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CELEBRAZIONE DI RINGRAZIAMENTO
PER LA BEATIFICAZIONE DI DON GIACOMO ALBERIONE
Velletri, Cattedrale di S.
Clemente,
29 novembre 2003
Introduzione
(Suore Apostoline)
"Tutto ci porta al Magnificat"
è un’espressione molto conosciuta da tutta la Famiglia
Paolina e questa sera, in questa celebrazione di ringraziamento
al Signore, vogliamo ripeterla con ancora più slancio e gioia.
Cantiamo un grande Magnificat al Signore per avere donato don
Alberione alla Chiesa, per averlo voluto come "padre"
di molti "figli e figlie" e perché ora ce lo dona
come modello da seguire e imitare sulla strada della santità.
L’Eucaristia è il rendimento di grazie per
eccellenza e ci sembra particolarmente significativo viverlo con
il Pastore della nostra Diocesi, padre Andrea Maria, e tutta la
comunità diocesana, perché don Alberione, proclamato beato
nell’aprile scorso, possa essere anche per la nostra Chiesa
locale un testimone attuale di cristiano, sacerdote, religioso e
fondatore di una grande Famiglia, che ha vissuto in pienezza il
disegno che il Signore aveva su di lui.
Anche per noi, come lo è stato per don
Alberione, diventi sempre più forte il desiderio e l’impegno
di annunciare il Vangelo a tutto il mondo attraverso "i
mezzi nuovi", cioè gli strumenti della comunicazione
sociale, per dare Gesù Maestro al mondo, in modo completo, come
egli si è definito: "Io sono la Via, la Verità e la
Vita".
Per intercessione di don Alberione, chiediamo
al Signore di renderci sempre più consapevoli e grati della
bella vocazione che Lui ci ha dato, e di donarci la forza di
essere sempre fedeli alla missione che ognuno ha per il bene di
tutta la Chiesa e dell’umanità intera.
Omelia di Mons. Andrea Maria Erba
(Vescovo di Velletri-Segni)
Carissimi, stiamo celebrando con profonda
gioia e partecipazione la liturgia della prima domenica di
Avvento: un tempo forte che ci prepara al Santo Natale: fra
quattro settimane saremo ad adorare il Bambino che nasce nella
grotta di Betlemme, nel suo primo avvento in questo mondo nel
mistero dell’Incarnazione. Nella liturgia abbiamo ascoltato
invece l’annuncio della sua seconda venuta in potenza sulle
nubi del cielo. Ebbene in questo intervallo tra la prima e la
seconda venuta del Signore noi siamo invitati a prepararci ad
andare incontro al Signore con le opere buone, così come
abbiamo pregato nella prima orazione di suscitare dentro il
nostro spirito la forza, la volontà di andare incontro con le
buone opere a Cristo.
Credo che una delle persone più importanti
che è andata incontro a Cristo è stato il beato Giacomo
Alberione. Siamo qui a ricordare oggi per la prima volta dopo la
sua beatificazione, avvenuta a Roma l’aprile scorso dal papa
Giovanni Paolo II, che ha presentato al mondo intero la figura
di questo apostolo seguace di Gesù Cristo. Io me lo immagino,
lo vedo ultra-ottantenne, magro, minuto, un po’ ricurvo, ma
che sprigiona dal suo spirito una forza soprannaturale.
Assomiglia a Madre Teresa, Madre Teresa di Calcutta anche lei
così piccola, mingherlina: eppure tutti e due sono dei giganti
della santità, della fede e della carità nel mondo.
