Fratelli e
sorelle nel Signore,
1.
si
conclude oggi il cammino dei giorni in cui abbiamo vissuto, nel mistero della
liturgia, l'incarnazione, la morte e la risurrezione del Signore Gesù che oggi
esaltiamo nella gloria: il Padre l'ha costituito re e signore dell'universo e
della storia.
…
2.
Oggi siamo pure qui a rendere
grazie a Dio per la beatificazione di Don Giacomo Alberione. Posso dirvi,
con sincerità, che in don Giacomo Alberione, autentico discepolo di Paolo
l'apostolo, mi ha sempre colpito il suo riferire a Cristo
ogni momento della sua vita, ogni scelta di impegno apostolico, anche quelle
maturate nella prudenza ed attuate senza timore del rischio, ogni sofferenza ed
ogni amarezza, ogni travaglio nelle
tribolazioni non poche, ogni gioia nel veder crescere le famiglia nate dal suo
cuore e nel constatare che il vangelo si diffondeva con i mezzi più celeri ed
efficaci, dovunque.
Amo pensare
sia stato così anche per ogni respiro nel silenzio profondo che segnò le sue
ultime ore in quel 26 novembre 1971. E fu singolare dono di grazia che accanto a
lui, inginocchiato in preghiera, fosse Papa Paolo VI, l'innamorato di Cristo.
Quasi sostituendosi al morente egli poteva prestargli la voce e le parole di
quell'invocazione che egli stesso aveva un giorno pronunciate: "E
speriamo di udire, nell'immenso spazio, nella profonda notte di questa
misteriosa storia presente, la tua arcana, potente, divina voce gridare: Vieni"
(Paolo VI, Preghiere a Cristo, Roma, al Sacro Collegio, 24 dicembre 1963)
Su questa
centralità di Cristo vorrei richiamare me e voi, sorelle e fratelli. E' la
spiritualità che anima tutta la vita di coloro che il Signore ha chiamati a
seguirlo nelle famiglie paoline. E che ne diano testimonianza chiara e serena è
segno di una freschezza che attingono alla vitalità delle robuste radici.
2.1. "Le
anime credenti - scriveva don Alberione - sanno che ogni parola, ogni azione del
Maestro contiene una grazia speciale che agevola la pratica delle virtù di cui
leggono il racconto: adorano il Verbo di Dio nascosto sotto la scorza della
lettera e lo supplicano di illuminarle, di far loro intendere, gustare e
praticare i suoi insegnamenti. Questa lettura è
come una meditazione e un pio colloquio con Gesù, e le
anime escono da questa conversazione più risolute a seguire
colui che ammirano ed amano" (CISP, 1155).
Nel Vangelo - a cui gli apostoli delle edizioni promettono l'ossequio delle
mente, del cuore, della volontà e del cuore -incontrano e conoscono lui
vivente, nella sua parola che è verità e nell'esemplarità dei suoi gesti
d'amore. Ed è perciò suadente l'invito: "Al mattino sediamoci dunque ai piedi di
lui e diciamogli: Tu sei la Via, voglio ricalcare le tue orme e voglio imitare
i tuoi esempi! Tu sei la Verità: illuminami! Tu sei la Vita: dammi la graziai
(ER, 1935, 132).
2.2. "La
nostra pietà - scriveva ancora - è in
primo luogo eucaristica. Tutto nasce come da
fonte vitale dal Maestro eucaristico" (UPS II, 10). Questa affermazione non può
non richiamare a quella notte di passaggio di secolo, in cui nella preghiera
silenziosa, una luce particolare venne dall'Ostia santa
(AD 17-19) ed egli capì quale sarebbe stata la missione sua
e di chi avesse condiviso con lui la chiamata
all'apostolato. Era la notte tra il 1900 e il 1901.
Più che le
sue esortazioni a vivere l'Eucaristia, e, per i sacerdoti, a celebrarla con
dignità e a lasciarsi coinvolgere nel sacrificio del Cristo, è la sua Messa,
celebrata alle prime luci dell'alba nella profonda partecipazione al mistero,
che si fa per tutti invito pressante e convincente. Così
come la sua prolungata preghiera adorante. Caratteristica della spiritualità a
cui vuole educare l'apostolo è la visita eucaristica, che è
"stare in contemplazione davanti al tabernacolo, senza sforzarsi di
pensare a cose alte" (HM, 2°, III 106). Nel grande silenzio (ECM,
marzo 1934), dicendo a Gesù semplicemente: "Tu sei il mio Maestro, mi hai
dato l'esempio, io voglio fare come hai fatto tu" (HM, 2°, ni 106). Nella
semplicità di una contemplazione di Lui che sempre più assapora la dolcezza
della sua presenza e scorge i tratti del suo volto e che a tutti è possibile. E
che per l'apostolo è condizione di autenticità del suo impegno missionario nel
confronto con lui mentre è sorgente di nuova forza e di coraggio evangelico.
2.3.
Dall'Eucaristia, in quella notte mirabile, venne a don Alberione la grande
intuizione che sarà poi l'anelito dell'intera vita sua e lo è stata ed ancora lo
è dell'intera famiglia paolina. Occorre annunciare il Vangelo fino ai confini
della terra, forti della certezza che il Maestro cammina con noi. Non vi possono
essere limiti alla dedizione a questo servizio da rendere all'umanità intera. Né
limiti nella donazione delle persone, né limiti nell'uso di quanto le tecnologie
moderne mettono a disposizione della comunicazione - stampa, cinema,
radiotelevisione ed altri mezzi ancora, né limiti di territorio perché Cristo a
tutti va annunciato perché tutti nel suo nome trovino salvezza. E non vi può
essere né esitazione né paura: "Non temete. Io sono con voi. Di qui voglio
illuminare" (Ad 93-94).
Può
sorprendere il fatto che paolini e paoline siano presenti ed attivi in tanti
Paesi del mondo; possono stupire la loro dinamicità e la loro audacia, il loro
coraggio nell'affrontare ambienti e culture lontane dal Vangelo, la loro
capacità competente e disinvolta nell'avvalersi dei mezzi più aggiornati per
comunicare il messaggio di verità e di amore. Può destare meraviglia che tanta
forza dì testimonianza nasca dal silenzio, dalla contemplazione assidua di Gesù
Cristo, dall'Eucaristia adorata e vissuta, dalla coscienza di una missione cui
si risponde nella propria debolezza contando solo sul Signore. Può meravigliare,
ma è così.
Ed è così
che, mentre siamo in cammino verso il Signore Gesù nell'attesa che egli venga,
quanti appartengono del Beato Giacomo Alberione vivono il carisma, e quanti a
lui si ispirano, giorno dopo giorno costruiscono il regno di Cristo tra gli
uomini, regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di
giustizia, di amore e dì pace.
Li accompagni
la nostra preghiera e la nostra gratitudine, affinché possano - come auspicava
il Santo Padre nel giorno della beatificazione del loro fondatore - "mantenere
inalterato lo spirito delle origini per corrispondere in
modo
adeguato
alle
esigenze dell'evangelizzazione nel
mondo d'oggi” (Giovanni Paolo II, omelia nella II domenica di Pasqua, 27
aprile 2003, n. 3).
Per
l'intercessione della dolce Madre del Signore, Regina degli Apostoli.