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Anno Alberioniano 4 aprile 2003 – 4 aprile 2004

CELEBRAZIONE DI RINGRAZIAMENTO
PER LA BEATIFICAZIONE DI DON GIACOMO ALBERIONE

Velletri, Cattedrale di S. Clemente, 29 novembre 2003

Introduzione
(Suore Apostoline)

"Tutto ci porta al Magnificat" è un’espressione molto conosciuta da tutta la Famiglia Paolina e questa sera, in questa celebrazione di ringraziamento al Signore, vogliamo ripeterla con ancora più slancio e gioia. Cantiamo un grande Magnificat al Signore per avere donato don Alberione alla Chiesa, per averlo voluto come "padre" di molti "figli e figlie" e perché ora ce lo dona come modello da seguire e imitare sulla strada della santità.

L’Eucaristia è il rendimento di grazie per eccellenza e ci sembra particolarmente significativo viverlo con il Pastore della nostra Diocesi, padre Andrea Maria, e tutta la comunità diocesana, perché don Alberione, proclamato beato nell’aprile scorso, possa essere anche per la nostra Chiesa locale un testimone attuale di cristiano, sacerdote, religioso e fondatore di una grande Famiglia, che ha vissuto in pienezza il disegno che il Signore aveva su di lui.

Anche per noi, come lo è stato per don Alberione, diventi sempre più forte il desiderio e l’impegno di annunciare il Vangelo a tutto il mondo attraverso "i mezzi nuovi", cioè gli strumenti della comunicazione sociale, per dare Gesù Maestro al mondo, in modo completo, come egli si è definito: "Io sono la Via, la Verità e la Vita".

Per intercessione di don Alberione, chiediamo al Signore di renderci sempre più consapevoli e grati della bella vocazione che Lui ci ha dato, e di donarci la forza di essere sempre fedeli alla missione che ognuno ha per il bene di tutta la Chiesa e dell’umanità intera.

 

Omelia di Mons. Andrea Maria Erba
(Vescovo di Velletri-Segni)

Carissimi, stiamo celebrando con profonda gioia e partecipazione la liturgia della prima domenica di Avvento: un tempo forte che ci prepara al Santo Natale: fra quattro settimane saremo ad adorare il Bambino che nasce nella grotta di Betlemme, nel suo primo avvento in questo mondo nel mistero dell’Incarnazione. Nella liturgia abbiamo ascoltato invece l’annuncio della sua seconda venuta in potenza sulle nubi del cielo. Ebbene in questo intervallo tra la prima e la seconda venuta del Signore noi siamo invitati a prepararci ad andare incontro al Signore con le opere buone, così come abbiamo pregato nella prima orazione di suscitare dentro il nostro spirito la forza, la volontà di andare incontro con le buone opere a Cristo.

Credo che una delle persone più importanti che è andata incontro a Cristo è stato il beato Giacomo Alberione. Siamo qui a ricordare oggi per la prima volta dopo la sua beatificazione, avvenuta a Roma l’aprile scorso dal papa Giovanni Paolo II, che ha presentato al mondo intero la figura di questo apostolo seguace di Gesù Cristo. Io me lo immagino, lo vedo ultra-ottantenne, magro, minuto, un po’ ricurvo, ma che sprigiona dal suo spirito una forza soprannaturale. Assomiglia a Madre Teresa, Madre Teresa di Calcutta anche lei così piccola, mingherlina: eppure tutti e due sono dei giganti della santità, della fede e della carità nel mondo.