Il beato Giacomo Alberione è andato incontro
al Signore con una profonda intelligenza dei segni dei tempi. Ha
voluto veramente annunciare a tutto il mondo con i mezzi celeri,
più importanti della comunicazione sociale quello che è il
Vangelo. Ha nutrito tutta la sua spiritualità, il suo
apostolato sulla Sacra Scrittura. Tutti i suoi libri sono
intitolati con dei brani della Sacra Scrittura. E io credo come
tutti i veri santi le opere che hanno compiute derivano dalla
loro mistica, dalla loro spiritualità. Giacomo Alberione era un
uomo veramente trasformato in Cristo. È sua, l’ha fatta per
sé la parola: "Io vivo, ma non vivo più io, è Cristo che
vive in me". Bellissima questa identificazione con il
Cristo, che egli vedeva come Maestro, come Via, come Verità,
come Vita. E tutte le sue opere sono state improntate alla
evangelizzazione, all’annuncio di Gesù Cristo specialmente ai
lontani, a coloro che ancora non lo conoscono e quindi
attraverso una missionarietà, che deriva però dalla sua fede e
dalla sua spiritualità, come dicevo.
Ha avuto un’intuizione profonda, lo dico ai
fedeli, non certo alle suore Apostoline, che sono figlie di
questo grande uomo di Dio, sacerdote secondo il cuore del
Signore, apostolo paolino, un nuovo apostolo, san Paolo del XX
secolo, fondatore di cinque congregazioni religiose, di quattro
istituti secolari e di un’associazione di cooperatori laici:
dieci rami, che hanno arricchito potentemente la Chiesa del XX
secolo. E dicevo: ha avuto un’intuizione, un carisma, una
lluminazione straordinaria, come qualche volta è capitato anche
a Padre Pio. I veri santi si incontrano senza vedersi, senza
saperlo: è Dio che li chiama. Bene, nella notte del 31 dicembre
del 1900 al 1° gennaio del 1901 don GiacomoAlberione, che era
un chierico 16enne, nel duomo di Alba in Piemonte, vicino a dove
era nato, ha partecipato ad una santa messa di apertura del
nuovo secolo e poi è rimasto in adorazione eucaristica per
molte ore. E lì ha avuto l’intuizione di essere chiamato all’apostolato
e ha ricevuto la forza come da un raggio che usciva dall’ostia
santa che ha illuminato la sua vita: da quel giorno si è
dedicato completamente allo studio, all’impegno, all’apostolato,
alla preparazione di essere veramente missionario di Cristo. E
il suo ardore eucaristico non è mai venuto meno.
Si legge nella sua vita che ogni mattina si
alzava prima delle 4; celebrava la messa, poi rimaneva tre ore
in adorazione eucaristica e non voleva essere disturbato da
niente e da nessuno. Poi riprendeva l’impegno e ancora nel
pomeriggio un’altra ora di adorazione. Quindi i veri e i
grandi costruttori anche di opere grandiose sono i mistici, sono
i santi, sono coloro che sono uomini di preghiera, uomini di
fede, perché non sono più loro che agiscono, ma è Cristo con
la sua forza, con la sua luce che li guida, che li fa diventare
veramente apostoli di Gesù Cristo.
Siamo felici noi qui a Velletri di celebrare
per la prima volta il ricordo gioioso e gaudioso del Beato anche
perché abbiamo in mezzo a noi le sue figlie predilette, le più
piccole, le ultime: le Apostoline. Qui abbiamo un paolino e poi
sacerdoti simpatizzanti, tutti più o meno paolini, cioè
animati da questo ardore apostolico che aveva san Paolo. E se
possiamo chiamare don Alberione l’apostolo Paolo del XX
secolo, questa sua forza l’ha trasmessa a una famiglia intera,
al mondo, in tutte le parti dove o i paolini o le paoline sono
diffusi.
E vogliamo veramente rinnovare dentro il
nostro spirito in questo periodo di Avvento quello che era un
altro ideale del Beato: la passione missionaria per le anime, l’ardore
e l’amore per la salvezza di tutti gli uomini. Non aveva paura
questo grande apostolo di affrontare difficoltà,
contraddizioni, anche qualche persecuzione. Non ha avuto paura
di affrontare difficoltà e prove soprattutto perché era
guidato dalla luce del Signore, dallo Spirito Santo. Mi dispiace
di non poter celebrare con i testi della Messa di don Alberione,
capiterà l’occasione, perché oggi è la prima domenica di
Avvento e quindi la nostra mente è concentrata, come quella di
don Alberione, sulla figura centrale di Gesù Cristo. Niente
altro al mondo. Le sue investigabili divitiae gratiae suae
[ricchezze della sua grazia], le ha manifestate veramente nella
sua vita quotidiana. Le straordinarie, le sovrabbondanti
ricchezze di cui lui è stato riempito dalla grazia di Dio. Ecco
allora come l’uomo così umile, che vive nel nascondimento, ma
che è come il motore di tante opere buone, che muovono
veramente verso la santità: quella misura alta della vita
cristiana alla quale tutti noi siamo chiamati.
