle donne di casa porta alla sottomissione. Restare in casa viene visto con sospetto, come segno di mollezza. La differenza sessuale fa apparire naturale la separazione degli uomini e delle donne: così come i compiti, anche gli spazi sono contrapposti conformemente alla loro natura. Ma la separazione è necessaria per mantenere intatta la propria virtù. Tutto il sistema è basato sulla supposizione che le donne sono esseri potenti e pericolosi. Tutte le istituzioni sessuali (ripudio, segregazione sessuale, etc…) possono essere percepite come una strategia per contenere il loro potere. Le donne possono infatti distruggere la reputazione dei loro mariti e dell'intera discendenza. Ovvero detengono il potere di compromettere il prestigio dell'intero clan. È dunque necessario "proteggere" le donne e gli uomini da questo pericolo mantenendo i due sessi separati. La separazione degli uomini dalle donne attraverso la segregazione femminile negli ambiti domestici e l'imposizione delle gonne lunghe dette tsoxá sono le strategie adottate. Non sorprende dunque che il controllo delle donne nubili sia ferreo. La purezza virginea è di massima importanza per il prestigio di tutta la famiglia ed il futuro della donna. Le bambine fino a poco prima del menarca possono giocare liberamente in strada e non subiscono particolari restrizioni. Crescendo gli viene imposto un comportamento sempre più riservato. Nell'età dell'adolescenza devono indossare il romanó jurivibbé e non è permessa loro la stessa libertà di movimento che avevano in precedenza.
La donna sembra vivere all'ombra del maschile, ma in realtà anche se si definisce in rapporto ad esso (madre, moglie, sorella) il suo prestigio non sarà il semplice riflesso del prestigio maschile. Sarà l'uomo, più che la donna, a far dipendere il proprio prestigio dalle relazioni con l'altro sesso. A differenza dell'uomo, il comportamento non decoroso del partner influisce in misura minore sulla reputazione della donna e a volte è del tutto irrilevante. Ella non può essere biasimata per il comportamento del consorte. La donna infatti non può imporre al marito alcun comportamento.
I rapporti sociali e quelli di parentela in particolare non sono altro che un'estensione di quelli familiari. La società romaní è quindi di tipo familiare - parentale, dove il rapporto di parentela ha una funzione dominante nel sistema delle relazioni sociali. Il quadro che ne emerge è quello di una comunità profondamente legata da valori comuni rispecchianti a loro volta un sistema di organizzazione sociale estremamente egualitario. È un fatto rilevante che un popolo facente parte di una società semplice ha saputo darsi, dai tempi remoti, un ordinamento politico egualitario incentrato sui valori della famiglia, dell'onore e della virilità.
(v
. Alexian Musica Zingara; Nonluoghi ; Una testimonianza sul matrimonio).

Il lavoro sociale con gli zingari
La figura di un operatore sociale che si occupi in modo specifico della problematica nomade è importante in quanto, col tempo, potrebbe svolgere un ruolo di intermediazione tra la cultura maggioritaria, vissuta come emarginante e ostile, e gli zingari, il loro mondo e la loro cultura. La sua funzione potrebbe essere importante anche per quei servizi pubblici quali la scuola, le strutture sanitarie, il carcere, che spesso, di fronte ad un nomade ed alle sue richieste, non sanno che risposte dare in quanto sanno poco o nulla di questa tipologia di utenti. La figura di un assistente sociale cui fare riferimento, che conosca personalmente i nomadi, rende la relazione tra zingari e le strutture pubbliche più semplice e rispondente ai bisogni di entrambi, favorendo in particolare il superamento della diffidenza reciproca che caratterizza quasi sempre queste relazioni.
Per entrare più in dettaglio: l 'immagine che lo zingaro ha della società maggioritaria deriva soprattutto dal grado di accettazione che egli sperimenta durante la sosta, da parte delle forze dell'ordine, e anche dalla qualità dei campi sosta, che gli rivela il grado di accoglienza da parte della comunità locale. Spesso, dati i rapporti altamente conflittuali esistenti tra zingari e la società circostante, gli interventi comunali e della polizia si traducono, per lo più, in azioni di rifiuto e di repressione. Gli zingari ricevono quindi il messaggio che le autorità ufficiali comprendono poco o nulla dei loro problemi. Essi inoltre conoscono solo le relazioni dirette tra uomo e uomo e non hanno nessuna consuetudine con le relazioni amministrative ed impersonali basate sulla compilazione di moduli e formulari che attualmente costituiscono la base essenziale del rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. Per questo le strutture amministrative sono vissute dagli zingari come anonime ed incomprensibili ed essi evitano il più possibile di rapportarsi con esse. Una delle attività degli assistenti sociali riguarda proprio l'aiuto per il disbrigo delle pratiche a carattere anagrafico, previdenziale, sanitario. Il compito dell'assistente sociale, a questo proposito, è quello di informare lo zingaro sull'ubicazione dell'ufficio competente e di accompagnarlo, se questi lo ritiene necessario. A volte la sua sola presenza può essere molto rassicurante
(v.
Servizio Sociale, Comune di Torino; Opera nomadi, sezione Milano; Sistemi e culture)

Chiesa e zingari
Nella lunga e sofferta storia del popolo zingaro, "la Chiesa ha avuto le sue colpe dirette e indirette, sia con condanne aperte sia con silenzi a volte interpretati come connivenze", scrice l’arcivescovo Stephen Fumio Hamao, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti nel libro La Chiesa cattolica e gli zingari, Edizioni Anicia, Roma 2000. Ed è proprio per riparare a questi comportamenti improntati all’odio o all’indifferenza che Giovanni Paolo II chiese umilmente perdono durante il Grande Giubileo il 12 marzo 2000;

Negli ultimi decenni c’è stata da parte della Chiesa una certa continuità di rapporti con le popolazioni zingare: basti pensare ai pellegrinaggi a Lourdes diretti da don Bruno Nicolini (dal 1957), al grande raduno a Pomezia voluto da Paolo VI, nel 1965 e alla beatificazione nel maggio del 1997 del gitano Zeffiro Gimenez Malla, fucilato in Spagna nel 1936 (v. Santi, beati e testimoni)

Bibliografia

Bacchis M., Contu P., Gli zingari a Cagliari: valutazione del primo triennio di vita del campo nomadi "S 554", "Difesa Sociale", n. 3, 2001, pp. 131-147
Benzi Oreste, Incentivi agli zingari per rottamare le roulotte, "Sempre", marzo 1999, pp. 1-5
Canuti Francesco, Non solo campi, "Sempre", aprile 2000, pp. 4-13
Colucci Michele, Zingari nella città, "Voci", marzo 2000, pp. 4-7
Gruppo Abele, Annuario Sociale 2000, Feltrinelli, Milano, 2000, pp. 762
Ingmire Sylvia, Pog-Rom del 2000, "Adista", gennaio 2001, pp. 10-15
Magazzù Simona, La valigia di Assim e la paternità Rom, in Andolfi Maurizio (a cura di), Il padre ritrovato, Franco Angeli, Milano, 2001, pp. 256-262
Magnani Sabrina, Rom in Italia, "Rocca", giugno 2000, pp. 23-25
Tajoli L., Lorenzetti R., Verza G., Zingari a Milano, Comune di Milano, 1999, pp. 87
Vitali Stefano, Contributi agli zingari che acquistano un terreno, "Sempre", giugno 2000, pp. 21-23
Bibliografia Centro di Ricerche e Studi per l'Informatica Applicata alla Didattica


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Modificato mercoledì 24 novembre 2010
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