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Anno Alberioniano 4 aprile 2003 – 4 aprile 2004

CELEBRAZIONE DI RINGRAZIAMENTO
PER LA BEATIFICAZIONE DI DON GIACOMO ALBERIONE

Nella Solennità di Cristo Re.
23 novembre 2003, Chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo (TS)
presieduta da S. Ecc. Mons. EUGENIO RAVIGNANI
Vescovo di Trieste

Fratelli e sorelle nel Signore,

1.  si conclude oggi il cammino dei giorni in cui abbiamo vissuto, nel mistero della liturgia, l'incarnazione, la morte e la risurrezione del Signore Gesù che oggi esaltiamo nella gloria: il Padre l'ha costituito re e signore dell'universo e della storia.

2.  Oggi siamo pure qui a rendere grazie a Dio per la beatificazione di Don Giacomo Alberione. Posso dirvi, con sincerità, che in don Giacomo Alberione, autentico discepolo di Paolo l'apostolo, mi ha sempre colpito il suo riferire a Cristo ogni momento della sua vita, ogni scelta di impegno apostolico, anche quelle maturate nella prudenza ed attuate senza timore del rischio, ogni sofferenza ed ogni amarezza, ogni travaglio nelle tribolazioni non poche, ogni gioia nel veder crescere le famiglia nate dal suo cuore e nel constatare che il vangelo si diffondeva con i mezzi più celeri ed efficaci, dovunque.

Amo pensare sia stato così anche per ogni respiro nel silenzio profondo che segnò le sue ultime ore in quel 26 novembre 1971. E fu singolare dono di grazia che accanto a lui, inginocchiato in preghiera, fosse Papa Paolo VI, l'innamorato di Cristo. Quasi sostituendosi al morente egli poteva prestargli la voce e le parole di quell'invocazione che egli stesso aveva un giorno pronunciate: "E speriamo di udire, nell'immenso spazio, nella profonda notte di questa misteriosa storia presente, la tua arcana, potente, divina voce gridare: Vieni" (Paolo VI, Preghiere a Cristo, Roma, al Sacro Collegio, 24 dicembre 1963)

Su questa centralità di Cristo vorrei richiamare me e voi, sorelle e fratelli. E' la spiritualità che anima tutta la vita di coloro che il Signore ha chiamati a seguirlo nelle famiglie paoline. E che ne diano testimonianza chiara e serena è segno di una freschezza che attingono alla vitalità delle robuste radici.

2.1.      "Le anime credenti - scriveva don Alberione - sanno che ogni parola, ogni azione del Maestro contiene una grazia speciale che agevola la pratica delle virtù di cui leggono il racconto:  adorano il Verbo di Dio nascosto sotto la scorza della lettera e lo supplicano di illuminarle, di far loro intendere, gustare   e   praticare  i   suoi  insegnamenti.   Questa lettura è come una meditazione e un pio colloquio con    Gesù, e le anime escono da questa conversazione più risolute a seguire colui che ammirano ed amano" (CISP, 1155). Nel Vangelo - a cui gli apostoli delle edizioni promettono l'ossequio delle mente, del cuore, della volontà e del cuore -incontrano   e   conoscono   lui  vivente,   nella   sua parola che è verità e nell'esemplarità dei suoi gesti d'amore. Ed è perciò suadente l'invito: "Al mattino sediamoci dunque ai piedi di lui e diciamogli: Tu sei la Via,  voglio ricalcare le tue orme  e voglio imitare i tuoi esempi! Tu sei la Verità: illuminami! Tu sei la Vita: dammi la graziai (ER, 1935, 132).

2.2. "La nostra pietà - scriveva ancora - è in primo luogo eucaristica.   Tutto   nasce   come   da fonte vitale dal Maestro eucaristico" (UPS II,  10). Questa affermazione non può non richiamare a quella notte di passaggio di secolo, in cui nella preghiera silenziosa,  una luce particolare venne dall'Ostia   santa (AD 17-19) ed egli  capì  quale sarebbe  stata  la  missione  sua e di chi avesse condiviso con lui la chiamata all'apostolato. Era la notte tra il 1900 e il 1901.

Più che le sue esortazioni a vivere l'Eucaristia, e, per i sacerdoti, a celebrarla con dignità e a lasciarsi coinvolgere nel sacrificio del Cristo, è la sua Messa, celebrata alle prime luci dell'alba nella profonda partecipazione al mistero, che si fa per tutti invito pressante e convincente. Così come la sua prolungata preghiera adorante. Caratteristica della spiritualità a cui vuole educare l'apostolo è la visita eucaristica, che è "stare in contemplazione davanti al tabernacolo, senza sforzarsi di pensare a cose alte" (HM, 2°, III 106). Nel grande silenzio (ECM, marzo 1934), dicendo a Gesù semplicemente: "Tu sei il mio Maestro, mi hai dato l'esempio, io voglio fare come hai fatto tu" (HM, 2°, ni 106). Nella semplicità di una contemplazione di Lui che sempre più assapora la dolcezza della sua presenza e scorge i tratti del suo volto e che a tutti è possibile. E che per l'apostolo è condizione di autenticità del suo impegno missionario nel confronto con lui mentre è sorgente di nuova forza e di coraggio evangelico.

2.3. Dall'Eucaristia, in quella notte mirabile, venne a don Alberione la grande intuizione che sarà poi l'anelito dell'intera vita sua e lo è stata ed ancora lo è dell'intera famiglia paolina. Occorre annunciare il Vangelo fino ai confini della terra, forti della certezza che il Maestro cammina con noi. Non vi possono essere limiti alla dedizione a questo servizio da rendere all'umanità intera. Né limiti nella donazione delle persone, né limiti nell'uso di quanto le tecnologie moderne mettono a disposizione della comunicazione - stampa, cinema, radiotelevisione ed altri mezzi ancora, né limiti di territorio perché Cristo a tutti va annunciato perché tutti nel suo nome trovino salvezza. E non vi può essere né esitazione né paura: "Non temete. Io sono con voi. Di qui voglio illuminare" (Ad 93-94).

Può sorprendere il fatto che paolini e paoline siano presenti ed attivi in tanti Paesi del mondo; possono stupire la loro dinamicità e la loro audacia, il loro coraggio nell'affrontare ambienti e culture lontane dal Vangelo, la loro capacità competente e disinvolta nell'avvalersi dei mezzi più aggiornati per comunicare il messaggio di verità e di amore. Può destare meraviglia che tanta forza dì testimonianza nasca dal silenzio, dalla contemplazione assidua di Gesù Cristo, dall'Eucaristia adorata e vissuta, dalla coscienza di una missione cui si risponde nella propria debolezza contando solo sul Signore. Può meravigliare, ma è così.

Ed è così che, mentre siamo in cammino verso il Signore Gesù nell'attesa che egli venga, quanti appartengono del Beato Giacomo Alberione vivono il carisma, e quanti a lui si ispirano, giorno dopo giorno costruiscono il regno di Cristo tra gli uomini, regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e dì pace.

Li accompagni la nostra preghiera e la nostra gratitudine, affinché possano - come auspicava il Santo Padre nel giorno della beatificazione del loro fondatore - "mantenere inalterato lo spirito delle origini per corrispondere in modo adeguato alle esigenze dell'evangelizzazione nel mondo d'oggi” (Giovanni Paolo II, omelia nella II domenica di Pasqua, 27 aprile 2003, n. 3).

Per l'intercessione della dolce Madre del Signore, Regina degli Apostoli.

 

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