E allora il Papa quando proclama uno beato o
santo, lo mostra alla nostra non solo ammirazione, ma alla
nostra imitazione. Certo noi non abbiamo la forza spirituale di
Don Alberione, però siamo chiamati a seguirne le tracce, le
orme: la passione apostolica, il servizio missionario, l’amore
per le anime, la diffusione di quello che è il Vangelo
attraverso i mezzi della comunicazione sociale. È l’apostolo
che ha scritto moltissimi libri, ha predicato esercizi
spirituali, ha fondato giornali, e nel suo nome ci sono poi
radio, televisioni: tutti questi mezzi moderni per diffondere il
vangelo. Credo che molti di voi leggeranno "Famiglia
Cristiana": ebbene è un giornale, un settimanale fondato
da Don Alberione, ispirato dal suo carisma; così come tante
altre pubblicazioni che portano al mondo d’oggi, alla
mentalità degli uomini del nostro tempo l’intramontabile
messaggio del vangelo, che è un vangelo di amore, che è un
vangelo di pace, che è un vangelo di cultura cristiana, di
mentalità nuova.
Ci sono tante ricchezze che don Alberione ha
portato alla Chiesa del suo tempo e alla Chiesa del nostro tempo
e dobbiamo non lasciarle cadere. Vogliamo veramente ringraziare
il Signore. Questa è una messa di ringraziamento non soltanto
per la beatificazione avvenuta, ma perché possiamo veramente
ottenere dal Signore quelle grazie di cui tutti noi abbiamo
bisogno e che Don Alberione ci ha indicato attraverso la sua
guida, il suo apostolato, la sua spiritualità: uomo di
preghiera, uomo di azione, uomo veramente di Dio, guidato dallo
Spirito. E speriamo che come è diventato beato, presto possa
essere proclamato santo. Per questo occorre anche un miracolo,
che Dio può compiere per sua intercessione: è Dio che fa i
miracoli, però grazie alla preghiera che noi rivolgiamo a lui.
Perciò invito tutti voi a pregare il beato Giacomo Alberione
che possa guarire qualche ammalato, compiere qualche prodigio,
cosicché la Chiesa nella sua saggezza, nella sua esperienza,
possa proclamarlo veramente santo.
Non è che lui ha bisogno ancora di qualcosa,
sicuramente è in paradiso a gioire e a riposare delle fatiche
che ha sopportato durante la vita, ma è per noi, per la nostra
gioia, per la nostra vita, per la crescita della Chiesa.
Mi ricordo una volta proprio nella
discussione che un cardinale ha detto: "Sento che qualche
volta si critica il Santo Padre perché fa troppi beati e troppi
santi. Fa benissimo! Perché dobbiamo mostrare al mondo che
esiste la santità, che il bene trionfa sul male".
Purtroppo vedendo la televisione, leggendo i giornali sembra che
trionfi il male: guerra, violenze, ammazzamenti, terrorismo. Il
bene c’è ed è più grande, però è nascosto, ha bisogno di
essere visibile. Ebbene, la santità mostrata al mondo d’oggi
è una potente attrattiva. Come diceva sant’Agostino: "Se
è diventato santo lui, perché non posso diventare santo anch’io".
E tutti siamo chiamati a questa misura alta della vita
cristiana, che è la santità: non è riservata a pochi, un
privilegio, è aperta a tutti. Quindi vogliamo pregare questa
sera il beato Alberione perché ci guidi in queste quattro
settimane di Avvento incontro al Signore per la gioia nostra,
che il Santo Natale veramente porti a tutti serenità, pace e
amore.
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