Il beato Giacomo Alberione è andato incontro al Signore con una profonda intelligenza dei segni dei tempi. Ha voluto veramente annunciare a tutto il mondo con i mezzi celeri, più importanti della comunicazione sociale quello che è il Vangelo. Ha nutrito tutta la sua spiritualità, il suo apostolato sulla Sacra Scrittura. Tutti i suoi libri sono intitolati con dei brani della Sacra Scrittura. E io credo come tutti i veri santi le opere che hanno compiute derivano dalla loro mistica, dalla loro spiritualità. Giacomo Alberione era un uomo veramente trasformato in Cristo. È sua, l’ha fatta per sé la parola: "Io vivo, ma non vivo più io, è Cristo che vive in me". Bellissima questa identificazione con il Cristo, che egli vedeva come Maestro, come Via, come Verità, come Vita. E tutte le sue opere sono state improntate alla evangelizzazione, all’annuncio di Gesù Cristo specialmente ai lontani, a coloro che ancora non lo conoscono e quindi attraverso una missionarietà, che deriva però dalla sua fede e dalla sua spiritualità, come dicevo.

Ha avuto un’intuizione profonda, lo dico ai fedeli, non certo alle suore Apostoline, che sono figlie di questo grande uomo di Dio, sacerdote secondo il cuore del Signore, apostolo paolino, un nuovo apostolo, san Paolo del XX secolo, fondatore di cinque congregazioni religiose, di quattro istituti secolari e di un’associazione di cooperatori laici: dieci rami, che hanno arricchito potentemente la Chiesa del XX secolo. E dicevo: ha avuto un’intuizione, un carisma, una lluminazione straordinaria, come qualche volta è capitato anche a Padre Pio. I veri santi si incontrano senza vedersi, senza saperlo: è Dio che li chiama. Bene, nella notte del 31 dicembre del 1900 al 1° gennaio del 1901 don GiacomoAlberione, che era un chierico 16enne, nel duomo di Alba in Piemonte, vicino a dove era nato, ha partecipato ad una santa messa di apertura del nuovo secolo e poi è rimasto in adorazione eucaristica per molte ore. E lì ha avuto l’intuizione di essere chiamato all’apostolato e ha ricevuto la forza come da un raggio che usciva dall’ostia santa che ha illuminato la sua vita: da quel giorno si è dedicato completamente allo studio, all’impegno, all’apostolato, alla preparazione di essere veramente missionario di Cristo. E il suo ardore eucaristico non è mai venuto meno.

Si legge nella sua vita che ogni mattina si alzava prima delle 4; celebrava la messa, poi rimaneva tre ore in adorazione eucaristica e non voleva essere disturbato da niente e da nessuno. Poi riprendeva l’impegno e ancora nel pomeriggio un’altra ora di adorazione. Quindi i veri e i grandi costruttori anche di opere grandiose sono i mistici, sono i santi, sono coloro che sono uomini di preghiera, uomini di fede, perché non sono più loro che agiscono, ma è Cristo con la sua forza, con la sua luce che li guida, che li fa diventare veramente apostoli di Gesù Cristo.

Siamo felici noi qui a Velletri di celebrare per la prima volta il ricordo gioioso e gaudioso del Beato anche perché abbiamo in mezzo a noi le sue figlie predilette, le più piccole, le ultime: le Apostoline. Qui abbiamo un paolino e poi sacerdoti simpatizzanti, tutti più o meno paolini, cioè animati da questo ardore apostolico che aveva san Paolo. E se possiamo chiamare don Alberione l’apostolo Paolo del XX secolo, questa sua forza l’ha trasmessa a una famiglia intera, al mondo, in tutte le parti dove o i paolini o le paoline sono diffusi.

E vogliamo veramente rinnovare dentro il nostro spirito in questo periodo di Avvento quello che era un altro ideale del Beato: la passione missionaria per le anime, l’ardore e l’amore per la salvezza di tutti gli uomini. Non aveva paura questo grande apostolo di affrontare difficoltà, contraddizioni, anche qualche persecuzione. Non ha avuto paura di affrontare difficoltà e prove soprattutto perché era guidato dalla luce del Signore, dallo Spirito Santo. Mi dispiace di non poter celebrare con i testi della Messa di don Alberione, capiterà l’occasione, perché oggi è la prima domenica di Avvento e quindi la nostra mente è concentrata, come quella di don Alberione, sulla figura centrale di Gesù Cristo. Niente altro al mondo. Le sue investigabili divitiae gratiae suae [ricchezze della sua grazia], le ha manifestate veramente nella sua vita quotidiana. Le straordinarie, le sovrabbondanti ricchezze di cui lui è stato riempito dalla grazia di Dio. Ecco allora come l’uomo così umile, che vive nel nascondimento, ma che è come il motore di tante opere buone, che muovono veramente verso la santità: quella misura alta della vita cristiana alla quale tutti noi siamo chiamati.

