Contattaci

  

Jesus n. 9 settembre 2010 - Home Page


Editoriale.

 
Chiara Luce, santità bambina
di Antonio Tarzia
  

«Lasciate che i bambini vengano a me» è il dolcissimo invito che Gesù rivolge ai più piccoli e che i Vangeli sinottici annotano quasi con le stesse parole (Mt 19,14; Mc 10,14; Lc 18,16). Con puntuale generosità i bambini hanno subito risposto alla chiamata d’elezione giocando con il Signore in fedeltà, riconoscendolo e testimoniando la sua divinità. Dopo il coro degli innocenti di Betlemme, a cui la crudeltà di Erode aveva solo permesso qualche sorriso e un grido straziato, altri martiri hanno colorato di rosso sangue la storia del cristianesimo: dalla vergine Agnese al giovane Pancrazio, a Tarcisio fanciullo martire dell’Eucaristia. Più vicino a noi, Maria Goretti, Antonia Mesina, fino ai 18 bambini di Nagasaki, beatificati nel gruppo dei 188 martiri giapponesi il 24 novembre del 2008. C’è chi si domanda se un minore è capace di adesione totale a Cristo e se i suoi atti possono essere riconosciuti come atti d’amore e seme di santità. La Chiesa, riconoscendo la santità come un dono di Dio più che merito dell’agire umano, ha risposto a questa domanda canonizzando bambini e adolescenti: da Agnese di Baviera, morta a sette anni nel 1352, a Domenico Savio, discepolo di don Bosco. Ha beatificato la tredicenne cilena Laura Vicuña e i veggenti di Fatima Francisco e Jacinta.

Il prossimo 25 settembre, presso il santuario del Divino Amore a Roma, sarà beatificata la giovane Chiara Badano di Sassello, che la Serva di Dio Chiara Lubich aveva profeticamente "battezzato" Chiara Luce.

Esempio di santità feriale, Chiara è vissuta diciotto anni in famiglia, nella più serena semplicità dei suoi doveri quotidiani. Studio, viaggi, affetti e amicizie; tennis, nuoto e qualche passeggiata con papà Ruggero a raccogliere funghi. La sua felicità è l’amicizia lieta e profonda con la compagnia dei gruppi Gen in cui si è inserita e l’unione profonda e religiosamente motivata con i genitori. All’inizio dei sedici anni una malattia terribile la invade fiaccando il suo fisico: sarcoma osteogenico con metastasi. I dolori sono terribili ma lei rifiuta la morfina offerta dai medici: «Toglie la lucidità e io posso offrire a Gesù solo il dolore. Mi è rimasto solo questo. Se non sono lucida, che senso ha la mia vita?».

Mentre è ricoverata all’ospedale di Torino capita a far visita il cardinale Saldarini che, guardandola, ammirato le chiede: «Hai una luce meravigliosa negli occhi. Come fai?». E lei, dopo un momento di incertezza dovuto alla timidezza, gli risponde: «Cerco di amare Gesù» (Michele Zanzucchi, Io ho tutto. I diciotto anni di Chiara Luce, Città Nuova, 2010, p. 34-35).

Chiara Luce si prepara al grande viaggio leggendo le meditazioni della sua "amica" Chiara Lubich. Un giorno riceve un mazzo di roselline dalle compagne Gen e commenta: «Che belle, proprio adatte per un matrimonio». Lo sposo arriva il giorno dopo, domenica 7 ottobre 1990, e oggi la Chiesa ne dà notizia.

Antonio Tarzia