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Jesus n. 3 marzo 2010 - Home Page


Editoriale.

 
Missionario, profeta e Mandarino
di Antonio Tarzia
  

Eravamo nel 1967 quando Marco Bellocchio portò al Festival di Venezia un film sulla famiglia italiana, le sue fragilità e i suoi compromessi con un titolo pretestuoso, La Cina è vicina. La primavera del 2010 si annuncia veramente come una stagione di intensi rapporti diplomatici e culturali tra l’Italia e la Cina, che nel Grande mappamondo cinese del XVII secolo appare come la "Terra di mezzo" tra l’Europa e l’America.

Ponte per questo dialogo tra due civiltà millenarie, un missionario maceratese morto a Pechino quattrocento anni fa, che parlava cinese, onorava Confucio e vestiva da Mandarino. Con ritardo plurisecolare, l’ultima domenica di gennaio si è riunito nella Cattedrale di Macerata il Tribunale diocesano per le cause dei santi e ha varato il processo canonico per la beatificazione del padre gesuita Matteo Ricci, il letterato e scienziato che ha portato in Cina la tecnologia dell’Occidente e la raffinata cultura dell’Umanesimo cristiano. Egli per primo riscrisse il Vangelo in ideogrammi e pubblicò un catechismo in cinese dal titolo comprensibile ai confuciani: Vera dottrina del Signore del Cielo.

«I nostri due Paesi sono stati già molto vicini secoli fa, grazie a Matteo Ricci», ha detto a Macerata Zhang Jianda, addetto culturale dell’ambasciata della Repubblica popolare cinese, «e oggi che la situazione in Cina sta evolvendo velocemente, questo legame può essere rinnovato. La gente comune in Cina sa chi è Li Madou (il «Saggio d’Occidente», come chiamavano il gesuita missionario), ma iniziative culturali e divulgative come la mostra "Matteo Ricci. L’Europa alla corte dei Ming", che toccherà le principali città cinesi, favoriranno ancora di più la conoscenza e gli scambi culturali tra i due Paesi».

Al National Grand Theatre di Pechino si sta allestendo uno spettacolo sulla vita e l’opera di Ricci, il gesuita che sull’insegnamento di Paolo, l’Apostolo delle genti, si fece «cinese con i cinesi». L’opera musicale, che sarà poi portata anche in Italia, andrà in scena il 29 maggio prossimo, nella ricorrenza del IV centenario della morte.

Nell’ideogramma cinese che disegna il concetto di amicizia ci sono due mani che si sovrappongono in un gesto inequivocabile di offerta e accettazione. Con sentire profetico sulla missione evangelizzatrice della Chiesa che passa attraverso l’ascolto, l’annullamento di sé e l’inculturazione, Ricci impara bene il cinese e poi scrive un libro come sintesi espositiva della saggezza occidentale: Dell’amicizia. L’operetta stupisce ed entusiasma i dotti cinesi del tempo, i grandi della corte che lo accettano nei loro consessi e lo chiamano Xitai, «Maestro dell’estremo Occidente».

«Il suo impegno resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese», ha scritto Benedetto XVI nel messaggio al vescovo di Macerata. Apostolo del dialogo in un crocevia di grandi civiltà, Ricci ha anticipato profeticamente lo spirito del Concilio Vaticano II e i dettami del decreto Ad Gentes.

Antonio Tarzia