E allora il Papa quando proclama uno beato o santo, lo mostra alla nostra non solo ammirazione, ma alla nostra imitazione. Certo noi non abbiamo la forza spirituale di Don Alberione, però siamo chiamati a seguirne le tracce, le orme: la passione apostolica, il servizio missionario, l’amore per le anime, la diffusione di quello che è il Vangelo attraverso i mezzi della comunicazione sociale. È l’apostolo che ha scritto moltissimi libri, ha predicato esercizi spirituali, ha fondato giornali, e nel suo nome ci sono poi radio, televisioni: tutti questi mezzi moderni per diffondere il vangelo. Credo che molti di voi leggeranno "Famiglia Cristiana": ebbene è un giornale, un settimanale fondato da Don Alberione, ispirato dal suo carisma; così come tante altre pubblicazioni che portano al mondo d’oggi, alla mentalità degli uomini del nostro tempo l’intramontabile messaggio del vangelo, che è un vangelo di amore, che è un vangelo di pace, che è un vangelo di cultura cristiana, di mentalità nuova.

Ci sono tante ricchezze che don Alberione ha portato alla Chiesa del suo tempo e alla Chiesa del nostro tempo e dobbiamo non lasciarle cadere. Vogliamo veramente ringraziare il Signore. Questa è una messa di ringraziamento non soltanto per la beatificazione avvenuta, ma perché possiamo veramente ottenere dal Signore quelle grazie di cui tutti noi abbiamo bisogno e che Don Alberione ci ha indicato attraverso la sua guida, il suo apostolato, la sua spiritualità: uomo di preghiera, uomo di azione, uomo veramente di Dio, guidato dallo Spirito. E speriamo che come è diventato beato, presto possa essere proclamato santo. Per questo occorre anche un miracolo, che Dio può compiere per sua intercessione: è Dio che fa i miracoli, però grazie alla preghiera che noi rivolgiamo a lui. Perciò invito tutti voi a pregare il beato Giacomo Alberione che possa guarire qualche ammalato, compiere qualche prodigio, cosicché la Chiesa nella sua saggezza, nella sua esperienza, possa proclamarlo veramente santo.

Non è che lui ha bisogno ancora di qualcosa, sicuramente è in paradiso a gioire e a riposare delle fatiche che ha sopportato durante la vita, ma è per noi, per la nostra gioia, per la nostra vita, per la crescita della Chiesa.

Mi ricordo una volta proprio nella discussione che un cardinale ha detto: "Sento che qualche volta si critica il Santo Padre perché fa troppi beati e troppi santi. Fa benissimo! Perché dobbiamo mostrare al mondo che esiste la santità, che il bene trionfa sul male". Purtroppo vedendo la televisione, leggendo i giornali sembra che trionfi il male: guerra, violenze, ammazzamenti, terrorismo. Il bene c’è ed è più grande, però è nascosto, ha bisogno di essere visibile. Ebbene, la santità mostrata al mondo d’oggi è una potente attrattiva. Come diceva sant’Agostino: "Se è diventato santo lui, perché non posso diventare santo anch’io". E tutti siamo chiamati a questa misura alta della vita cristiana, che è la santità: non è riservata a pochi, un privilegio, è aperta a tutti. Quindi vogliamo pregare questa sera il beato Alberione perché ci guidi in queste quattro settimane di Avvento incontro al Signore per la gioia nostra, che il Santo Natale veramente porti a tutti serenità, pace e amore.

 

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